sabato 16 settembre 2017

Il mio Quarantennale del Punk - pt. 4 - FINE



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Ero rimasto allo scioglimento del 5° Braccio. E avevo promesso: "AdrenalinaDeclino, finalmente un amore (breve ma intenso), Negazione, nuove amicizie (e tradimenti) e una seria tragedia. Ed eccole qui sotto, in ordine sparso.
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La scena punk "anarchica" [1] torinese frattanto cresceva in tutti i sensi: nuove persone ingrossavano le fila delle band e non solo e si moltiplicavano le iniziative, dai connotati sempre più marcatamente politici.
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Anche i contatti tra le varie scene italiane si moltiplicavano ed era sempre più frequente trascorrere i week-end fuori città, per andare a suonare da qualche parte (Milano, Bologna, Carpi, Udine...) o per assistere a qualche concerto.

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Attack, fanzine realizzata dai miei amatissimi Raf Punk di Bologna
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Aumentavano i dischi e le cassette autoprodotte dalla band torinesi e italiane, aumentava la consapevolezza musicale (non solo quella politica) e molte band cominciavano a dettare nuovi stilemi che avrebbero influenzato band di tutto il mondo e anche di altri generi musicali [2]
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Insomma, aumentavano esponenzialmente i contatti tra le persone ovviamente tenuti con mezzi che oggi sembrano risalire all'età della pietra (carta e penna, buste e francobolli, pacchi e pacchetti e tante file agli uffici postali...)
E la maggior parte dei viaggi si effettuavano in treno.
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Chi ha qualche esperienza, anche indiretta, con gli attacchi di panico sa bene che ci sono ben poche cose più devastanti e scatenanti di un viaggio...
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Tutti - tutti - i viaggi che feci all'epoca, che fossero in treno o in auto o in autostop, che fossero brevi (ad esempio al Virus di Milano) o più lunghi, che fossero fatti con persone che amavo o che detestavo, che parlassi e scherzassi, mangiassi o bevessi, che guidassi io l'auto o che fossi trasportato, ogni viaggio fu per me un'agonia.
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Fiato corto, cuore a mille, fame d'aria, un'orribile, irrazionale paura (di cosa non era dato sapere; di morire, forse?...) che rendeva le pareti della mia gola dure come la pietra.
E nessuno - nessuno degli amici/amiche o sodali di band - sapeva nulla di tutto ciò.
Forse qualcuno intuì, e se così fu si guardò bene dal farmene parola.

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Corteo a Milano. Io sono quello con la scritta Black Flag sulla manica del giubbotto. (1983)
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Dunque, eravamo oramai in pieno 1983 e poco dopo lo scioglimento del 5° Braccio, il chitarrista T., la mia amica PS. ed io, formammo una band che purtroppo durò lo spazio di un unico brano - Presagio di Morte - registrato col mangiacassette e finito in una delle compilation che fecero il giro del mondo.
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Delle Adrenalina, questo il nome scelto per l'estemporanea band, facevano parte oltre a T. ed io alle chitarre, PS. alla voce, L. (una ragazza) al basso e M. alla batteria.
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Come strumentisti L. ed M. erano assoluti principianti, mentre T. e io ce la cavavamo alla grande con le chitarre e PS. aveva una voce da far invidia alle cantanti dei Crass!
Il brano, musica mia e testo della cantante, mi piaceva moltissimo e adorerei risuonarlo e registrarlo in modo appena un po' più "professionale". Chissà se riuscirò mai a realizzare questo piccolo sogno.

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So che aspettate che parli dell'amore e quindi comincio, visto che ha a che fare con le Adrenalina, il cui batterista era M., un ragazzo un po' più giovane di me di cui ebbi la sventura di innamorarmi la prima volta che lo vidi.
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Non so dire se fosse brutto o bello [probabilmente se vedessi oggi una sua foto dell'epoca non mi piacerebbe; i miei gusti in fatto di uomini sono parecchio, parecchio mutati negli ultimi 35 anni...], so solo che appena lo vidi provai per lui un sentimento che non provavo più da anni. 
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Non ho mai capito se lui fosse gay, se lo fosse "in parte", se fosse una persona "indecisa" oppure se fosse decisamente gay e non lo accettasse del tutto o infine se fosse solo curioso di provare qualcosa di nuovo...
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Brano meraviglioso cantato da Gary Floyd uno dei primi gay dichiarati 
della scena punk americana, voce dei Dicks (band comunista!): 
"Hate the Police" (1980)

