venerdì 22 gennaio 2016

Can You Hear Me, Major Tom?...

Quando è morto John avevo vent'anni. Vent'anni e 44 giorni.
Amavo lui e gli altri Tre dal 1965, cioè dalla prima volta che mia sorella - di undici anni più grande di me - mi aveva fatto sentire un loro singolo (alla radio o col giradischi, non ricordo; avevo solo 5 anni).
L'amore con loro non è mai finito e non finirà mai, anche se oramai John e George ci (mi) hanno lasciato.
Se sarò ancora su questa terra quando se ne andranno Paul e Ringo, non so immaginare come reagirò. Per la morte di John ho pianto per tre giorni senza quasi riuscire a smettere. La morte di George mi ha colto un po' più preparato (lo sapevamo, tutto il mondo sapeva che era malato).
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Anche se non vorrei, il pensiero della morte è molto presente in me, da qualche anno, pur non soffrendo di alcuna malattia seria.
Da qualche tempo, omicidi a parte (come per John), muoiono uno dopo l'altro tutti i miti della mia vita.
Non posso non pensare a mio padre che, giunto alla stessa età che ho io adesso, diceva spesso "ma stanno morendo tutti!" intendendo tutti i suoi miti, gli attori e le attrici, i cantanti e le cantanti, i personaggi pubblici che amava.
Sta succedendo la stessa cosa anche a me.
Se ne vanno le persone che non ho mai conosciuto e che però sono state così incredibilmente importanti per la mia vita.
E la sensazione è orribile, terrificante.
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Un pomeriggio del 1972. Probabilmente ero un po' triste, com'è stato per la maggior parte dei pomeriggi della mia adolescenza. Cercavo di fare dei compiti, e fuori c'era il sole. Gli unici in casa eravamo io e mia madre, che spadellava qualcosa o forse puliva casa. La radio, come accadeva ogni giorno dalle 7 del mattino fino alle 7 di sera, era accesa.
Io continuavo a sentirla anche dopo tramite la mia radiolina a transistor rossa: Supersonic e Pop-off erano i miei programmi preferiti, quelli che probabilmente, insieme ai dischi dei miei fratelli e sorelle maggiori, hanno determinato la mia formazione musicale. (Credo di non esagerare affatto se dico che la musica abbia determinato gran parte di quello che sono).
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Potendo comprare personalmente non più di un long-playing ogni tre-quattro mesi, la radio, Ciao2001 e i dischi che prestavano a mio fratello erano le mie uniche fonti di conoscenza e formazione musicale.
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Quel noioso pomeriggio del 1972 ascoltai per la prima volta Starman di David Bowie.
Quel nome - David Bowie - io l'avevo già letto su Ciao2001 (e non sapevo come diavolo si pronunciasse). Il brano mi era piaciuto tantissimo, quindi fanculo i compiti e via a sfogliare tutti i miei Ciao2001 per trovare qualche sua foto.
Comiciò così, in modo magari un po' sciocchino, ma viscerale e autentico, la mia storia d'amore per David.
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Come sa bene chiunque si sia (molto) appassionato di musica fin da piccolo/a, durante l'adolescenza l'elemento estetico dei propri idoli musicali ha una certa importanza, ieri come oggi. Solo che "ieri" la musica restava comunque la componente principale, l'estetica veniva comunque dopo.
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Non avendo ancora, a 12 anni e mezzo, sviluppato pienamente i miei gusti bear devo dire che David Bowie mi piaceva molto anche esteticamente e quando, più di un anno dopo, riuscii a procurarmi un suo piccolo poster, ne fui felicissimo! Allora riuscire ad avere un poster era un'impresa tutt'altro che semplice: bisognava fare la guardia all'edicola della stazione centrale (l'unica che vendeva anche riviste straniere) e guardare con attenzione - senza toccare! - qualsiasi rivista fosse esposta e sperare di beccare il poster in omaggio. In genere la rivista che offriva più poster in omaggio era la tedesca Bravo!. Beh, certo, bisognava anche avere i soldi per comprarla e per questo venivano mobilitati persino i parenti. Ricordo che arrivammo a prendere, nel 1973, un poster dei Genesis... in condivisione! Sei mesi lo tenevo appeso io nella mia camera, sei mesi lo teneva il mio amichetto del cuore. Pare parlare dell'antica Grecia, e invece si tratta "solo" di 43 anni fa...
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Ok, il poster di Bowie era fatto, ora mancavano i dischi; non che in radio non venisse passato (qui per "radio" si intende la rai: non esistevano ancora le radio "libere") ma la vera passione è quella che ti fa rinunciare persino... ai fumetti pur di comprare gli album dei tuoi miti musicali!
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Per guadagnare il denaro necessario a comprare i long playing facevo qualche oretta di lavoro il pomeriggio in una cartoleria vicino casa, inoltre mi barcamenavo con la compravendita dei fumetti che possedevo (o che "ereditavo": avevo molti zii, mia madre era la seconda di quindici fratelli e sorelle...). E poi c'erano i regali, natale e compleanno: immancabilmente come regalo chiedevo un long playing.
