sabato 11 luglio 2020

Dipendenze - vita vissuta

Bye Bye Social 


O social che mi distraete 
dalla mia quotidiana ricerca, dicovi NO!

Ovvero, come cercare di essere ironico su una cosa dannatamente seria.

Serie: "Caro Diario metto in piazza i ca##i miei"



Caro Diario, come sai ho smesso di fumare tredici anni e cinque mesi fa, e il fatto che ancora mi ricordi giorno mese e anno del mio addio alla nicotina e alla dipendenza da fumo la dice lunga su quanto la dipendenza stessa fosse radicata in me.

Era una dipendenza cominciata trent'anni prima: la prima sigaretta la tossii in gita scolastica in terza media. In prima superiore - il primo giorno di scuola - comprai due pacchetti di sigarette "per farmi degli amici" e in effetti distribuii sigarette per tutte le due ore di quel primo giorno, mi feci degli amici (uno lo vedo ancora oggi, sebbene soltanto una volta all'anno quando va bene) e stabilii immediatamente, insisto su questo avverbio, una dipendenza da sigarette. Bastarono davvero pochi giorni e non potei più fare a meno delle sigarette.

Figuriamoci quanti soldi poteva avere in tasca un quattordicenne della penultima classe sociale ("sotto" di me giusto il lumpenproletariat): una miserrima mancetta settimanale con cui potevo giusto comprare un fumetto all'edicola. Cominciai dunque a leggere i fumetti a prestito e a comprarmi le sigarette. Poi cominciai a rubarle a mio padre, che se ne accorse ma com'era suo costume non fece scenate, solo istigazione di senso-di-colpa di scuola cattolica, che servì solo a rendermi più accorto nel furto delle sue sigarette.
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Furono anni pieni di "hai mica una sigaretta?", questa era sicuramente la frase che io e un'intera generazione di tossici da nicotina [1] dicevamo durante il giorno, e la notte. Cominciai presto a fare nottata, complice sempre il papà troppo buono [2] e in quella lugubre, tetra e desolata Torino dei primi Anni 70 un gruppetto di ragazzini troppo presto politicizzati assediavano ogni, ogni santo e raro passante notturno con la terribile frase "scusi, ha mica una sigaretta?", mantra che letteralmente riempiva le nostre serate e nottate vagabonde.

Eravamo tutti (tutti maschi, inizialmente) dipendenti dalla nicotina e dalle sigarette, in modo che avrebbe dovuto essere preoccupante specialmente per la nostra giovanissima età, e invece fumare le sigarette era ed è socialmente accettato, nonostante non si possa più fumare nei luoghi pubblici.

A proposito di luoghi pubblici, chi ha meno di cinquant'anni non può ricordarsi cosa significa "vedere" un film al cinema tra una densa e spessa nebbia di fumo azzurro di sigaretta... Perché, sai Caro Diario, una volta si fumava persino al cinema, persino durante la proiezione dei film per bambini! Quand'ero piccolo mio padre mi portava a vedere i film Disney... e mi fumava accanto come un turco!
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La prima rissa cui assistetti al cinema - avevo una quindicina d'anni - me la ricordo più per la girandola di scintille di sigarette (tutti i coinvolti nella rissa stavano fumando) che per le botte che le persone coinvolte si diedero.

Una cosa che, quando fui più grande, mi colpì moltissimo furono le pubblicità americane delle sigarette, sia le pubblicità "antiche" che quelle moderne: fino a prima dell'obbligo di avvertire il popolo fumante che fumare è dannoso alla salute, la sigaretta veniva presentata come una cosa splendida, fantastica, socialmente importante, capace di dare alla persona fumatrice classe, gusto, charme... la sigaretta, insomma, rendeva la vita migliore!
Mai un cenno alla dannosità in quelle pubblicità.

La mia rovina definitiva furono le macchinette distributrici di sigarette in funzione ventiquattr'ore su ventiquattro e posizionate in ogni angolo della città, tra cui una proprio sotto casa mia (letteralmente, a non più di cinquanta metri da quello che allora era il mio portone di casa). 

Abbiamo fatto un grosso salto temporale, ora siamo circa nel 2000 e sotto casa c'è installata l'infernale macchinetta. Ciò ha significato molte cose: la cessazione delle folle corse in auto fino in piazza Rivoli per andare a fare la coda per comprare le sigarette in quello che per decenni è stato l'unica rivendita notturna di sigarette della città [3]; la fine dell'acquisto di intere stecche di sigarette per avere la scorta in casa; la possibilità di alzarsi alle tre del mattino in piena crisi di astinenza e scendere in ciabatte per comprare il pacchetto di sigarette e farsi l'ultima prima di cercare di tornare a dormire.
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Passarono gli anni e qualche amic* cominciò a rifiutarsi di frequentare casa mia, causa l'irrespirabilità dell'ambiente. I muri e i soffitti di casa erano gialli dal fumo, le cose di casa, tra cui i miei vestiti, erano impregnati dell'odore di fumo e venire a casa mia significava andarsene puzzando di fumo. Ma io tutto ciò non lo percepivo perché ero dipendente dalle sigarette. 
Cominciò a esser vietato fumare in moltissimi luoghi e andare a mangiare una pizza per me voleva dire fare in una serata trecento pause sigaretta, estate o inverno che fosse, per andar fuori dal locale a fumare.