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Non erano solo gli attacchi di panico ad angustiarmi la vita in quel periodo, ma anche un'autostima prossima allo zero. Cosa può accadere a una relazione tra una persona chiusissima, cupa, paranoica, nero dentro e fuori, flirtante con l'autolesionismo - lui - e una persona ansiosissima e con autostima zero, convinta di essere orrenda [3] - io?
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Una relazione tra due persone così non poteva che essere breve e risultare disastrosa, lasciare strascichi pesanti e ricordi dolorosi.
Oltretutto io vivevo nel terrore di ciò che, per certo e quasi scientificamente, sarebbe avvenuto, ovverosia il termine burrascoso della nostra relazione.
[In effetti a quel tempo non ero in grado di pensare di poter meritarmi qualcosa, come per esempio l'amore].
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La scena punk torinese era omofobica e maschilista [4].
Oh certo, nessun frocio è mai stato picchiato dai punk torinesi (almeno non che io sappia), ma non ho mai considerato l'omofobia come una questione di pura violenza fisica.
"Frocio" e "ricchione" erano gli insulti più gettonati. E quando qualcosa andava storto "ce lo si era preso nel culo". ["Vabbè, maddài, son solo parole! Non sarai mica uno di quei rompicoglioni del "politicamente corretto", eh?"]
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M. e io eravamo guardati con un misto di stupore, disgusto e pena. 
D'altronde il punk all'epoca era una cosa maschia e virile, anzi macha addirittura e le ragazze e le donne del punk dovevano "avere le palle".
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CRASS: "Penis Envy" (UK, 1981) - I Crass sono stati la mia punk band preferita in assoluto. Questo album in particolare è una feroce critica al maschilismo/machismo e al sessismo.
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Due uomini che andavano a letto insieme erano una curiosità e anche una cosa un (bel) po' disgustosa e in quel periodo a parte la mia amica PS. nessuno, nessuno, nessuno mi chiese qualcosa di quella relazione: come stava andando, se stavamo bene o qualsiasi altra cosa. Omofobia ferocemente silenziosa.
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Nel frattempo T., l'ex chitarrista del 5° Braccio, e io ci guardavamo intorno perché eravamo tenacemente determinati a formare una grande hardcore punk band che fosse velocissima, potente e con testi autentici, vissuti e senza slogan in rima.
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Avevamo già improvvisato parecchio materiale in "sala prove", ma essendo solo chitarra e batteria bramavamo di avere un basso e una voce per poter, finalmente, partire col nostro progetto.
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All'ultimo concerto del 5° Braccio - che si era svolto a Genova - prima di noi aveva suonato un gruppo nuovo, di Torino, che né io né T. il chitarrista avevamo mai sentito nominare e di cui non conoscevamo i membri.
Avevano un nome orrendo - Antistato o Anti-Stato, non ricordo - ma ci colpì moltissimo il cantante. Aveva una voce bassa e potente, gutturale e con un bellissimo timbro.

