martedì 19 giugno 2018

ragazze cattive

ragazze cattive

di Ancco

Canicola edizioni  -  QUI tutte le info sul volume



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Qualsiasi fumetto/volume a fumetti uscirà da qui a fine anno sono certo che per me ragazze cattive di Ancco sarà tra i migliori del 2018.

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La lettura di questo nuovo volume uscito per i tipi della sempre ottima Canicola edizioni arriva dopo un paio di giorni di immersione nel miele di manga come Anna dai capelli rossi, delizioso e di puro intrattenimento (di cui ho intenzione di parlare non appena la serie sarà conclusa in Italia): dopo giravolte nei prati, occhioni sbrilluccicanti e tanti, tanti fiori ragazze cattive è un violento pugno sul muso, doloroso ma molto utile. Per tornare a terra e sulla Terra.
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Mi accade molto spesso di costruirmi delle idee pregiudiziali su culture e Paesi lontani; mi è capitato con l'India (of course) che ho avuto la fortuna di visitare per due volte - e queste due visite hanno cancellato molti dei miei pregiudizi, specialmente quelli fantasioso-positivi... - e mi è capitato e ancora mi capita con Paesi e culture che non conosco se non in minimissima parte e in modo mediato.
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E così ad esempio il Giappone per anni è stato, nella mia mente, un Paese pressoché perfetto, pieno di dolcezza e gentilezza, in cui chiunque poteva camminare tranquillamente per la strada senza timore alcuno e nel quale la principale fonte di emozioni era lo sbocciare dei fiori di ciliegio.
Allo stesso modo la mia "conoscenza" della Corea (del Sud, naturalmente) è basata esclusivamente sulla qualità dei telefoni cellulari e sui film e le serie televisive che Netflix mi propina oramai a valanga, in cui tutti hanno grosse automobili (Hyundai) e vivono in belle case, parlando ad altissima voce con una deliziosa cantilena.
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Non sto cercando di fare del pessimo spirito: i pregiudizi imbottiscono il nostro cervello perché ciò di cui non abbiamo conoscenza diretta, quello che non sperimentiamo personalmente, la nostra mente se lo costruisce da sé con quel poco che ha.
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E' molto più semplice lasciarsi incantare - e "credere" - ad antiche storie di spadaccini, principesse ereditarie, magie o banditi fichissimi che viaggiano su auto fichissime che non alle squallide e violente realtà che, in ogni angolo del globo seppur con caratteristiche autoctone, accomunano anche chi non guida lussuose Hyundai e non vive in belle case spaziose.
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ragazze cattive - attenzione - non è una storia ambientata in squallidi slums e non è un racconto exploitation: narra invece la storia di persone normali che vivono in luoghi normali, frequentano scuole normali ed è proprio da quella normalità che vengono prodotte violenza, noia, ribellione e in molti casi abbruttimento.
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In quarta di copertina della pregevole edizione Canicola è riassunto efficacemente quanto sto cercando di dire:
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"Una storia di abusi, aspra e delicata, in un paese nel pieno di una crisi economica e morale dove la violenza è la normalità"
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Siamo negli Anni 90 in un quartiere di Seoul e Chinju è un'adolescente cattiva, beve e fuma, torna troppo tardi a casa e poi non è certo una brava studentessa. E' anche incredibilmente coraggiosa, o sprovveduta, perché il suo comportamento le attira addosso la dura violenza fisica degli insegnanti e quella molto più dura del proprio padre.

Ancco ce la presenta subito nel più crudo dei modi: ancora sanguinante dopo un crudo pestaggio da parte del padre avvenuto solo un'ora prima. E' così che facciamo la sua conoscenza, è da lì che inizia il racconto della sua storia.
Chinju scappa, torna, scappa ancora e viene picchiata ancora e ancora, eppure non odia suo padre.

