mercoledì 15 marzo 2017

[de]Formazione Musicale

Sempre io, solo un po' più piccolo...


Doveva essere il 1963 o '64, sono sicuro di questo perché l'evento accadde prima della mia orrenda frequentazione dell'asilo dalle suore, nel 1965.
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E' uno dei miei primi ricordi: domenica mattina, le campane della chiesa vicina battono qualcosa (le ore o altro) e in tinello c'è trambusto. Mio padre è arrivato dalla cantina con uno scatolone su cui sono stampati dei bicchieri, equivalente grafico della scritta "fragile".
Mia sorella, allora tredici/quattordicenne - ai miei occhi di quattrenne già una signorina adulta - è visibilmente eccitata. 
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Mi alzo dal letto, entro nel tinello, intravedo lo scatolo coi bicchieri e vengo bruscamente allontanato da mia sorella, che mi ricaccia a letto; le chiedo "Ma cosa c'è in quello scatolone?" "Bicchieri!" mi risponde secca, e chiude la porta della camera.
Poco dopo si affaccia alla porta con un enorme sorriso mi dice "Vieni a vedere!" e corre di là: mentre percorro il corridoio a piedi scalzi dal tinello arriva una musica, a volume abbastanza alto.
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Sino a quel momento nulla di strano: a casa mia si vive con la radio accesa dal mattino alla sera. La sera la si spegne solo per accendere il televisore, entrato in casa mia insieme a me neonato: l'apparecchio televisivo è la moneta di scambio col quale mio padre baratta il mio nome con mia madre... "Non lo chiamerai "Orlando", che poi lo prendono in giro!" "Ti compro il televisore" "...Oh beh...chiamalo pure come ti pare!". Ecco qui.
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Arrivo in tinello accolto dai grandi sorrisi di mia madre (all'epoca era ancora capace di sorridere, evidentemente), mio padre, mia sorella e mio fratello; al centro del tavolo troneggia un coso su cui gira un disco grande e nero... papà ha comprato il giradischi!
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Questo è ciò che esce dal piccolo altoparlante collocato sul coperchio removibile del giradischi:
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E' la canzone Al Cavallino Bianco dell'eponima operetta in 3 atti di Ralph Benatzky su libretto di Hans Muller-Einigen e Erik Charell e testi di Robert Gilbert.
In realtà quella da me ascoltata quella mattina del 1963 o 1964 su quel magico e immenso giradischi era la versione col grandissimo Paolo Poli (mi spiace, non l'ho trovata in rete).

Certo, un ricordo di circa 54 anni fa può non essere precisissimo, però nella mia testa tutto pare chiaro e limpido: che enorme emozione essere lì, tutti intorno al tavolo a guardare il giradischi e ad ascoltare la canzone...

Subito dopo mio padre, unico al mondo che potesse toccare il marchingegno, cambiò disco e da una copertina di cartone pesantissimo con stampata sopra una foto in bianco e nero virata in azzurro che raffigurava due donne vestite "all'antica" trasse un disco nero con l'etichetta rossa; poggiò la puntina e dopo qualche gracchiata partì questa canzone:
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Si maritau Rosa, canzone tradizionale siciliana, ovviamente adorata da mio padre e da quel preciso momento adorata anche da me.
Eccole le prime due canzoni ascoltate su primo giradischi della mia vita, canzoni da subito e per sempre amate e che ancor oggi mi emozionano.
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Per quella domenica l'ascolto si limitò a quegli unici due LP (allora si chiamavano certamente in altro modo, non so quale; il termine "padelloni" è attestato in casa Furioso da non prima del 1967), lati A e B ripetuti ad libitum fino a sfinimento.

Nonostante la modestissima situazione economica della mia famiglia - mio padre da solo manteneva cinque persone con uno stipendio con cui oggi vivrebbe malamente una sola persona - l'acquisto del giradischi inaugurò il periodico, mai cessato acquisto di dischi.