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Si chiamava Z. e una sera lo invitammo a bere una birra per proporgli di fare una band con noi: lui alla voce, T. alla chitarra e io alla batteria.
Ci rispose che ci stava, ma solo se prendevamo anche il bassista degli Antistato, M.
Ci rimanemmo un po' di merda, perché sia io che T. eravamo rimasti colpiti in negativo da quanto male suonasse il basso questo M. ... Io soprattutto lo trovavo proprio terribile: non aveva orecchio né intonazione e maneggiava il basso come se fosse qualcosa che non c'entrava nulla con lui, un oggetto che gli era totalmente estraneo.
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Non un grande tecnico del basso, ma un grande bassista! Dee Dee Ramone (1951 - 2002)
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Provai a oppormi fermamente e a convincere Z. a lasciare quel pessimo bassista, ne avremmo cercato uno migliore. Z. fu irremovibile e pur di avere lui nella band, accettai anche il pessimo bassista.
La storia diede "ragione" a loro: T., Z. e M. diventarono la più famosa punk band italiana del pianeta.
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Gli inizi coi Negazione - questo il nome che scegliemmo per la band - furono comunque entusiasmanti perché per la prima volta dopo molto tempo mi sentivo libero, libero di suonare come mi piaceva, libero di esprimermi e di esprimere le mie idee senza timore di censure o "disprezzi" vari. La band era veramente una democrazia: quattro teste pensanti, una testa valeva una testa, nessuno prevaricava nessuno, il clima era caldo e amichevole. Finalmente.
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Come batterista ero diventato una specie di fenomeno: per essere un autodidatta ero un mostro, velocissimo, preciso, un metronomo vivente, un terremoto che non sbagliava un colpo. So che venivo considerato uno dei migliori batteristi hardcore italiani. [So che non è carino lodarsi, ma quando ci vuole, ci vuole]
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Forse fu per questo che un'altra band chiamata Declino mi volle, anzi mi pretese, come batterista in condivisione coi Negazione. Mi fu comunicato che io ero anche il loro batterista. Un po' per scherzo, un po' perché tremendamente lusingato, accettai di suonare anche coi Declino. In fondo cos'era suonare con due band per uno dei batteristi migliori della scena?
Bastava che nei concerti mi fosse dato il tempo di riposare un po' tra le due band, insomma che non facessero suonare Negazione e Declino di seguito, perché probabilmente sarei morto per collasso cardiaco.
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NON POSSEGGO ALCUNA FOTO 
CHE MI RITRAGGA COI DECLINO E/O COI NEGAZIONE
SORRY...
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Del mio periodo passato coi Negazione non esiste granché come documento sonoro eccetto alcuni brani presenti in una cassetta compilation (che comunque ha girato il mondo), ma di qualità veramente pessima, purtroppo. Non vorrei esagerare con l'autoincensazione, ma è proprio in quei brani, però, che ho dato il massimo come batterista hardcore: onestamente, più veloci e precisi e potenti di così era impossibile, e sarebbero dovuti arrivare, qualche anno dopo, i blast beat del Death Metal e del Black Metal per concepire una velocità maggiore di quella. 
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Nonostante la qualità veramente pessima di quelle registrazioni, ci sono persone appassionate di quel glorioso periodo hardcore che, dagli USA, ne hanno tratto un "bootleg" in vinile! Purtroppo il vinile è sold-out, altrimenti me lo sarei comprato, anche perché quando ne ho vista la pubblicità on-line, grazie alla mia amica PS., mi è venuta un po' la pelle d'oca: .
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certe citazioni fanno sempre piacere


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Coi Declino invece incidemmo subito un ep  [extended play] 45 giri su vinile, autoprodotto dal collettivo Punx Anarchici di Torino.
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Il disco venne registrato in fretta e furia, sempre a causa della cronica mancanza di denaro, su 4 piste e credo non sia stato nemmeno remixato. Sebbene la qualità sonora non sia granché (è un eufemismo...) resta un disco del quale sono profondamente orgoglioso e che mi appartiene molto di più di quanto mi appartengano i ricordi del breve periodo passato a suonare con quella band. 
Eccolo qui sotto: se lo ascolterete - ad alto volume, ovviamente - ne sarò felice.
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La mia storia col Declino durò pochissimo anche perché  non c'era una grande amicizia tra me e gli altri componenti della band: mi sentivo più un session-man che un membro effettivo del gruppo. Non è stata colpa di nessuno, semplicemente non c'era quel gran feeling tra di noi. Ho sempre, però, apprezzato moltissimo i testi della band, composti da S., il cantante; in realtà li apprezzo ancora oggi e me li sento molto vicini... 
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Quindi un giorno li mollai, tornai in pianta stabile per un breve periodo coi Negazione, dopo di che successe una tragedia che mi fece uscire di testa.
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.INTERMEZZO
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Ci fu, nel 2006, una specie di "reunion-per-una-sera" dei Declino con una formazione "monca" (soprattutto mancava il cantante S.): ecco, quello - anche se non c'entra granché con questo mio "Quarantennale" - è un piacevole ricordo perché la serata fu divertente e perché, dopo ventitré anni che non toccavo, letteralmente non toccavo una batteria, dopo quattro ore di prove passate più che altro a ridere e a cazzeggiare, sono stato più o meno in grado di "tenere" una mezz'oretta di concerto più che dignitosamente. Il tutto con una dolorosa, e ovvia, tendinite al polso destro dovuta a quelle improvvise quattro ore di prova di cui sopra...
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In effetti quel mini-concerto è disponibile su youtube, se proprio uno/a volesse farsi del male... Ok, eccolo qui sotto, diviso in due parti:
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(parte dei) Declino al Bloom di Mezzago - 2006 - 1a parte

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2a parte
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FINE INTERMEZZO
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La relazione con M. si interruppe bruscamente, e non poteva che andare a finire così. Lui era sempre più cupo e inoltre gli stavano capitando situazioni per nulla piacevoli in famiglia; io ero ossessivo e ossessionato dall'idea di perdere quell'unico amore che mi era capitato in quegli anni; la relazione era diventata malata, assolutamente non paritaria, ansiogena e depressiva e gli "amici" non facevano certo il tifo per noi. Anzi...