Proprio qui, con questa sconvolgente ammissione di non-odio ho personalmente compreso quanto la violenza faccia parte integrante di certi luoghi, fisici e non e ho anche pensato che forse in certi luoghi la violenza assume un valore diverso da quello che noi, qui e ora, le attribuiamo. Nessuno chiama la polizia, non intervengono i servizi sociali, le ferite vengono medicate e, almeno apparentemente, dimenticate. Questo mi ha sconvolto.
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In quel luogo, in quel tempo, la violenza è parte integrante della vita delle persone adolescenti - e forse anche delle loro madri... - insomma una cosa "normale" che non cancella le risate e le sbruffonerie di quelle ragazze...
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E poi Chinju incontra Jeong-ae e diventano amiche, sentimento che passa anch'esso attraverso la violenza perpetrata da bulle verso le alunne più giovani della scuola (che devono anche ringraziare, sempre e con rispetto, le loro persecutrici). 
Così ragazze cattive diventa una storia (anche) di amicizia; un'amicizia basata su valori che non sono necessariamente condivisibili e che continuerà se non nella frequentazione, nei rispettivi cuori delle ragazze cattive.
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Violenza, amicizia, risate, alcol, sesso, crescere molto, molto in fretta, bruciare le tappe e perdersi, ma non per sempre: la perseveranza e la presa di coscienza, una forza di volontà grande e qualcuna potrà salvarsi.
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ragazze cattive è pieno di momenti e situazioni drammatiche, quasi disperate, ma a salvare (la vita?) vi si alternano momenti ironici.
Questi momenti di ironia - ok, certe volte ironia da disperazione, ma certe altre vera ironia, quasi comicità, da scassarsi dalle risate - sono un piccolo scandalo all'interno di questo bellissimo fumetto, perché proprio quelli sono i momenti nei quali si fa strada l'idea che nonostante le situazioni brutali, nessuna sarà interamente, e veramente, perduta.
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L'arrendersi totalmente non è contemplato e le ragazze, future donne, subiranno e patiranno ancora, ma non ci sarà mai una resa e questo sentimento è una cosa di una tale importanza, e così difficile da raccontare... Ancco ci riesce, la narrazione coinvolge in una maniera totale - rabbia e commozione compresa - e i suoi disegni, così secchi, asciutti e incredibilmente espressivi e "mobili" (le scene in cui il padre picchia selvaggiamente Chinju sono così forti che pare di sentire il dolore su se stess*) quasi espressionisti ai miei occhi.
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Tante campiture nere nei disegni di Ancco, tanto nero e non sempre ha a che fare con la notte. Il nero è un colore che, al di là della cultura, è comprensibile sempre e da chiunque.
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Non voglio che chi non ha ancora letto ragazze cattive pensi sia una storia "strappalacrime" o "dark", perché non si tratta di questo.
Pur attraverso storie dolorose si può arrivare a un riscatto personale che sebbene non possa prescindere da ciò che è stato [anche se Chinju finirà per ammettere che alcune di quelle brutte storie sono state "cancellate dalla memoria"...] può comunque garantire un proseguimento della vita in cui ciò che conta veramente - ciò che ha peso - sono le scelte autenticamente personali, che se non garantiscono (sempre) la felicità, garantiscono però autonomia di pensiero e giudizio.
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ragazze cattive di Ancco è un volume prezioso, intenso e coinvolgente, immerso in una realtà a noi lontana solo geograficamente, ma vicinissimo alla nostra mente e al nostro cuore, ai nostri sentimenti, parola quest'ultima sempre più disprezzata e invece sempre più importante per la sopravvivenza di tutt* noi in questa merda che da nord a sud e da est a ovest ci circonda e cerca di sommergerci.
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I sentimenti sono una delle cose più difficili da rappresentare - e probabilmente anche da vivere - in una situazione di brutalità e povertà affettiva: sono anche una delle cose più interessanti dal punto di vista narrativo e fumettistico di ragazze cattive, perché credo sia molto difficile mantenere il giusto distacco/coinvolgimento [perché non so se è dichiarato, ma io credo proprio che nella storia di Chinju ci sia parecchio della storia di Ancco... ma potrei clamorosamente sbagliarmi e tutto sommato è, questa, la cosa meno importante di ragazze cattive...] e credo sia anche molto difficile l'evitare di discendere nel lacrimevole e nel patetico. E nel ridicolo.
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Tutti questi difetti sono completamente assenti in ragazze cattive, neanche a dirlo.
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L'ultimo complimento è per la confezione del volume, quindi per Canicola che ha fatto un ottimo lavoro per la carta, la stampa, la copertina lucida, la brossura, un bellissimo volume davvero.
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13 commenti:

  1. "Una storia di abusi, aspra e delicata, in un paese nel pieno di una crisi economica e morale dove la violenza è la normalità"

    E siamo negli anni 90, ecco forse perché (anche se il contesto è diversissimo, se QUESTI abusi hanno il nulla osta della società in cui sono commessi) questa recensione mi ha ricordato la "storia di un topo cattivo"...