La mia piccola collezione di long playing cominciò ad arricchirsi di album di David Bowie, che ancora non era diventato il Duca Bianco.
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Tra i miei personali momenti musicali extra-Beatles più importanti, c'è il primo ascolto di Diamond Dogs, l'album di Bowie uscito nel 1974: a malapena quattordicenne, sdraiato a pancia in giù sul divano di skai rosso nella "mia" cameretta piansi senza quasi riuscire a smettere quando attaccò l'inizio della mini-suite Sweet Thing - Candidate - Sweet Things Reprise. Non sarà il suo pezzo migliore, ma ancora oggi quando lo ascolto devo trattenere le lacrime e, che sia il suo pezzo migliore o meno, per me resta uno dei brani musicali più belli dell'universo. (Lo ascolto, commosso, anche in questo momento)
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Ogni suo nuovo album era diverso dal precedente, lui era sempre diverso dal Bowie precedente e non c'era mai alcuna possibilità di "già sentito" e tantomeno di "già visto": David ci stupiva, ci ammaliava, ci commuoveva, ci straziava letteralmente l'anima, ci riempiva di cocci di vetro glitterato che tintinnavano e tintinnano ancora dolorosamente dentro il cuore e ci svuotava come bambole di pezza, sempre e sempre, ogni volta, a ogni album, a ogni ascolto, a ogni canzone, il Maggiore Tom, l'Uomo che Vendette il Mondo, Ziggy, Aladdin, il Giovane Americano, il Duca Bianco, l'Eroe, l'Affittuario, il Clown e sempre e sempre fino alla Stella Nera...
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.Per me, da sempre, la vita è nettamente divisa: da un lato le cose poco importanti e che mi fanno sentire prigioniero in un mondo nel quale mi sono sempre sentito un po' estraneo e nel quale il mio respiro è come mozzato, dimezzato, faticoso: il lavoro, la casa e le sue incombenze, il denaro, il chiacchiericcio che mi circonda; poi c'è l'Altra parte, il mio vero mondo, quello in cui la mia coscienza si espande e abbraccia l'universo intero: la Musica.
La musica è la mia massima emozione, insieme all'Amore (ma non so concepire l'uno senza l'altra). La musica non è un insieme di note matematicamente corretto, cioè certo, lo è anche, ma tutto ciò che costruisce la vera musica è sotteso dall'emozione e l'unico suo scopo è emozionare. Non "intrattenere", non "far battere il tempo", non "vendere dischi", non "parlare di musica".
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Da quel pomeriggio del 1972 ho seguito ogni nuova uscita di David (noi che lo amiamo l'abbiamo sempre e solo chiamato David, e così continueremo a fare tra di noi e dentro di noi) e ho ascoltato ogni sua nuova uscita col cuore fermo per l'emozione e per la paura,la paura che il tuo idolo possa in qualche modo deluderti.
[Quella paura si è orribilmente materializzata durante gli Anni 80, quando David ha partorito album talmente brutti (Tonight e Never Let Me Down) da fargli dichiarare di vergognarsene, direi più che comprensibilmente.]
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Una delle gioie più grandi è stata quella di poterlo vedere due volte dal vivo, in condizioni perfette lui, in condizioni di perfetta visibilità e di perfetto suono, entrambe le volte con una band strepitosa (purtroppo ai tempi degli Spiders from Mars ero troppo piccolo...) 
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Mentre ora uno dei dolori più grandi è la consapevolezza che non potrò vederlo mai più. Se non in sogno.
Non ci sarà più l'attesa di un nuovo album, anche registrato da una voce vecchia e stanca, anche non proprio bello, anche ansimato delicatamente... tutto sarebbe meglio piuttosto che sapere che David se n'è andato.
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Quando ho letto della sua morte erano le 7.30 del mattino e io ero già in ufficio, sfogliavo instagram e mi sono imbattuto nella peggiore delle immagini, la scritta che David era spirato quella stessa notte circondato dall'affetto dei suoi famigliari. Dopo che il mio cuore ha perso due o tre colpi e un immediato senso di vuoto mi ha riempito lo stomaco (o era l'anima?...), mi sono subito ripreso: che furbacchione - ho pensato - questa è un'ottima mossa pubblicitaria per aumentare le vendite del nuovo album! Poi sono andato subito a conbtrollare su wikipedia: c'era ancora solo la data di nascita! Evviva! David non è affatto morto! Ah ah ah! Che tipo!
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Pochi minuti dopo è entrata la mia collega e la sua prima frase è stata: "Hai sentito? E' morto David Bowie!" ma io non ci credevo e le ho subito esposto la mia teoria sull'aumento delle vendite dell'album e sono andato sulla pagina di wikipedia per dimostrarle che...

