domenica 10 febbraio 2019

Fantastic Four Vol 6




Fantastic Four Vol 6


# 1, 2, 3, 4, 4.1, 5 (650)


di Dan Slott, Simone Bianchi, Sara Pichelli, Scottie Young, Marte Gracia, Stefano Caselli
Nico Leon, Erick Arciniega, Gail Simone...

e poi Hembeck, Braga, Buckingham, Farmer, Aburtov, Yackey, Wilson, Kuder, the Allreds, Hughes, Ribic... 
(pant pant...)



edizione USA




Non ho chissà quanto da fare (un orario di lavoro un po' più lungo di prima, niente di ingestibile comunque): è - semplicemente - che non leggo quasi più fumetti.
No, riformulo: è che non leggo quasi più fumetti nuovi; le mie letture extra-libri, da alcuni mesi a questa parte, sono per lo più limitate a ristampe e a qualche manga.

Troppo poco per poter portare avanti un blog con un minimo di costanza e quindi ecco i post che si distanziano da mesi l'uno dall'altro. Non che se ne senta la mancanza (io personalmente, non la sento).

Però, però... i Fantastici Quattro - sia Quelli di Liverpool che la creazione di Lee - Kirby - sono stati per anni il mio gruppo preferito e persino negli anni, parecchi, in cui smisi di leggere fumetti cercavo sovente di informarmi su come stesse la mia quasi-famiglia adottiva.

fonte: comicsbox.it
Ricominciai a leggere fumetti in modo massivo proprio con Fantastici Quattro n. 1 edito dalla Star Comics nell'ottobre 1988: cominciò con quell'albo una nuova fase della mia vita (talvolta i fumetti cambiano la vita, non ve l'avevano detto?...) e ridiventai un Lettore di Fumetti, con tanto di librerie dedicate, lettere scritte alle redazioni, tessere e abbonamenti in fumetteria, acquisto massivo di fanzine a tema ecc.

Tra l'altro, a mio gusto, quella prima storia, la prima che leggevo dei Fantastici Quattro dopo oltre un decennio, era abbastanza brutta, scritta da un Doug Moench non così in forma e disegnata da un prescindibile Bill Sienkiewicz (prescindibile in quel caso, s'intende), eppure io ero felice come un ragazzino... 

Anzi: ero di nuovo felice proprio come quel ragazzino cui il papà comprò in un'edicola di Bologna nell'estate del 1970 il n. 7 dell'Uomo Ragno pubblicato dalla Editoriale Corno. Anche in quel caso la mia vita cambiò e non poco. 

Ma il "mio" eroe non fu mai l'ottimo Spidey; furono invece, poco dopo, i Fantastici Quattro che probabilmente ebbero un così grande fascino sul me stesso ragazzino per svariati motivi, alcuni dei quali molto profondi. Per un certo periodo di tempo, diciamo dal 1971 fino a quando smisi di leggerli verso il 1978, essi furono veramente una sorta di "famiglia adottiva" per me e volevo loro bene come se esistessero veramente.

Dopo quel famoso re-inizio del 1988 grazie alla Star Comics ridiventai un fan, per mollare delusissimo al tempo della cosiddetta Rinascita degli Eroi.
E insomma, tra un tira e molla comprai e lessi i Fantastici Quattro sino al loro ultimo numero, uscito per Panini Comics nel dicembre del 2015.

Oggi come oggi l'unica testata Marvel che acquisto, ma non so ancora per quanto, è Thor: dunque sono la persona più ignorante del mondo per quanto riguarda evoluzioni, resurrezioni e quant'altro ha a che fare col Marvel Universe.
Però la curiosità riguardo il mio Vecchio e Grande Amore - il Quartetto appunto - era grande e così mi sono letto i primi sei albi della loro nuova testata americana.

Non so a che punto sia arrivata Panini Comics qui in Italia con la pubblicazione, quindi occhio perché pioveranno spoiler come grandinasse!

