domenica 23 ottobre 2016

Changes

ATTENZIONE: LUNGO DA LEGGERE - PIU' DI 140 CARATTERI - ROBA SCRITTA - POCHE FIGURE - LAGNE - CRISI

Intro che non c'entra granché col resto dello scritto 
(ma penso che le "coincidenze" non esistano) 
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E' morto ieri Steve Dillon, indimenticato co-creatore e disegnatore di Preacher e di un milione di altri fumetti. 
Mi è sempre piaciuto il suo stile, asciutto e incredibilmente espressivo, nel vero senso della parola: le espressioni facciali dei suoi personaggi erano un qualcosa che non necessitava di altra spiegazione, parlavano da sole, anche senza l'ausili dei balloon. E questa cosa non è così comune come si crede (e comunque Dillon aveva cominciato a disegnare ben prima dell'invezione di fotosciòp e delle tavolette grafiche...). Un altro che ha questa caratteristica è Kevin Maguire, stile totalmente differente, ma medesima incredibile espressività.

Preacher, disegno di Steve Dillon (1962 - 2016)
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Queste condoglianze iniziali non c'entrano nulla, forse, con quanto sto per scrivere, ma siccome la morte di Dillon mi ha colpito più del previsto, ho deciso di inserirle come "intro".

E' vero che avevo promesso (o non piuttosto minacciato?...) di ricominciare qui sul blog con le foto del mio matrimonio - che è finalmente avvenuto il 7 di Ottobre e che, pare retorica ma è vero, è stato probabilmente il giorno più bello della mia vita - e infatti metto una foto subito qui sotto; ma ora come ora per me è più urgente buttare fuori ciò che segue, mentre mio marito è accanto a me e strimpella (o meglio tortura) la chitarra. Il suo strumento sono le tastiere, con la chitarra è un novellino, ma abbiamo appunto promesso di sostenerci l'un l'altro e quindi sopporto lo strazio in silenzio. D'altronde lui ne deve sopportare di lagne mie! 
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Intro's end
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lo scambio degli anelli (io ovviamente ho subito sbagliato mano, ma vabbè...)
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Changes?... .
Fino a stamane non avevo la minima idea che, dopo mesi di inattività sul blog, avrei riappoggiato le dita sulla tastiera e avrei scritto parole in sequenza per poi pubblicarle online. In realtà avevo quasi deciso - ho quasi deciso - di terminare l'accanimento terapeutico su questo blog e finalmente staccarne la spina.
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Oramai son mesi e mesi (e mesi... e mesi...) che ci penso e che - lo dico sinceramente e vergognandomene un po' - mi struggo in dubbi che in confronto ai veri problemi della vita sono quantomeno ridicoli. E questa, ad esempio, è una delle lagne che ormai da molto tempo mio marito deve sopportare.

Poi stamane per una di quelle coincidenze in cui non credo ho letto questo pezzo e ora son qui che scrivo.
Per quanto mi riguarda le cose più interessanti le ho lette tra i commenti - spero non me ne voglia l'ottimo Moz - tra i quali spicca quello dell'amico Nick Parisi: "[...]
a mettere una foto ed un paio di commenti siamo bravi tutti, ma a trovare contenuti quello si che non è facile." e quello di Massimiliano Riccardi, sintetico e, a mio parere, perfettamente centrato (vi invito comunque, se interessate/i, a leggere il tutto dalla fonte diretta).

Lo scritto di Moz - poco più che uno sfogo, com'è d'altronde questo mio scritto - e i successivi commenti paiono descrivere una situazione di impigrimento generale a mio parere molto collegata al problema: non è un mistero che per molte persone ormai leggere qualcosa che ha più di 140 caratteri è una fatica improba, anzi una noia infinita! - e tra più che legittime nostalgie e sensazioni di "fine di qualcosa" serpeggia in questo scritto e nei commenti quasi la "presa d'atto" di una situazione oramai prossima alla fine.
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Nello scritto del Moz si accenna, mi pare, a una sorta di tendenza, quasi una "moda" - quella di "chiudere i blog" - che personalmente sento invece il bisogno di disconoscere e con la quale non voglio assolutamente essere associato, pur essendo io stesso forse prossimo a tale scelta. 
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A sostegno di ciò intendo raccontare brevemente due eventi per me importanti che hanno segnato "l'inizio della (mia) crisi" e che nulla hanno a che fare con mode, migrazioni verso altri luoghi virtuali o generiche e non definite stanchezze: 1. il mio definitivo abbandono di facebook.; 2. l'abbandono improvviso dal mondo dei blog di quello che era il mio blogger preferito, un vero e proprio punto di riferimento per me e per il mio cervello rinsecchito e sempre meno elastico.

1. Il mio totale, definitivo e mai rimpianto abbandono di facebook ha coinciso con la mia personale presa di coscienza di cosa diavolo significava e significa quel tipo di contenitore; essendo io un vecchio barbogio, sono ancora molto legato a idee vecchie (...) come quella che: la forma è il contenuto
Ognun* faccia come crede, e ci mancherebbe, ma partecipare al massacro del concetto stesso di "partecipazione" (ricordate Gaber?) e addirittura di "comunicazione" e del totale stravolgimento del concetto di "condivisione", a tutto favore di una concezione sempre più passiva nei confronti di un potere sempre più, quello invece sì, pervasivo, liberticida e propugnatore di ignoranza, non fa più per me.
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[A questo proposito mi piace citare Massimo Citi nel suo ultimo articolo del suo (in realtà "uno dei suoi") ottimo blog, in relazione alla manifestazione Stranimondi svoltasi recentemente e che ha comportato incontri reali tra persone: "Inevitabile la sensazione di essere usciti dal giocattolo di Zuckerberg, pronti a ritornarci dopo un paio di giorni di licenza.". Appunto.]
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Non mi ritengo un complottista e anzi sono tra coloro che pensano che il potere non ha alcun bisogno di essere "occulto", ma da qui a pensare che "ogni strumento è di per sé neutro contando invece solo l'uso che se ne fa" ce ne passa e seppure non penso alle invenzioni di per se stesse come al "male" (tranne per cose come la bomba atomica, ovviamente) credo che la decisione di come utilizzarle da parte del potere sia tutt'altro che casuale, democratica o lasciata alle decisioni dei singoli/e.
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"Frankly my dear, I don't give a damn"
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Troppo radicali le mie idee? Beh, se non siete d'accordo pensatemi mentre faccio mia la famosa risposta di Rhett Butler a Scarlett O'Hara :)
Quanto sopra per dire che la mia uscita da quel social e da altri ha coinciso col mio rifiuto di perdere ulteriore tempo con l'impoverimento culturale, la "semplificazione", la diffusione dell'odio (ricordiamoci sempre che fb tollera senza alcun problema pagine che inneggiano al naz*smo o a qualche mafio*o [1] mentre censura senza pietà un paio di capezzoli) e di altri fenomeni che tutt* ben conosciamo.
Come sopra per quanto riguarda Rhett Butler.

I social inoltre promuovono la gigantizzazione dell'ego a sfavore di qualsiasi altra cosa che contrasti con esso, come ad esempio vecchi concetti e comportamenti come "solidarietà", "scambio", "crescita" ecc. Dicendo questo confesso con sana e positiva vergogna, che il mio pontificare non mi rende certo immune a tutta una serie di comportamenti virtuali che con difficoltà cerco di combattere prima di tutto proprio in me stesso. 
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Anche i blog, sebbene di per sé un po' più "neutri" come mezzo comunicativo e/o espressivo, contribuiscono a questa gigantizzazione dell'ego che, a mio parere, proprio benissimo non fa. Per lo meno: a me benissimo non fa, avendo già di mio un ego ben ipertrofico di suo.
[Attenzione: ego ipertrofico non coincide necesariamente con "autostima ipertrofica" ...]
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Evidentemente non è solo a me che vengono in mente certe riflessioni, dato che la mia uscita da fb ha coinciso con l'uscita di alcune delle persone che stimo di più al mondo (e no, non ci siamo "messi d'accordo per uscircene tutt* insieme"). Una di queste Persone ha anche, contemporaneamente, deciso di cancellare il suo meraviglioso blog, acuendo conseguentemente la mia crisi. Ecco che arrivo così al punto...

2. ...nel quale racconto come, di punto in bianco e da un giorno all'altro, un mio amico, una delle persone che intellettualmente stimo di più, proprietario di un blog che per me era un punto fermo, che ritenevo quasi indispensabile per la mia crescita intellettuale (eh sì, io ci spero ancora di crescere un pochino...) e cui incidentalmente voglio pure molto bene, è sparito dalla rete.
Naturalmente espressioni come "di punto in bianco" e "da un giorno all'altro" vanno intese dal mio punto di vista, ché per il mio amico, invece, l'arrivo alla decisione è stato tutt'altro che improvviso, tantomeno "istintivo".
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Essendo in contatto personale gli ho chiesto spiegazioni e la sua risposta non ha fatto che acuire la mia crisi (la quale, ricordiamolo sempre, è una stronzata in confronto ai reali problemi della vita; non sto facendo dell'ironia) stimolandomi nel contempo un mare di riflessioni che ancora mi tormentano e che non riesco a tutt'oggi - proprio a causa del maledetto ego - a "risolvere".
Per rispetto a lui non riporterò qui la sua risposta, che, sia detto senza impegno, mi fece piangere e non poco. Risposta che condivido in pieno e che, invece, contraddice quasi completamente tutto ciò che ho affermato al punto 1.
Curioso, eh? Beh, io non sono una persona banalissima, questo me lo posso concedere :)
[a questo punto vignetta con molto fumo e una grossa onomatopea che descrive il rumore dell'ego che esplode]
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Cosa c'è di male nell'esibizione del proprio ego e nell'eventuale accrescimento di esso?
Beh, se sei un'attrice/attore o una rockstar suppongo nulla, anzi mi sa che la cosa debba far parte del mestiere. Ma lì, appunto, di mestiere si tratta, quindi di procurarsi cibo e un tetto. E comunque il mestiere cessa di essere nel tempo in cui quest'ultimo non viene esercitato. Insomma, io faccio l'impiegato, non è che sono un impiegato!
Se però io voglio/vorrei crescere intellettualmente e umanamente e se non mi sta esattamente benissimo l'attuale stato generale delle cose e se voglio/vorrei in minimissima parte contribuire a migliorare anche solo di un millesimo di milligrammo la situazione allora il mio ego ipertrofico non solo non serve a un cazzo, ma mi è d'ostacolo. Devo davvero spiegarne i motivi?!?...
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ANCORA... e ancora
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Quindi: fino ad oggi, da poco più di 15 anni (quindici; quin-di-ci, diobono!...) a questa parte, perché ho fatto un blog? Per alimentare il mio ego. Lo scopo era quello, serenamente quello e la notte dormivo tranquillo? No. Lo scopo avrebbe disperatamente voluto, e dovuto, essere quello di stimolare innanzitutto in me stesso e poi in qualche buona anima che avesse letto, riflessioni. Detto in modo che mi vergogno anche solo a pensarlo riferito a un ignorante come il sottoscritto, la pia speranza era quella, sarebbe stata quella di ...ehm... produrre contenuti.
Sto facendo lo spiritoso? No. Mai stato così serio e spietatamente sincero.