...e invece quelli di wikipedia avevano già corretto: ora compariva anche il luogo e la data di morte. Che sciocchezza, ho pensato, anche wikipedia ha creduto alla trovata pubblicitaria...
La collega intanto sfogliava le prime pagine dei giornali in rete e mi confermava che David Bowie non era più su questo mondo.
Quello che è mi è successo dopo non vale la pena di essere raccontato. Solo, non riesce a passarmi questa maledetta tristezza, non riesco a rendermi davvero conto che David non c'è più. Forse lo pensavo immortale, credevo che sarebbe sempre rimasto qui, anche molto vecchio, anche molto malato.
E invece non c'è più. E se non scrivevo qualcosa mi scoppiava il cuore, anche se sono passati diversi giorni ormai da quella maledetta mattina in ufficio.
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Da quel giorno non riesco a pensare a molto altro; certo, faccio tutto quanto quel che devo fare, e rido e scherzo (forse solo un po' meno del solito), ma dentro sono un po' morto anch'io. Che esagerazione, certo, lo so, che esagerazione! Non era nemmeno un mio parente! (Evidentemente non sapete quanto poco me ne fotte dei parenti).
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Continuo a pensare agli innumerevoli momenti di gioia intensa, di dolore straziante, di sogno, di rabbia, di speranza, di sublime godimento estetico che le canzoni di David mi hanno dato dal 1972 ad oggi, ricordo moltissimi di quei momenti, ricordo la prima volta che ascoltai Five Years e piansi fino ad addormentarmi; il pianto è un'emozione che ho provato infinite volte ascoltando le sue canzoni. Ricordo i pomeriggi passati con le due Patrizie cantando a squarciagola le sue canzoni e quanto difesi l'album Young Americans a dispetto delle critiche negative che si era guadagnato (in quell'album c'è una canzone che ascolterei dieci volte al giorno tutti i giorni: Somebody Up There Likes Me...) ricordo quanto ci sconvolse la Trilogia Berlinese e che quando arrivò il punk, e ne abbracciai subito estetica e musica, capii quanto David avesse anticipato mille cose e fosse già avanti cent'anni.
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Se non scrivevo qualcosa, se non vedevo i miei pensieri (che banalità... tutto qui? davvero è tutto qui quello che provo e che ho provato?... quanto è limitante avere un piccolo cervello che deve faticosamente guidare un'anima disordinata e triste...) se non dicevo in qualche modo al mondo il mio dolore per la morte di David, mi sarebbe sembrato di non riuscire a liberarmi. E se non avessi avuto questo stupido blog? Avrei riempito qualche paginetta di uno stupido diario, forse. Avrei pianto di più o avrei pianto di meno, non lo so. Se fossi stato meno emotivo, più colto, ordinato e preparato e serio avrei scritto un bellissimo articolo commemorativo con una analisi ragionata dell'opera omnia del Camaleonte del Rock (dio, che definizione cretina!...) e avrei spiegato perché ascoltarlo e cosa ascoltare, quali album privilegiare e avrei certamente accennato alle suenumerosissime produzioni e collaborazioni, e Lou Reed e Iggy Pop e Mick Ronson e la cocaina e l'esoterismo e il presunto neofascismo e il sax e, e, e, e, e...
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...Can you hear me Major Tom?...