Alicia Masters, Ben Grimm e gattini trovatelli: esiste un modo più tenero per cominciare?...

Quando, tempo fa, ho saputo che il ritorno dei Fantastici Quattro sarebbe stato scritto da Dan Slott mi sono sentito abbastanza fiducioso: questo autore è capace di scrivere sia grandi storie che ciofeche illeggibili, ma personalmente ho apprezzato moltissimo il suo ciclo di Superior Spider-Man, pubblicato in Italia nel 2013 - 2014.

La vera ragione per cui ho letto questi primi sei numeri però è che sapevo (l'avevo letto da qualche parte) che ci sarebbe stato un matrimonio! E io, è noto, sono un romanticone.
Ma ci arriviamo.

Il mio background si limitava a questo: Sue Storm, alias la Donna Invisibile e suo marito Reed Richards detto Mr Fantastic insieme ai loro due figli Franklin e Valeria sono spariti dal Marvel Universe alla fine di Secret Wars, mentre Johnny Storm la Torcia Umana e Ben Grimm La Cosa sono ancora tra noi, ma a fare cosa non saprei. 
L'ultima cosa che ricordo di Johnny è una intensa e passionale relazione con Medusa, regina degli Inumani e ex-moglie di Freccia Nera. Poi, per quanto mi riguarda, il buio e l'ignoranza.

Col primo numero di Fantastic Four Vol 6 ritrovo Johnny e Ben, i soliti "fratelloni", impegnati ad atteggiarsi come rockstars in quel di New York. Sentendo, come è ovvio, la mancanza rispettivamente di sorella, cognato e nipoti i quali nel frattempo sono persi a viaggiare in innumerevoli Universi creati dall'immenso potere di Franklin Richards, il figlio maggiore di Sue e Reed. Insieme a loro, L'Uomo Molecola e tutta o quasi la Fantastic Foundation, mocciosi con superpoteri guidati da Dragon Man.

Johnny Storm e Jennifer Walters (She-Hulk)
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Ambientate a New York abbiamo poi una serie di pagine in cui non accade granché - un falso allarme/chiamata per i Fantastici Quattro palesemente ricalcato su quello apparso per la prima volta nel primo numero di FF nel 1961 - e nelle quali appaiono, magari per una sola vignetta, tutta una serie di Marvel characters, tra le quali Jennifer Walters, meglio conosciuta come la verdissima She-Hulk, protagonista di un indimenticabile e divertentissimo ciclo di storie ad opera dell'allora genio John Byrne.

Finalmente un lungo flashback mostra a chi come me non ha seguito granché gli eventi post Secret Wars, come Johnny Storm e Benjamin Grimm siano tornati nel nostro Universo (cioè, quello di carta della Marvel), precisamente a New York e perché invece gli altri membri della Fantastic Family siano ancora intrappolati altrove.
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E così ad un certo punto della storia Benjamin Grimm, la Cosa dalla rocciosa pelle arancione, fa la tanto sospirata e attesa proposta di matrimonio alla sua fidanzata Alicia Masters, la scultrice cieca figlia adottiva del malvagio Burattinaio: entrambi fecero la loro prima comparsa su Fantastic Four n. 8 del 1962, come potete vedere qui sotto:

Stan Lee e Jack Kirby: Fantastic Four n 8, 1962 - Alicia Masters e il Burattinaio

Ben sente così tanto la mancanza della sua "famiglia" che vuole crearsene una sua, che non lo lasci mai solo. Fatto sta che la proposta di matrimonio arriva così, di botto, quasi senza meditazioni. Anche se, a onor del vero, un fidanzamento che dura in modo quasi ininterrotto da cinquantasette anni è giusto che finalmente si concluda in qualche modo.

