giovedì 31 marzo 2016

Maledetta balena



Maledetta balena
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di Walter Chendi
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volume unico
cartonato, 164 pag., colore

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euro 16,90
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Tunué
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Certi incontri nascono da un equivoco.
Ci è voluto più di qualche secondo per realizzare che non conoscevo l'autore di Maledetta Balena: avevo subito pensato, in effetti stupito, a un altro Chendi (che amo fin da quand'ero bambino).
Evidentemente l'equivoco ha portato bene, perché ora apprezzo ben due Chendi autori di fumetti.

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L'autore del volume di cui parliamo è Walter Chendi, vincitore del premio Gran Guinigi nel 2010 per il suo volume a fumetti La Porta di Sion (edizioni BD), triestino classe 1950, di cui potete leggere biografia e bibliografia direttamente sul suo sito.
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La mia conoscenza di Walter Chendi, a parte l'equivoco precedente, è partita con un piccolo shock: alla tavola 8, e poi alla 10 e alla 13 di Maledetta Balena ho pensato che non avrei retto la lettura.
Tre tavole di una tale violenza - che alcuno direbbe "grafica" -
che mi hanno spaventato, inorridito (si possono vedere in anteprima qui). Tre tavole non strillate, tantomeno gratuite, anzi fondamentali per la comprensione non solo della storia che ci accingiamo a leggere, ma del significato stesso della guerra, attività che in sé non ha davvero nulla di "poetico".  Tre tavole di un realismo impietoso che "spiegano" la guerra più di un milione di libri.

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Sono ipersensibile, lo so; eppure penso che se guardando quelle tavole qualcuno riuscirà a essere indifferente, ebbene forse è quel qualcuno ad avere qualche problema emotivo...
Voglio comunque rassicurare le altre persone ipersensibili come me: oltre a queste tre fortissime tavole, nel corso del volume non incorreremo più in scene così crude. Vale la pena di affrontare un "piccolo shock" iniziale per godersi la bellezza e la profondità di Maledetta Balena.

La storia è raccontata da un narratore onnisciente, si svolge contemporaneamente su due linee temporali: il 1943 e il mese di luglio di un "oggi" non troppo definito - ma certamente contemporaneo.
Il protagonista è il ventiquattrenne Giovanni Dardini nel 1943 e l'anziano Giovanni Dardini oggi, più che ottantenne, confinato in un letto d'ospedale.

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Le due linee temporali sono unite dai ricordi del protagonista, oggi anziano e molto malato e nel 1944 marinaio del Regio Esecito Italiano "comandato" alla Kosbörg, grossa nave originariamente costruita per la Svezia e rifiutata dal committente (ispirata alla nave svedese Stockholm), ormeggiata al largo di San Nereo, luogo/non-luogo, forse esistente, forse no. 

Il nostro Giovanni del 1943 soffre di terribili incubi a seguito di un attacco navale subito in precedenza (di cui testimoniano le tre terribili tavole di cui sopra); ma non riesce a farsi esonerare dal servizio militare:
"Gli incubi ce li hanno tutti! Non rompere le palle! Stai benone!"
e viene quindi "comandato" in servizio alla nave Kosbörg, la "balena", la sua destinazione. Una "balena" di lusso in cui Giovanni avrà funzione di cuoco; quello che c'era prima è sparito, si è suicidato o ha disertato, chissà.
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Ma Giovanni è anche in ospedale, oggi, più che ottantenne (direi più che novantenne), grave, entra ed esce da un sonno indotto da droghe. Non è sicuro, Giovanni, di quello che vede e che sente, le parole arrivano ovattate e poi quand'è che dorme e quand'è che è sveglio? Quand'è oggi, quando tanti anni fa, su quella nave?
Di sicuro c'è che è stanchissimo e non vuole stare lì, stare lì in ospedale è come morire, mentre su una nave a ventiquattro anni non si pensa certo di morire. E poi ha freddo ai piedi.
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All'ospedale il signor Giovanni è accudito da "Madame Orphin" affascinante infermiera di cui il malato non conosce il vero nome. Forse è venuto qualcuno a trovarlo, ma proprio non riesce a ricordare. E anche mangiare è così faticoso.
Madame Orphin è gentile, forse un po' distante, ha un bel corpo. Ci tiene ai suoi malati? E cosa vuole quel gabbiano poggiato sulla testiera del letto di fronte, quel gabbiano che pare lo segua dal 1943?