Certo, all'epoca - sono poi solo vent'anni fa - era oramai acclarato che fumare sigarette faceva malissimo, leggevo articoli con fotografie spaventose, sentivo esperienze allucinanti di persone col tumore ai polmoni o alla gola. 

Altro salto indietro: mio padre, tra gli altri, fumatore incallito per decenni, dovette smettere di colpo per un enfisema polmonare: il medico non fu tenero: "Signor F. o smette di fumare o muore". Minchia...

Smise di colpo di fumare. Aveva allora circa cinquantacinque anni (ma ne dimostrava settanta...) e quando per i suoi sessant'anni mi complimentai con lui per i cinque anni trascorsi senza sigarette, mi guardò negli occhi e con uno sguardo semi disperato mi disse "...ma che complimenti e complimenti... me lo sogno tutte le notti di fumare..." [immaginalo detto con forte accento siculo] e la cosa mi colpì molto. Ma non servì a farmi smettere di fumare.
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Micily qualche giorno fa; sedici anni, sempre una gran bellezza!
(nonostante tutto il fumo che ha respirato da piccola...)
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Siamo di nuovo avanti nel tempo, circa nel Duemilasei, la casa (piccola) zeppa di fumo, la mia prima gattina che se lo deve respirare tutto, amici/amiche che delicatamente, ma fermamente, si rifiutano di mettere piede in casa mia.
Le mie dipendenze sono sempre vissute con partecipazione totale ed estrema. Sono fatto così. Ah ah ah [4].

Nel Duemilasette finalmente smetto di fumare. Non per la salute, non per voler uscire da una dipendenza, ma per i calcoli su quanto mi costasse fumare (ero arrivato a un paio di pacchetti al giorno) e riflettendo su quanto fumo si era già dovuto respirare la mia adorata gattina. 

Per le prime settimane non feci altro che parlare di questo. Ovviamente le sigarette mi mancavano, mi mancava un pezzo della mia vita; e poi invece della pausa sigaretta cosa avrei fatto? Con cosa mi sarei premiato per qualcosa fatta bene, come si sarebbero conclusi i miei pranzi e le mie cene, cosa avrei fatto al posto di fumare???
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l'autore di questo blog nel Dicembre 2006, ripreso in una delle sue principali occupazioni dell'epoca...
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Ieri ho cancellato l'account all'ultimo social cui ero ancora iscritto. E' stata una decisione meditata da tempo, presa non esattamente in solitudine. E succede come quando smisi di fumare: voglio solo parlare di questo. 
Ho un'età, eppure non sono ancora così maturo da gestire in modi sani certe cose che, comunque, di per sé sane non sono

Su certe cose sono ancora un bambino, evidentemente. Mi riempio (riempivo) la casa di fumetti che forse non leggerò mai perché devo (dovevo) averli, dato che sui social tutt* li hanno e ne parlano bene!

E le persone nei social sono tutte bellissime e tutt* hanno case bellissime (di proprietà, io e mio marito siamo gli unici esseri umani in affitto, che vergogna!), tutt* leggono libri e fumetti splendidi e indispensabili e tutt* vanno (perennemente, a quanto sembra...) in vacanza in posti sublimi, tutt* cucinano da dio/dea; gli animali di tutt* sono intelligentissimi e sempre appena usciti dal coiffeur, tutti i gatti sanno aprire porte, dire "mamma", risolvere puzzle, ballare il tango... (le mie gatte mangiano, dormono e fanno le fusa e ogni tanto si menano tra loro, e vanno d'accordissimo col cagnolino... e basta); tutt* disegnano, dipingono, fanno bricolage, decoupage, scolpiscono, creano servizi in ceramica; tutt* danno l'ultimo esame all'università, finiscono il secondo dottorato, passano un anno a Lisbona o in altre città stupende; tutt* hanno un canale youtube visitatissimo, hanno blog scintillanti (no, in realtà il blog non usa più, è out... chi ha voglia di leggere quegli articoli così luuunghi?!?...), fanno dirette video partecipatissime; tutti i maschi sono palestrati, hanno muscoli d'acciaio, addominali tartarugati, pettorali scolpiti...; tutt* citano libri importanti, frasi sagge, filosof* famos*, attori e attrici carismatici/che, jazzisti sublimi, artist* in voga...
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eccoli, gli amori della mia vita (nella foto ne manca uno, mio marito, che era nell'altra stanza).
Non fanno un cazzo tutto il giorno e non sanno aprire le porte.
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Invidia? Non proprio. L'unica invidia non è vera e propria invidia, casomai tristezza per non aver mai avuto determinate opportunità.
Il problema è che social non è vita, è esibizione e anch'io mi esibivo, con le mie povere fotine dei libri che leggevo, dei fumetti che compravo e soprattutto del mio cagnolino e delle mie due gatte. Mi esibivo e volevo essere apprezzato, con tutte le mie rughe e l'essere ingrassato e il mio essere anziano. Bisogno di approvazione social, che nulla ha a che fare con quello della vita vera (sì: vita vera, cazzo, quella esibita sui social non è vita, è una cazzo di esibizione!) [5]. Nella vita vera ho la mia buona dose di approvazione, di amore e di stima.
E le foto che pubblico qui le vedono in sette o otto se va bene, non ho oltre duemila followers, qui; qui siamo davvero tra amici/che. Qui non mi esibisco, qui mi racconto che è cosa ben, ben diversa. Qui rifletto e penso.

