mercoledì 21 novembre 2018

Blotch, di Blutch



Blotch


"Il re di Parigi"
Premio per il miglior fumetto umoristico
al Festival di Angouléme 2008



"Di fronte al proprio destino"

di Blutch

volumi brossurati
b/n, 48 pag. caduno

euro 9,90 cad.

Q Press









A differenza delle produzioni seriali, in continuity o legate al qui-e-ora (rebootret-conrebirth, re-qualcosa...) ci sono fumetti che non hanno mai una "data di scadenza", indipendentemente da quando sono stati creati o sono stati pubblicati. Sia perché non sono necessariamente legati a mode o fenomeni di costume contemporanei sia perché mantengono un valore indipendente dal tempo.

Beh, in realtà ci sono anche moltissimi fumetti seriali e in continuity che si possono leggere con estremo piacere anche cinquant'anni dopo la loro pubblicazione [come sto facendo con la serie Super Eroi Classic ], ma quelli di cui intendo parlare oggi in particolare sono due volumi che per essere letti e goduti non necessitano di null'altro che... appunto, di essere letti e goduti.

Recentemente ho letto, anche in alcuni blog, qualche timida apologia del "politicamente scorretto": normalmente si tratta di lamentele fatte da chi vorrebbe poter tornare a chiamare "negri" i neri, "froci" i gay e "troie" le donne e a pensarla di conseguenza... E beh, dato il livello "culturale" dominante direi che costoro potranno avere le loro agognate soddisfazioni e continuare a perpetrare il loro odio/paura del/la diverso/a.

da Blotch: Il re di Parigi, di Blutch - Q Press editore

Ecco: Blotch non è esattamente un fumetto per loro, perché la misoginia, il razzismo, la viltà, l'ipocrisia (ecc.) di cui è portatore il protagonista del fumetto sono caratteristiche talmente esagerate, ancorché realistiche, e soprattutto esilaranti, che fanno sanamente ridere, mentre si sa che i genuini e nostalgici "politicamente scorretti" di senso dell'umorismo ne hanno davvero poco. Ridere e riflettere, si sa, non sono necessariamente agli antipodi e così durante la lettura, tra una risata e l'altra,  qualche pensiero lo si fa e non fa mai male.

L'autore strasburghese Blutch è una delle colonne della rivista umoristica Fluide Glacial e anche la sua riuscita creatura, Blotch, esercita con alterni successi l'attività di disegnatore per una rivista parigina. Il fatto che il nostro protagonista sia sempre in bolletta non diminuisce di un millimetro l'eccessiva autostima, direi l'egocentrismo, di cui "soffre".

"Se dovessi definirmi in due parole direi: genio creativo." (Blotch)

Le brevi, esilarantissime storielle di cui Blotch è protagonista si svolgono nella Parigi degli Anni 30 del secolo scorso e la rivista ha, guarda caso, il nome di Fluide Glacial...
Meraviglioso e anch'esso esilarante è l'impietoso confronto tra il tratto dell'autore (l'autore vero intendoChristian Hincker detto Blutch) e le vignette disegnate da Blotch - il protagonista del fumetto, essendo queste ultime banali e volgari vignettazze a tema sessuale disegnate con un segno elementare (non per questo meno spassose, eh). Puro metafumetto in salsa non seriosa.

porzione della bellissima restro-cover di Il re di Parigi

Blotch si sente genio e immenso disegnatore e per quanto sia odioso non si può che simpatizzare con lui per la serie di sfortune da cui è inevitabilmente colpito.
Non ne azzecca proprio nessuna e sotto sotto si capisce che neppure lui stesso è convinto dell'immenso valore che si auto attribuisce.

In deliziose storie di cinque tavole ciascuna Blotch sfodera di volta in volta il suo razzismo (siamo negli Anni 30: la Francia possiede ancora numerose colonie in Africa) il suo tristissimo machismo - tutto si può dire tranne che sia un uomo attraente - e la sua vigliaccheria. E' talmente reazionario che simpatizza per l'astro nascente Hitler. Insomma Blotch è una merda, ma una povera merda per la quale non si può che provare compassione e persino un po' di simpatia e affetto, perché si capisce che la vita con lui è stata e continua a essere veramente avara.

Entrambe le raccolte sono esilaranti, ma è nel secondo volume, Di fronte al proprio destino, che il nostro Blotch si lascia talvolta scappare qualcosa che assomiglia a del vero sentimento, seppure distorto e obnubilato dalla solita dose di sfrenato egocentrismo. 

L'autore ci mostra un Blotch ancor più fragile e finalmente un po' più umano, anche se le mazzate che deve digerire sono durissime, più di quelle subite nel primo volume. E infatti questa seconda raccolta è sì corrosiva come la prima - Il re di Parigi - ma il tono si fa un po' più dimesso, la ferocia e la critica assumono un aspetto più sociale che individuale, e comunque anche in questo caso l'operazione riesce perfettamente e il volume si legge con lo stesso piacere del primo.

Il segno di Blutch, che adoro sia nelle colorate copertine che nel densissimo bianco e nero delle storie, è pastoso e sontuoso, a metà strada tra un realismo, comunque cartoonesco nel senso più nobile del termine, e uno grottesco che esalta i difetti, le piccolezze e le bassezze, oltre alla naturale bruttezza insita nella maggior parte dei comprimari di Blotch. Un segno che mi ricorda un po' certo underground colto [io credo comunque che l'underground sia sempre colto] più per l'uso del nero che nel disegno in sé.

Tavole dense in cui appunto il nero la fa da padrone, grande varietà di inquadrature seppure in uno schema generale di cinque-sei vignette per tavola, grandissima leggibilità e una cupezza di fondo che rende ancor più affascinante il lavoro grafico di Blutch.
Sul sito della Casa editrice, a questa pagina, potete ammirare seppur non in grande formato le prime cinque tavole della prima raccolta di Blotch e vi farete un'idea della maestria dell'autore francese.

Ultimo cenno per quella che mi sembra essere un'ottima traduzione ad opera di Giuseppe Peruzzo, patròn della Q Press, sempre attento alla traduzione e alla produzione di fumetti e saggi sui fumetti di eccellente qualità.
Due raccolte consigliatissime che mi auguro potrete apprezzare quanto ho fatto io in questa rilettura avvenuta dopo qualche anno dall'acquisto, segno ulteriore che le storie di Blutch stanno "invecchiando" più che bene.



porzione della bellissima restro-cover di Di fronte al proprio destino











5 commenti:

  1. Che bello, un poco di sana bede francofona ci voleva.

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    1. Io ne so ben poco di bede, la frequento pochissimo e spesso quel che vedo non mi piace granché (un esempio per tutti: l'universalmente osannato Vives a me non dice nulla... ed è un eufemismo...), ma quando mi imbatto in gioiellini come Blotch sono pronto a cambiare idea! :))
      In realtà questi due volumetti li ho presi, e letti, quasi dieci anni fa, ma con l'occasione del trasloco sto rileggendo un po' di volumi e questi due mi sono piaciuti come, anzi più della prima volta che li lessi!
      Un abbraccione!

      p.s. perdonami se non parteciperò al franken-meme, ma i blog "a tema" che seguo e che amo son proprio sempre quelli; gli altri che seguo sono talmente lontani, come argomenti, che non ho proprio interesse a "diffonderli" qui.

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    2. Tranquillo, non è per niente un obbligo. Io lo metto online per giocare, poi chi vuole gli dà un seguito, chi non vuole amici come prima. :D

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    1. Grazie mille Cavaliere, sono contento quando riesco a incuriosire un po' :)
      Un caro saluto!

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