Ho cominciato il blog poco prima dell'anno 2000 (già quasi quarantenne!) nella speranza di farmi contemporaneamente una cultura sul serissimo discorso del fumetto, di comprendere meglio il suo complesso linguaggio e infine, nella beatitudine della mia ingenuità, di arrivare magari a farne, timidamente, critica.
Arrivavo da alcune esperienze di fanzines, discorso di autoproduzione di contenuti che mi era già familiare sin dai primissimi Anni 80 grazie all'esperienza DIY del punk politicizzato (magari se ne riparlerà) e successivamente da una massiccia e coinvolgente e meravigliosa esperienza di Speed Demon, una fantastica e all'epoca unica in Italia queer-zine, naturalmente su carta, durata per me dal 1992 al 1999 circa (anche di questo magari se ne riparlerà).
[Qui un mio articoletto del n. 9 di Speed Demon]
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una delle cover di Speed Demon da me realizzate con carta, forbici, colla e pennarello nero. No pc
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Quest'ultima esperienza mi aveva fatto chiaramente comprendere che dentro di me c'era materiale sul quale potevo lavorare, cose che potevo studiare e approfondire, idee da far crescere.
Avevo da poco ripreso a leggere massicciamente fumetti - e pensavo/speravo di star facendo ciò in maniera più consapevole e meno "da intrattenimento" (termine che personalmente ho sempre detestato) e negli ultimi anni erano uscite in Italia cose strepitose come la Vertigo e tutti gli altri fumetti "adulti". Leggevo un sacco di fanzine - su carta, ovviamente - che mi arricchivano molto e mi facevano pensare e riflettere, oltre al fatto che erano anche divertenti: penso a fanzine come Made in USA o Fumettando o Underground o Beyond o cento altre che mi procuravo in fumetteria, ma più spesso scrivendo direttamente a chi le realizzava.
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Non per puro spirito imitativo, ma per genuino e onesto desiderio di realizzare concretamente qualcosa che aiutasse prima di tutto me stesso a focalizzare le mie idee e i miei pensieri in merito, e che mi desse contemporaneamente lo stimolo a studiare, e visto anche l'avvento di massa dei pc e della Rete e la conseguente facilità di produrre contenuti a basso costo e però molto visibili (e constatata anche, ahimé, la chiusura di tutte - tutte! - le fanzine cartacee che seguivo e amavo quasi più degli stessi fumetti) decisi di creare fumetti di carta.
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In sostanza mi illudevo che grazie a un qualcosa diciamo "già in pista" sarei stato, come dire, costretto a crescere. Anche i forum aiutarono questo tipo di consapevolezza e di desiderio, originariamente bello e onesto.
Poi però la cosa prese un altro andazzo e lo scopo principale fu il desiderio del complimento, dell'approvazione, del sentirsi dire "sei bravo" [2]. Questo non mi fu subito chiaro, ci misi anzi qualche anno prima di rendermene spietatamente - e onestamente - conto. Fino ad arrivare all'oggi.

Oggi la sensazione prevalente è quella di aver preso in giro prima di tutto me stesso (ve l'ho già detto, vero?, che in casa ho decine di saggi sul fumetto e non ne ho quasi letto mezzo...) e di aver cercato comunelle auto-appaganti, sicurezze calde e illusioni. Credo di averlo già detto altre volte - tra i miei difetti c'è anche quello di essere leggermente ripetitivo - ma io onestamente non vedo questa gran evoluzione tra i miei articoletti del cazzo di 15 anni fa e le cose sui fumetti che scrivo oggi (tranne qualche davvero rara eccezione...). Anzi, mi viene da pensare che i miei primi articoletti fossero persino migliori di ciò che scrivo oggi! 
[Qui, per eventuale mera curiosità, il mio primo articoletto in assoluto per fumetti di carta]

So perfettamente che per almeno la metà delle (quattro?) persone che sono arrivate sin qui a leggere penseranno che ho scritto una marea di stronzate. D'altronde anch'io lo penso per molte delle cose che leggo in giro. Quindi... Date però, almeno, la patente di onestà e di sincerità alle mie stronzate perché davvero voglio uscire una volte per tutte da questa impasse (e infatti, a differenza di altre volte non chiuderò affatto la possibilità di commentare, anzi, questa volta ogni commento sarà benvenuto!).

Poco sopra parlando del mio amico che ha "chiuso tutto" ho detto che per rispetto non intendo riportare la sua risposta alla mia richiesta di spiegazioni; posso però dire che, indirettamente, ha considerato che il tempo speso per scrivere sul suo blog sarebbe stato meglio speso a studiare (e lo dice lui che è una persona preparatissima nel suo campo). Francamente lo penso anch'io, che "specialista" in fumetti non lo sono mai diventato, principalmente per pigrizia, secondariamente per la mia dannatissima paura di sbagliare.


dietro la mia pancia: io; a fianco: Camillo e mio marito;
lì dietro: alcuni dei saggi sui fumetti che non ho ancora letto...
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E gli altri Blog?...
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La maggior parte dei blog che seguo mi sembra in ottima salute!
Anche se incidentalmente c'è da dire che molti di essi non si occupano, se non marginalmente di fumetti.
A parte quello del mio amico, quasi nessun blog del quale m'importi qualcosa ha chiuso né ha aggiornamenti risalenti a un anno fa (tranne purtroppo un paio di eccezioni), ma soprattutto la produzione di contenuti è alta e personalmente la trovo stimolante e coinvolgente. Ognuna/o col proprio livello di preparazione, s'intende. C'è da dire che alcune persone che conosco gestiscono il proprio blog in modo assolutamente tranquillo e senza farsi troppe paranoie, fregandosene - più che giustamente - dell'altrui giudizio e provando meritata soddisfazione per ciò che producono.
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Non sono così "relativista" da pensare che ogni cosa valga l'altra, quindi personalmente ritengo ovvio che tra un blog che produce una serie di documentatissimi articoli su un determinato argomento, per altro non così conosciuto in Italia, scritti in un più che ottimo italiano e un blog che produce delle brevi e gradevoli recensioni sugli ultimi libri letti, il livello cambia, così come gli obiettivi e, credo, anche il pubblico di riferimento (anche se quest'ultima affermazione è relativa, visto che io stesso leggo, e mi godo, sia il primo tipo che il secondo tipo di blog: rappresento quindi una parte del pubblico di entrambi).
Comunque in questo tipo di blog io vedo crescita un po' ovunque e la cosa non può che farmi piacere, e ringrazio Shiva di non soffrire d'invidia, ché altrimenti sarei pure rancoroso oltre che paranoico! :)
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In ogni blog che seguo, a qualsiasi livello, vedo onesta produzione di contenuti. Anche perché diversamente smetto di seguirlo. Come dice l'amico Nick Parisi sopra citato (repetita iuvant): "...a mettere una foto ed un paio di commenti siamo bravi tutti...".
Perché c'è anche quel tipo di blog, quello cioè che mi parla - pocamente e malamente - del fumetto appena letto, e di cui tra l'altro parlano già tutti, e due giorni dopo delle proprie racchette da tennis preferite, che va bene e percaritàdiddìo c'è libertà di scrittura, così come c'è libertà per me di sbadigliare e cancellare dai preferiti, perché scrivere tanto per scrivere mi sembra una delle cose veramente, ma veramente meno interessanti al mondo. Tempo perso per me come lettore di blog e il tempo perso ahimé non me lo restituisce nessuno.
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Per quanto mi riguarda, la situazione vlog (video-blog, "recensioni" di fumetti su youtube) è invece da panico totale: ego in confronto al quale io sono una monaca di clausura che ha fatto voto di silenzio, italiano parlato al limite dell'incomprensibile, contenuti quasi del tutto assenti (e sono gentile ed educato), tranne le solite meritevoli eccezioni.
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[Diversissima è la situazione di molti vlog non-di-fumetti: ne seguo alcuni che non dico che mi stiano cambiando la vita, ma quasi! Chissà come mai trovar qualcosa di veramente buono sui fumetti in rete - in italiano - è così difficile mentre invece se cerchi cose di qualsiasi altro argomento ti si aprono dei mondi?...]
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Comunque, alla fin fine, l'importante è sempre, a mio parere, aver presente lo scopo del proprio lavoro.