Il problema è che i social sono stati creati per dei ben precisi motivi, ma tutt* stiamo lì a negarlo con tutte le nostre forze, forse perché intimamente sappiamo bene - chi ha ancora un minimo di coscienza politica, intendo - di essere fottut* e che quindi non ci resta molto altro che cliccare
Ma al di là di questo, ammetto e confesso la mia debolezza, il mio essere incline alle dipendenze, la mia mancanza di maturità nel saper gestire col minor danno possibile i maledetti social e l'essermi lasciato trascinare in questa gara, già persa in partenza, dell'esibizione, del quanto sono una bella e brava persona e ve lo dimostro pubblicamente.

Meno male che ho deciso di non permettere i commenti a questo Diario pubblico: già sento le decine di "non sono i social, ma come li usi" o "ma a me serve solo per promuovere i miei prodotti" a "ho conosciuto delle belle persone sui social!" [6] e via di questo passo.
Mi spiace, non sono d'accordo. Il prodotto è stato creato per certi motivi e li sta perseguendo, indipendentemente da quello che ognun* può pensare. Il contenitore è il contenuto, punto. 
Certo, storicamente determinati contenitori siano stati usati contro il loro proprio scopo originario; e - sempre storicamente - la creazione originaria, lo scopo vero del contenitore ha poi sempre prevalso. 

in una casa finalmente libera non solo dal fumo, ma anche dai social, aumentano i baci!
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Ciò non significa che io non sia in piena crisi di astinenza: quel pittore newyorchese non l'ho neanche salutato... e quel bel signore di Padova sempre in mutande non lo vedrò mai più... e quella brava recensora di manga crederà che l'ho "bloccata"... non ho spiegato a tutt* i miei amici/che che stavo chiudendo l'account... chissà cosa penseranno... non li/le vedrò mai più... 

Per ora ho solo queste cose in mente, ma come ho fatto con le sigarette, supererò la crisi, troverò altro migliore e più interessante (e più utile!) da fare, conoscerò altre belle persone nella vita vera e ci manderemo messaggi e foto buffe e ci sentiremo al telefono e ogni tanto ci andremo e ci verremo a trovare. Avrò più tempo per leggere le cose che sceglierò, non le cose che devo avere ed esibire perché sennò resto indietro socialmente. Probabilmente tra un po' dormirò anche meglio. E continuerò a impegnarmi nell'imparare a cucinare, meglio tardi che mai.

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Note:

[1] A nemmeno quindici anni cominciai a fumare anche altro: ebbene, quell'altro non mi diede mai alcuna forma di dipendenza. Ognun* ne tragga le conclusioni più sagge. (Per la cronaca, e per la polizia postale, ho smesso di fumare altro da moltissimi anni. Un giorno parlerò anche di quella esperienza, che è interessante).

[2] Interessante la figura di mio padre, cui dedicherò un post a breve per il centenario della sua nascita: un miele con me, specialmente negli ultimi anni della sua vita, una specie di orco cattivo con mia sorella...

[3] Ironia della sorte... Indovina chi abita, ora, a cento metri da piazza Rivoli e da quel bar/tabacchi?.... :-)))

[4] Meno male, ringrazio davvero tutte le divinità esistenti e non-esistenti, che riuscii a dire sempre no all'eroina. Quand'ero giovane cominciare a farsi di eroina era una delle opzioni e non certo l'ultima. Ho perso molt* amici/amiche a causa dell'eroina

[5] Da anni oramai studi seri e non pilotati segnalano i serissimi danni che i social possono provocare alle persone; ma certo è che a noi non può capitare nulla di male, sono gli altri a essere deboli.
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[6] Anch'io. Esattamente quattro. I casi possono accadere. E comunque non abbiamo più bisogno dei social per essere/rimanere amici/che.
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Non è bellissimo il mio bimbo stupidino? <3

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