Ma non fu certo questa la tragedia che mi colpì.
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Marzo - Maggio 1983: in nemmeno due mesi persi entrambi i miei genitori.
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A parte i Negazione - cui darò sempre merito per questo - e la mia amica PS., nessuno mi fu vicino in quei momenti. Nessuno fece neppure finta di essermi vicino.
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Una sera, poco dopo la morte di mio padre, andai alla consueta riunione dei punx anarchici. Nulla so e nulla ricordo di quella sera, se non che, fuori dal portone a fumare c'erano tre persone - ricordo esattamente chi fossero - che sghignazzavano convulsamente e uno stava dicendo: "Minghia oh, prima la madre e poi subito dopo il padre! Ma quello porta proprio sfiga!" e giù a ridere
Chissà, forse era il loro modo per elaborare il (mio) lutto.
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mamma e papà al mare (1981)
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Adesso più che mai era imperativo sopravvivere. Niente di più che sopravvivere, quello era l'obiettivo primario. Non soccombere a tutta quell'angoscia, a quella fame d'aria e alla mia gola che diventava sempre più rigida, così come la mia schiena e le mie gambe.

Mi ritrovai a non riuscire più a dormire. [Tutt'oggi il sonno non è propriamente una delle attività che mi riesce meglio, diciamo così...]Tornai ad abitare nella casa in cui abitavano in affitto i miei, la casa da cui ero uscito qualche anno prima per inaugurare la mia indipendenza.
Beh, almeno non dovevo più gelare d'inverno e subire fin nelle ossa l'umidità di quella squallida topaia di via Salerno..
Mi sentivo più o meno così, come questa canzone qui sotto (anzi no, molto, molto peggio...):.
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Uno dei miei brani preferiti dell'epoca: Kids of the Black Hole, degli americani Adolescents (1981)
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Oltre agli attacchi di panico, sempre frequenti, e all'insonnia, cominciò un devastante periodo di "blocchi" muscolari - di evidente carattere psicosomatico - che mi fece capire molto bene l'idea del dolore fisico. Schiena e gambe erano un grumo di marmo, perennemente doloranti, era faticoso camminare, stare seduto, stare sdraiato; nessun farmaco leniva il dolore. Cominciai una fisioterapia che dopo un po' mi diede molto beneficio e soprattutto, in qualche modo, ridusse la durata del dolore: potevano passare anche parecchie ore di relativa serenità muscolare e quindi potei, parzialmente, tornare a svolgere qualche attività.
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Riuscii a fatica a terminare il corso per educatori specializzati e, non so come, vinsi il concorso comunale per educatore. Di lì a poco sarebbe cominciata la mia [interminabile...] vita professionale.
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Nel frattempo ero diventato molto amico - direi quasi fan - di un ragazzo che suonava in una band che, a mio parere, faceva cose interessanti e aveva interessanti potenzialità e cercava di uscire dagli schemi troppo rigidi dell'hardcore. La band aveva idee che coinvolgevano anche piccole azioni "teatrali" (che con una certa pomposità chiamavamo performances), brani preregistrati da usare in concerto e, insomma, piccole cose del genere che all'epoca parevano il massimo dell'evoluzione.
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...se nel frattempo volete sentire il più bel brano dei Negazione
(no, non ci suono io,  alla batteria c'è Michele Barone): 
Tutti Pazzi, autoprodotto, 1985
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Suonare la batteria era diventato più difficile a causa del dolore alla schiena e desideravo moltissimo tornare a suonare il basso. Senza preavviso mollai i Negazione e cominciai a "corteggiare" il ragazzo di cui sopra per entrare come bassista nella band di cui sopra [che no, non nominerò].