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    1. In realtà, JD, non potrebbero esserci due fumetti più distanti ed è colpa mia se non sono riuscito a spiegare bene di cosa tratta ragazze cattive. (Questo sempre per la mia ossessione anti-spoiler... scemo che sono).
      No, in realtà il topo cattivo - fumetto bellissimo! - parla di abusi di tipo sessuale e diaciamo che lo stile, la narrazione, i presupposti, i personaggi ecc. sono completamente diversi, e lontani, da ragazze cattive.
      Nel fumetto coreano di cui ho parlato, in modo decisamente non impeccabile ahimé, la violenza perpetrata è di tipo "culturale", oltre che fisico (botte, non abusi sessuali), è frutto della struttura iper-patriarcale e super-maschilista (oh cribbio, pare l'italia di oggi!...).
      Nelle culture in cui le donne "valgono meno" sempre e comunque è "legittimata" una violenza impositiva, che scatta quando le risposte delle donne/ragazze/bambine non sono quelle desiderate/accettate socialmente.
      Tant'è vero che per Chinju le botte sono, seppure non gradite, la norma, una cosa che si può lasciarsi alle spalle, un "prezzo da pagare" quasi predeterminato.
      ...e infatti quando dice che comunque non odia suo padre, ho lanciato il volume per terra, proprio l'ho lanciato fisicamente (io che tratto così bene libri e fumetti...).
      Per me, e spero anche per tante altre persone, è difficilissimo comprendere una cosa del genere.
      Grazie per il tuo commento e a presto!

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    2. Sì, Orlando, grazie a te... ho capito che non c'è violenza sessuale, ma sei proprio sicuro che le "semplici" botte, senza "nient'altro"... NON siano un abuso "sessuale"?

      Il padre avrebbe tonfato allo stesso modo un figlio maschio?

      Orlando, Chinju non se ne accorge, il padre nimmanco, noi neppure, ma in una società iperpatriarcale e supermaschilista per me quelle botte "sono" abuso sessuale.
      Ciao.

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    3. E' un'interpretazione molto interessante la tua, JD, e non la escludo affatto a priori, anzi.
      In effetti Ancco sottolinea, anche e soprattutto graficamente, i sentimenti del padre di Chinju che sembrano di odio e disprezzo... sentimenti quasi sempre presenti anche in situazioni di stupro.
      Ci rifletterò su.
      Grazie davvero JD, i tuoi commenti sono sempre pieni di stimoli, ti ringrazio di cuore!

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  2. Ciao Orly (anzi buondi'....sono le 7.55 O_o ). Volevo scrivere anche io qualcosa su "Ragazze Cattive" ma è un periodo in cui non ho voglia di scrivere nulla (di leggere si, per fortuna. Ma di scrivere no). Non mi "preoccupo" perchè questi periodi vanno e vengono.

    Parlando della tua recensione, è ottima sotto i punti di vista. Io (personalmente) ho solo (oddio "solo" XD) trovato esagerato che i professori alzassero le mani verso i propri stupendi. Ora non so se in Corea del Sud è normale che gli insegnanti prendano a schiaffoni e ceffoni i loro studenti, ma l'ho trovato davvero irritante. In una scuola ci si aspetta si la disciplina, ma non la violenza.
    Pero' non conoscendo bene la Corea Del Sud (degli anni 90 poi...) tutto è possibile, e mi rimetto nella mani di Ancco.

