mercoledì 8 novembre 2017

Arte




Arte
(アルテ)

di
Kei Ohkubo


n. 1 (serie in corso)


seinen manga



brossura, 
200 pag., 
b/n



euro 5,50



Planet Manga /
Panini Comics












"Una donna che vuole diventare pittrice!
Te ne pentirai, questo è poco ma sicuro!"
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Prologo

Spesso, quando ancora frequentavo i forum di fumetti, mi chiedevano che valore avesse un'opinione basata su un unico, primo volume di una serie. [In realtà me l'hanno chiesto ancora molto recentemente, ecco perché ne sto parlando]
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Ricordo che c'era quest'idea, che andava per la maggiore, che sosteneva che prima di giudicare un'opera seriale bisognava darle almeno tre-quattro numeri "di possibilità", di "prova".
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Quest'idea mi irritava moltissimo e rispondevo con la mia tipica frase: "Perfetto, dunque i soldi all'editore li darò dal quinto numero in poi, no? NO! Così come il mio denaro per l'editore è buono fin dal primo numero, allo stesso modo il suo fumetto dev'essere buono per me fin dal primo numero!"
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Capisco che possa essere, la mia, una posizione un tantino radicale, ma a tutt'oggi ne sono ancora fermamente convinto. Tant'è vero che sin dalla nascita di questo blog, la maggior parte degli articoli da me scritti hanno per la maggior parte riguardato numeri uno.
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Questo significa che una serie non può partire maluccio per poi "correggersi" in corso d'opera? No: questo significa solo che se il primo numero di una serie non mi soddisfa, non comprerò il secondo. Proprio come se una serie smette di appassionarmi, smetterò di comprarla, invece di aspettare mesi o anni che essa "torni ai fasti di un tempo".
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Tutto ciò per dire che sì, apprezzo moltissimo - davvero moltissimo! - gli articoli e le recensioni di serie complete; le trovo utilissime e le leggo avidamente, e ringrazio chi ha la pazienza di attendere la fine di una serie per poterne scrivere con completezza nel proprio blog/sito. Personalmente però continuerò a dare una grande importanza ai numeri uno [1].
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Fine prologo
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Arte, di Kei Ohkubo, vol. 1 - Panini Comics
n.b. le immagini sono prese dalla rete (non desideravo rovinare il mio volume),
perdonate la bassa qualità: la stampa del manga, ovviamente, è di tutt'altro valore, tenetene conto
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Va bene, ma alla fine, dopo questo - come al solito - giustificatorio "intro", il secondo volume di Arte lo prenderò? Assolutamente sì! 
Principalmente, confesso, per i deliziosi disegni. E ora andiamo a parlarne in modo un po' più approfondito.
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E per questa volta cominciamo proprio dai disegni, i quali hanno scatenato una discussione in famiglia proprio ieri sera. Discussione tutt'altro che calma, devo ammettere... 
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A questo proposito mi spiace davvero che chi leggerà questo articoletto potrà farsi un'idea vaghissima della piacevolezza dei disegni di Kei Ohkubo, una mangaka che non conoscevo assolutamente e della quale non credo circoli altro, a tutt'oggi, in Italia. 

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Arte (che è il nome del personaggio principale) 
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Two opinions are better than one
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Dicevo della discussione, animata, in famiglia di ieri sera; come sempre ho fatto vedere il volumetto a mio marito (della famiglia è lui l'esperto in disegno, avendo esercitato per oltre un decennio la professione di fumettista) e questa che segue è, in sintesi molto stringata, la sua opinione in merito alla parte grafica:

"Innanzitutto diciamo che l'autrice non ha un segno molto innovativo, anzi è piuttosto classico, dal punto di vista puramente grafico; direi che non è un manga che stupisce per il segno.

Si nota molta cura per i paesaggi fiorentini, l'atmosfera di Firenze è molto presente, l'impressione è proprio quella di essere in Italia; forse per noi  italiani l'abbinamento "personaggi stile manga - paesaggio realistico italiano" è d'effetto ed è curioso, e forse è anche un po' straniante. 

A proposito di italianità, è singolare che il personaggio maschile abbia un naso "all'europea", decisamente non-orientale. 

Ho notato, ed è un dettaglio puramente tecnico, che l'autrice passa spesso da vignette molto ricche a vignette che all'apparenza sono "piene", ma in realtà non lo sono: spesso è il personaggio a riempire la scena e poi con qualche "trucchetto" l'autrice  riempie la vignetta; in pratica c'è un'alternanza di vignette molto ricche e vignette abbastanza vuote. In certe vignette l'autrice non mi convince: ci sono ad esempio delle finte prospettive, appunto dei "trucchetti", che servono solo a "riempire" un po' la vignetta... forse è un tentativo di accelerare i tempi (di consegna)?