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Cosa faccia e quali funzioni abbia chi abita la "balena", perché la nave resti ancorata, dove vadano a finire tutti i viveri fatti acquistare dal capitano sono tutti misteri che Giovanni scoprirà. A disposizione ha una enorme dispensa con centinaia di coperti (piatti, bicchieri, posate, tovaglie...) ma per quanto riguarda il cibo l'abbondanza non è la stessa e ingegnarsi per far quadrare il pranzo con la cena è il suo non facile compito.

"E' truccata da nave ospedale. Solo a tribordo. Verso sud, per risparmiare.
Siamo la guardia. Siamo la manutenzione. Siamo... Siamo i soldati più fortunati di tutta la guerra. concordi?"
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Tra i segreti che Giovanni scoprirà il più bello e il più importante sarà Liliana la figlia del capitano - il comandante Antonio Argentero - che a sentire il padre ha solo quindici anni, ma forse non è proprio così.
Giovanni dovrà portare i pasti a Liliana tutti i giorni, di nascosto dagli altri e ha anche giurato sulla testa di sua madre, il giuramento più sacro!, di non tradire il segreto.
Ognuno ha i propri segreti e sulla
Kosbörg ce ne sono tanti e forse non tutti innocenti. Ma Liliana resta il segreto più bello.
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Anche "oggi" in ospedale ci sono dei segreti, o forse solo delle cose complicate da capire, come per esempio cosa ci fa quel gabbiano sulla spalliera del letto di fronte e perché ora le sue piume sono diventate nere come la notte?...
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La storia dei "due" Giovanni, quello giovane del 1943 e quello molto vecchio sul letto d'ospedale, continua coi suoi incroci e coi suoi salti temporali, tra il racconto di ciò che accadde sulla nave e i pensieri del vecchio nel suo letto d'ospedale. Sono la stessa persona, il Giovanni di oggi è anche - soprattutto, anzi - il frutto di quello che è successo tantissimi anni fa sulla Kosbörg: come allora anche oggi ci sarà una battaglia da combattere, da vincere; una battaglia di tradimenti, fughe e misteri.
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Walter Chendi è riuscito a bilanciare perfettamente tutto quanto e la storia non perde mai il suo essere avvincente, nemmeno quando le tavole riguardano il letto d'ospedale; gli incroci temporali, i passaggi da un'epoca all'altra, sono gestiti con gran delicatezza e non interrompono mai il flusso della narrazione che anzi diventa via via sempre più avvincente e appassionante.
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In realtà la storia è una e il protagonista è uno soltanto, la bella sceneggiatura dell'autore ci permette di non sentire mai distaccodistanza tra i tempi e Giovanni, l'unico Giovanni Dardini, è una persona, lui e il suo passato e il suo presente sono un tutt'uno e io che leggo ne percepisco intimamente l'unità, il dolore, la confusione, l'estrema bellezza dei suoi atti, di quelli che l'autore ha scelto di raccontarci, passati o presenti che siano.
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Anche se voglio evitare al massimo eventuali spoiler non posso esimermi dallo scrivere che il finale della storia, splendido e commovente, è così liberatorio... magari non nel senso comune del termine, ma i sentimenti che provoca sono umani e potenti e - sì: liberatori.

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Sul Walter Chendi disegnatore la mia suprema ignoranza tecnica mi impedisce, come sempre, di scrivere cose particolarmente intelligenti: se non vi convincono le vignette qui riprodotte non so cos'altro potrebbe farlo.
Lo stile è realistico senza essere pedante; è evidente una costante ricerca della migliore inquadratura possibile, senza voler strafare con inutili "sperimentalismi" o giochi di prospettiva, a meno che non siano utili e funzionali alla narrazione. Lo storytelling è definito e usato con mano così sicura che chi legge quasi non s'accorge di girare pagina.

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Le caratterizzazioni sono tutte accuratissime, anche quella della più modesta comparsa e i personaggi sono rappresentati in modo da risultare persone vere con spessori e sottigliezze, morbidezze, difetti, vera carnosità. Lo stesso vale per i paesaggi e gli animali.
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Mi pare che il ruolo dei colori sia più simbolico che descrittivo: pur mantenendo una solida base realistica, la scelta dei colori nelle varie situazioni crea stati d'animo, più che effetti di realtà concreta.
Da sottolineare l'uso originale, direi quasi spregiudicato,  se non addirittura rischioso, delle onomatopee che entrano a far parte della narrazione in modo "rumoroso" e con caratteri e colori che potrebbero rischiare un momentaneo "sbilanciamento" con la narrazione: personalmente ritengo che un tale "sbilanciamento" sia stato sfiorato in un paio di tavole, ma per tutte le altre il gioco dell'originalità onomatopeica è ben riuscito.
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Infine oltre a consigliare caldamente la lettura di Maledetta Balena segnalo che sul blog Cosa sono le nuvole (che trovate anche lì a destra tra i miei preferiti) c'è una bella e molto interessante intervista a Walter Chendi che vi consiglio altrettanto caldamente di leggere
                                                                                                          