    PS: non vedo l'ora di leggere la tua rece su "Anna" <3 stai seguendo la serie tv su Netflix? <3

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    1. Carissima Caroline, quanto, quanto ti capisco?...
      Come sai anch'io sto passando un periodo in cui leggo tantissimo e scrivo pochissimo e anch'io, come te, non ho intenzione di pormi troppi problemi: andrà come andrà :)
      Concordo con te sull'impressione fortissima che mi hanno fatto le scene di violenza fisica degli/delle insegnanti sulle studentesse - come hai potuto constatare di persona, rappresentate in modo credibile e molto forte. Ancora di più, però, mi ha impressionato che poi, a fine corso, insegnanti e studentesse piangessero e si promettessero amore eterno e che "mai si sarebbero dimenticati"...
      Ma ca@@o, io ancora oggi sono arrabbiato (un po', non più come un tempo ^____^) con una mia odiosa insegnante che per i tre anni delle medie mi ha umiliato per pura antipatia, 'sta brutta stronza! Se mai mi avesse dato uno schiaffo credo che mi avrebbero messo in riformatorio, perché chiaro come il sole che gliel'avrei restituito!
      A quanto pare, invece, in questa storia non c'è troppo spazio per il rancore. Che è anche una bella cosa non portare rancora, ma ancora più bella cosa sarebbe non menare le proprie studentesse.
      Poi, da che pulpito: qui ogni giorno in cronaca si sente di genitori che menano insegnanti perché hanno dato voti bassi ai "piccini" o perché li hanno bocciati.
      Io farei fare corsi obbligatori di ju-jitsu alle/agli insegnanti e poi vediamo...
      Per quanto riguarda Anna dai capelli Rossi aspetto che esca il terzo e ultimo volume (mentre non so se prenderò il "sequel" di quando lei è adulta) e poi spero di avere la forza di scriverne qualcosa, perché è un manga che mi sta deliziando :)
      La serie su Netflix non mi attira proprio... me la consigli?
      Un bacione e a presto!

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    2. ahha oddio hai ragione! La scena in cui poi le studentesse in fila, salutavano l'insegnante che poi diceva cose carine l'ho trovata tragicomica XD

      Oh guarda, io tempo fa scrissi qualcosa sui 2 volumi sequel. Se ti va leggi , io li ho trovati deliziosi posso solo dirti questo! Si la serie mi piace molto! La bambina che fa Anna è molto brava, nel complesso mi pare una serie ben fatta. Anche i luoghi sono incantevoli. E ho un debole per la sigla XD

      Un bacione grande, ho Mila seduta sulle mie cosce e mi sto squagliando ç_ç

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  3. Recensione magistrale a un ottimo libro. Tutti i miei complimenti. Io non leggo fumetti (ed è una colpa, maledizione) ma riesco a vedere un buon disegnatore con idee notevoli.

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    1. Caro Massimo, grazie per le tue gentilissime parole :)
      Sul fatto che non leggi fumetti, anni fa ti avrei "deliziato" con una pappardella sul fumetto che blablabla arte sequenziale blablabla pregiudizi blablabla ecc.
      Oggi, invece, penso che non leggere fumetti non sia affatto una colpa: non perché non ci siano in giro ottimi e più che ottimi fumetti - alcuni dei veri capolavori - ma perché mi sto rendendo conto di persona, in modo anche un po' doloroso, che non c'è il tempo per tutto.
      Io per primo da un po' di tempo a questa parte leggo pochissimi fumetti perché ho troppi libri da leggere, libri belli o brutti che siano, ma che mi interessano moltissimo e questa scelta giocoforza lascia molto meno spazio alla lettura dei fumetti.
      Tu, oltre a leggere un milione di libri, li scrivi pure e sinceramente non vedo come potresti trovare il tempo di leggere anche fumetti.
      Ogni scelta esclude qualcosa, purtroppo, e le giornate hanno "solo" 24 ore e non siamo eterni.
      Ultimamente mi è successo di leggere un fumetto, anche bello, un po' frettolosamente per il gran desiderio di tornare ai libri che sto leggendo (ne leggo sempre più d'uno contemporaneamente; pessima abitudine, ma che non riesco a modificare).
      Ciò non significa assolutamente che io stia svalutando il Fumetto, anzi, mai come in questi ultimi anni vengono sfornati continuamente prodotti magnifici (e "ragazze cattive" è uno di essi) e per tutti i tipi di pubblico; continuo ad essere felice quando so e vedo che gli ottimi fumetti che escono vengono presi in considerazione dal pubblico e dai mass media e, insomma, tifo sempre fumetti :)
      Semplicemente in questo periodo sono più "preso" dai libri. Nulla di male, giusto? ^___^
      Grazie ancora Massimo, e ci rivediamo volentieri sul tuo imprescindibile blog.