Con ciò non intendo dire che ci troviamo davanti un manga "minimal". In generale però questo tipo di stile grafico non rientra nei miei gusti."
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scambio di espressioni intense tra Leo e Arte...
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La mia opinione coincide in molte parti, ma è decisamente molto più "benevola".

Pur essendo innegabile che in diverse tavole ci troviamo davanti a quelle che vengono grossolanamente definite "teste parlanti" [2], così come accade praticamente in ogni fumetto al mondo per il semplice motivo che in qualsiasi storia a fumetti ci saranno ogni tanto delle persone che parlano inquadrate da vicino, le cui espressioni facciali sono, in quel momento della storia, particolarmente importanti.
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Sono conscio del fatto che il fenomeno delle "teste parlanti" è più presente nei manga che in altri tipi di fumetti, non a caso la definizione è nata molti anni fa proprio per screditare - talvolta meritatamente - quei manga risolti con una serie di testoni e tre stelline o fiorellini come "sfondo", ma teniamo anche conto che in Italia viene pubblicato... quanto, l'1x1000 della produzione giapponese?... 
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Una vista della bottega di Leo
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Al di là delle teste, parlanti o meno che siano, una caratteristica che mi ha colpito molto è stata proprio la quantità di cose che Kei Ohkubo inserisce in molte delle tavole di questo primo volumetto di Arte: è vero - come sostiene mio marito - che l'autrice si concentra spesso sui visi dei due protagonisti principali della vicenda, ma è altrettanto vero che in molte altre tavole le cose, gli oggetti presenti strabordano, dando l'effetto di super-pienezza e permettendo all'occhio di fermarsi su infiniti particolari, anche minimi o minuscoli, che a mio parere aumentano il divertimento estetico della lettura.
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Insomma, per me i disegni di Kei Ohkubo sono veramente deliziosi, una gioia per gli occhi,  e li ho anche trovati molto curati, dinamici senza essere confusi, abbastanza precisi nelle anatomie; la suddivisione della tavola non è regolarissima: passiamo infatti da tavole con un'infinità di vignette a tavole con poche vignette a vere e proprie splash-page, ma questo non incide negativamente sullo storytelling, che anzi scorre senza intoppi rendendo la lettura scorrevole e chiara [3].
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Data la, diciamo, "serietà" della storia ho particolarmente apprezzato l'assenza (quasi) totale di espressioni super-deformed o "eccessivamente" umoristiche: in questo tipo di storia ci sarebbero state come i cavoli a merenda (e infatti negli unici due casi in cui all'autrice scappano due vignettine del genere, l'effetto è disastroso; ma appunto: due-vignettine-due, e pure piccine, sull'intero volumetto; perdonabile via!).
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Leo
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La storia è certamente carina, ma non mi ha particolarmente entusiasmato e ora cercherò di spiegarne i motivi.
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Siamo nell'Italia rinascimentale, precisamente nella Firenze di inizio XVI secolo (quindi verso la "fine" del Rinascimento) e Arte, una giovanissima rampolla di nobile famiglia, nobile ma non più ricca, e da poco orfana di padre, intende far valere a qualsiasi costo il suo bruciante desiderio di diventare pittrice, anzi artigiana.
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Arte è appassionata di disegno e pittura, materie che il defunto padre sovvenzionava con costose lezioni private, con malcelato disappunto della madre della giovinetta.
Con la morte del padre Arte si rende conto che la bella vita, comprese le lezioni private coi maestri artigiani, è terminata e decide quindi, contro il parere della pragmatica madre, di tentare la carriera di artista... pardòn: di artigiana.
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La madre la mette in guardia sui pericoli che una ragazza nobile ma povera corre distaccandosi dalle regole sociali imposte: una donna deve essere sottomessa al marito e non interessarsi di discipline "maschili"; e soprattutto bisogna trovarselo, un marito, e con quel poco di dote di cui la famiglia dispone l'operazione sarà tutt'altro che semplice.
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Arte è molto determinata