La radio: un cenno
Come dicevo poc'anzi la radio in casa mia era perennemente accesa, ma dati i tempi l'offerta musicale non era delle più attraenti; tant'è che sino ai primi Anni 70 - cioè fino all'inizio della trasmissione Hit Parade condotta dal grande Lelio Luttazzi - i miei ricordi musicali radiofonici si limitano a qualche sigla; a questa in particolare:
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Mai stato un patito di calcio, ma questa sigla la trovavo e la trovo semplicemente meravigliosa! [E' una cover di un brano di Burt Bacarach, A Taste of Honey, coverizzata anche dai Beatles nel loro primo album]
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I dischi
Non so immaginare al prezzo di quali sacrifici cominciarono a entrare dischi in casa mia, più o meno regolarmente. Datosi che la fonte di guadagno era mio padre, per un po' di tempo fu lui a decidere gli acquisti. Dopo i due LP di cui sopra, il primo 45 giri che entrò in heavy rotation in casa mia fu questo:
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Eviva la radio a galena, vecchio successo del meraviglioso Quartetto Cetra, adorato - sia il complesso che il brano in questione - da mio padre e conseguentemente da me.
La "quota tre", due LP e un 45 giri, durò pochissimo perché mio padre, sincero benché incolto amante della musica, continuò a comprare dischi. E subito dopo il Quartetto Cetra arrivò lui, Natalino Otto: il primo uomo di cui, meno che cinquenne, mi presi una specie di inconsapevole cotta, tanto ero affascinato dalla sua persona, oltre che dalle sue canzoni.
Quella qui sotto è la sua voce e la canzone che canta fu il suo primo 45 giri ad entrare in casa mia:
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La produzione discografica di Natalino Otto era davvero sterminata e diversi altri suoi 45 giri furono acquistati da mio padre, ma questa canzone - Ho un paio di storie da raccontar - fu la prima ad entrare in casa e nella mia testa e ancora oggi ascoltandola quasi mi commuovo.
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Arrivano i BEATLES! (finalmente!)
L'acquisto di dischi, prevalentemente 45 giri, continuò lento ma costante, e nel frattempo, intorno al 1965-1966, la radio italiana comincia timidamente a trasmettere qualche brano di musica "moderna", cioè non necessariamente legata al folk o alla musica classica o alle canzonette allora in voga.

Non so se sia il mio sconfinato ed eterno amore per i Fab Four a fabbricare nella mia testa questi ricordi, ma mi pare che dal 1965-66 in poi anche l'italica radio nazionale cominciò a trasmettere qualche loro brano.
Sta di fatto che il loro nome, complici le riviste musicali che le amiche di mia sorella le prestavano (Ciao Amici e Giovani soprattutto), divenne abituale e molto pronunciato in casa Furioso.
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Ascolta QUI "L'arrivo del Beatles in Italia".
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John, Ringo, Paul e George a Milano - 24 Giugno 1965
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Ricordi deformati o meno sono però sicurissimo che intorno al 1966 in casa mia circolino già dei quaderni protocollo ("da computisteria", credo si chiamino) zeppi di ritagli tratti da riviste in cui i Beatles sono il soggetto maggiormante presente: quei quaderni - scrap-books la loro definizione posteriore - erano religiosamente compilati con forbici e scotch o colla da mia sorella, già accanita fan dei Quattro di Liverpool.

Oltre agli scrap-books, preziosissima fonte di sogni e informazioni per il sottoscritto, cominciarono le famigerate - e mai abbastanza benedette - "Feste in Casa" che consistevano in festicciole a base di cocacola, fanta, patatine e giradischi: amiche, amici e compagne/i di scuola arrivavano a casa di chi indiceva la "festa" portando bibite, dolci e soprattutto dischi. Le "feste" si svolgevano sotto supervisione dei genitori, che mai avrebbero lasciato da sola cotanta gioventù.
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Anche mia sorella ebbe finalmente il permesso di indire qualche "festa in casa": in questo modo le mie conoscenze musicali decuplicarono, centuplicarono!
Cominciò anche il prestito dei dischi.

Il primo brano dei Beatles di cui ho coscienza - voglio dire: quello che ricordo come "ah, questa dunque è una canzone dei Beatles!" con conseguente immediato amore è questo:
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Sono sicuro che I Should Have Known Better non sia il primo loro brano che io abbia mai ascoltato: è "solo" il primo di cui ho coscienza, quello che ho identificato come l'inizio della nostra storia d'amore, la storia tra i Beatles e me (storia d'amore che continua tutt'oggi senza il minimo segno di cedimento, devo dire).
Insomma, questa non è la mia "canzone preferita" dei Beatles, d'accordo?