Shiva Nataraja: con la sua danza cosmica distrugge ("riassorbe") l'Universo
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Lo Scopo Del Proprio "Lavoro"
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Che "lavoro" non è, per me che di lavoro ne ho già uno per il quale mi alzo alle 6 del mattino. Ad oggi dunque lo scopo reale del mio "lavoro" col blog è quello di sentirmi approvato, in qualche modo "bravo", di illudermi di fare qualcosa di vagamente "creativo" al di fuori dell'orario di lavoro (il mio vero lavoro è decisamente non-creativo), di essere in qualche modo "migliore" (...) di chi occupa tutto il proprio tempo libero a non fare un cazzo o, peggio, a fare cazzate. Quindi lo scopo attuale è davvero diversissimo dallo sperato e originariamente dichiarato.
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Anzi, c'è un'altra cosa che a questo punto tanto vale che dica: da un po' di tempo mi capita persino di non riuscire a godermi del tutto i fumetti che leggo (e ne leggo tanti, e me ne piacciono tanti) perché mentre leggo sono assillato da pensieri ossessivi del tipo: "Questo fumetto è proprio bello, vorrei scriverne sul blog... O santo Shiva, devo trovare qualcosa di intelligente da dire!... Ma cosa posso dire? Oh signore Ganesha [Ganesha è il figlio di Shiva e Parvati ed è una delle mie divinità preferite, insieme allo stesso Shiva, a Krishna e a Durga] non mi viene in mente una sola cosa intelligente o stimolante da scrivere..." e avanti così. Certe volte chiudo il fumetto e ne rimando la lettura a momenti più sereni.
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Attenzione: lo scopo di questo mio scritto non è quello di fare compassione e/o tenerezza, perché la colpa del fatto che non mi venga in mente nulla di sensato da scrivere sul tal o sul talaltro fumetto - e la conseguente angoscia che ne deriva - è solo ed esclusivamente mia, non del destino crudele, del fato avverso o della Bonelli editore, ma mia e della mia pigrizia (a certi livelli direi proprio accidia) che allo studiare, quindi allo sforzarmi e al giusto faticare (e sbagliare, certo) preferisco perder tempo in cazzate, la descrizione delle quali pietosamente vi risparmio. Quindi, anzi, un'eventuale "consolazione" rispetto a questa mia ignorante pigrizia non farebbe altro che irritarmi, perché io so bene cosa valgo e cosa non faccio per valere di più. [3] 
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Attenzione 2: ciò che ho scritto finora non significa che se qualcuno/a apprezza ciò che scrivo normalmente sul blog in merito ai fumetti è un/a cretino/a perché apprezza cose che non valgono un cazzo! Grazie a Ganesha la mia percezione delle cose non-scientifiche non è universale e altri occhi che non siano i miei possono vedere qualcosa di buono in ciò che ai miei occhi vale poco. E lo accetto. Inoltre ho detto più sopra che alcune delle cose che ho scritto mi piacciono. E poi ancora io stesso sperimento ogni giorno questa dicotomia: amo cose che chi ha realizzato non ama. Cosa sono, scemo?!? No certo! Qualcuno può considerare una propria canzone una merda mentre magari io la sento e mi commuovo. Di nuovo: ciò però non significa manco per niente che una cosa vale l'altra, sia ben chiaro.
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Ganesha, Colui che aiuta a superare gli ostacoli
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Sì vabbè: e quindi?... 'sti "Changes"?...
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Ora: cosa si fa quando sembra che a un problema non ci sia soluzione?
Si possono (potrebbero) fare varie cose, come ad esempio:
1) ignorare il problema;
2) affrontarlo di petto;
3) cambiare le cose un pochino per volta;
4) eliminare il problema alla radice;
5) varie ed eventuali (che ora non mi vengono in mente).
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Per quanto riguarda i punti 1) e 2) è presto detto, non ne sono capace. Il 3) sarebbe ragionevole, ma se in più di 15 anni non mi sembra di aver visto risultati apprezzabili è lecito pensare che... e comunque tra 15 anni io ne avrò 71, santissima Durga!
Il punto 5) è oscuro e nebbioso. Forse con un piccolo aiuto, chissà?...
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L'unico punto che potrei applicare con chirurgica precisione senza tema di sbagliare sarebbe il punto 4) il che, concretamente parlando, equivarrebbe a chiudere una volta per sempre questo blog. Forse sarei anche più sereno se applicassi questa soluzione e forse tornerei a godermi i fumetti senza scervellarmi pensando al prossimo "articolo" da scrivere per il blog.

La soluzione sembrerebbe già dunque bella che presa, vero?

Durga, grande Dea
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Infine:.
Questa volta sono io stesso a chiedere alle amiche e agli amici che pazientemente mi hanno seguito sin qui di scrivere nei commenti eventuali idee, ipotesi, soluzioni, critiche. Se e quando ne avete tempo e voglia, s'intende. Dichiarazioni di stima ed eventuale affetto sebbene normalmente molto gradite (anzi direi agognate...) ahimé questa volta non servono.
O anche no, non scrivete niente, tanto deciderò comunque da solo.
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Infine ringrazio moltissimo il Moz (grazie Moz!) che - inconsapevolmente - mi ha dato lo stimolo che mi ci voleva per sfogarmi e scrivere tutto quanto avete, forse, fin qui letto.
...che è comunque solo una parte di ciò che avevo originariamente scritto: ho tagliato e sforbiciato un bel po', temo di essermi un po' autocensurato e chissà se avrò fatto bene.
Un abbraccio.


Orlando
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Note:

[1] Perché alcune volte tolgo lettere a certe parole sostituendole con asterischi? Perché non voglio che, su goooooooogle o altrove, le mie pagine vengano in alcun modo collegate a cose come il naz*smo o la maf*a!
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[2] Dalla faccia dubbiosa che sta facendo mio marito mi sa che non è molto convinto di questo mio "auto-sputtanamento" pubblico...
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[3] Un mio carissimo amico più che discretamente bonazzo, si vede orrendo. Ora, non solo non serve che io gli dica che è bono, ma anzi la cosa lo fa irritare ancora di più. Perché l'unica, l'unica cosa che gli servirebbe non è il complimento, ma il lavorare su se stesso - dolorosamente e faticosamente - sino ad arrivare ad accettarsi e infine ad amarsi così com'è.



"Changes" (David Bowie)

I still don't know what I was waiting for
And my time was running wild
A million dead-end streets
And every time I thought I'd got it made
It seemed the taste was not so sweet
So I turned myself to face me
But I've never caught a glimpse
Of how the others must see the faker
I'm much too fast to take that test

Ch-ch-ch-ch-changes
(Turn and face the strange)
Ch-ch-changes
Don't want to be a richer man
Ch-ch-ch-ch-changes
(Turn and face the strange)
Ch-ch-changes
Just gonna have to be a different man
Time may change me
But I can't trace time

I watch the ripples change their size
But never leave the stream
Of warm impermanence and
So the days float through my eyes
But still the days seem the same
And these children that you spit on
As they try to change their worlds
Are immune to your consultations
They're quite aware of what they're going through

Ch-ch-ch-ch-changes
(Turn and face the strange)
Ch-ch-changes
Don't tell them to grow up and out of it
Ch-ch-ch-ch-changes
(Turn and face the strange)
Ch-ch-changes
Where's your shame
You've left us up to our necks in it
Time may change me
But you can't trace time

Strange fascination, fascinating me
Changes are taking the pace
I'm going through

Ch-ch-ch-ch-Changes
(Turn and face the strange)
Ch-ch-changes
Oh, look out you rock 'n rollers
Ch-ch-ch-ch-changes
(Turn and face the strange)
Ch-ch-changes
Pretty soon now you're gonna get older
Time may change me
But I can't trace time
I said that time may change me
But I can't trace time

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37 commenti:

  1. ...maaaaaaa... caro Orli, perché non fai un blog sulla mitologia Indù? Di quella sì che ne sai a pacchi, o comunque ne sai tanto di più che di fumetti, ma tanto! Leggi continuamente libroni che farebbero addormentare chiunque non sia addentro alla materia, dunque non avresti nemmeno bisogno di guardare con struggimento file di "saggi che non leggerai mai"! Ma cribbio, chiudi 'sto cazzo di blog e aprine uno su un argomento di cui sai qualcosa!
    Ecco il mio consiglio.
    Baci e abbracci.
    Me Stesso

    RispondiElimina
  2. p.s. sull'articolo del Moz che ha dato il via al mio delirio sono apparsi nuovi commenti, e probabilmente altri ne appariranno,alcuni dei quali molto interessanti e che, per motivi logistici, non ho potuto inserire nel mio scritto. E non mi piace manipolare i miei scritti una volta pubblicati.
    ciao!
    Sempre Io (vi mandano un saluto anche mio marito e anche il mio Ego!)

    RispondiElimina
  3. Ecco, io mi vergogno pure a commentare e ti dico perché... Come spesso accade nella mia vita sono in ritardo, anche con il blog. Non soffro di alcuna patologia, probabilmente è troppo presto e posso capire soltanto in parte la "grande crisi" che colpisce molti blogger. Però una cosa è stancarsi di un mezzo, altra dei contenuti proposti e delle proprie passioni. Non ho al momento (e non ho intenzione di aprire) una pagina Fb legata al blog, perché appunto quello che spero di proporre non è affatto da "social" e non uso questo termine in senso negativo. A me interessa che chi ha la bontà di leggere le mie cretinerie arrivi fino in fondo al post, che sia curioso di ciò di cui chiacchiero e magari abbia ispirazione a riguardo. Ogni commento, anche quelli che si presentano garbatamente OT, è benvenuto.
    E sinceramente non mi aspetto nulla, cerco di contribuire come so e posso materialmente con la mia presenza tra chi stimo, tra gli "amici", tra chi sa stupirmi.
    Questo per me è stato un anno terribile a livello del web XD e non so quanto sia stato avvertito. Spero poco o affatto, perché nonostante le difficoltà, le delusioni, i cambiamenti e le cattiverie, la possibilità di essere in contatto con persone folli, appassionate, intelligenti, curiose rende la mia vita migliore, per leggerezza e per conoscenza.
    Questo è un commento a caldo e troppo notturno per essere costruttivo, magari ripasso...
    Lasciami dire che la foto dello scambio degli anelli è bellissima!