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Ma a nulla valgono i consigli della madre: Arte è determinata nel suo proposito e intende essere presa "a bottega" per imparare il mestiere.
Essendo una donna - in realtà è una ragazza poco più che adolescente - il suo tentativo andrà incontro a numerose e apparentemente insormontabili difficoltà fino a trovare un giovane artista di nome Leo che...
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Non mi spingo oltre, non credo di aver fatto spoiler, dato che queste poche righe riguardano sì e no le prime dieci pagine del manga.
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L'ambientazione della storia è di per sé affascinante, sappiamo poi quanto in Giappone amino l'Italia, in special modo quella antica e, appunto, rinascimentale.
Com'è normale e logico, il concetto di esotico varia a secondo della latitudine in cui il concetto stesso viene espresso.
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Forse proprio per questo per noi italian* la lettura di Arte ha un effetto un po' straniante, in certe occasioni addirittura buffa, non per la storia - il cui plot non è né meglio né peggio di tanti altri e può piacere o meno - ma per gli stessi motivi per i quali i/le giapponesi troverebbero straniante e un po' buffa una storia scritta da noi e ambientata in Giappone, magari nel periodo Azuchi - Momoyama...
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Leo e Arte
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L'impressione che ho avuto è stata più o meno questa: ok, siamo in Italia, ma è un Italia un po' troppo finta: gli attori della storia sono intimamente e profondamente giapponesi, e così sono gli atteggiamenti e molte delle situazioni. Ad esempio in una vignettona Arte porge a Leo un oggetto allo stesso identico modo e con le stesse movenze con le quali una giapponese porgerebbe un oggetto a una persona di "rango superiore", atteggiamenti e movenze del tutto estranei alla nostra cultura, rinascimentale o meno che sia.
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Intendiamoci: parlo di una sensazione soggettiva e che oltretutto non inficia in modo irreparabile il divertimento della lettura, pur essendo chiaramente - quella descritta - un'Italia rinascimentale un po' troppo "di maniera".
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Al di là di questa valutazione, la storia è scorrevole e divertente e i personaggi, mano a mano che fanno la loro comparsa, si presentano abbastanza bene e sembrano avere le potenzialità di riservare future e gustose sorprese. 
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Arte, la protagonista, in questo primo volume non brilla particolarmente, nonostante l'autrice incentri la maggior parte degli eventi su di lei e sulla sua personalità determinata; meglio, a mio parere, un altro personaggio femminile di cui non anticipo nulla e che compare a storia già molto inoltrata: personalmente spero che questo personaggio avrà molta parte, perché lo trovo deliziosamente mostrato (sia graficamente che come caratteristiche psicologiche).
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Arte
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L'artigiano Leo - personaggio che non ho ancora capito se e quanto mi piacciaè il solito musone stile giapponese, tutto d'un pezzo e che sicuramente nasconde grandi, passate sofferenze; non è così avventato ipotizzare futuri coinvolgimenti affettivi nei suoi confronti da parte della protagonista, anche se una soluzione di questo tipo sarebbe un po' scontata, per non dire banale.
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Per ora la storia è - ovviamente - incentrata sulla determinazione di Arte, sulla sua incrollabile forza di volontà e sul suo non cedere alle consuetudini sociali, quelle che appunto vorrebbero impedire a una donna di diventare pittrice, ossia di decidere da sola il proprio destino, anche a costo di sopportare umiliazioni e faticosissimi sacrifici.
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Anche se questa tematica non è certo nuova né particolarmente originale, credo che Kei Ohkubo la sviluppi in modo piacevole e divertente, senza mai porsi in modo direttamente didattico o didascalico. In fondo non è certo la prima volta che in un manga giapponese viene affrontata questa tematica, dunque gli esempi da seguire - speriamo non in modo pedestre - non mancano e le premesse per creare una storia appassionante ci sono tutte.
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Come già detto, il secondo volumetto lo prenderò di sicuro e volentieri, ma alzerò un pochino la mia personale asticella delle aspettative e spero che l'autrice faccia un buon lavoro e aumenti i motivi per tenermi incollato alla lettura e per stimolarmi ad acquistare tutti i successivi volumi.
In definitiva, non un capolavoro, ma un manga di buona qualità, specialmente grafica, con una storia piacevole con le potenzialità per diventare più appassionante di com'è apparsa finora.
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Note:
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[1] La cosa che invece mi spiace è che non sono mai riuscito a scrivere le mie opinioni su serie di cui avevo ben parlato in occasione dell'uscita del numero 1, una volta terminate oppure proseguite per molti numeri, come ad esempio le serie Marvel del dopo-Secret Wars... 
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[2] Vengono così chiamati talvolta quei manga nei quali gli sfondi sono quasi totalmente assenti e ogni vignetta o tavola è concentrata quasi unicamente sulle teste dei/delle protagonisti/e, sulle loro espressioni facciali e sui balloon da essi/e pronunciati.
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[3] Anzi, è uno dei pochi manga in cui non sono dovuto tornare indietro di qualche pagina perché non capivo quello succede! Certi manga mi fanno sentire un po' stupido... o saranno loro che si spiegano non proprio benissimo?
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Arte