Per concludere almeno temporaneamente il capitoletto "Feste in Casa" - nelle quali, è bene ricordare, io ero ospite tutt'altro che gradito, visto che ero un moccioso in mezzo a pre-adolescenti con gli ormoni a mille... -  dirò che anche a causa di queste festicciole mio padre rinunciò, credo molto a malincuore, ad avere il controllo totale sul "suo" giradischi.
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Torino 
Alla fine del 1967 la mia famiglia si trasferisce a Torino.
Io ho 7 anni, è autunno, piove e c'è la nebbia, il cielo è grigio e io odio Torino con tutto me stesso; mi manca da morire la mia città natale e il suo verde, gli amichetti e i compagni/compagne di scuola, la mia maestra, il parco giochi.
Non posso nemmeno provare a spiegare il trauma, la tristezza, il dolore che quel trasferimento mi provocò. E infatti mi fermo qui per non scadere nel patetico. Diciamo solo che da quel momento divenni un bambino un po' triste.
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Una cosa buona Torino me la portò: mia sorella, ormai diciottenne, trovò lavoro presso il più grosso e importante negozio di dischi della città! 
La musica, declinata nelle sue accezioni diciamo così più accessibili, è sempre stata una costante nella mia famiglia: ogni componente della famiglia Furioso è intonatissimo, anche se soltanto io ho anche il dono di avere una bella voce.
Il primo ragazzo di mia sorella, per dire, fu il bassista del primo complesso beat della mia città natale e portava un ciuffone alla Elvis e un giubbotto di pelle; mio fratello sin da piccolo cantava nel coro della chiesa.
Io sognavo i Beatles.

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Dicevamo che mia sorella, rinunciando a un posto sicuro in una grande azienda automobilistica cittadina (ah ah ah...) e facendo conseguentemente infuriare mio padre, preferì andare a lavorare come commessa nel suddetto negozio di dischi.
Ciò significò dischi con fortissimi sconti, dischi come regali di natale e compleanno, dischi prestati e ricevuti in prestito come piovesse! In casa mia, musica sempre, giradischi fumante e un piccolo Orlando sempre più avido di musica.

Intanto arriva il benedetto 1968 ed ecco ad esempio uno dei 45 giri che portò a casa mia sorella e che mi impegnò in interminabili, deliziati ascolti:
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Crimson and Clover, grandissimo brano di Tommy James and the Shondells che ebbe un clamoroso successo mondiale compresa una dignitosa "traduzione" in italiano dal complesso di Patrick Samson, cantante di origini libanesi amatissimo qui in Italia in quegli anni.
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Dei complessi italiani il mio preferito - lo è tutt'oggi, anche se non esistono più e, così come per i Beatles, due componenti storici non sono più tra noi - era questo:


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Si tratta dell'Equipe 84 e se non conoscete questo brano - Ladro - per favore ascoltatelo e capirete perché venivano, meritatamente, chiamati "i Beatles italiani"

E a proposito di Fab Four ecco con quale 45 giri venne a casa mia sorella un giorno di sole (me lo ricordo: c'era il sole!) di quell'incredibile 1968: 

The Beatles - Hey Jude, 1967 (Lennon - McCartney)
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Pazzesco Paul coi baffi! Mi turbò i sogni per un po', ma il mio innamoramento per lui non venne minimamente scalfitto da questo nuovo accessorio peloso. 
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La mia "formazione musicale" continuava quotidianamente, imperterrita e senza cedimenti: mi rendevo bene conto di avere qualcosa di diverso rispetto ai miei amichetti e amichette di allora e anche a scuola ero l'unico, che io sapessi, ad interessarmi di musica.
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Certo, non è da tutti avere la sorella che lavora nel più grande negozio di dischi della città e che ogni settimana torna a casa con un "padellone" o uno o più 45 giri; anche di questo mi rendevo conto e ammetto che provavo un po' di dispiacere per tutti gli altri bambini che conoscevo che erano totalmente ignari della bellezza e della ricchezza della musica... o meglio, di una parte della musica, la parte più pop e "commerciale", visto che in casa ancora per un bel po' non sarebbero girati dischi di classica o di jazz o di altre forme musicali...