    Saluti a te, marito, Camillo... ma all'Ego NO, perdonami ma ne ho le tasche piene (egotici in ogni dove) XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Glò, per quanto mi riguarda non ho avvertito alcuna "terribilità" quest'anno, riferita a te e al tuo blog, proprio perché passare dal tuo blog è sempre un piacere, si viene sempre bene accolti e il clima è amichevole e abbastanza sereno. Io personalmente non commento mai (ma leggo tutti gli articoli e i commenti!) perché non ho mai nulla di intelligente/interessante da dire e soprattutto perché al 99% non conosco i libri du cui parlate. Ma leggo tutto e quand'è il caso prendo nota e metto in lista :)
      Io, come già detto, non vedo questa "grande crisi" anche perché mi pare che, sempre che esista, non abbia minimamente colpito i blog che seguo e, per ora,tanto mi basta.
      Grazie per il tuo commento e grazie per non aprire una pagina fb collegata al blog (siamo credo in 7 o 8 al mondo a non avere una pagina fb collegata al proprio blog ^_____^) :)))
      Ricambio i saluti, anche da parte di marito e Camillo. Il mio ego, invece, dice che capisce perfettamente perché non lo saluti... ma tanto quello si crede chissà chi! :D
      A presto!

      Elimina
  4. Orlando, per me dovresti continuare. E quando dico "per me" vorrei intendere "fallo per me".
    Anche solo per costringermi a leggere un articolo così lungo alle 7 di domenica mattina! :D
    Scherzi a parte, io mi ritrovo in parte (come semplice "commentatore") nelle tue considerazioni, pur essendo molto meno tempo che frequento i blog.
    Da un po' di tempo sono preda di una sorta di "apatia" che mi porta ad essere meno presente, in particolare ho il rimorso di avere "interrotto" il dialogo con alcuni blogger americani (avevo un dialogo umano con Pappy che poche volte ho sperimentato nella vita, certo serve un blogger ricco di umanità per questo). Temo che , più aspetto, più sarà dura riprenderlo... come per tutto, se perdi qualcosa... non ce l'hai più.
    Ma nel mio caso, tutto si può ricondurre a un'insoddisfazione scatenata da alcuni eventi non altrettanto felici che un matrimonio, e culminata in un riesame globale e nella realizzazione che, in ultima analisi... son vecchio e solo!
    Speriamo che l'apatia non diventi "atarassia" (quanto si impara da Martin Mystere...:))
    Non riesco più a leggere i fumetti. "Crisi esistenziale?" - dirai -, "Ti sei rotto i coglioni JD?" NO, è che devo farmi gli occhiali! :D
    E devo, veramente DEVO, trovare la voglia di continuare a scrivere questi stupidi commenti perché senza una comunicazione dove la forma equivale alla sostanza ci riduciamo tutti, ultraqurantenni e postcinquantenni inclusi, a postare su Facebook tette e culi e barzellette da Pierino.
    E io rispetto molto chi lo fa, ma preferisco le discussioni dei blog.
    Ricordo la nostra discussione a proposito dei fumetti con protagonisti LGBT (ho scritto giusto?), dalla tua risposta sono riuscito a comprendere un punto di vista "sentito" sulla pelle, e sebbene io rimanga in parte della mia opinione (che in qualche caso vi sia, da parte di tutti, dell'esagerazione) quella risposta la ricordo e se una cosa a distanza di tempo la ricordi vuol dire che è importante.
    Io sono finito su FB in seguito alla chiusura di un certo Blog che in pratica era diventato la mia seconda casa, ottimi articoli e ottime discussioni e tante (beh, forse non TANTISSIME ma che importa) belle persone.
    E un blogger che quanto a Ego mica scherzava: era quasi un Pianeta Vivente!
    La migrazione su FB... se si apre un gruppo di amenità varie si raggranellano migliaia di membri tra cui JD, se se ne apre un'altro sull'estetica nazista e la sua influenza nel dopoguerra hai 12 persone, tra cui JD. E' il numero che conta?
    Tutto ciò è comunque bellissimo... ma la sera, dopo aver letto e a volte commentato una decina di freddure da camionista... io mi domando...
    Beh, tante cose di FB devo ancora capirle in effetti.

    Che altro posso dire Orlà? Se ti senti di chiudere fallo... ogni cosa ha una fine. Ma se vuoi andare avanti, beh, intanto questa risposta che ti ho dato, MI E' SERVITA per inquadrare il mio pensiero. Svolgi un utile servizio. :D
    Da un vecchio scapolo, lunga vita e prosperità alla tua famiglia, non adesso iniziata, ma finalmente rivendicata.

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    1. Caro JD, il tuo commento mi ha colpito moltissimo; quanto scrivi è molto profondo e suscita pensieri, e problemi, che sento grandi e importanti.
      La prima cosa che vorrei dirti, anzi della quale vorrei pregarti, è di cercare di non perdere i contatti con Pappy (per quanto il mio inglese me lo permette, seguo sempre il suo blog; non i commenti però: il mio inglese non me lo permette...). Proprio come dici, riprendere è dura e io, per questa cosa di aspettare o per mie sciocche questioni di "timidezza", ho finito per perdere contatti, quindi persone, e me ne pento ancor oggi.
      Un'altra cosa che vorrei chiederti, da mesi se non da anni, è: perché non apri un tuo blog? Hai una conoscenza del fumetto che non sai quanto t'invidio, una facilità - e felicità - di scrittura altrettanto invidiabile, sul web sei una persona tollerantissima e mai polemica in modo gratuito, hai dalla tua una certa, piacevole simpatia che direi è esenziale per comunicare sul web... Io un blog tuo lo seguirei,ma che dico: lo stra-seguirei!
      Proprio per quanto detto finora mi ha sempre stupito il trovarti qui su fumetti di carta: perché la mia "conoscenza" (ah ah ah!) del fumetto e le scemenze che scrivo non valgono un'unghia rispetto a quanto ne sai tu. Quindi... quindi niente, resto stupito e mi faccio domande, sperando di non essere stato troppo inopportuno.
      Credo di capirte la tua attuale apatia, ne soffro periodicamente anch'io (e ovviamente, come te, mi auguro che non si trasformi mai in atarassia. Quanto tempo che non leggo il BVZM...) e sul fatto degli occhiali sappi che io sono già a quelli da lontano, quelli da vicino e quelli da lavoro, quindi vedi un po' tu... :)
      Non so che fare JD, non so proprio che fare. So bene che non ho nessun obbligo e posso chiudere quando voglio, ma non è facile dopo così tanti anni. Ma altrettanto, non è facile continuare quando ti rendi conto che vorresti scrivere di fumetti, ma di fumetti ne sai poco o niente. Sono però contento se questo mio "articolo/confessione" ti è in qualche modo servito. A me è servito leggere il tuo commento, del quale ti ringrazio, senza retorica o frasi fatte, davvero from the bottom of my heart.
      Spero di risentirti molto presto.

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  5. L'unico mio commento è questo: fai ciò che senti e che sia più giusto per te.
    Hai dei riferimenti importantissimi fuori dal blog ed è la cosa più importante in assoluto.
    Che i blog se la passino malissimo è un dato di fatto.
    Io di solito non vado molto dietro ai numeri ed ai commenti, ma ovviamente senza una minima interazione molto del nostro tempo a redigere un post appare perduto.
    Posso solo dire che mi piace tantissimo come scrivi e sarebbe un peccato non leggerti più.
    Mi dispiace tantissimo per Steve Dillon, grandissimo disegnatore ed artista, che adoravo su Preacher.

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    1. Caro Pirkaf, tengo molto al tuo parere perché in questo momento mi sento molto vicino a te, per quanto il web possa far sentire vicine le persone.
      Anche tu mi dici che i blog se la passano malissimo... ti credo ovviamente, anche se ribadisco che nei blog che seguo - tra i quali il tuo - non vedo alcuna crisi, anzi! Però ammetto che io non ho affatto "il polso" della situazione in quanto non frequentando social, ma appunto solo i blog (e i siti/blog specialistici nelle materie che amo - come la cultura indiana antica - che sono tutt'altro che in crisi) non ho idea di come se la passi il mondo-blog in generale.
      Proprio come te, neppure io mi sono mai preoccupato di "numeri" (credimi: l'ultima, in realtà l'unica!, volta che sono andato a vedere le visite di qualche mio scritto sarà ormai più di due anni fa) e non mi posso lamentare dell'interattività: almeno due tre commenti ci sono sempre in coda ai miei scritti, e questo per me è il massimo della soddisfazione. E sono anche soddisfatto dai rapporti virtuali nati grazie a queste interazioni.
      Poi quando persone che stimo mi dicono che gli piace tantissimo come scrivo e che sarebbe un peccato non leggermi più, vado in brodo di giuggiole (grazie di cuore!), anche se purtroppo ciò non riesce a cambiare il senso di inadeguatezza che provo rispetto alla mia scarsa conoscenza della materia che ho scelto di trattare sul mio blog... :(
      A tutt'oggi caro Pirkaf non so che fare, non ho ancora preso una decisone definitiva. Ho però deciso che proverò a pubblicare quanto prima un "articolo" su un libro a fumetti che ho letto e che mi è molto piaciuto. Vediamo che cosa ne viene fuori.
      Grazie ancora e a presto!

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  6. Ho letto anch'io l'articolo di Moz e devo dire che non mi ci sono granché ritrovato. Credo invece che sia in corso una maturazione del fare blogging, con una crescente consapevolezza di chi scrive e di chi legge riguardo alla qualità dei contenuti, e che questo comporti una inevitabile "selezione naturale" (che detto da un convinto non-darwinista come il sottoscritto è il massimo!). Insomma, la mia visione del fenomeno è, per il momento presente, assolutamente in positivo. E sottolineo "presente", perché del futuro dell'impero tecnologico occidentale (occidentale nel senso più esteso del termine) mi importa davvero molto poco.