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Da parte mia nacque una profondissima amicizia con quel ragazzo, supportata da un'immensa stima che avevo, oltre che per lui, anche per gli altri due membri della band, per le loro idee, musicali e non. Inoltre tutti e quattro amavamo moltissimo i CRASS.
Entrai nella band e facemmo subito diversi concerti, molto belli, pieni di emozione vera e molto partecipati.
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Capisco che possa sembrare esagerato, ma per me far parte di quella band era, in quel momento di pura tragedia e delirio e profondissimo disagio, l'unica gioia, l'unica consolazione. Mi concentravo sulla band, mi esercitavo al basso, frequentavo gli altri membri della band che, ai miei ingenui occhi di quel momento, mi apparivano come i miei migliori amici. Forse gli unici oltre la cara PS.
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Una sera andammo tutti e quattro in birreria. C'era un po' di silenzio e un certo imbarazzo. Nessuno mi guardava negli occhi. Dopo un bel po' di rimbalzi, del tipo "diglielo tu, no diglielo tu" [asilo nido] mi si disse - senza "una riga di spiegazione" - che ero fuori dalla band. Vualà, fine della storia.
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Quale miglior occasione per ascoltare ancora una canzone 
di uno dei miei gruppi preferiti di tutti i tempi? 
"Big a little A", CRASS  (1981, Crass Records)
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All'inizio del 1984 cominciai a lavorare. Cominciai a fare ciò per cui avevo studiato, l'educatore. Lavoravo con persone disabili adulte, anche gravi. 
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Grazie a ciò alcuni degli "amici" punk, tutti rigorosamente mantenuti dalle proprie famiglie, mi chiamarono - sorridendo, eh! - "servo del sistema"
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Pare quasi inutile giustificarsi [eppure una parte di me si sente ancora in colpa]; ma non avendo io nessuno che, come dicono i francesi, "mi parasse il culo" (ovverosia ero solo al mondo e dovevo provvedere a me stesso e no, i miei genitori, economicamente due poveracci, non mi avevano lasciato un soldo in "eredità", ma solo dolci ricordi), dovetti necessariamente diradare ogni eventuale attività musicale e anche i concerti potevo farli solo nel weekend. 
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In effetti il Sistema mi aveva fregato ben bene [sono serio], ma purtroppo non ero portato né per vivere alle spalle altrui né per vivere di espedienti e neppure per intraprendere strade magari più personali, ma rischiose, a causa soprattutto del problemino del panico e del mio profondissimo disagio esistenziale, che mi lasciava appena il tempo di respirare e sopravvivere.
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Così, senza fanfare né fuochi d'artificio e nemmeno feste d'addio, finì uno dei periodi più intensi - e devastanti, e importanti - della mia vita. 
Per oltre un anno, sempre servendo il Sistema accudendo al meglio persone disabili gravi, appesi al metaforico chiodo bacchette e basso e smisi di suonare (esercitandomi comunque a casa, da solo, con la chitarra).
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Nel 1985 il periodo di inattività terminò ed entrai nella più grande hardcore-thrash-metal band italiana di tutti i tempi... ma questa è un'altra storia.
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Grazie davvero a chi ha letto fin qui.
. ...e ora, torniamo ai fumetti?...
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Il mio Quarantennale del Punk - FINE
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. Note:
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[1] Già spiegato, ma meglio ribadirlo: se talvolta uso le virgolette per il termine "anarchico" associato a "punk" non è per una mancanza di rispetto per l'ideologia anarchica - ricordo che l'estinzione dello Stato sarebbe l'obiettivo, il clou, dell'ideologia/utopia marxista - ma perché molte persone, me compreso, si identificavano con quel tipo di scena e con le iniziative che si facevano pur non definendosi, o non sentendosi, anarchici/che.