Ecco un altro degli innumerevoli 45 giri che entrò in casa quell'anno:



Solo qualche anno dopo seppi che questa magnifica Mighty Quinn incisa dalla Manfred Mann's Earth Band ed entrata in classifica in Italia proprio quell'anno era una cover di colui che sarebbe diventato uno dei miei idoli supremi insieme ai Beatles: Bob Dylan.
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Altro singolo indimenticabile che entrò in casa mia, oltre che in classifica in Italia (ricordate la Hit Parade presentata alla radio ogni settimana dal grandissimo Lelio Luttazzi di cui poco sopra?) fu questo:
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Sì sì, ma certo che sono anche un fan degli Stones, non crederete mica a quelle baggianate sui giornali (dell'epoca), vero? Stones e Beatles erano molto amici, oltre al fatto che hanno reciprocamente collaborato gli uni sui dischi degli altri molte più volte di quanto si potrebbe immaginare! Comunque conoscevo e amavo già i Rolling Stones da tempo e questo non fu certo il loro primo singolo a girare in heavy rotation in casa Furioso. En passant ricordo che avevo comunque solo 8 anni, le inevitabili, numerose lacune musicali verranno colmate solo qualche anno dopo.

Teoria & pratica: un cenno
Questa divorante passione musicale mi portò già in tenerissima età ad avere il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Oltre a un'intonazione perfetta e a una bella voce (quando canto), le divinità preposte mi hanno dotato anche di un orecchio decisamente sviluppato e di un altro singolare "dono": a qualsiasi strumento musicali io mi accosti, dopo poco ne so trarre dei suoni, delle melodie, dei brani. Cioè, non ho mai provato un sitar - ahimé - ma sono presuntuosamente e ragionevolmente convinto che se ne avessi la possibilità, dopo poco riuscirei a suonicchiarlo.
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Ma le divinità danno, le divinità tolgono... e in cambo di questo dono hanno preteso indietro la mia costanza. Ciò significa che tutte le lezioni cui mi hanno mandato da piccolo, e tutte quelle che ho frequentato da adulto, si sono risolte in un quasi-nulla di fatto: tutte invariabilmente interrotte dopo poco, nessuna voglia di studiare la teoria (ancora oggi ho una tremenda difficoltà a leggere la musica...) né di esercitarmi.
Quindi suono discretamente alcuni strumenti, ma tutti "a orecchio", non ne sono mai diventato "padrone assoluto", come un Vero Musicista dovrebbe essere.
Pazienza, non si può avere tutto. (...merda!...)


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1969
Il 1969 merita un discorso a parte perché fu l'anno in cui comprai "autonomamente" il mio primo "padellone" (=long playing, "microsolco a 33 giri"); autonomamente per modo di dire: l'album costava pressappoco 2.500 lire e io ne misi 1000 (il resto generosamente ce lo mise mia sorella).
Vedremo sotto di che album si trattava e di come cambiò la mia vita.
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Il 1969, oltre al fatto di essere fondamentale per la musica Rock a causa dell'enorme numero di incredibili, splendidi album che uscirono quell'anno (alcuni dei quali conobbi, gicoforza, soltanto qualche anno dopo: non è che mia sorella avesse un negozio di dischi, ci lavorava soltanto!), fu fondamentale per me perché mio fratello cominciò a "uscire molto di casa" e a frequentare altri giovani "hippy/ribelli" e quindi in casa cominciarono ad arrivare gli album, i "padelloni", interi LP che, quando mio fratello non c'era, io potevo ascoltare e riascoltare fino ad impararli a memoria.
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Cosa che sono certo non capitava a moltissimi altri piccoli novenni italiani; infatti ero completamente solo in questa mia sviscerata, totalizzante passione. Non avevo problemi di generi, mi piacevano anche Patty Pravo, i Camaleonti, i Dik Dik, i Nomadi, i New Trolls e mille altri complessi e solisti italiani e, almeno per questi ultimi, tentavo disperatamente di coinvolgere le amichette e gli amichetti di scuola e del cortile, ma niente, zero totale. A nessuno/a di loro fregava niente della musica, di qualsiasi musica.