    Venendo al tuo articolo, passare dai fumetti alla mitologia indù... perché no? se senti di avere più cose da dire sull'argomento.
    In ogni caso, qualunque cosa tu decida di fare, incluso chiudere il blog, l'importante è che sia quello che senti giusto per te. Se la tua casa è questa ci ritornerai spontaneamente, o coi fumetti o con la mitologia indù. E' successo anche a me, quando ho chiuso il mio primo blog (Power Spot, 2011-2012) e dopo un anno ho aperto il secondo e attuale.
    Per il resto, auguri e buon prosieguo di tutto, orlando ;-)

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    1. Caro Ivano, mi ritrovo molto in quello che scrivi: infatti trovo i vostri blog sempre più "addentro", profondi e rigorosi in quanto a documentazione, contenuti e loro conseguente offerta.
      Per rispondere alla tua (e mia) domanda: perché considerando io la cultura indiana antica argomento genericamente più "importante" del fumetto (forse sbaglio, forse non ci sono argomenti più o meno importanti...) il mio senso di inadeguatezza nel gestire un tale blog sarebbe cento volte maggiore rispetto a quello attuale!
      Inoltre tu non sai il livello di intolleranza degli indologi (o presunti tali) rispetto a noi poveri dilettanti. Mi mangerebbero vivo - letteralmente - nel giro di due settimane! :-))) (e le mie ceneri, giustamente, le offrirebbero a Shiva Mahadeva)
      Quindi no, non ho proprio - scusa il francesismo - le palle per impelagarmi in un impresa del genere. E soprattutto, dico seriamente, per quanto riguarda la cultura indiana non sento l'esigenza di mettermi in gioco in prima persona, mi basta studiare e cercare di imparare quanto più possibile.
      Vorrei fosse lo stesso per il fumetto e anzi mi chiedo chissà perché ho sentito e in parte ancora sento questa esigenza di essere in qualche modo "parte attiva"... Ti assicuro, lo assicuro a tutt*, non sono affatto un wannabe, non desidero nella maniera più assoluta "fare fumetti" (così come amo la letteratura ma non im sogno neanche di mettermi a scrivere un romanzo, proprio non m'interessa, anzi sono geloso - e fiero, ecco, l'ho detto - del mio ruolo di "lettore puro").
      Ecco, grazie a ciò che il tuo commento mi sta stimolando a scrivere ho scoperto cosa devo realmente scoprire per capire cosa devo fare: PERCHE' ho l'esigenza di scrivere di fumetti (e non di cinema o di libri)?
      Mi sa che mi aspetta qualche altra settimana, a voler essere ottimista, di riflessione e conseguente crisi :)
      Grazie Ivano, grazie davvero!

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  7. Ciao Orlando, lieto di rileggerti. Le tue riflessioni sono tante e stratificate, per cui è difficile dare una risposta che sia semplice e breve. Personalmente, ho sempre mal digerito i "blog" in senso classico, intendo quelli in cui gli autori (proprio in preda al loro ego) finivano per scrivere continuamente solo di fatti personali.

    Mi sono avvicinato con maggiore interesse a questo tipo di comunicazione leggendo alcuni blogger stranieri, che ponevano l'accento sui temi affrontati piuttosto che sulla loro vita, creando di fatto archivi interessantissimi fatti di analisi e commenti elaborati. Si trattava di qualcosa che poteva rimanere nel tempo, senza essere relegato alla mera funzione di diario usa e getta. Per un certo periodo mi ero anche convinto che fosse possibile fare "blogging" a fumetti in italia in maniera professionale e puntuale (magari con blog collettivi), ma su questo mi sono dovuto (a malincuore) ricredere.

    Ho risolto in me il conflitto "egocentrico" cercando di essere il più oggettivo e trasparente possibile quando scrivo: in ogni caso, i miei post sono ormai così occasionali da essere "rarefatti" e trasparenti di per sé, senza bisogno di particolari artifici letterari :) La mancanza di periodicità è forse anche la negazione stessa del tenere un blog, ma a me va bene così.

    Anche se la comunicazione standard va verso una direzione sempre più stringata ed esclusivamente grafica, credo che ognuno di noi debba invece seguire la strada che ritiene più piacevole e adatta a quello che vuole comunicare.

    Non ho quindi "la" soluzione, ma una soluzione... Cioè di scrivere di quello che si ha voglia quando si ha voglia e basta, con piacere, senza alcuna costrizione. Sia che ci siano feedback oppure no. Se poi il piacere viene meno del tutto, si dia spago alla violenza della pars destruens, senza rimpianti.

    ps. A me i libroni di storia delle religioni piacciono moltissimo e in quelle letture mi perdo sempre volentieri, quindi un blog a tema lo apprezzerei.

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    1. Caro Andrea, la linea di confine tra lo "scrivo, o cerco di scrivere, delle considerazioni sul tal argomento (es. fumetti)" e il "parlo di me stesso e delle mie menate" temo di averla già superata da un pezzo. Anzi, recentemente ho scritto che in questo blog con "la scusa" di parlare di fumetti in realtà parlo di me stesso. Cosa che vorrei tanto modificare radicalmente, se ne fossi capace, perché io per primo sono così poco interessato ai - pardòn - cazzi personali altrui raccontati in un blog e non foss'altro che per questo, e per un minimo di coerenza, devo riuscire a cambiare direzione. Pena, il diventare patetico e la completa inutilità dello scopo iniziale di questo blog.
      Ovviamente so bene che parlando, scrivendo, di qualsiasi cosa anche nel modo più impersonale possibile, si parla sempre (anche) di se stessi. Certo, lo so e non intendo sfuggire alla regola. Ma ben diverso è scadere nella pateticità di un diario personale (ricordo che ho 56 anni, l'età del "caro diario" dovrei averla superata da un pezzo...), cosa che mantenendo questo blog rischio invece sempre di più. Questo mio lungo scritto che stiamo commentando ne è una prova lampante.
      Anche per me l'ideale di blog è proprio quello che descrivi rapidamente nel tuo secondo paragrafo. Ritengo che alcuni del blog che personalmente seguo rispondano a quelle caratteristiche e, senza volerti "sviolinare", il tuo blog, per quanto con aggiornamenti aperiodici, rientra in quella categoria. Di più credo sia impossibile fare, oggi. A mio parere esistevano in Italia per quanto riguarda il discorso fumetti delle potenzialità di blogging serio e semi-professionale (il "semi" perché, a parere mio, camparci proprio è impossibile, here and now), ma a quelle realtà hanno fatto snetire il profumo di qualche banconota e, com'è tipico qui da noi, quelle realtà si sono trasformnate in agenzie di stampa per specifiche case editrici...
      Tengo e terrò molto presente il tuo modo per superare l'egocentrismo (e sai quanto io ne abbia bisogno): il cercare di essere il più oggettivi e trasparenti possibile; credimi, sarà un pensiero dominante nelle mie prossime riflessioni perché non vorrei altro che uscire da questa sacca di egocentrismo nel quale mi sono gettato a capofitto e magari ricominciare da capo con una nuova disposizione d'animo e - è indispensabile - con meno pigrizia.
      In questo, di nuovo: no sviolinata ma pensiero vero, i tuoi articoli sono per me uno dei modelli che mi piacerebbe seguire: conoscenza, documentazione, studio, chiara ed accattivante esposizione.
      Vediamo che succede nel prossimo futuro e poi, eventualmente, largo alla via destruens.
      Grazie davvero. A presto.

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  8. Non posso che ripetere quanto già scritto da Moz, il blog in quanto mezzo di comunicazione sta affrontando una sorta di crisi sistemica. Però credo anche che questo tipo di crisi siano periodiche, non a caso si calcola che la vita media dei blog sia di quattro anni. Semmai quello che sta cambiando è il ricambio.
    I social come Twitter e facebook sono sicuramente più invasivi e chiedono meno impegno. In particolare Facebook è uno di quegli strumenti ottimi per condividere ma pessimi per comunicare.
    Sta ad ognuno fi noi scegliere cosa si vuole fare e soprattutto come.
    Riguardo ai fumetti, io vengo da quell'ambiente, facevo fanzine a Napoli ed i miei miti erano quelli di Fumo di China; linea Chiara e Made in USA, il mio sogno segreto sarebbe stato quello di lavorare nel settore (così non è andata, pazienza! Ma dopotutto anche quelli di Made in USA non mi sembra ci siano riusciti sparendo nel limbo)Ancora oggi ne leggo tantissimo, ho però notato che quei post sui fumetti che pubblico sono in assoluto tra i meno commentati e i meno letti del mio blog.
    Cosa dovrei fare? Smettere di parlarne?
    Col cavolo! Continuerò a farlo finchè mi andrà e finché troverò cose interessanti di cui parlare, cose che mi appassionino, che mi emozionino e che abbiano un senso.
    P.s
    Non ti preoccupare quando io mi sono sposato con Venusia stavo per sbagliare non solo mano ma anche dito, quindi tranquillo che è normale. ;)

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    1. Caro Nick, guai a te se smetti di scrivere di fumetti! Hai una conoscenza invidiabile e credo che in Italia il tuo sia l'unico blog sul quale abbiano trovato spazio articoli e interviste su autori e autrici olandesi, portoghesi, tedeschi turchi!...
      Quale/i fanzine facevi a Napoli? Qualsiasi essa/e fosse/ro, sono certo che almeno una copia l'ho avuta e letta! :) Di quelli di Made in USA uno solo, che io sappia, è rimasto "nel giro": Mattia Di Bernardo, vecchio amico col quale ho ancora sporadici contatti e che ultimamente so coinvolto nel progetto "Comics & Science". Mi spiace che tu non abbia potuto realizzare il tuo sogno segreto. I miei erano quelli, in ordine, di diventare indologo oppure (o anche contemporaneamente) conduttore radiofonico. La delusione è cocente quando si è potuto "assaggiare" un po' del proprio sogno, non è vero?...
      Comunque, ho nuovi strumenti e opportunità per riflettere sul mio da farsi e di questo ringrazio te e tutte le altre persone che mi hanno scritto. A presto!
      p.s. Fosse solo quello dello sbaglio mano dell'anello! Al momento del "sì" siamo scoppiati in lacrime come due adolescenti! :D

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  9. Io sono un cretino e quindi farò un'osservazione da cretino (poi che io lo sia o meno per davvero non sta a me giudicarlo, ma facciamo finta di si). Qui mi sembra che il problema non sia il veicolo blog, ma il TUO rapporto con il TUO blog e tutto ciò che ne deriva (motivazioni, aspettative, etc...).

