giovedì 23 agosto 2018

Diletta

DILETTA
("Ue wo shita he no Diletta")

di Osamu Tezuka


Hikari edizioni - QUI tutte le info sul volume

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"La forza evocativa degli autori di fumetti è più potente di quella dei comuni mortali"
(Diletta - Tezuka Osamu)
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La frase qui sopra è detta, a pagina 205 dell'edizione italiana, da uno dei protagonisti del volume. Può sembrare presuntuosa, ma se l'Autore si riferiva a se stesso, aveva ragione.
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Qualsiasi sia la disposizione d'animo con la quale mi accingo a leggere una qualsiasi opera di Tezuka, dopo due, massimo tre vignette sono completamente, inesorabilmente catturato dalla potenza della sua narrazione.
E' come se sapesse benissimo quanti e quali "tasti" della mia sensibilità possa e debba toccare per prendermi in un vortice dal quale esco sempre un po' stordito, incantato, incredulo ["Come faceva a essere così dannatamente bravo?!?..."] e con dentro di me qualcosa in più di quanto avessi prima della lettura.
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Per quanto mi riguarda la definizione "dio dei manga" è corretta e tuttora valida.
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Ichiro Monzen e la cantante Nagisa Harumi

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La prima pubblicazione di Diletta in Giappone risale al 1968 e l'opera è molto più dirompente di quanto questo scialbo, formale e "revisionista" anniversario del Sessantotto stia producendo oggi.

Osamu Tezuka, in questa spiazzante, coinvolgente storia, racconta impietosamente - ma con un'abbondantissima dose di ironia - l'egoismo umano e l'amore, il potere dei mezzi di comunicazione di massa e gli stereotipi delle persone di successo, delle donne in particolare; niente e nessuno la scampa in queste quasi-quattrocento pagine che si bevono d'un fiato.
Anche letteralmente "nessuno scampa" e quando leggerete il volume capirete il perché.
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Il dio dei manga se la prende con i politici, il governo e i suoi oppositori, i manager sfrontati e interessati solo al denaro e al successo personale, i mangaka privi di idee proprie, il pubblico "bue", le classi sociali privilegiate. Sarà per questo che la prima edizione di Diletta non ebbe molto successo in Giappone.
Nessuno fa una bella figura in questa storia, men che meno i/le protagonisti/e, con i quali è ahimè facilissima l'identificazione (almeno, con me è questo che è successo e quindi per traslazione non ci ho fatto una bella figura nemmeno io).
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Otohiko Yamabe, professione: mangaka fallito...

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Ciò significa che caratteri e psicologie sono raccontate benissimo, anzi meglio: sono mostrate benissimo, senza bisogno di ricorrere a pensieri, didascalie o altri stratagemmi narrativi che spesso coprono solo certe incapacità/difetti di chi fa fumetti. Bastano le azioni dei personaggi a mostrarci il loro animo - che, come detto, quasi mai ci fa una gran bella figura... ma che volete: sono e siamo uman*!
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Si ride parecchio in Diletta, seppure in mezzo a tragedie grandi e piccole (e grandissime, praticamente cosmiche), l'ironia spesso cede il passo alla comicità e quando Tezuka vuole far ridere non si ferma davanti a nulla: sesso, scatologia, gag da slapstick comedy e chi più ne ha più ne metta.
Questa qui sotto, ad esempio, è la copertina dell'edizione francese... e sì, quello è proprio un gigantesco cesso:
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Editions FLBLB
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Dunque si ride e poi ci si commuove e poi si ride ancora e poi tutto è una tragedia... ma sempre con qualche buffa risatina di sottofondo... Osamu Tezuka sapeva veramente come raccontare storie.

Come già linkato più sopra, QUI oltre alle informazioni sul volume si può leggere un'accenno alla trama, o meglio al punto di partenza della storia, la quale poi è zeppa di accadimenti fantasiosi, fantastici - pur con una base "realistica" di partenza - e anche drammatici. 
La storia, come dicevo, è uscita in Giappone per la prima volta nel 1968 quindi è stata scritta in un particolarissimo momento sociale e politico dal quale credo che, a livello globale, nessuno poteva "tirarsene fuori" e men che meno ignorare ciò che stava accadendo.
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Diletta è ambientato in un Giappone qualche anno più avanti rispetto al periodo in cui è stato scritto, in un Giappone futuro, ma solo vagamente futuribile: al di là di alcune innovazioni tecnologiche tendenti al fantascientifico, il Giappone e il resto del mondo sembrano proprio quelli "del '68", con gli studenti rivoluzionari che si scontrano con la polizia (e gli scontri tra manifestanti di estrema sinistra e polizia nel Giappone dei primi Anni 70 erano vere e proprie guerre!) e il mondo dell'intrattenimento proprio uguale a quello dell'epoca e probabilmente uguale anche a quello odierno.
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Nagisa Harumi