Orlando
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18 commenti:

  1. Mi hai commossa ;(
    Il senso di malinconia che ho percepito leggendo quest'articolo mi ha davvero colpita.
    Purtroppo gli anni passano, e quando i nostri miti vengono a mancare (e magari hanno solo pochi anni rispetto a noi) ci si rende conto che si inizia ad invecchiare.
    Magari dirai che sono una pazza detto da me che ho 30 anni pero' questa cosa dell'invecchiamento l'ho percepita con la nascita di mia figlia, facendo quei calcoli schiocchi del tipo "uh quando lei avrà 20 anni io ne avro' xx". Insomma pensieri di questo tipo.
    Meglio non pensarci, resettare il cervello e vivere giorno per giorno. Vivere alla giornata.

    Di Bowie ho poca conoscienza, conosco giusto qualche hit ma dovrei approfondire la sua discografia per emettere giudizi. A volte infatti i pezzi migliori sono le cosidette non-hit.

    Un abbraccio :3

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    1. Non so se sono contento o meno di averti commossa cara Caroline...
      Però sì, sono contento che tu mi abbia compreso.
      Continuo a sognare David quasi ogni notte; presto mi passerà, ne sono certo, anche se il senso di perdita di una persona per me molto importante non passerà mai del tutto.
      Anch'io credo di capire te: non ho figli, ma penso che i ragionamenti e i "conti" che ti fai siano, sebbene un po' tristi, la cosa più naturale che ci sia. L'importante è non lasciarsene ossessionare :)
      Se vuoi approfondire un po' l'opera di Bowie, io comincerei con i suoi primi lavori, magari dall'album Hunky Dory. (I primissimi album sono un tantino ostici, secondo me sono molto "roba da fan" ^__^).
      Se vuoi farmi felice, prova ad andare su youtube e ascoltare il brano "Somebody Up There Likes Me" :)
      Ti abbraccio, e grazie di cuore.
      Orli

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  2. Secondo me c'è almeno un artista che porta avanti almeno un lato di quel diamante sfaccettato che è Bowie, e cioè Gary Numan (anche lui non più giovanissimo, che Dio ce lo conservi).
    Qui si fa un bel parallelo fra i due:

    http://www.irosf.com/q/zine/article/10436

    Tu che ne pensi di Numan (se ne pensi qualcosa)?

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    1. Caro JD, conosco abbastanza bene il lavoro di Gary Numan, che ho seguito con attenzione dai suoi inizi pseudo-punk fino alla Tubeway Army e un po' oltre; poi ho un po mollato; comunque ho dato un ascolto - talvolta anche approfondito - a ogni cosa nuova che ha prodotto dopo gli Anni 80.
      Devo confessarti che per quanto mi riguarda considero alcune cose di Numan discrete, ma lontane anni luce dall'arte e della creatività di Bowie.
      Stimo Numan perché nonostante la sua carriera come musicista pop (cioè relativamente conosciuto dalle masse) sia tramontata da oltre trent'anni, continua a produrre e a suonare, anche se per "pochi intimi" e ciò significa che ama veramente la musica. Ma non vado molto oltre nella sua "valutazione". Diciamo che ascolto ancora molto volentieri i suoi album del periodo Tubeway Army e fino a "Telekon", e ovviamente adoro "Cars"! (anche nel rifacimento dei Fear Factory) :)
      Grazie mille per la segnalazione dell'articolo che ho letto con interesse!
      Un caro saluto
      Orlando

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  3. Articolo molto sentito... Bowie era un arista straordinario ed è riuscito a rimanere tale fino all'ultimo minuto sulla sua Terra e oltre.

    Il suo ultimo album mi ha affascinato in una maniera incredibile, la miglior uscita di scena possibile, il famoso "monumento più duraturo del bronzo" di cui Orazio tanto parlava.