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[2] In numerose interviste fatte a band considerate mostri sacri dello Speed Metal, Thrash Metal, Death Metal, Grindcore, Black Metal, Metalcore, Goth, Crust, D-Beat etc. vengono menzionate come grosse influenze musicali non solo band di hardcore punk, ma band ITALIANE di hardcore punk!
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[3] Su questa cosa sì che posso dire di aver fatto uno splendido lavoro! Anni e anni di autoanalisi, un culo nero, ma alla fine la piena, felice accettazione del mio aspetto esteriore, senza forzature né autoinganni. Anzi, non "accettazione", ma amore. Potete stupirvi finché volete, ma oggi io mi trovo bello! :) [Mio marito è d'accordo anche lui]
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[4] Una delle frasi più sprezzanti e umanamente disgustose che mi abbiano mai rivolto in tutta la mia vita mi arrivò da un compagno anarchico... Durante una cena tra "amici" - era il 1984 e si era in pieno delirio aids - il suddetto compagno mi disse, con un tono che nemmeno il peggior parroco reazionario del secolo scorso avrebbe usato: "Ma tu cosa hai intenzione di fare per questo aids?" Al ché io polemicamente gli risposi: "TU piuttosto, cosa hai intenzione di fare?". Lui con un sorriso sprezzante rispose: "Ah, non è certo un mio problema, ma tuo e di quelli come te"
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[5] Se per caso qualcuno scoprisse il motivo della mia cacciata dalla band me lo faccia sapere, grazie. Dopo 34 anni giusto un briciolo di curiosità, lo ammetto, m'è rimasta. 
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Orlando, 1983 (con la band che non mi sento di nominare)



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17 commenti:

  1. ...è bruttina questa ultima parte, vero? Sono il primo a constatarlo.
    Ho voluto finire questo "Quarantennale" in fretta e furia, tagliando e autocensurando un bel po', perché mi sembrava, e ancora mi sembra, di non aver centrato il punto. Anzi di aver centrato poco di tutto.
    Ho iniziato a scrivere questa cosa del "Quarantennale" perché credevo, inguenuissimamente, di "chiudere qualche conto" con me stesso, con una parte del mio passato.
    Mah...
    Forse credevo che quattro articoletti potessero cambiare qualcosa dentro di me o nelle mie auto-percezioni, evidentemente mi sbagliavo. Forse avrei dovuto lasciar perdere o, al contrario, scriverci un libro sopra, ma letto solo da me stesso e per me stesso.
    Comunque vabbé, è andata così. Ora sapete che ho sofferto di attacchi di panico e che suonavo la batteria velocissimo. Perché, a rileggermi, mi pare di aver detto solo questo...
    D'altronde, questo è uno stupido blog, cosa diavolo pretendevo?!?
    Spero che almeno qualcuno dei brani musicali l'abbiate ascoltato, perché sono certo, certissimo che è tutta roba di cui non sospettavate nemmeno l'esistenza.
    E forse era meglio così? :D
    Un bacio, torniamo ai fumetti davvero, và.
    Orli

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  2. Questa "cavalcata" nella musica del passato e nei tuoi ricordi è stata un tour de force molto interessante e appassionante, per me (ho letto le quattro parti tutte insieme). Invidio questa capacità di comunicare cose personali in modo tanto sincero; personalmente non ci riuscirei mai, ma danno il vero senso del clima che hai vissuto in quel periodo immagino unico, di cambiamenti così veloci e repentini.

    Non credo si possa riuscire a controllare un flusso di coscienza vero e proprio mediante la narrativa e, alla fine, i ricordi in qualche modo prendono sempre il sopravvento e diventano loro i protagonisti. Mi sono spesso interrogato su come rendere al meglio il concetto di "autobiografia", senza arrivare mai a una conclusione soddisfacente. I tuoi ricordi comunque "suonano" e "cantano" molto bene. Un saluto.

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  3. Caro Andrea, francamente non saprei se lo "sputtanarsi" pubblicamente con tale fervore sia una cosa davvero "invidiabile"... :)
    Talvolta - sempre più spesso - dubito addirittura che questi scritti siano reale "comunicazione". Inoltre, inutile negarlo, in questi casi (queste tipologie di scritti) è forte la componente di vanagloria/vanità che non sono certo vada alimentata...
    In effetti sono dannatamente critico con queste mie "Quattro parti"; non so esattamente cosa sperassi di ottenere (pacificazione interiore? simpatia dal "mio pubblico"? dire: "ok, adesso non sono niente, ma una volta ero importante!"?...), ma decisamente NON l'ho ottenuto :D
    Piantandola con questa fastidiosa autoflagellazione, forse queste Quattro parti, estrapolandone la maggior parte di contenuti emotivi personali, presentano qualche interesse, diciamo così per intenderci, "storico", perché in effetti quello fu un periodo di importanti cambiamenti dei quali il punk, per quanto assai minoritario, era una componente forte e ha lasciato un'eredità - sia in positivo (poca roba...) che in negativo (parecchia...) - più pervasiva di quanto si possa pensare.
    Credo di capire il motivo per il quale non sei mai arrivato a una conclusione soddisfacente su come rendere al meglio il concetto di "autobiografia", è un concetto compresso e denso di infinite connessioni e implicazioni. Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato che l'unico motivo per approcciarsi ad essa dal punto di vista del narratore sia quello "terapeutico", per ora non vedo altre "strade".
    Però grazie, dal profondo del cuore, per aver letto e apprezzato, caro Andrea.
    Io ho un po' una venerazione per il tuo blog "Atari, magari.." e di conseguenza ho una grossissima stima nei tuoi confronti, quindi un apprezzamento fatto da te, per me ha una valore particolare.
    Un caro saluto.