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 Ecco un esempio di cosa "mi entrava in casa" nel '69!!!...
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Cercavo di parlarne con mia sorella, ma lei - pur essendo a sua volta molto appassionata - era stanca per il lavoro e aveva ben altri problemi (uno su tutti: mio padre) e non era molto propensa a parlare con me, anche se ogni tanto, raramente, mi accontentava. Ma alla fine risultava che io - grazie agli LP che prestavano a mio fratello - ero più informato di lei. Quindi niente, solitudine totale.
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Cose successe nel 1969
I Beatles fanno uscire il loro penultimo album: Abbey Road.
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Alla televisione italiana trasmettono, doppiato nell'italica lingua, Tutti per Uno ossia A Hard Day's Night, il primo film dei Beatles, per la regia di Richard Lester. .
Al cinema Fortino, poche centinaia di metri da casa mia, proiettano "007 al servizio segreto di sua Maestà": non mi frega assolutamente niente di James Bond - cazzo, non ho ancora 10 anni! - ma quella domenica con la casa piena di parenti e una noia sconfinata mio padre mi accorda il permesso di andare al cinema da solo (poche centinaia di metri, come detto sopra) e mi da i soldi per il biglietto. Entro allo spettacolo del primo pomeriggio, esco tirato per un orecchio dallo stesso uomo che mi ha dato i soldi per il biglietto all'inizio dello spettacolo serale. 
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Perché?
Perché tra una proiezione e quella successiva c'erano quelli che oggi chiamiamo "i trailer" e uno di quei trailer era del film di animazione Yellow Submarine!
Un cartone animato - manco a dirlo, stupendo!, senza i Beatles, ma con le loro musiche.
Ecco, io per vedermi tre volte quel trailer sono stato trascinato a casa per un orecchio da un padre preoccupato e furibondo. Ma ne valse la pena, eccome!

p.s. Yellow Submarine potei vederlo solamente diversi anni dopo, ma il trailer italiano lo so ancora a memoria!
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Il Mio Primo Padellone
Come dicevo più sopra - sì, lo so che non state leggendo tutto di seguito questa infinita tiritera, ma io fingo che lo stiate facendo e che quindi capiate tutti i riferimenti, che invece probabilmente sono tutti solo nella mia testa - nel 1969 compro il mio primo album: si tratta di Abbey Road dei Beatles, per inciso il mio album preferito in assoluto da sempre e per sempre. Anche se non l'aveste mai ascoltato - e mi dispiace davvero tanto per voi - la sua copertina la conoscete senz'altro. Vi lascio un aiutino:
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Dire che quell'LP mi ha cambiato la vita non è esagerato. Me l'ha cambiata in modi che potrei provare a spiegare e in modi che non riuscirei a spiegare nemmeno se avessi il dono della telepatia. Facciamo che non spiego niente. Facciamo che se mi volete anche solo un po' di bene vi procurate l'album (sul Tubo c'è tutto quanto completo), ve lo ascoltate tutto e basta; io sarò felice e prometto che non vi chiederò mai più nulla.

Hit Organ Bontempi!
Nel 1969 mi viene anche regalata la mia prima tastiera:
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l'Hit Organ Bontempi, fonte di infinite ore di creatività e composizioni che non sentirete mai, mai! AH AH AH!!!
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Anche se era "solo un giocattolo" ci ho passato su infinite ore e ci ho composto un sacco di canzoni - che, appunto, non sentirete mai - e comunque ha rappresentato il mio primo approccio diciamo così "diretto" alla musica-non-solo-fruita, il mio primo, se vogliamo, approccio "da musicista". 
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Vero: prima dicevo che non sapendo leggere/scrivere la musica non sono un Vero Musicista, ma in fondo che vuol dire "vero musicista"? Anche suonare a orecchio è pur sempre suonare e - giusto per ricordarlo - nessuno dei Beatles sapeva leggere o scrivere musica. Sia chiaro che per quanto vanitoso non mi sto certo paragonando alle Quattro Divinità della Musica. Musicista è chi fa musica, in molteplici modi, compresa il suonarla e comporla senza conoscere la Teoria Musicale. Tiè!
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Nel 1970 i Beatles si separano.[E non fu certo "colpa" di Yoko Ono]

Ricordo ancora perfettamente mia sorella che torna a casa dal lavoro e guardandomi con aria angosciata (non sto "romanzando") mi dice: "Lo sai che i Beatles si sciolgono?..."...
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Ci misi un bel po' di mesi a rendermi realmente conto della cosa. Ero solo ancora un bambino che aveva nei Fab Four una delle ragioni di vita [p.s. pochissimo tempo dopo provai sentimenti simili per altri Quattro, altrettanto Fantastici, benché non reali: sarà un caso?...], ero un fan, piangevo e ridevo e sognavo e fantasticavo con le loro canzoni (lo faccio ancora, d'altronde), quindi il fatto che improvvisamente non esistesse più la mia "Cosa" preferita non fu né indolore né rapido.
Anche i telegiornali ne diedero notizia, ma io per mesi e mesi continuai a sperare che ci ripensassero. Mi faccio tenerezza da solo, non so a voi.
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Guarda caso, da quel momento, meglio: da quell'anno, cominciano a girare per casa anche tutti gli altri album dei Beatles (fino ad allora, praticamente solo 45 giri).
Ma soprattutto, a partire da quel tragico scioglimento, comincia una nuova epoca musicale per il sottoscritto.