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  4. Questo volume mi incuriosisce sempre più!

    Riguardo ai commenti precedenti sulla violenza... c'è da dire che in Corea c'è un rispetto verso i genitori che rasenta la sottomissione; inoltre c'è la "pietà filiale" che vede i figli prendersi cura dei genitori praticamente a vita.
    Ovviamente non è così per tutti ma resta un processo tradizionale che in certe famiglie si porta avanti come magari accade per noi in alcune famiglie (prevalentemente del sud) dove c'è il padre padrone di casa e della vita della sua famiglia.

    Inoltre io ho guardato un po' di drama sud coreani e in TUTTI, senza esclusioni, il protagonista maschile fa sempre a botte con qualcuno, in particolare con l'antagonista maschile con cui si contende la bella di turno (spessissimo vittima di corteggiamenti forzati e che alla fine si innamora come nelle favole.. certo certo...>_> ). Quindi ho immaginato che il far prevalere la propria mascolinità con la violenza o cmq con la superiorità fisica sia considerato virile! Ovviamente non penso che realmente tutti si prendano a botte ma nell'immaginario collettivo sembra sia figo e quindi la violenza sia una fattore "normale".

    Appena avrò modo di recuperare il volume ti darò una opinione più dettagliata! ;)

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    1. Cara Nyu, spero che la tua curiosità ti porti a considerare l'acquisto - o il prestito - perché ne vale veramente la pena :)
      Mio marito ultimamente si nutre di telefilm/serie TV coreane e qualche puntata, un po' distrattamente, me la vedo anch'io e ho constatato la rappresentazione di questo legame familiare strettissimo che intercorre tra i membri della famiglia.
      Patriarcale, ovviamente.
      Però, come dicevo nell'articolo, nelle serie TV tutto è lustro, lucido, lindo e alla moda e, a parte la violenza di tipo delinquenziale, non se ne vede all'interno delle famiglie. Nelle serie che vede mio marito e in alcuni film coreani che abbiamo visto insieme tutti i quartieri di Seoul sono l'opposto dello squallore e gli appartamenti, sebbene mai grandi, sono sempre perfetti(ni)... voglio dire che questo, a me personalmente, dà l'idea di una grossa "finzione sociale", come a dire "facciamo vedere che qui è tutto bello, anche le guerre tra bande!"... ma appunto è solo una mia impressione, perché ne ho visti così pochi di prodotti coreani che non posso azzardare niente di più che pregiudizievoli impressioni.
      "ragazze cattive" mi ha, invece, catapultato in una situazione tutt'altro che lustra & linda - e anche per questo m'è piaciuto così tanto! - e mi ha anche stimolato a interessarmi un po' di più di Corea, che oramai tutti chiamano "il Giappone del futuro" :)
      Quello che dici rispetto alla prevalenza della propria mascolinità, credo sia una situazione "internazionale", anche se è innegabile che in certe culture la "virilità" sia un "valore" più considerato che in altre.
      E, per quanto mi riguarda, dio ce ne scampi e liberi! :D
      Quando avrai letto il volume fammi sapere, mi interessa la tua opinione, che di Corea ne sai cento volte più di me.
      Grazie e a presto!

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    2. I drama sono uno specchio per le allodole ma nel loro strafare è possibile notare cosa si cerca di nascondere. In questi telefilm c'è sempre il bello, ricco, perfetto e poi la poveraccia trasandata che diventa bella, ricca e perfetta grazie al maschietto di turno che se la piglia... sostanzialmente "se non si è belli, ricchi e perfetti non ci interessa", quindi i poveracci che restano poveracci dove li mettiamo?

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    3. ...nei fumetti di Ancco?...
      :)))
      Cercherò di guardare anch'io qualcuno di questi drama, magari mi faccio un'idea più articolata.
      Grazie mille Nyu!

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