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  4. Arrivo in ritardo ma ho avuto un piccolo trasloco da fare ^^
    Come sempre, grazie ancora per aver condiviso questi ricordi e esperienze. Mi dispiace molto per i tuoi genitori... deve essere stato terribile.
    Purtroppo in qualsiasi gruppo di persone (gruppo politico, band, etc...) ci saranno sempre degli idioti a empatia zero e questo credo sia proprio un tratto di una certa (dis)umanità, quindi poco importa come si definiscano. Spesso chi provoca e inneggia alle più grandi rivoluzioni, sotto sotto non è molto diverso da un reazionario qualsiasi dal punto di vista umano >_>"

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    1. Cara Millefoglie!
      Spero ti stia trovando bene nella tua nuova città :
      (Io ho appena finito di rispondere a un'email dei nostri amici emiliani ^___^).
      Sai che lo penso sul serio quando ti dico che sono io a ringraziare te che ti sei letta tutta questa pappardella... che a rileggerla mi lascia profondamente soddisfatto, ma non importa, evidentemente avevo bisogno di scrivere ciò che ho scritto e va bene così :)

      Per quanto riguarda la seconda parte del tuo gradito commento, guarda... arrivo a dire una cosa veramente brutta, ma è la mia esperienza: ho avuto più problemi con "i compagni" che con persone che "compagni" non erano, come i metallari torinesi ad esempio o la colleganza lavorativa o addirittura persone religiose [non kattolike] che ho frequentato per qualche anno.
      Per me è orribile da dire, visto che sono e resto una persona di sinistra (mooooolto di sinistra...) ma se ci sono persone con cui mi sono sempre, sempre!, trovato malissimo sono proprio "i compagni"...
      Un anno e mezzo fa, per fare un esempio, io e mio marito ci siamo trovati ad affrontare un fuoco di fila tipo santa inquisizione da una "compagna anarchica" [davvero odiosa e arrogante...] che non riusciva a capire, ma soprattutto ad accettare, che noi volessimo sposarci.
      Mi ha interrotto diverse volte dicendomi di "non parlarle come se fosse la mia panettiera", al che le ho ricordato che la mia vera panettiera è persona più simpatica e sensibile di lei e soprattutto che quella frase dimostrava un disprezzo TUTTO BORGHESE per le persone che svolgono un mestiere considerato "umile"... Una stronza che spero davvero di non rivedere mai più nella vita. E alla quale non mi sono risparmiato di, come si suol dire, "dirgliene quattro", sia io che mio marito.
      E' proprio vero: avere una certa ideologia non garantisce proprio nulla, anzi!

      Ti ringrazio per le tue parole cara Millefoglie e ci rivediamo presto!

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    2. ...profondamente INsoddisfatto, cribbio!
      Sarà stato un lapsus freudiano? ^____________^

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    3. Per me è un piacere leggerti, lo sai! ;)

      Purtroppo certa gente si identifica in certi movimenti/gruppi/etc... soltanto per moda e per sentirsi alternativo/a ma in realtà è molto più bigotto di una persona che preferisce tenersi fuori da qualsiasi etichetta e che quindi ha un modo di pensare molto più elastico.
      Mi dispiace per l'accaduto! Avete fatto bene a risponderle a tono, perchè con certe persone non si può fare altrimenti. Ma poi, se voi vi siete voluti sposare, cosa fregava a lei? Sono scelte vostre molto personali che non intaccano la sua vita, quindi che vada pure a farsi una passeggiata! u_u

      A presto! Se passi da queste parti fammi sapere eh! ;)