    Ciao Orlando :)

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    1. Anch'io amo molto il suo ultimo album, che avrei tanto voluto non fosse il suo ultimo... :(
      Faccio moltissima fatica ad ascoltarlo senza commuovermi e quindi credo che passerà un po' di tempo prima che me lo possa godere per quel che è davvero, e cioè un'opera straordinaria di un artista straordinario che dovo aver fatto e inventato tutto prima di chiunque, ci ha lasciato con un ultimo lavoro innovativo in più di un senso.
      Grazie e a presto.
      Orlando

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  4. Fantastico, eh?, quanto siamo sensibili alle onde sonore. Quando suonavo col mio gruppo, ci andavo matto, a sentirmele pesino dentro al corpo. Ah, questo cervello, gioia e dolore - paradiso e inferno, è una roba... Grazie dei ricordi e della condivisione. :-)

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    1. Quanto siamo sensibili caro Gianfranco... non so nemmeno io se certe volte vorrei esserlo un po' meno, perché sì, quando si gode si gode molto, ma quando si soffre... :(
      Anch'io quando suonavo, fino a un paio d'anni fa (quanto mi manca suonare in una band!), adoravo sentire le vibrazioni fisiche fin dentro le mie ossa, era una sensazione impagabile ed è impossibile da "riprodurre artificialmente".
      Grazie a te per le tue parole, sempre gradite.
      Un abbraccio.
      Orlando

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  5. Ciao Orli, buongiorno.
    Sapevo avresti scritto di David Bowie. Quando ho appreso, dalla rete, della sua morte ho subito pensato a te e sono andata a riguardare suoi live su youtube, quelli che già anni addietro mi avevi fatto conoscere.

    La descrizione che fai della tua infanzia, dei pomeriggi (primaverili?perché no...) passati a casa a lasciarti emozionare dalla musica, della fatica per reperire anche solo un poster del tuo idolo da appendere in cameretta... bè, sono parole e sensazioni stupende che condivido appieno, anche se nel mio caso sono state scatenate da circostanze (ovviamente) diverse dalle tue.

    Grazie per ciò che scrivi e ti mando un abbraccio (virtuale) grande, conscia che non esistono rimedi per chiudere i buchi che le dipartite lasciano.

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  6. Articolo stupendo che denota una sensibilità davvero sublime, ma d'altronde l'arte in tutte le sue forma è un recettore di emozioni uniche.
    Io ho un po' superato l'idolatria verso cantanti, scrittori e sportivi vari, poiché mi sono reso conto a mie spese che il dispiacere per la dipartita di un " mito " della mia infanzia è imparagonabile al dolore della perdita di una persona cara.

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    1. Grazie Pirkaf, ho solo cercato di buttar fuori un po' dell'infinita tristezza di cui questa perdita mi ha colmato.
      Hai assolutamente ragione, non è più tempo di idolatrie. Gli idoli ci hanno lasciati soli.
      Un caro saluto.
      O.

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  7. Giusto un saluto, perché il tempo mi tiranneggia anche stamani, ma ripasso.
    Bell'articolo. Anch'io ho seguito e amato David fino all'ultimo.
    E poiché vedo che avevi cinque anni nel 1965, i conti ( e le passioni) tornano: siamo coetanei.

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    1. Ivano, è un piacere vederti qui :)
      Leggendo ieri il tuo splendido articolo sul fumettista Vaughn Bodé [1] avevo anch'io fatto due conti ed ero quasi certo che fossimo coetanei :)
      E, non so perché, ero certo che anche tu amassi Bowie!
      Un carissimo saluto e a presto!
      Orlando

      [1] il bellissimo blog di Ivano è:
      http://ivanolandi.blogspot.it/

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  8. Grazie per il link, Orlando :)) Tra l'altro il tuo blogroll qui a destra mi sta aprendo tutto un mondo. Ti aggiungo anch'io al mio intanto.

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  9. Non ho mai conosciuto molto questo artista ma da come ne parli si capisce il forte legame che avevi con lui e per esperienza so quanto importante possa essere, per una persona sensibile, la musica.
    Hai scritto delle bellissime parole, spero che questo tuo sfogo possa esserti servito a stare meglio, anche solo un pochino.
    Un abbraccio!

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    1. Grazie mille per le tue parole iyanceres.
      Spero vorrai provare ad approfondire la conoscenza con questo immenso artista che ha dato, lui più di chiunque altro, tantissimo alla musica del nostro tempo. Non resterai delusa :)
      Ricambio di cuore l'abbraccio.
      A presto!

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