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Ma magari per ora ci fermiamo qui e continuiamo nella seconda puntata, ok?




bonus track: uno dei miei ultimi gig, qualche anno fa...





p.s. ....e no: i Beatles non facevano solo "canzoncine"....




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18 commenti:

  1. Bellissimi e a tratti tenerissimi ricordi. Mi hai commosso. Un bacio.
    P.S. Oggi, a quanto pare, è per me una giornata "beatlesiana", dato che ho iniziato con Come Together alla radio, e concluso con il tuo bellissimo post...

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    1. Grazie mille Hana :)
      Non so perché qualche giorno fa mi è venuta dal nulla la voglia di scrivere di questo argomento. La realizzazione è diversissima da come l'avevo immaginata: pensavo a decine e decine di video, con TUTTI o quasi i brani che mi hanno formato musicalmente... ma un lavoraccio del genere è impossibile, oltre al fatto che nessuno al mondo si sarebbe preso la briga di ascoltare ore di musica solo per far piacere a me :DDD
      Comunque, siccome mi fa piacere scrivere su questo argomento - per me è una sorta di diario retroattivo - continuerò con prossime puntate :)
      (E, detto tra noi in confidenza, sto già preparando dei post sul mio personale "Qarantennale Del Punk: 1977 - 2017)
      Un abbraccione e a presto!

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  2. Un post che è storia.. quanti ricordi e quante vicende li hanno contornati!!!

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    1. Grazie Nyu!
      Queste cose per me sono intensissime, in un modo che è difficile comunicare... ma ci voglio provare ugualmente :D
      Spero di non risultare noioso, specialmente coi prossimi post, in cui non potrò più giocare con "l'effetto novità" :))
      Grazie ancora e a presto!

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  3. I Beatles :3
    Che bel post, pieno di ricordi !!!! Mi piace questo genere di cose :)

    PS: non per farmi i fatti tuoi, ma prima di trasferirti a Torino dove stavi? Sta cosa mi ha messo curiosità xD

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    1. Ah, i Beatles.... (seguono infiniti cuoriciottini... ^____^)
      Sono contento che ti sia divertita a leggermi, carissima Caroline; spero non ti annoierai troppo col seguito (o "coi seguiti", devo ancora vedere...).
      Ma perché non ho aperto un blog di musica invece che di fumetti?!? :DDD
      Per la risposta alla tua domanda, guarda la tua email ;-)
      Un abbraccissimo e a presto!

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  4. Ciao Orlando! Ho letto volentieri questo tuo post, lungo ma molto piacevole. Anch'io ho messo in piedi a suo tempo nel mio blog un'operazione del genere. Se ricordo bene sono arrivato a scrivere quattro post, coprendo la cronologia dal 1962 (Lettera a Pinocchio) fino alla metà degli anni '70 (EL&P, Deep Purple, colonne sonore varie). Non so se in futuro riprenderò il percorso, ma per il momento l'esperienza è sospesa.
    Nonostante il fatto che siamo esattamente coetanei abbiamo avuto percorsi musicali molto diversi. Io poi la musica, non essendo dotato per natura come te, ho dovuto imparare a leggerla e a scriverla. C'è stato anche un momento in cui ho rischiato di diventare un musicista vero, poi la sorte ha deciso altrimenti.
    Un caro saluto,
    Ivano

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    1. Carissimo Ivano, grazie per la tua pazienza e per il tempo che hai dedicato a leggere i miei deliri :)
      Rispetto a quanto mi dici, io credo che avrei volentieri fatto cambio con le divinità della musica per avere un po' di talento in meno e un po' (magari anche "un bel po' "...) di costanza in più.
      Io mio malgrado un "musicista vero" per un po' lo sono stato: avere una band ed esibirsi regolarmente in pubblico, oltre a una discreta produzione di materiali sonori su supporto (k7, vinile e cd) significa essere un musicista. Certo, un musicista diverso dalla mia amica Giovanna che suona nell'orchestra della rai e ci campa :D Ma sempre musicisti siamo, sia io che Giovanna. Anzi, lei lo è ancora, io probabilmente ho rinunciato ad esserlo per motivi di età.
      Comunque anch'io sono in dubbio se continuare o meno questi miei sfoghi (che, senza offesa per nessuno!, scrivo principalmente per me stesso, come una specie di diario pubblico) perché nella mia testa sono fighissimi, poi a forza di taglia e taglia, ciò che resta non mi sembra così entusiasmante.
      Però, appunto, non è detto, vedrò e deciderò prossimamente :)
      Un abbraccio e a presto!