Alicia, come potete vedere qui sotto, è totalmente presa dallo shock e dall'indecisione... non sa davvero cosa fare, forse la proposta le giunge inaspettata o forse ha dei dubbi sul fidanzato, o forse ancora... ma no, scherzo! Ecco la reazione:

...certo che un momento così l'avrei preferito disegnato meglio...
Il romanticismo della scena è, a parer mio, molto indebolito da un disegno non bello, quasi sgraziato, che pare tirato via. Dato che la disegnatrice Sara Pichelli è invece bravissima e il suo lavoro in altre testate Marvel, primo tra tutti il suo splendido Miles Morales, è impeccabile, credo che in questo caso siano intervenuti problemi di tempo o chissà quali altri, perché vi assicuro che il suo normale livello di disegno è decisamente superiore a questo.

Dopo la proposta, momenti commoventi durante i quali la mancanza di Sue, Reed e dei ragazzi si fa sentire in modo ancora più forte, proprio perché la situazione è di quelle da condividere assolutamente con la propria famiglia. Pagine davvero tenere e commoventi, che si concludono con una speranza: un gigantesco "4" troneggia sul pianeta ed è di certo un segnale!

Ma il primo albo non è ancora concluso... 
Una breve storia ambientata a Latveria e splendidamente disegnata da Simone Bianchi ci mostra una componente fondamentale del futuro (e del passato) dei Fantastic Four: il Dottor Destino, ovvero Victor Von Doom, ex sovrano di Latveria, ex- dio del mondo di Battleworld [vedi Secret Wars], di nuovo col volto sfigurato e, credo per la prima volta e per la gioia dei/lle suoi fans, in mutandoni verdi:
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Victor Von Doom è tornato! (qualcuno aveva dubbi?...)

Il secondo e il terzo albo sono ambientati nei mondi alternativi creati dal superpotere di Franklin, il figlio mutante di Sue e Reed.

Non poteva mancare il supercattivone, anzi la supercattivona, personaggio con lo spessore di un foglio di carta velina e una potenza pressoché infinita, chiamata Entropy - o una cosa del genere - che distrugge gli universi creati da Franklin, uccide (apparentemente?) Molecule Man e viene sconfitta dal genio di Valeria e Reed Richards e da tutti/e gli/le ex membri dei Fantastic Four (e sono parecchi/e!), compresi Johnny e Ben, "convocati" da Reed tramite uno dei suoi mega-aggeggi spazio-cosi.

Quindi azione, battaglie, paradossi spazio temporali: tutto ciò che ha reso i FF ciò che sono.
Bello il ruolo dei ragazzi Franklin e Valeria, belli i loro pensieri e soprattutto le loro emozioni e sentimenti, che per me sono la parte più interessante del fumetto.

eccoli qui i fantastici, geniali monelli

Col quarto albo, finalmente assistiamo al rientro del Quartetto a New York City, rientro per altro privo di qualsivoglia effetto drammatico.
La sorpresa, perché al rientro si trova sempre una sorpresa, è che il Baxter Building, storica sede dei Fantastic Four, è legittimamente occupato dai Fantastix, brutta copia più pop e più truce dell'originale Quartetto, impegnati in una battaglia contro i supercriminali più noiosi del Marvel Universe (battaglia che vincono, ovviamente). 

Grazie al cielo questi/e Fantastix - premio per il nome più brutto - spariscono in fretta, ma qualcosa mi dice che non sarà l'ultima volta che li rivedremo. O che li rivedrete.

La Fantastic Family decide di trasferirsi a casa di Alicia Masters, in Yancy Street (una via ben conosciuta da chi ama da sempre il Quartetto).

La copertina "Weddng special" dell'albo 4.1 trae in inganno perché non è in questo numero che si celebrerà il tanto atteso matrimonio...
E', invece, l'albo dell'addio al nubilato: nulla di particolarmente originale, ma comunque molto divertente da leggere, anche se non trovo eccelsa la qualità dei disegni - opera di Laura Braga e anche per lei vale quanto detto sopra per Pichelli; o più probabilmente è un mio limite, oggigiorno si disegna così ed è il caso di farsene una ragione. O di smettere di leggere supereroi.