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17 commenti:

  1. E' una tipologia di manga che non penso leggerei mai, ma graficamente parlando è uno spettacolo.
    Come sempre incisivo nelle tue recensioni Orlando. :-)

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    1. Grazie mille! :)
      In effetti anch'io ho delle tipologie di fumetto (e libro) da cui sto ben lontano, di alcune di esse ne conosco la motivazione, per altre è una questione... "di pelle" :)
      Ad esempio adoro, come sai, la musica, ma in genere non amo fumetti (o letteratura) ad argomento musicale. Va a capire perché!
      Grazie ancora per le tue parole di incoraggiamento, grazie di cuore.
      A presto

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  2. Questo titolo mi incuriosisce molto per disegni (davvero deliziosi, almeno per un occhio profano come il mio) e ambientazione, poi adoro i manga storici. Solo che mi trattiene il fatto che temo che la storia sia un po' piatta... La scena della protagonista determinata che si taglia i capelli per mostrare quanto sia pronta a tutto l'ho vista e rivista in tutte le salse, ecco cosa intendo per piatta, più che per la trama in sé che, chissà, magari sarà ricca di colpi di scena o comunque gradevole :) aspetto quindi di avere qualche parere sulla serie più in là nel tempo, quando sarà uscito qualche volume in più ^^

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    1. No, vabbé Millefoglie, se ti definisci "profana" tu, io cosa sono, l'ulimo arrivato! :DDD
      Battute a parte: sì, i disegni sono davvero belli e, per quanto mi riguarda, "tengono su" il tutto, per ora.
      Confesso che anche a me sono un po' cadute le braccia alla scena del taglio della chioma (da Giovanna d'Arco in poi, l'han fatto tutte, in tutti i manga/fumetti/romanzi possibili e immaginabili...), ma devo anche dire che poi la trama ha preso qualche strada che potrebbe diventare molto interesante.
      Staremo a vedere: io ancora un paio di volumi li prendo di sicuro, poi deciderò sul da farsi :)
      Un salutone e a presto!

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  3. Io l'ho prenotato in fumetteria senza troppa convinzione o fiducia (più che altro per pura curiosità), ma sono felice di sapere che è un bel manga! è sempre bello quando qualcosa supera le proprie aspettative! :) Spero di andare a ritirarlo presto per spulciarlo! :p

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    1. Cara Nyu, vedrei che a sfogliarlo "dal vivo" i disegni sono mooolto più belli che quelli che trovi in Rete! Secondo me meritano davvero, graficamente trovo questo manga più che soddisfacente.
      Speriamo solo che la storia prenda un pochino di brio in più: le premesse ci sono, quindi sono ottimista! :)
      Grazie e a presto!

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  4. I disegni sono davvero molto belli, pero' boh la storia non mi dice assolutamente nulla. Il fatto poi che costi 5.50 ma ha materiali d'edicola (no s.c. e carta appunto da formato da edicola) mi fanno desistere ancora di piu'.

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    1. Il fatto è, carissima Caroline, che i tuoi standard sono oramai - giustamente! - molto alti.
      Tu leggi moltissimo e sei esigente; infatti punti giustamente il dito su aspetti che spesso, io per primo, trascuro: la mancanza di pagine a colori (presenti nell'edizione originale), la carta "meh..." e il prezzo. In effetti dovremmo farci sentire di più su questi aspetti, mentre io per primo sono abbastanza passivo, compro senza quasi guardare il prezzo (non perché sono ricco, ah ah ah! ^____^) e non mi fermo a pensare che magari per certi prezzi un* deve pretendere un po' di più.
      Sulla storia, invece, si tratta di gusti e non si discute: lo capisco benissimo :)
      Grazie per il tuio commento, un baciottone e a prestissimo!

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  5. I disegni sembrano molto interessanti, certo che è strano vedere quel tipo di tratto e di storia all'interno del rinascimento italiano.. Quando ho letto il nome Leo pensavo fosse un giovane Leonardo, ma come anni non corrisponderebbe..

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    1. Caro Fabrizio, innanzitutto ti chiedo scusa... Seguo il tuo blog praticamente da sempre (anche se non commento mai... timidone che sono! ^___^) e non ti avevo ancora messo qui nella colonna a destra tra i preferiti... Ti chiedo umilissimamente scusa e ho immediatamente provveduto a colmare la lacuna.