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15 commenti:

  1. I disegni sono davvero molto belli, una ligne claire classica ma non banale.
    E anch'io ricordo con grande simpatia l'altro Chendi ;-)

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    1. È vero Ivano, i disegni son proprio belli e "dal vivo" rendono molto, molto di più. Anche la storia - che ho appena accennato perché non amo fare spoiler - mi ha avvinto e mi è piaciuta moltissimo. Ho visto che in rete cominciano a esserci molte recensioni di Maledetta balena, segno che il volume sta suscitando interesse, giustamente aggiungo. Tra l'altro, finalmente potrò leggermele anch'io! :)
      Grazie Ivano e a presto!

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  2. Ho sfogliato questo volume un paio di settimane fa (o forse più) all'IBS Store di Firenze e oh, ho beccato proprio le tre pagine da te citate all'inizio del post! Sono rimasto un po' sconvolto e nonostante i bei disegni e la trama interessante ho deciso di chiudere il volume di riporlo sullo scaffale. In questo periodo mi sento un po' "vulnerabile", ed ho bisogno di storie più leggere - e infatti quel giorno ho preso Dad - ma dopo aver letto il tuo bel commento il mio pensiero si è soffermato nuovamente su quelle pagine durissime da digerire e... Mi sa che la prossima volta che vado a Firenze lo prendo!

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    1. Sono contento di non essere l'unico iperimpressionabile al mondo! :-)
      Guarda Yue, come ho ammesso all'inizio del mio scritto stavo proprio per abbandonare la lettura, rimandandola ad un altro momento. Non sono proprio un verginello, ho visto film splatter per anni, ma da un po' di tempo sono diventato ipersensibile (toh, il contrario della tanto - giustamente - temuta "desensibilizzazione"...) e quelle tre tavole mi hanno un po' sconvolto, e mi sconvolgono ogni volta che le guardo.
      Credo che questo impatto così genuinamente drammatico sia una vittoria per l'autore, perché si vede benissimo che non c'è nessun compiacimento, nessuna "gratuità" nel mostrare quelle immagini. Proprio quella realtà descritta in quelle scene insostenibili è, anzi, la "causa" del resto, dello stesso protagonista.
      Sai che mi sbilancio volentieri, e che "vigliaccamente" :-D nel mio blog parlo solo di ciò che mi piace, ma credimi: questo volume è strepitoso, vale veramente la pena! Personalmente andrò a cercarmi le altre opere di Walter Chendi perché ho scoperto un autore che mi "parla" tantissimo e non voglio perdermelo :)
      Grazie Yue e a presto!

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  3. Mi piace aggiungere le parole che ho appena letto su "Chemako", il blog di Alessandro Olivo:

    "Maledetta balena è un fumetto che ti fa chiedere perché le case editrici non pubblichino più spesso opere simili. E poi ti rispondi che pochi autori hanno le capacità di creare storie così sublimi e quindi ti dici che, in fondo, è giusto così."

    http://chemako-comics.blogspot.it/2016/03/maledetta-balena.html

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  4. Mi piace molto quando in un manga, libro, fumetto o film (praticamente tutto ahah) c'è la controparte giovane/anziana.
    Sembra un'opera interessante che ovviamente non conoscevo e ti ringrazio per averne parlato. Buon WE, qui piovoso! Baci^^.

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    1. E' vero Caroline, le narrazioni che si svolgono su più piani temporali, quando sono gestite bene, danno un gran piacere! :)
      In questo caso, a mio parere, l'operazione è perfettamente riuscita e le due "controparti" di Giovanni Dardini colpiscono cuore e anima in maniera molto profonda. Ti dico che da quando ho terminato la lettura di Maledetta Balena (cioè praticamente dal giorno stesso in cui ho pubblicato l'articolo) ci penso tantissimo e credo che a breve rileggerò l'opera.
      Grazie a te per il tuo commento e ricambio di cuore l'augurio di buon weekend, qui semi-piovoso... anzi, in questo momento ho guardato dalla finestra è si affaccia un tiiimido sole! :)
      Baciotti e a presto!