Comunque un addio al nubilato che offre divertimento e spensieratezza, scazzottate e ubriacature, spogliarellisti e una sorpresa (...) dal sottosuolo per le signore con un tenerissimo finale per l'autista - Latveriano! - della limousine.

Girls have more fun

Conclude l'albo una storia davvero inquietante, che potrebbe riservare soprese per il futuro. Disegnata da Mark Buckingham - altra prova grafica che non ho apprezzato - racconta di un tesissimo Ben Grimm che va a chiedere, e ottiene, la "benedizione" del patrigno di Alicia per il loro prossimo matrimonio... ricordo ancora che il patrigno di Alicia è il malvagissimo e pericolosissimo Burattinaio.

Non dico come va a finire la storia, ma le ultime tre vignette sono davvero inquietanti e, a mio parere, mettono addirittura in dubbio tutto quello che sta succedendo e l'idea stessa che abbiamo di certi personaggi. A voi la scoperta.

E finalmente, coll'albo n. 5 (il 650 seguendo la numerazione progressiva), arriva davvero il matrimonio!
Purtroppo il lieto evento coincide con un altro evento, questa volta reale, che di lieto non ha avuto nulla: la morte di Stan Lee, per me il più grande supereroi di tutti, insieme al Re Jack Kirby.



Storia di Dan Slott e disegni iniziali (sempre non di mio gusto, anzi) di Aaron Kuder.

Inizio molto tenero: Ben Grimm chiede a Susan Storm di insegnargli a ballare, perché vuole farlo con Alicia il giorno del loro matrimonio. E' l'occasione per un lungo flashback in cui vengono ricordate le origini dei Fantastic Four, splendidamente ridisegnate per l'occasione da Michael Allred e colorate dalla moglie Laura Allred (forse prima di sposarsi la signora non possedeva un cognome?...)
I personaggi disegnati da Allred sono sempre estremamente espressivi, tutt'altro che piatti e quindi molto comunicativi. Una gioia per gli occhi!

Insieme alle origini del Quartetto, nel flashback viene anche (ri)narrata la prima apparizione di Alicia Masters e i primi, timidi approcci tra lei e Ben Grimm - La Cosa: primi appuntamenti, prime sculture insieme, prime ruffianerie di Sue Storm... Tutto molto tenero e meravigliosamente disegnato.

splendido Michael Allred! 

Si torna infine ai preparativi del matrimonio, coi disegni di Adam Hughes (so che lo amate tutt*) e l'addio al celibato di Ben, con relativo poker strip tra omaccioni e relativo attacco "a sorpresa" (...) da un gruppo di supercriminali da strapazzo.

E' normale, e credo molto giusto, che un albo dedicato ad un matrimonio contenga momenti di tenerezza, meditazione e pensieri più o meno profondi. Ebbene in questo albo c'è una chiacchierata tra Ben e Johnny che pur non raggiungendo abissi di profondità filosofica è ben scritta, efficace e in definitiva convincente. L'ho apprezzata molto e in un certo senso mi ha commosso.

Ho apprezzato il bilanciamento tra momenti ridanciani e anche un po' assurdi (il ridicolo e telefonatissimo attacco durante l'addio al celibato) e momenti più introspettivi, o per lo meno buoni tentativi di momenti introspettivi. In fondo non è proprio questa una delle caratteristiche della Marvel?

omaccioni seminudi... Evviva! :))

Finalmente arriviamo alla location in cui si celebrerà il matrimonio: Benson, Arizona.
Ad accogliere tutta la Family, la strafamosa Zia Petunia, che non è più quella superfiga disegnata da John Byrne, ma un'adorabile anziana signora dai capelli bianchi, amata da tutta la Fantastic Family.

Ben ha voluto a celebrare la cerimonia lo stesso rabbino che celebrò il suo Bar Mitzvah.
Può un matrimonio nel Marvel Universe filare liscio? Ovviamente no, altrimenti nessuno comprerebbe i fumetti.