    Ed ecco l'osservazione cretina: Ma tu, nel momento in cui poggi il culo sulla sedia, rifletti su quel che hai letto, rileggi, cambi, modifichi, pubblichi, etc... sei contento? Ti diverti?

    Bon, finita lì, ecco il mio commento.

    PS: il pezzo l'ho letto tutto, l'ho trovato interessante, vorrei leggerne altri, grazie.

    PS2: ma sei andato a sposarti con il cane? Cos'hai in mano, un guinzaglio? Non si capisce dalla foto :)

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    1. Caro Dario, il fatto che il problema non sia "il blog" ma il mio rapporto col mio blog e con tutto ciò che ne deriva direi che è proprio ed esattamente il dichiarato argomento di tutta la pappardella che ho scritto e che ti sei gentilmente - e di questo ti ringrazio di cuore - sorbito subito qui sopra.
      Certo che sì, il problema è proprio quello.
      La tua osservazione, che cretina non è, trova però anch'essa risposta nella di cui sopra pappardella: claro que no, oggi come oggi non mi diverto, anzi mi angoscio e mi struggo, credevo fosse chiaro. Se mi divertissi e fossi contento non avrei ahimé scritto la succitata pappardella.
      Il fatto è, però, o meglio "anche", che io non credo che tutto ciò che è interessante e che valga la pena di essere perseguito debba necessariamente essere "divertente"; o meglio: credo, certamente, che il fine debba (anche) essere la propria soddisfazione personale, ma questa per valere qualcosa deve essere frutto di sforzo e fatica. Anche in questo tipo di idea, credo, sta la differenza tra il modo di pensare di una persona (molto) adulta (come età, intendo) e una giovane. Questo è il mio pensiero personale e non obbligatoriamente consivisibile, ovviamente, e ci mancherebbe pure. Però io di questo ne sono proprio convinto. Di fatto n credo di aver mai pensato al mio blog come a una cosa che faccio per divertirmi; il mio sogno era di produrre contenuti, fornire stimoli e idee. Molto ambizioso, lo so bene. Sicuramente troppo ambizioso... E la mia attuale crisi credo derivi dalla consapevolezza di essere lontanissimo da quell'obiettivo sperato e mai raggiunto, o rarissimamente raggiunto, per non voler essere solo negativi.
      Ti ringrazio moltissimo per aver trovato interessante il mio pezzo, pe me significa molto, sul serio.
      Un caro saluto e a presto!

      p.s. 2 Potrei mai essermi andato a sposare senza mio "figlio"?!?... Dopo mio marito, Camillo è la creatura che più amo al mondo, non sarei mai e poi mai andato al mio matrimonio senza di lui e la stessa cosa la prova e la pensa anche mio marito (che nel frattempo ti manda un saluto!) :)

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  10. Ok, ce l'ho fatta. Letto tutto! Certo, nel tempo che ci ho messo a leggerti avrei potuto spararmi 4800 tweet su Renzi oppure gustarmi 250 foto di gattini su Facebook, ma ti assicuro che non me ne sono pentito.
    Ho letto anch'io (e commentato) il post di Moz poco fa. E' una riflessione la sua che, a intervalli regolari, si replica tra i blogger: "Il blog è morto? Il blog è vivo e vegeto?".
    A me sembra che il blog non sia mai stato così in salute e mi sembra di capire di non essere molto lontano dal tuo pensiero.
    Ovvio che molti blogger ad un certo punto della loro vita decidono di fare altro, ma ciò non fa che confermare l'enorme differenza tra le due forme di comunicazione. Ma anche una volta che il blogger se ne sarà andato resterà comunque il suo blog, un'immenso magazzino di contenuti ai quali tutti possono approvvigionarsi. Al contrario i post di Facebook durano quello che valgono: lo spazio di dieci minuti.
    Sulla tua decisione di chiudere ti invito però a concentrarti meglio sul quinto punto (varie ed eventuali): Sono sicuro che se ti applichi qualcosa ti viene in mente.
    P.S.: Siete bellissimi, ma Camillo lo è di più :)

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    1. Obsidian M, sono dispiaciutissimo per la mancata fruizione delle 250 foto di gattini, e ho deciso di provare a risarcirti pesonalmente inviandoti per email 2500 foto delle mie Micie :D
      Scherzi a parte, grzie di cuore per esserti sciroppato il mio ennesimo sfogo-crisi: voglio che tu sappia - ma sono convinto che tu lo sappia già - che per me il tuo blog è uno dei migliori di tutta la blogosfera e so che siamo in parecchi/e a pensarlo. Quindi per me il tuo punto di vista è importante.
      In effetti quando penso ai blog in perfetta salute, anzi in crescita, penso proprio al tuo, a quelli di Nick Parisi, Ivano Landi, Andrea Pachetti, Glò, Ale Montosi, Massimo Citi e altri blog che seguo con grande interesse (e affetto, se posso dirlo).
      L'idea di far parte, anche solo marginalmente, di una tala "blogosfera" è uno dei motivi per i quali non riesco a decidermi a chiudere il mio blog. Anche se devo dire che se decidessi di chiuderlo non per quello smetterei di essere presente nei vostri blog come commentatore, quindi in qualche modo continuerei a far parte della cerchia :)
      Ovviamente sono perfettamente conscio del fatto che non ci si può costruire una cultura in poche settimane, non si riempiono lacune con l'inganno!, e quindi la mia eventuale decisione di non chiudere fumetti di carta comporterebbe comunque un bello grosso ridimensionamento di obiettivi e aspettative... Come detto sopra, ci devo ancora riflettere e spero di riuscire a trovare una qualche soluzione relativa al punto 5. :)
      Grazie mille, davvero di cuore, e a presto.

      p.s. Sì, almeno questo la natura ce l'ha concesso: siamo bellissimi! :DDD (Camillo ti ringrazia tanto ^__^)

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    2. Se mi dici queste cose mi fai arrossire! No, non ho mai effettivamente creduto che il mio blog fosse uno dei migliori di (addirittura tutta?) la blogosfera. Non l'ho mai creduto e non l'ho nemmeno mai pensato. Non sono nemmeno sicuro del fatto che stia attraversando un momento di perfetta salute, sebbene debba ammettere che il blog ha passato momenti peggiori, nei quali anche quel minimo di creatività pareva andata a farsi benedire. Vado comunque avanti con ostinazione perché mi piace, amo il blog e tutto ciò che vi ruota attorno, a partire da chi come te e come molti di coloro che hai citato mi regalano qualche minuto del loro tempo per venire a leggere quello che scrivo. Non serve che ti dica quanto costi fatica portare avanti un progetto del genere, specie se provi a fare il perfezionista, sempre attento a non lasciarti dietro dei refusi dei quali poi ti malediresti per giorni (poi apro il blog con Explorer e mi viene un infarto nel vedere il mio layout tutto scombinato). Ma è una fatica della quale non potrei mai fare a meno, perché il fatidico gesto di cliccare sul tasto "Pubblica" equivale a un successo, a una promozione, a un ostacolo superato. Anche tu, ne sono certo, dentro di te, in qualche angolino, sai già di non poterne fare a meno. E si vede dall'attenzione con cui scrivi, dalla cura che poni nei dettagli. Il tema stesso del tuo blog parla per te, ci dice che non potresti mai smettere di sognare. E allora, ti dico, lascia aperta questa tua finestra sul mondo dell'immaginazione! La tua vita reale è prioritaria, su questo non si discute, ma credo di poter parlare a nome di tutti dicendo che Fumetti di Carta non può venire a mancare.

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    3. Grazie per le tue parole Obsidian M, grazie per davvero. Grazie.
      Un abbraccio.

      p.s. E' proprio per questo che il tuo blog è uno dei migliori in assoluto, perché per te il blog è importante, perché curi con attenzione quanto scrivi, perché stai ben alla larga da banalità e facili scorciatoie, perché si vede che ami veramente le cose di cui parli. Grazie di cuore per tutto ciò :)

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  11. Eccomi qui, che poi ti ho letto stamattina ma riesco a commentare solo adesso (sai, le scampagnate pugliesi ...)
    Innanzitutto grazie, mi fa piacere esserti stato in qualche modo di stimolo per redigere questo lungo post.
    Lungo, ma interessante.
    Tuo, sicuramente: un flusso (un po' indù) sul tuo modo di vedere (e fare) il blogging.
    Mi fa piacere leggere che, nella tua cerchia-community, tutto procede sempre al meglio e che ritrovi ogni volta grandi articoli. E' la verità, perché succede anche a me, nonostante la mia lamentela (che era rivolta al mondo generale del blogging).
    C'è differenza tra social e blog ma penso sia anche vero che oggi queste due forme distanti si siano fuse, o almeno toccate in più punti.
    Bisogna prenderne atto, anche perché magari ci sono nuove prospettive per raccontare i nostri post... :)

    Dispiaciutissimo per la morte di Dillon, contentissimo per il giorno più bello della tua vita, anche se sono contrario al matrimonio. No, non quello tra persone dello stesso sesso: il matrimonio in sé :p

    Moz-

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    1. Caro Moz, ti ringrazio ancora pubblicamente per avermi dato lo stimolo necessario a questa mia lagnosissima riflessione pubblica, che però grazie ai commenti mi sta aiutando parecchio a mettere il tutto in una prospettiva di possibile - o almeno ipotetica - risoluzione (in un modo o nell'altro, o in un altro ancora non previsto).
      Per quanto riguarda quanto dici sulla vicinanza tra social e blog, personalmente spero esista il meno possibile, almeno per i blog che seguo io :)
      La mia forte antipatia - credo pesonalmente motivata - per i social è ben nota (è prevista quanto prima una drastica disintossicazione da instagram, ultimo e unico social nel quale sono ancora ahimé invischiato) e quindi l'idea di scrivere i miei eventuali futuri "articoli" in prospettive più "social", ora come ora mi repelle, come puoi immaginare date le premesse...
      Se l'alternativa fosse solo quella, per me non resterebba altro che chiudere il blog e diventare esclusivamente fruitore dei blog altrui, ma solo di quelli che continuerebbero a mantenere la loro distanza dai social, ossia: approfondimenti, contenuti, idee, documentazione, ancora approfondimenti. L'opposto dei social, insomma :)
      Grazie per essere passato a trovarmi e grazie di cuore per il tuo commento.
      A presto.