      p.s. però i post per il Mio Quarantennale del Punk li faccio eccome!!! (Vi piaccia o meno ^_______^)

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  5. Ciao Orlando! Questo post è stupendo. Trasuda amore per la musica da ogni parola, complimenti! Come ben sai la lunghezza non mi spaventa anzi, arrivato al termine, ho detto: ma è già finito? E adesso aspetto trepidante la prossima puntata. Anch'io ho dei bellissimi ricordi d'infanzia legati alla musica. Mia madre lavorava in casa ed aveva sempre la radio accesa (Radio Montecarlo, seconda metà degli anni 70), all'epoca non era ancora mainstream e la programmazione era ancora appannaggio del dj, quindi si poteva ascoltare di tutto. Il giradischi arrivò per me molti anni dopo con l'adolescenza e l'heavy metal. La chitarra, purtroppo, l'ho imbracciata solo un paio di volte, poi la mia dannata pigrizia ha vinto.

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    1. Ciao Diego, che parole gentili hai scritto... mi scaldano il cuore, te ne sono davvero grato! La radio arriverà a costituire un fulcro di estrema importanza per me nella "prossima puntata", ma non voglio fare spoiler :)) Purtroppo capisco benissimo la tua pigrizia, visto che è un male che mi trascino dietro da sempre, sigh... pensa Diego che ho da poco acquistato una chitarra acustica Fender, niente di epocale, fascia di prezzo medio bassa, e con un bellissimo suono: beh, è lì che mi guarda (anche in questo momento, dannata!), la suono pochissimo per mera pigrizia. Invece di nuove armi dovrebbero inventare la pillola che presa la sera, fa scomparire la pigrizia la mattina!
      Ascolti ancora Heavy Metal? Se sì, si che tipo? Fammi sapere, sono curioso e interessato!
      Grazie e a presto!

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    2. Continuo ad ascoltare HM anche se ultimamente sono stato preso da un'ondata nostalgica e di cose nuove non è che ne abbia sentita molte, a parte il nuovo lavoro dei Metallica. Sono partito dalla NWOBHM, passato per l'epoca d'oro del thrash, al cosiddetto alternativo e progressivo degli anni novanta per approdare al Doom. Quindi le basi sono quelle standard: Iron Maiden, Judas Priest, Saxon, Venom, Angel Witch, Metallica, Slayer, Anthrax, Megadeth e Testament (che adoro e seguo regolarmente). Sono passato per Sepultura, D.R.I. (altro gruppo che i piace molto), Faith No More et similia. Poi mi sono innamorato del lato più oscuro: Black Sabbath, King Diamond (un mito!), Trouble, Saint Vitus, Candlemass, Cathedral, Tiamat, Anathema, Paradise Lost e My Dying Bride... Mi fermo qui perché altrimenti non finisco più! Comunque non mi fossilizzo su un genere particolare ma essendo un tipo curioso ascolto praticamente di tutto. Mi piace scoprire quei gruppi semi sconosciuti che magari hanno pubblicato pochi dischi ma incredibili indipendentemente dal genere che fanno, come gli High Tide, Dr. Z o Warhorse per citarne alcuni.
      Se dovessi citare un gruppo preferito su tutti: i Blue Oyster Cult.

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    3. Conosco i gruppi e gli artisti che citi caro Diego e molti di essi li apprezzo anch'io (mentre altri li detesto ^_____^).
      Sono felice che la tua band preferita siano i BOC: sei la prima persona che conosco ad affermarlo e io personalmente li adoro almeno fino a Fire of Unknown Origin :)
      Purtroppo con loro ho avuto una pessima esperienza live - che ovviamente non intacca minimamente il mio amore per i loro primi 10-11 album (live compresi). Nella prima metà degli Anni 80 a mio personale parere i BOC non stavano passando un bellissimo periodo e, insomma, vennero a Torino a suonare al Palasport e io andai a vederli pieno di speranze... ma fecero un concerto pessimo. Alla orribile versione "funkeggiante" di Godzilla decisi che ne avevo abbastanza e me ne uscii e me ne andai :)
      E dopo questo aneddoto non richiesto :) direi che vado ad ascoltarmi Spectres, che è un po' che non l'ascolto.
      Ciao, grazie ancora e a presto!