Dunque proprio nel bel mezzo della cerimonia si fa olograficamente vivo Destino, Victor Von Doom,  per annunciare che non rovinerà il matrimonio, ma che anzi combatterà da solo la terribile minaccia che entro pochi minuti metterà in pericolo l'esistenza dello stesso pianeta!

Ecco che si rende utile la misteriosa invenzione su cui Reed Richards ha lavorato sino all'ultimo rischiando anzi di arrivare in ritardo al matrimonio del suo migliore amico, del quale è anche Best Man, cioè testimone di nozze. La sua invenzione permetterà lo svolgersi del matrimonio senza interferenze esterne, nemmeno se a minacciare la Terra fosse, tanto per dire, lo stesso Galactus.

Il matrimonio viene felicemente celebrato: ora Alicia Masters e Benjamin Jacob Grimm sono marito e moglie e la felicità si può toccare con un dito.

...e quindi i Fantastic Four partono immediatamente con la loro meravigliosa Fantastic Car per andare, ancora una volta, a salvare il mondo.



Questi sei albi potrebbero essere il mio commosso saluto al Marvel Universe odierno, chissà... Ho imparato a dire "mai dire mai", ma ho anche imparato che ogni ciclo ha un inizio e un termine. Ho anche imparato a non giudicare severamente storie che evidentemente non sono concepite per me, ma per un pubblico che ha quasi una cinquantina di anni in meno di me.
E, davvero, nessuno può dire che alla Marvel non sappiano scrivere storie belle e coinvolgenti.
Excelsior!











12 commenti:

  1. Bellissima analisi, non vedo l'ora di leggere queste storie, Dan Slott gioca un po' troppo a fare il giovane, ma di solito le sue storie mi piacciono, hanno da poco iniziato a pubblicarle anche in Italiano, penso che aspetterò il volume, più che altro spero in un grande ritorno dei Fab Fous che mancano da troppo tempo nell'universo Marvel. Cheers!

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    1. Grazie, troppo gentile :)
      Confesso che mi sono avvicinato a queste storie col più completo pessimismo e con la (quasi) massima sfiducia, e invece ho trovato storie ben fatte, godibili. Niente di originale - d'altronde credo sia difficilissimo inventare qualcosa di originale per un fumetto seriale che ha 58 anni - ma insomma, si fanno leggere volentieri, anche se io non proseguirò la lettura: mi è sufficiente così, volevo vedere le nozze di Ben e Alicia e sono soddisfatto. Però a un/a ragazzo/a un po' meno scafat* di me e che ama i supereroi mi sentirei di consigliare tranquillamente queste storie.
      Peccato, davvero, per i disegni bruttini, eccezion fatta per Allred e Hughes (quest'ultimo non lo amo, ma obiettivamente disegna strabene!).
      Ciao, a presto.

      p.s. ...resta sempre il dubbio di come diavolo faranno a "consumare" il matrimonio... ma d'altronde, è fantascienza, l'amico Reed troverà certamente il modo di aiutare gli sposini :D

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  2. Ciao .
    Ieri in edicola ho visto il numero 2 della nuova serie sui F.Q.
    Non l’ho comprato aspetto anch’io io il volume.
    I F.Q mi hanno entusiasmato fino alla gestione De Falco dopo da Heros reborn in poi...mi spiace dirlo ma non riesco a salvare niente.
    Perché amo I F.Q
    Stiamo a vedere...