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    2. Scusa, Orlando... ma non hai pensato al contrario?
      Ossia che, in questo mondo sempre più fuso (anche nel senso di folle :p), sia il modo di fare blogging (e dunque articoli più corposi, seri, consistenti) a penetrare nelle modalità social?
      Io cerco di farlo già. Instagram è una "copertina" che rimanda ai miei post, e se non lo è, si tratta comunque di foto che parlano di me.
      Stessa cosa gli altri social...

      Moz-

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    3. Eh no, mi spiace, ma credo che la direzione vada in modo contrario, per lo meno per ora. Non mi pare che ci sia sempre più voglia di approfondimenti, anzi mi pare che la tendenza sia opposta, tant'è che in molti trovano già sin troppo "lunghi" (...) 140 caratteri! Ovviamente spero abbia ragione tu, in fondo io sono un vecchio pessimista brontolone :)
      Ma purtroppo mi pare che le cose non stiano andando nell'ottimistica direzione da te prospettata.

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    4. No, aspetta: su dove stiamo andando, hai ragione.
      Ma sul dove possiamo andare? Era questo che intendevo!
      Noi bloggers possiamo contaminare a nostro modo quel mondo... portando la sostanza dei blog in un universo snap dove dopo le 24 ore le cose spariscono.

      Moz-

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    5. Ahaha,proprio pessimistico e lapidario XD
      Thanks :)

      Moz-

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  12. Oddio, un altro che se ne va.
    Io non riesco, nonostante tutto, a smettere di scribacchiare sul mio blog del Cretaceo ma non hai idea del numero di volte che ho deciso di smettere. Infatti ho così tanta forza di volontà che sono ancora qui. Non farti fretta, comunque, so di altri che hanno chiuso per poi ritornare a farsi vivi. Un blog è una maledizione ma può essere anche un'ombra lunare che appare soltanto nelle notti limpide di luna piena. Cioé una volta ogni tanto. Nessun problema, è come scrivere poesie. Quanto alla sorte dei blog mi mancano dati e quindi non mi pronuncio. In ogni caso mi terrò il tuo post tra i preferiti, aspettando una notte di luna piena.

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    1. Caro Massimo, no, un attimo, sto ancora decidendo!... :)
      Sto riflettendo, meditando, cercando di capire e i vostri commenti mi stanno comunque aiutando a fare un po' di luce. E, sì, deciderò senza fretta e prima di decidere farò comunque ancora qualche tentativo ed esperimento. Vedremo.
      Sei gentilissimo a tenermi tra i preferiti, grazie di cuore e a presto risentirci, sicuramente sul tuo blog.

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    2. Come ancora decidendo? Mi pare sia risolta, no??? ;)

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    3. Come giustamente diceva poco sopra l'amico Moz, io sono così pessimista che - come diceva qualcuno - non vedo il bicchiere mezzo vuoto, vedo il bicchiere rotto! :D
      Un abbraccio Glò.

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  13. Carissimo Orlando, tanti auguri!
    Arrivo in ritardo a commentare, ma per lo meno ne approfitto per farti gli auguri di buon compleanno ^_^.
    Di quanto scritto nel post, ne abbiamo già parlato, in parte, anche via mail qualche tempo fa; prima di continuare, però, devo fare una necessaria premessa: IO HO BISOGNO DI TE, non solo perché grazie ai tuoi scritti riesco ad ampliare i miei orizzonti su tante cose (fumetto, ma anche musica, vita...), ma anche perché è rincuorante poter ascoltare una voce diversa, vera e appassionata, lontana da quel chiacchiericcio vuoto, ipocrita e talvolta persino meschino, che imperversa tanto nel mondo social-mediatico quanto nella vita al di là di una tastiera.
    La maggior parte delle persone con cui interagiamo ogni giorno (sul posto di lavoro, dove abitiamo, purtroppo a volte anche in ambito familiare) non le scegliamo: siamo costretti dalla contingenza delle cose a dividere con loro il nostro quotidiano, ma se potessimo, ne faremmo sicuramente a meno.
    Se questo mondo del web ha un pregio, è la possibilità di entrare in contatto con anime a noi molto più affini, con cui condividere modi di vedere le cose, interessi, e che, in poche parole, ci fanno sentire meno soli.
    Per questo io so che in caso di chiusura del blog, sentirò moltissimo la tua mancanza, più di quella di tante altre persone incrociate casualmente nella vita "reale".
    Detto questo, e quindi anche a scapito del mio stesso interesse, devo ammettere che un blog, almeno per come lo concepisco io, ha ragione d'esistere solo nel momento in cui rende felice chi se ne occupa; non deve essere un fardello, ma un luogo di ristoro, in cui magari allontanarsi da ciò che di grigio e pesante attanaglia le nostre giornate, e, se si è fortunati, si è in compagnia di chi sentiamo davvero vicino.
    Il mio blog è fermo da molto tempo, e forse proprio per questo non sono la persona più adatta per dare consigli; se solo un anno fa mi avessero chiesto come avrei passato le settimane del mio congedo obbligatorio di maternità prima del parto, avrei sicuramente risposto: "Leggendo libri e fumetti, guardando serie tv e anime, e dedicandomi al mio blog", ed invece non ho fatto nulla di tutto questo; mi vergogno quasi a scriverlo, dopo tutte le tue sentite e approfondite riflessioni, ma la verità, nel mio caso, è molto banale: vittima della cosiddetta "sindrome del nido", non ho fatto altro che pulire, pulire, pulire sul pulito in maniera ossessiva, fino in pratica al giorno prima del ricovero in ospedale. Non riuscivo assolutamente a stare di fronte al pc, e anche leggere o guardare la tv non facevano per me.
    Ora che gli ormoni sono meno pressanti, vorrei ritornare alla "vecchia me stessa", ma, come te, ho molti dilemmi circa il blog.
    Con il passaggio a Blogger mi ero ripromessa di dedicarmi solo a post un po' più sostanziosi: non letture/visioni random, ma articoli più strutturati su serie concluse, andando oltre il "mi è piaciuto/ non mi è piaciuto", magari anche con riferimenti al contesto in cui è nata un'opera, similitudini con altri lavori, ecc...
    Al momento ho difficoltà a trovare il tempo per un lavoro approfondito, e il blog continua a fare la muffa...
    Proprio qualche giorno fa, mi chiedevo se fosse il caso o meno di scrivere qualcosa, magari solo qualche cenno alle serie che sto seguendo al momento, giusto per dire "ehi, ci sono ancora!"; in questo modo, però, verrei meno a quanto mi sono ripromessa e ho paura di pentirmene.
    Come vedi, non sei l'unico a porsi delle domande sul proprio blog e su come gestirlo: non ci accontentiamo, perché vogliamo dimostrare di poter far meglio, di poter scrivere qualcosa che davvero valga la pena leggere, e con scivoli via senza lasciare nulla al lettore; non è forse anche questo egocentrismo?
    Spero che le mie parole possano esserti di un qualche conforto.
    In attesa della sua decisione sul destino del blog, ti abbraccio forte.
    A presto.

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  14. P.S: per peggiorare le cose - e ci mancava solo questo- per qualche inspiegabile motivo, Blogger ha modificato parte del layout del mio blog: tasti per la condivisione compaiono sui titoli dei post, impedendo di fatto di leggerli. Non so da dove iniziare per risolvere questo problema, e, soprattutto, che ne ha il tempo?
    Sembra che tutto sia contro il mio essere blogger a tempo perso...

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    1. Carissima Hana, grazie infinite per gli auguri! :)
      Oggi è stato un compleanno un po' particolare, perché domani rientro al lavoro dopo 21 giorni complessivi di vacanza (congedo matrimoniale) e per quanto il nuovo posto di lavoro mi piaccia e i colleghi siano adorabili (e pure il lavoro in sé non è male!)... preferisco sempre stare a casa che andare a lavorare! :D E quindi ero un po' così, un po' giù... Inoltre compiere 56 anni non è niente di speciale (infatti non ho fatto nulla di nulla, manco la torta); ma ai 60 farò una festona pazzesca che oscurerà la mega festa che feci per i miei 50, di cui ancora narrano gli scaldi nei loro canti! :DDD

      Faccio lo splendido perché il tuo messaggio in realtà mi ha colpito moltissimo, mi ha commosso (in più di un senso) e ho una ridda di pensieri in testa che non so se riuscirò a sbrogliare in modo da renderli almeno parzialmente sensati e/o comprensibili.