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  6. Mi hai fatto ricordare un bel po di cose: Luttazzi che conduce la Hit Parade, molto tempo prima che uno scandalo gli distruggesse la carriera facendolo epurare dalla Rai. La cosa belle è che lui di quello scandalo era totalmente incolpevole e ci finì in mezzo per colpa di Walter Chiari ( va a fare un favore agli amici!). Luttazzi fu poi assolto ma non se la sentii mai più di tornare alla televisione o alla radio preferendosi dedicare alla sua attività concertistica.
    Così come mi hai fatto ricordare del Quartetto Cetra! Quando la TV passava le repliche delle parodie dei Cetra dei Grandi Classici della Letteratura non me ne perdevo uno! Ricordo un Jekyll che faceva davvero paura e che dire de I Tre Moschettieri in cui trovò spazio anche un Lino Banfi alle prime armi? In tanti li avranno dimenticati ma Virgilio Savona & soci erano indubbiamente geniali.
    Grazie per questo meraviglioso amarcord!

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    1. Grazie a te Nick per le belle parole! :)
      Questo è un momento storico in cui - secondo me non a caso - è possibile rivedere, riascoltare "vecchie cose", grazie al Tubo, a raistoria, alla miriade di siti/blog in cui a dominare è una non meglio definita "nostalgia". Noi, poi, non siamo più ragazzini e "a una certa età" è umano lasciarsi un po' andare a certi dolci ricordi (epurando, consciamente o meno, quelli decisamente meno dolci ^_____^).
      Quando sei bambino e poi ragazzino ti affezioni quasi personalmente a certi personaggi; noi siamo figli della radio e della tv, quindi ci si affezionava a personaggi della radio e della tv: per il Quartetto Cetra, così come per Lelio Luttazzi, provavo del vero e proprio affetto e le loro cose radiotelevisive erano per me fonte di vera gioia.
      Ricordo perfettamente la brutta avventura giudiziaria di Luttazzi e di come praticamente gli distrusse la carriera. Ricordo anche che Mina fu bandita dalla radiotelevisione italiana per oltre un anno perché oso avere un figlio al di fuori del matrimonio! Anche questo faceva parte del periodo per il quale si prova così tanta nostalgia :)
      Mi piacerebbe essere capace di scrivere un vero e proprio "saggio" sulla nostalgia, un fenomeno che è stato capace di rovinarmi anni interi di vita.
      Ma forse è meglio, invece, continuare con questi, per me dolcissimi (ancorché nel profondo un po' dolorosi) ricordi musicali, stupendomi sinceramente che altre Persone possano trovarli degni di interesse.
      Grazie di cuore Nick.

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  7. Mi è piaciuto molto questo post, nelle tue parole si riesce proprio a respirare l'atmosfera di quel periodo. Non vedo l'ora di leggere anche il seguito, con (immagino) i tuoi esordi come musicista. Mi incuriosisce e mi interessa quella scena musicale e sarò felice di saperne di più. Un caro saluto.

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    1. Grazie Andrea, grazie davvero. Sono questi, credo, i ricordi cui sono più legato e se ne scrivo è anche un po' per "liberarmene" :)
      Sono intenzionatissimo a scriverne anche il seguito, diciamo così, proprio e soprattutto per "liberarmi" anche di quella enorme e devo dire pesantissima parte della mia vita. Beh, mi rendo conto che sono cose molto soggettive, ma la mia speranza è che qualche altra persona possa capire o almeno intravedere, meglio intuire, ciò di cui sto parlando, ciò di cui mi vorrei liberare...
      Grazie ancora e a presto!

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  8. Dico solo: wow.
    Grazie per aver condiviso un così bel memoir musicale! Attendo con ansia la seconda puntata.

    Yue

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    1. Carissimo Yue, grazie a te per aver letto questo scritto. Mi sono convinto di fare anche la "seconda puntata": non avrebbe senso lasciare tutto così in sospeso :-)
      Un abbraccio, a presto!

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