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    1. Caro MAX, la penso sostanzialmente come te: dopo (quell'orrore) di Heroes Reborn anch'io salvo poche cose... forse i primi numeri della gestione Pacheco e qualcosa di Straczinsky, quest'ultimo più che altro considerato in retrospettiva (all'epoca non mi piacque granché).
      Degli ultimi numeri della collana, quelli usciti nel 2015, non ricordo nemmeno chi li scrisse e chi li disegnò, tanto poco mi avevano colpito.
      Comunque, questo nuovo inizio non è malissimo e, seppure non lo seguirò direttamente, mi informerò per prendere magari solo eventuali mini-cicli che potrebbero interessarmi.
      Per ora mi sto godendo per l'ennesima volta l'intera gestione Lee - Kirby, che ancora una volta sto rileggendo con immenso piacere!
      Grazie e a presto!

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  3. I Fab Four della Casa delle Idee sono un bel problema per la Casa delle idee: 1) non hanno superpoteri moderni ed oggi Stan & Jack sostituirebbero la invisibiltà con il mimetismo a la Predator e un corpo di fuoco con fiamme dalle dita a la Pete Wisdom , poteri psionici a la Modok in loco di corpo di gomma e Ben Grimm sarebbe un freak a la Frankestein nel film di Ken Brannagh 2) la loro caratterizzazione di first family funzionerebbe di più se agissero in un tempo fuori dal tempo, diciamo i sixties rivisitati da creativi del 21mo secolo 3) prendere sul serio la chirurgica disamina di Grant Morrison e Jae Lee in una miniserie di qualche anno fa farebbe crescere la squadra, ma la porterebbe ad una storia di scissione.
    Tanti auguri di cuore a Dan Slott ed al suo team di disegnatori. Spero davvero che sappiano ricreare la magia.

    Anche io trovo la run di Moench e Sienkiewicz prescindibile. Il duo ha lavorato molto meglio sulle pagine di Moon Kinight - persino sul magazine The Rampaging Hulk in cui Marc Spector era un clone di Bats disegnato in puro stile Neal Adams - e ho dovuto attendere la breve corsa di Walt Simonson per leggere storie realmente moderne dei F4. Vedremo. Sperem. Ciao ciao

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    1. Carissimo, in effetti credo che i FF abbiano poco appeal sul pubblico giovane odierno; è più una sensazione, dato che non ho modo di frequentare il pubblico giovane (e di questo ringrazio il cielo). Continuo a trovare fighissimi i poteri di Sue e della Torcia, ma appunto io non faccio testo.
      Quello che dici rispetto al "tempo fuori dal tempo" secondo me è già stato in parte tentato: la Fantastic Foundation e Johnny morto potrebbero appartenere a una concezione del genere.
      Mentre quando parli di Sixties rivisitati "come si deve" (virgolette mie) il discorso si fa interessante! Ma a meno che tu non sia il capo della Marvel, non so se sarai ascoltato...
      Mentre invece la run di Morrisno - Lee (Jae) cui alludi a me non era piaciuta granché, ma probabilmente perché io sono troppo affezionato/fissato con la concezione Lee(Stan)-Kirbyana. Però, chi lo sa?
      E di Unstable Molecules che ne dici? A me, stranamente devo dire, era piaciuto molto!
      Ciao ciao, a presto!