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Tutte queste situazioni, e molte altre ancora, fanno da sfondo alla storia del tenace e stronzissimo manager/creativo Ichiro Monzen, assoluto protagonista della storia insieme alla cantante Nagisa Harumi e al mangaka fallito Otohiko Yamabe; altri personaggi girano intorno alla vicenda, ma sono più di contorno che altro, eccezion fatta per Miè Sayuri, ex moglie di Monzen che oltre a dare filo da torcere all'ex marito in diverse occasioni, darà anche,  suo malgrado, il nuovo nome d'arte alla cantante Harumi.
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La dolce Nagisa Harumi ha un'incredibile voce d'angelo e però un volto parecchio brutto, al limite del "deforme", ma lei si piace così com'è e piace così com'è anche a quello che diventerà il suo fidanzato, il mangaka fallito Otohiko Yamabe; così com'è però non piace per niente allo spietato manager Ichiro Monzen e nemmeno al pubblico che, allora come oggi come probabilmente in futuro, è sempre più interessato all'aspetto esteriore delle proprie "star" che non al loro talento.
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...appunto...
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Quando si verifica una certa situazione - per lei nient'affatto piacevole - come per magia [anzi: proprio per magia, direi] volto e corpo della cantante diventano quelli di una classica icona dello spettacolo: bellissimi e desiderabili. Proprio ciò che serve a Monzen per lanciarla, dopo averle fatto prendere il nome d'arte "rubandolo" alla propria ex-moglie - Miè Sayuri - e lanciarsi nel roboante, ma soprattutto remunerativo (solo per lui, s'intende) mondo dello spettacolo,  tenendola poi in una forma di semi schiavitù, se non di schiavitù vera e propria.
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Che c'entra dunque Diletta?
Diletta in effetti non è il nome di una persona, ma di un... mondo!
Un mondo fantastico e psichedelico creato suo malgrado dal mangaka fallito Otohiko Yamabe, personaggio tanto monocorde e sempliciotto nella "vita reale" quanto dotato di un potere straordinario nell'incredibile mondo prodotto dalla sua mente, Diletta appunto.
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Nagisa Harumi... anzi: "Miè Sayuri"
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Quello straordinario potere e la creazione di Diletta verranno biecamente sfruttati da Monzen, sempre più senza scrupoli e deciso ad arrivare al vertice a qualsiasi costo, ossia sfruttando senza pietà la cantante, il mangaka, la sua ex moglie e chiunque possa servire al suo scopo.
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Da tutto ciò Osamu Tezuka farà partire innumerevoli accadimenti, sottotrame, sconvoglimenti, fughe rocambolesche, ricatti, fallimenti, gag e un milione di altre cose partorite dalla sua fantasia da vero dio dei manga, senza che tutto ciò abbia mai a creare un solo secondo di noia in chi legge, creando anzi un coinvolgimento e una passione per la storia che si fermerà soltanto con l'ultima grande - devastante e catartica - splash-page (che in questo scritto non è mostrata, ovviamente).
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Ichiro Monzen e il suo piano per sfruttare "Diletta"...
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Dove in altr* mangaka la mancanza di "coerenza realistica" potrebbe essere un difetto o uno scoraggiamento alla lettura, qui e con Tezuka essa diventa invece suprema libertà creativa, occasione per scatenare una fantasia fuori dal comune accompagnata però da una tecnica che permette a chi legge non solo di sentirsi pienamente coinvolt* - e di divertirsi moltissimo! - ma di seguire perfettamente, senza sentire alcuna mancanza, "l'assurdo" e continuo precipitare degli eventi.
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Il tutto con uno stile di disegno - che personalmente adoro - adatto alla velocità e all'estremo dinamismo della storia, tecnicamente perfetto per quanto apparentemente "semplice" e con un senso del movimento che fa sì che le tavole quasi si muovano davanti agli occhi di chi legge.
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La suddivisione della tavola non è quasi mai regolare, le vignette hanno dimensioni e forme che si adattano di volta in volta alla situazione descritta; gli sfondi sono talvolta curatissimi, talaltra quasi assenti; la preferenza per i volti e i corpi è l'esagerazione caricaturale che mantiene sempre però coerenze anatomiche e di proporzione con il resto.
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E' più che evidente che io sia innamorato di Diletta, ma sono altrettanto convinto che questa storia possa piacere a un numerosissimo pubblico giovane-adulto e adulto. Non ho altro da aggiungere se non che spero che queste righe siano riuscite a convincere qualcun* a dare una possibilità a questo splendido volume, magari sfogliandolo in fumetteria e lasciandosene felicemente conquistare.