      Elimina
  5. Il commento di AndreaP mi ha fatto toccare con mano ancora una volta la mia superficialità perché leggendoti non mi sono posta mai domande sulla possibilità o sul senso dell'autobiografia, sono rmasta al livello "narrativo" che mi ha acchiappato e sedotto senza momenti di pausa. E mi ha anche fatto pensare. A quegli anni che ho vissuto in modo completamente diverso ma di cui ho condiviso totalmente pensiero e atmosfere, e al cumulo di esperienze che hai fatto nel giro di pochissimo tempo, e a un'età molto verde. Leggerti ė stato un gran piacere per cui poche storie e continua con la storia della più grande metal thrash hardcore band italiana. E grazie per avercela contata per un po'. 😘😘😘

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    1. Cara Consolata, se tu sei superficiale io sono una suora eschimese con le pinne! :)))
      Poi, certo, Andrea P è un genio, ma tu non sei da meno. [Ne approfitto per segnalare uno dei suoi blog, il mio preferito: https://atarimagari.blogspot.com/ ].
      Durante le sedute di psicoterapia - i soldi meglio spesi della mia vita! - una delle consegne volontarie era quello di scrivere, di usare proprio l'autobiografia in senso terapeutico, ma soprattutto auto-terapeutico... Beh, la mia fottutissima pigrizia mi ha sempre impedito di mantenere una benché minima costanza in questa attività, e me ne sono sempre pentito perché mi piacerebbe moltissimo, oggi, rileggere cose scritte in particolari periodi della mia vita.
      Ma niente, la sfiga della mia vita è l'accidia, perdo tempo con le cose più idiote ed evito come la peste le cose che mi servirebbero. [n.b. Esempio: credi che da "quel giorno" io abbia mai preso in mano matite e colori? Ma per carità, non sia mai! Mio marito mi fa dei culi neri - anche perché io lo stresso che "vorrei tanto disegnare..." - ma poi giustamente rinuncia: è mio marito, mica il mio psichiatra :DDD].
      Quindi, come dicevo poco sopra, per me e la mia piccola visione delle cose l'autobiografia è una forma di terapia; anche leggere le autobiografie altrui, per quanto mi riguarda, è terapeutico e/o formativo.

      Per quanto riguarda il continuare col periodo Metal... beh, sono tentato ovviamente, però se così decidessi, credo che sceglierei un altro spazio (ho registrato diversi "dominii" su Blogspot, potrei sfruttare uno di quelli...). Ma, appunto, è una cosa ancora tutta da decidere.
      Nell'immediato vorrei tanto trovare qualcosa di intelligente da dire sul fumetto che ha fatto una mia amica, del quale è appena uscito il secondo volumetto, la quale amica ha uno stile che adoro!
      Vado a provarci, via! :)
      Baci e a presto!

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    2. Ciao Orlando, passo più che altro per ringraziare per gli (immeritati) complimenti. Immeritati più che altro perché il mio blog giace morente (morto?) da tempo immemore e non credo meriti tutto questo rispetto, a causa della mia mancanza di costanza e interesse. Il 2016-17 sono per me gli anni del distacco dal mondo dei fumetti e tutto ciò a esso legato, quindi tutto si è ripercosso anche in quella sede. Grazie dell'attestato di stima, l'ho apprezzato molto. Un caro saluto.

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    3. Carissimo Andrea, le cose che scrivi, che hai scritto (che scriverai, dài!) sono belle e interessanti indipendentemente dal tempo che passa da un "aggiornamento" del blog ad un altro.
      La stima che ho per te è - e che so essere condivisa da altri/e - senz'altro meritatissima :)

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  6. Per consolarti: io ho scritto montagne di diari e resoconti di sogni, ma mi farei tagliare una mano e due piedi piuttosto che rileggerli (una volta, molti anni fa, che ci ho incautamente provato sono piombata in uno stato di depressione totale)... 😘😘😘

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    1. Credo che per me non sarebbe così, anzi amerei confrontare nero su bianco il "come stavo di cacca allora" e il come stia meno di cacca oggi, seppure più vecchio e quindi con meno tempo davanti.
      Mi piacerebbe poi aver continuato, come avevo cominciato a fare, a scrivere i sogni che ricordo, che sono sempre super-pazzeschi e, per non averli scritti, ne ho oramai "persi" un sacco.
      [ma come fai a fare "le faccine", cribbio?!?]

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    2. Uso l'iPad... con il pc non le posso fare. Le faccine.

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