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  4. Ho apprezzato Molecole Instabili. Al tempo ero un fan senza se e senza ma di Guy Davis dai tempi in cui lessi una storia Vertigo sulle origini dello Straniero Fantasma ( da noi in un albetto Comic Art) e ho poi comperato il Sandman Mystery Theatre di cui GD è stato il disegnatore principale. Oggi al Davis tremulo e dai personaggi grassocci della Vertigo ed a quello legnosetto di UM preferisco il Marc Hempel delle Eumenidi o il Paul Grist di Kane, ma i miei basettoni janeautenoriented oggi sono bianchi e chissà cosa mi piacerà domani..
    Direi che UM non è tanto la vita dei FF filtrata da James Sturm che considera la First Family quasi la sua famiglia ( si noti il cognome ) quanto uno sguardo sugli Happy Days senza le lenti colorate. Peyton Place come qualcuno ha notato nel volumone in cui ho trovato UM ed altro. Guardando la cosa dal 2019 - a 20 anni dalle colonie marziane e siringhe neurali e a 100 dalla scomparsa di tutti gli insetti - è interessante notare come Stan e Jack abbiano reagito con un fumetto ottimista nel 1961 ad un decennio cupo in cui la gente dava la caccia alle streghe rosse. Naturalmente si tratta - come è stato detto più volte - di una rimodulazione del concetto dei Challs of the Unknown della DC e di King Kirby " con i super poteri" , ma le note sono sette.
    Una curiosità: come un lettore di lingua inglese ebbe a notare nella posta di un numero successivo, il numero 53 della Doom Patrol serie del 1987 di Grant Morrison /Ken Steacy/Richard Case , che ipotizza una DP cosmica con John Constatine ed altri personaggi magici nei panni dei componenti della Pattuglia del Destino e disegnata in stile Kosmico Kubico Kirbico , evidenzia come la DP non sia tanto la versione DC e nata pochissimo prima degli X Men quanto una variante freak dei FF. Robotman come Ben Grimm. Radioactive Man come Human Torch. Elongated Girl come Sue Storm. Il diabolico Niels Caulder ( nelle storie di Morrison ha causato gli incidenti che hanno creato il team per verificare la sua teoria sul caos ndr ) ricorda il Mister Fantastic maestro di strategia che porta Doom ebbro del potere di Surfer a schiantarsi contro la barriera di Galactus o che concentra l'attenzione dell'alieno Overmind sulla sua persona per catalizzare la resistenza metaumana ed attirare un " antidoto " extraterrestre che infatti arriverà.
    Non sono il capo della Marvel, ma sono sicuro che nella stanza dei bottoni della Casa delle Idee stiano riflettendo sul successo degli Incredibili due e questo potrebbe portarli a riflettere sulla essenza del quartetto. Chissà.

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    1. Dici un sacco di cose interessanti Crepascolo, anche se purtroppo qualche aggancio mi manca (non si può leggere tutto, mannaggia...).
      Mi è piaciuto molto il paragone tra la Doom Patrol e i FF, a cui in effetti non avevo mai pensato...
      ...però, nel frattempo, ho letto l'albetto successivo dei FF - Vol 6, # 6 - e accidenti, tutto già straletto e ristraletto, quindi per ora mollo. Nel frattempo attendo con ansia di vedere Gli Incredibili 2, al solito aspetterò l'uscita del blu-ray.
      Grazie per tutto, come sempre pieno di stimoli e di idee ;)

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  5. Io ho cessato di leggere i F4 ancora prima di te, pensa che ricordo (o credo di ricordare)che, ad un certo punto, Alicia si fosse perfino sposata con Johnny, o ricordo male io?

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    1. Caro Nick, ricordi bene... e male contemporaneamente! :)))
      Diciamo che nel Marvel Universe i/le mutaforma sono parecchi/e e non sempre la realtà è come sembra...
      Comunque la mia seconda interruzione fu proprio nel medesimo punto tuo, ma poi ripresi col ciclo Pacheco, che a parer mio prometteva molto bene (e disegni stupendi!).
      E' così, tutto è ciclico, avevano proprio ragione gli indiani :)
      Un abbraccione!

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  6. Lessi i Fantastic Four per circa un decennio, ma a parte lo speciale Fantastici Quattro contro Gli X-Men, le lunghe run di John Byrne e Walt Simonson, la restante roba ho sempre faticato a digerirla.
    Io ero rimasto alla chiusura della loro collana.
    Sono contento che siano ritornati in auge.

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    1. Ognun* ha i suoi cicli preferiti, che dipendono anche ahimè dall'età cui ci si approccia alle varie produzioni. Per me la lunga run Lee - Kirby resta quella diciamo così "fondativo" della mia esperienza di lettore. Ma ho anch'io amato tanto la run di Byrne, mentre quella breve di Simonson non mi è rimasta granché nel cuore... Ma conto di rileggerla a breve. Ciao, a presto.

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