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  5. Ho visto il titolo Maledetta Balena in giro per il web ma non avevo ancora letto nulla in proposito. Sembra un titolo solido ed affascinante...come sempre grazie per farmi scoprire nuovi titoli e autori!Ho visto le tavole che hai indicato, così se lo becco sarò preparata psicologicamente ^^
    So che scrivo spessissimo di segnarmeli e poi non riesco a recuperarli, ma ci conto in futuro :) è che prima vorrei smalitire la mia pila di accumuli che incombe sui miei scaffali! ç_ç
    Mi ha fatto molto piacere leggerti, come sempre :)

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    1. Grazie Millefoglie, quando i miei scrittini riescono a interessare sono felicissimo! :))
      Hai fatto benissimo ad andare a vedere l'anteprima delle tavole "incriminate": per me sono state uno shock, forse anche perché hanno toccato corde particolari, non so... voglio dire, vedo della roba ben "peggiore" che magari non mi colpisce così nel profondo... Credo che Walter Chendi sia davvero un ottimo autore e sono così felice di averlo conosciuto! :)
      Per il fatto di "segnare" le cose che potrebbero interessare, non ti preoccupare, lo facciamo tutte/i e poi, com'è naturale che sia, ne compriamo un quindicesimo quando va bene! :D Non siamo ricche/i né disponiamo di giornate di 72 ore (magari!), quindi facciamo quello che possiamo: è già bello sapere che ci sono cose nuove in giro che potenzialmente ci interessano e chissà che prima o poi...
      ...non parliamo di "pile arretrate da leggere" Millefoglie, ché mi metto a piangere! :D
      Sai che se facessi un elenco delle cose che ho comprato e che devo ancora leggere (e ascoltare, e guardare...) mi stra-vergognerei a renderlo pubblico? Pensereste tutti che sono pazzo a comprare ancora roba quando ho un tale accumulo di "arretrati"...sigh...
      Grazie per le tue parole, a presto! ;)

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  6. Grazie per la recensione,sembra un libro molto interessante.
    Io pure credevo che i Chendi fossero parenti! :)
    Sì, è molto difficile raccontare bene una storia su diversi piani temporali.
    Anche gli effetti al computer (ammesso che tali siano quelli che ho visto, tipo il mare nelle ultime pagine) non danno troppa noia.
    Diciamo che questo rientra nelle cose da "segnare" per comprarle "prima o poi".

    Ma devo farti una domanda: le paperelle saltano sulle mine?

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    1. Grazie a te JD :)
      Sì, il libro è davvero ben scritto, ben congegnato, ben disegnato; leggendolo viene fuori il "mestiere" di Chendi, il suo ben conoscere il linguaggio. Lo consiglio spassionatamente, è un'opera che "resta", a differenza di tanti fumetti che sì, magari li leggi anche con piacere, ma dopo che li hai chiusi... li dimentichi.
      La colorazione, a quanto ho letto nell'intervista di cui ho dato il link, sembra sia stata fatta al computer, io purtroppo tecincamente non ci capisco granché di queste cose (vergogna...).
      Purtroppo sì, le ochette vengono usate da Giovanni proprio per quello scopo...
      Ciao, grazie e a presto!

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  7. I disegni sono notevoli e la storia lo sembra anch'essa.
    Ottima recensione, come sempre. ;-)

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    1. Grazie mille Pirkaf, sono molto felice quando con un mio scritto riesco a suscitare interesse nei riguardi di un'opera che, a parer mio, lo merita.
      Grazie di cuore :)
      ...e attendo presto altre tue nuove recensioni libresche! ;)

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  8. Provo nostalgia per quel tipo di linea chiara all'italiana, quella "a la Vittorio Giardino" per intenderci, quella che ha rappresentato tutta la prima fase dell' esperienza ormai conclusa delle riviste d'autore.
    E' bello poter ritrovare fumetti scritti e disegnati ancora con quello stile.

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    1. Ciao Nick!
      Anche se personalmente, dall'abisso della mia ignoranza, trovo che il segno di Chendi sia molto diverso da quello di Giardino, credo facciano in effetti parte di un modo analogo di intendere il inguaggio fumetto. Tecnicamente Giardino è ineccepibile, ma le sue storie non sempre mi hanno coinvolto più di tanto. Mentre questo volume di Chendi è stato un vero e proprio viaggio all'interno di emozioni forti che ho condiviso con l'autore. Anche se lui non lo sa... :-)
      Grazie per il tuo commento Nick e a presto!

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