      Dopo aver letto le prime righe del tuo scritto avevo già fermamente deciso di continuare col blog. In effetti la vita è breve, per un pessimista come me "tutto va verso il peggio" e quindi non posso permettermi di perdere contatti come il tuo. Sia detto, credimi, senza sviolinamenti o romanticumi vari. Uno dei motivi principali per cui avevo iniziato il blog era proprio quello di stabilire dei contatti; motivo che ultimamente avevo... COMPLETAMENTE DIMENTICATO! Forse lo davo per scontato, forse sono così egocentrico che a furia di dire, scrivere e pensare "IO! IO! IO!" mi sono un po' troppo dimenticato delle altre persone.
      Il tuo scritto qui sopra mi ha dato una bella botta di realtà: "Orlà, fai il blog anche per mantenere i contatti con certe persone!!!!"

      Anche qui però, ce ne sarebbero di cose da dire... Una volta comunicavo via lettera con alcune persone, letterone così spesse che dovevamo affrancarle col doppio della tariffa!, e dopo un po', un paio d'anni? alle volte anche meno, si pigliava il treno e ci si andava a trovare. Con qualcuno/a è andata male, con qualcun'altro/a è andata bene e ancor oggi manteniamo i contatti, dopo quasi 30 anni.
      Ma una volta era una volta, e oggi è oggi, quindi nessuno va più a trovare nessuno e il profumo della carta è un ricordo sempre più sbiadito.
      Per carità, va bene anche così, ognuna7O ha la propria vita e io in prima persona, una volta che sono vicino a mio marito, mi sento di avere tutto ciò di cui ho bisogno; inoltre siamo vecchi e sempre più pigri, e poi c'è internet... Ma sto divagando.

      Quello che tu hai provato nel congedo obbligatorio di maternità io ovviamente non lo posso capire, però c'è un'esperienza che forse - senza voler sembrare irrispettoso (ché avere un bellissimo bimbo nel pancione è leggermente più importante di qualsiasi altra cosa ^____^) - è in qualche modo accostabile: aspetto sempre le vacanze, o anche fosse un week-end di tre giorni come quello della prossima settimana, come gli Ebrei aspettani il Messia: mi programmo interminabili letture di libri e fumetti, decine di puntate arretrate di serie tv da vedere, magari un articolo per il blog da scrivere. Poi arriva il momento, magari mio marito quel week-end è di turno (come il prossimo...) e io passo il tempo a dormire sul divano con le bestiole addosso e quando mi sveglio mi sento una merda...

      (spezzo ché non so quante righe "regga" un commento su blogspot)
      [segue]

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  15. Questo atteggiamento forse sottende qualcosa, qualcosa anche di grosso (il "dormire-invece-di-fare" secondo me non è proprio sanissimo, ecco...) che prima o poi dovrò affrontare seriamente. O forse sono solo stanco e un po' stressato :)
    Comunque il tuo modo ideale di vedere il tuo blog coincide col mio: vorrei scrivere cose documentate, scritti sostanziosi, dare informazioni, insomma so che ci siamo perfettamente capiti.
    Poi però succede quello che è successo ieri: arrivo a casa dalla fumetteria tutto contento con la mia dose di fumetti, leggo subito il primo volume di "Archie", lo apprezzo tantissimo e mi precipito al pc per scriverci su qualcosa per il blog e iniziare così il mio processo di "guarigione"... Dopo le prime venti righe,l'entusiasmo si spegne come un cerino nel vento e arriva il blank, e mo' che accidenti dico?

    Forse questa cosa succede a tutti, o comunque a molte persone; esse però poi in qualche modo la risolvono, o dandosi da fare parecchio (magari passando meno ore di me a dormire sul divano) oppure arrabattandosi a scrivere qualcosa (qualsiasi cosa) "pur di scrivere", e chissà, questo è un meccanismo che magari agisce a livello inconscio o forse più semplicmente non tutte le persone soffrono di "bisogno di far vedere che anch'io valgo qualcosa".

    Tu esprimi molto meglio il concetto quando dici:
    "Come vedi, non sei l'unico a porsi delle domande sul proprio blog e su come gestirlo: non ci accontentiamo, perché vogliamo dimostrare di poter far meglio, di poter scrivere qualcosa che davvero valga la pena leggere, e con scivoli via senza lasciare nulla al lettore; non è forse anche questo egocentrismo?"

    E magari sì, ma quello è egocentrismo POSITIVO, quello che permette alle persone di darsi da fare, di produrre cose, contenuti e non baggianate o articoli-fuffa copincollati da gooogle dimenticabili 28 secondi dopo averli letti...
    Poi, alla fine, ma per carità, chi accidenti sono io per giudicare le altre persone? Ognuno/a fa quel che può e soprattutto quel che gli/le pare e se uno/a si sente felice a copincollare da gooogle evviva, sia felice!

    Infine, se posso: magari prova anche tu a pubblicare qualcosa e anche se non vincerà il Pulizer sarà un modo per far sapere che ci sei ancora e che possiamo aspettarci da te altri articoli. Che ne dici?
    Finisco qui, mi sono arruffato e non so se ho scritto roba molto sensata, ma più o meno è quel che avevo in testa.
    Le tue parole, come sempre, sono preziose, sul serio.
    Grazie per averle pensate e scritte, mi hanno fatto bene.
    A presto Hana e un bacio grande e delicato al tuo bellissimo bimbo.
    Orli

    p.s. Io visualizzo il tuo blog normalmente, niente copre niente, nemmeno i tasti per la condivisione!...

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  16. Ciao Orlando :)
    Ho letto il tuo post con molto interesse, perché credo che tu sia riuscito a esprimere dubbi e stanchezze di chiunque abbia/abbia avuto un blog per un buon periodo di tempo. La stanchezza, l'impressione di aver perso il divertimento, la mancanza di autostima che impedisce di vedere il contenuto per quello che è e accumula tutto sotto la categoria "schifo".
    Quindi non credo proprio che tu abbia scritto str*nzate, anzi. Credo che tu abbia piuttosto affrontato un problema "generale" (non nel senso di sistemico, perché appunto io credo sia un sentimento che prende, appunto, "generalmente" chi scrive sui blog e allo stesso tempo riflette su questa propria forma d'espressione da almeno un po' di tempo - spero di essermi espressa chiaramente) in maniera assolutamente personale.
    Proprio per questo temo che la soluzione sarà, di conseguenza, estremamente personale; e non saprei cosa consigliarti, se non riportando queste tue sensazioni alla mia stessa esperienza, che però è ovviamente diversa.
    Per me i concetti da assorbire per tornare a occuparmi del blog con gioia e serenità sono stati due: datti scadenze meno fisse, e se senti di voler fare una cosa in modo diverso, cambia. Così, per esempio, ho tenuto le rubriche, ma se non le faccio ogni mese pazienza; e se voglio scrivere un post su un libro diverso dalle mie solite riflessioni, lo faccio. Così sto imparando a inserire il blog nel tempo che le mie "nuove" settimane (che ora devono vedersela con un lavoro con orari d'ufficio) mi lasciano.

    Comunque. Che il blog sia in fase di cambiamento - con grossi effetti prodotti dai social - è indubbio; ma credo che più ancora il motivo del cambiamento sia quanto hai scritto tu e quanto ho scritto qui all'inizio del commento, ovvero una riflessione sul mezzo da parte degli utenti che porta inevitabilmente al suo cambiamento. Ma credo che, nonostante tutto, sopravviverà sano e forte: il long form (come mi atteggio ad esperta xD) gode di ottima salute e i blog sono la sede naturale di questo formato. Quindi credo ne vedremo ancora delle belle.

    Insomma, questo mio commento temo sia assolutamente inutile nell'aiutarti. Ma mi hai spinto a pensare, a riflettere, e volevo condividere con te queste riflessioni e farti sapere che i tuoi post sono letti, e con passione :)

    P.S. non ne ho ancora avuto modo, quindi... CONGRATULAZIONI per il matrimonio! :) Un abbraccio!

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    1. Carissima Camilla, comincio dalla fine ringraziandoti moltissimo per le congratulazioni che sono molto, molto gradite :)
      Tornando alle tue e alle mie riflessioni sul blog, quello che scrivi mi serve molto: innanzitutto perché mi sento capito, compreso nei miei dubbi e nelle mie insicurezze (e questo mi fa sentire meno solo, meno alieno) e poi perché mi mostra un approccio al formato-blog diverso, meno ansiogeno ma non per questo meno appassionato! Quindi, credimi, le tue parole non sono cadute nel vuoto, anzi.
      Forse sono un po' meno ottimista di te per quanto riguarda l'ottima salute del long form, ma io sono pessimista di natura, quindi non faccio molto testo :)
      Non posso non notare, però, che si è creato una specie di "giro" - per carità, virtuosissimo eh! - per il quale seguo i blog solo se a mia volta ho un blog. Che va benissimo, dico sul serio, poi i blog che amo io sono i migliori, quindi posso solo leccarmi le dita e ritenermi fortunato, però mi chiedo se era/è proprio solo questo lo scopo per cui scriviamo i blog.
      Non nego, e davvero non posso né intendo lagnarmi di questo!, di sentire molto affetto nei confronti del mio blog, e di conseguenza della mia persona... ma certe volte mi chiedo se non sia proprio questa la "ricompensa" che desidero per i miei scrittini e subito dopo mi chiedo se è giusto desiderare questo tipo di ricompensa. ...certe volte quasi mi piacerebbe che qualche persona mi scrivesse nei commenti "Orlà, hai scritto una marea di ca++ate, per questo, questo e quest'altro motivo!", ma poi subito dopo ancora mi chiedo: io avrei il coraggio di farlo con un'articolo di una persona che stimo?
      Voglio dire, ci stiamo forse coccolando un po' troppo?
      Se per caso la risposta fosse sì, ciò fa davvero bene ai nostri blog o fa bene solo ai nostri ego? O forse le due cose coincidono?...
      Come vedi, ancora dubbi e dubbi, ma perlomeno ho deciso di provare a continuare ancora un po' a continuare col blog per vedere cosa ne viene fuori :).
      Grazie infinite per le tue parole, che sono state preziose!
      Un abbraccio e a presto

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