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...il mondo di Diletta...



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7 commenti:

  1. Sono ignorantissimo sui Manga e su Tezuka, quindi probabilmente dirò delle cavolate, ma mi sembra che il suo segno sia piuttosto anomalo nel panorama nipponico.
    Anche se alcuni tratti mi sembrano tipici della tradizionale illustrazione giapponese (l'ultimo quadro ad esempio) il resto di quel che vedo mi pare molto più di ispirazione americana o europea, roba che nel 68 poteva apparire su Linus senza problemi.
    Questa europeizzazione però si nota meno nelle poche opere precedenti che conosco come Tetsuwan Atom e Principessa Zaffiro, sebbene lì vira più verso Walt Disney.
    Può darsi che, essendo stato questo grande Maestro uno dei primi esponenti del fumetto giapponese, fosse meno legato a stilemi che sono poi diventati sempre più rigidi e dove i suoi successori si sono un po' incancreniti?

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  2. Caro J_D, non è che io invece sia un esperto eh, anzi! :)
    Tempo fa ho però potuto constatare coi miei occhi che in Giappone, in campo fumettistico, esistono - non credo di esagerare - DECINE di "stili", moltissimi dei quali non sono assolutamente noti in Occidente.
    Credo che lo "stile" che noi percepiamo come dominante, come "più giapponese degli altri", derivi da un fattore di importazione, ossia da quanti e quali titoli vengano importati dal nostro mercato.
    Per quanto essi ci sembrino una valanga (basta guardare il catalogo delle case editrici italiane che traducono manga: Star, Panini, J-Pop, Flashbook, Hikari, Goen ecc. ecc.) non sono che una goccia nell'oceano.
    Quindi, io credo, l'idea che noi ci siamo fatta dello "stile manga" è un po' falsata.
    Lo stesso stile di Tezuka varia moltissimo da opera a opera e va da un quasi-realismo drammatico agli occhioni sbrilluccicanti, fino a toccare l'avanguardia.
    Non credo molto nell'ispirazione europea e americana dei manga di Tezuka; potrebbe invece, per alcuni autori/autrici, essere vero il contrario... ma qui non ho informazioni certe quindi taccio.
    Voglio però citare una battuta di Hollywood Party, non il fantastico film di Edwards, ma la bella trasmissione sul cinema di Radio 3 in onda dal lunedì al venerdì dalle ore 19: "Basta con 'sta storia che Miyazaki è il Walt Disney giapponese! E' Walt Disney che è il Miyazaki americano!" :-)))
    Al di là della boutade, è però vero che il nostro "orientalismo" (cfr. l'illuminante saggio di Edward Said) ci porta a considerare sempre l'Oriente come una sottocategoria dell'Occidente.
    Questo in generale. Nel particolare conosco benissimo anch'io la storia dell'influenza che ha avuto su Tezuka giovanetto la visione del film Bambi di Disney... ma a mio modestissimo parere si è dato a questa storia un'importanza esagerata, come se Tezuka avesse "rincorso" Disney per tutta la vita, cosa totalmente non vera.
    Comunque, al di là della mia visione, posso dirti che trovo i tuoi commenti sempre molto stimolanti, oltreché ovviamente intelligenti e interessanti?
    Te ne ringrazio di cuore!

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    1. Ma sono io che ringrazio te per le interessantissime gocce (questa è una frecciatina per la rarefazione dei tuoi post) che diluiscono un po' la mia ignoranza.
      Pensa che io ho sempre trovato Miyazaki agli antipodi dell'estetica e soprattutto della poetica disneyana, tanto per capire quant'è variegata la percezione individuale di determinati argomenti... :)
      Alla prossima!

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  3. È un volume che devo ancora acquistare ma non mancherò di farlo!

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  4. Bene Nyu, sono felice di essere riuscito a solleticare la tua curiosità! Secondo me non ti pentirai dell'acquisto :)
    Ciao, a presto!

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  5. Ciao ti ho lasciato un commento sul tuo post: la nuova Marvel 1-2 Inumani.
    Quando hai tempo leggilo mi piacerebbe che mi rispondessi.
    Ciao
    Massimiliano

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    1. Ciao Max.
      Ti ho risposto lì, anche se la mia risposta non ti piacerà granché... :)
      Un salutone!

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