      Per tornare al nostro "Arte", confermo la deliziosità dei disegni (questi qui riprodotti nell'articolo sono abbastanza lontani dalla realtà...) e i dubbi sulla storia.
      I Giapponesi in effetti sono innamorati di Paesi come l'Italia e la Francia e sono molti i manga che hanno come ambientazione il nostro Stivalone (mi vengono in mente La Madonna della Ghirlanda, Hetalia, o Thermae Romae...) e sì, in effetti vederci raffigurati con gli occhioni mangosi fa un certo effetto! :DDD
      Come giustamente fai notare, il Leo in questione non può essere il DaVinci (peccato), e se lo fosse hanno inciuccato le quote, perché LUI all'inizio del XVI secolo era già bello vecchiotto...
      Grazie mille per il tuo intervento e a presto!

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    2. Quindi magari potrebbe pure esserlo :) chi lo sa...

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  6. Non sarei così severo verso lo stile "manga" inserito dentro un'ambientazione storica; almeno nella mia esperienza risulta molto più interessante di certe ricostruzioni storiche fumettose italiane, dove si avverte troppo l'ansia documentaristica di spiegare il lavoro di ricerca svolto, a scapito della storia. Se come in questo caso il setting non presenta come protagonisti personaggi storici di rilievo è una buona mossa. Poi... non so, lo stile manga ormai mi sembra appannaggio anche di tanti autori occidentali. Ad esempio l'anime Drifters è completamente animato da un singolo francese, il folle Cedric Herole.

    A volte gli scenari eccessivamente dettagliati mi trasmettono un'impressore fotografica, ma dalle immagini non mi sembra il caso.

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    1. Caro Coscienza, sposo in toto il tuo pensiero (pur se non conosco l'anime Drifters, che ho googlato or ora e ha comunque una "presenza" affascinante), specialmente se ripenso a certe recenti produzioni bonelliane che soffrono delle sindromi che tu descrivi, e che io molto più banalmente definirei come "noiooose" (ma si sa, Bonelli fornisce ciò che il suo pubblico vuole...).
      L'effetto di straniamento cui ho accennato non è necessariamente negativo; un pochino lo è, casomai, lo stereotipo, l'esotico "perché sì", la forzatura del luogo comune. Ma ci si può soprassedere, se l'opera si fa leggere/guardare. Mi viene in mente Porco Rosso, che raffigura in Italia che, invece, non esiste né nel passato né nel presente, un'Italia un bel po' inventata che però, insieme alla bellezza della storia e dei personaggi, rende quell'anime un vero gioiello :)
      Grazie mille per il tuo commento e, a proposito, l'ultimo tuo articolone su Stephen King me lo sono "bevuto", super-interessante! Soprattutto perché non concordo con la maggior parte dell'analisi (a dire il vero concordo con l'analisi, ma non con le conclusioni), ma io tutto sono tranne che un esperto kinghiano, ma solo un lettore (molto) soddisfatto; non un fan, ci tengo a precisarlo. Comunque ho adorato l'articolo, complimenti davvero!
      A presto

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    2. "Drifters" non è molto sottile e l'originale autore del manga ha la stessa profondità psicologica di un tostapane, ma è divertente.

      Grazie per i complimenti all'articolo, non mi aspettavo l'avessi letto! Ti dirò, mi è leggermente dispiaciuto, perchè King come "persona" sembra davvero simpatica, si è sempre fatto in quattro per aiutare i colleghi. Però davvero, all'ennesimo articolo su quant'è bello "It" di King, mentre qualche mese fa nessuno avrebbe toccato quel romanzo nemmeno con la punta di una pertica di nove metri... ecco, sentivo che una risposta fosse necessaria.

      L'Italia immaginaria dei giapponesi è un luogo strano, per certi versi una Toscana estesa all'intera penisola, ma è un passo in avanti rispetto all'immagine che hanno delle altre nazioni europee - almeno non siamo come i francesi ridotti alla sola Parigi. :-D

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    3. Li leggo tutti gli articoli del tuo blog, da diverso tempo :)
      Sei lì, nella colonna a destra dei miei "preferiti", quindi... sei un preferito! :D
      In effetti anche per me la Francia è Parigi, in questo sono un po' giapponese :)
      Salutoni

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  7. Ciao!
    Ammetto che la trama lascia freddina anche me... non so se rientrerà nei miei acquisti... magari propongo anch'io alla mia fumisteria di provare i primi quattro/cinque e poi pagarli! Baci e a presto

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    1. Eh cara Hana, non sarebbe male se si potessero fare "acquisti" del genere, del tipo "soddisfatt* o rimborsat*" :D
      Comunque basandomi sulle recensioni del tuo ottimo blog, direi che Arte difficilmente potrebbe rientrare nei tuoi gusti...
      Un baciottone e a presto!

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