sabato 12 dicembre 2015

Il Gioco dell'Oca


Il Gioco dell'Oca


di Stefano Munarini, testi
e Mauro Ferrero, disegni


volume unico
brossurato con bandelle

112 pag., bicromia

euro 9,90

Tunué




"Pazzesco, ci sono lettori di fumetti persino in Finlandia, dovunque sia...".
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E' molto difficile oggi produrre un'opera originale.
Sarà forse perché il pubblico appassionato è cosciente di questa difficoltà, ma nessuno oramai pretende, né chiede, originalità: a tutti noi basta una storia che sia bella.
Però ci sono sempre le - rare - eccezioni: ebbene Il Gioco dell'Oca è una storia originale.
E anche, anzi soprattutto, bella.
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Stefano Munarini ha scritto una storia che si stampa nel cuore e tocca corde che ogni persona anche solo minimamente appassionata di fumetti sentirà vibrare forti e, finalmente e fatalmente, fa girare molte emozioni. 
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Il Gioco dell'Oca è una storia (anche) sui fumetti che però non ha bisogno di giochetti di "metafumetto" (i quali peraltro generalmente riescono bene solo al maestro Alan Moore) per risultare credibile e per produrre in chi legge sentimenti forti e talvolta contrastanti.
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E' anche - soprattutto - una storia d'amore, non di amore romantico, ma di amore vero per il Fumetto e per i fumetti che non ha nulla di didascalico né, che sarebbe assai peggio, di "educativo".
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E' la storia d'amore e di un sogno, che accomuna o ha accomunato molte delle persone che stanno leggendo queste righe: il sogno di diventare autore/autrice di fumetti.
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Per la storia scritta da Munarini non potevano che esserci i disegni di Mauro Ferrero, freschi e senza fronzoli, ciò nonostante così espressivi e vivi; la delicata bicromia (bianco, nero e verde acqua) dà alla storia tutta, agli eventi e ai personaggi, toni pacati e mai "urlati", benché sempre intensi e, di nuovo, vivi.
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Pochi tratti, sia nel testo che nel disegno, bastano per raccontare con estremo realismo e con poesia, un protagonista (Jason) che - al di là di ogni retorica o "frase-da-recensione" - potrebbe davvero essere chiunque di noi...
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"Come ti dicevo, mi preoccupa molto la qualità dei vostri comics. Anziché progredire come forma d'arte sembra che stiano diventando sempre più commerciali."
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Le frasi e le discussioni di Jason con gli amici, quelle dette dagli autori di fumetti durante le presentazioni dei loro lavori, l'ansia e la gioia di essere presenti e in qualche modo partecipi di quel mondo colorato e in apparenza glorioso che pare situarsi al di sopra della banale realtà di tutti i giorni... chi di noi non ha mai sentito scorrere nelle vene quell'eccitazione, quel senso di appartenenza a un mondo "solo nostro" del quale è un privilegio far parte, non fosse che come fruitori? Cos'è se non proprio questa ridda di sentimenti la passione per i fumetti?
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Sapete che non amo svelare le trame, la scoperta della storia è un piacere che lascio a voi scoprire, ma per situare in qualche modo ciò di cui sto parlando farò qualche cenno (che potrete trovare, più sostanzioso e chiaro alla pagina dell'Editore dedicata a Il Gioco dell'Oca).
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Jason è un giovane uomo; vive in una cittadina del Texas con mamma e papà e fa un lavoro molto simile al mio: ben poco gratificante in cambio di uno stipendio misero.
E' un lettore, e forse un collezionista, di fumetti. Li ama e ne ama il mondo che li circonda, o meglio l'idea che si è fatto di come debba essere quel mondo. Ne vorrebbe far parte, lo desidera veramente...

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Per questo un giorno Jason decide di sperimentare in prima persona cosa significa farne parte e, pur con tutta la sua timidezza (magnificamente narrata dal testo e dai disegni), mette in atto una strategia fantastica - e illegale - con cui realizzerà momentaneamente il suo sogno e che gli farà provare l'intera gamma dei sentimenti e delle situazioni umane: come la (temporanea) gloria, la caduta, la pena e il dolore, una lenta e faticosa rinascita. Fino ad arrivare a un finale di consapevolezza, di faticosa presa di coscienza che personalmente mi ha fatto venire la pelle d'oca.
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Attenzione, non si tratta di affrontare in modi compiacenti concetti banali e abusati come il wannabe-ismo o il nerdismo, siamo su ben altri livelli: in questa storia nessuno viene cinicamente sfottuto, non ci sono isteriche rivendicazioni né forzature narrative utili a far sentire "grandi" gli autori.
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Come dicevo prima, né didascalismo né pretese didattiche né "raccontare una cosa per farne emergere un'altra" e neppure messaggi sociali tra le righe: Il Gioco dell'Oca è una storia d'amore, di persone, di scelte (duramente pagate), di persone, non di concetti astratti. Una storia che si dipana delicatamente, e dolorosamente, sotto i nostri occhi; una storia, se vogliamo, "piccola" in cui non ci sono eroismo o spettacolarità; una storia così dannatamente umana.
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E' proprio questo il maggiore punto di forza, quello che ci permette di leggere Il Gioco dell'Oca e di sentirsene immediatamente e profondamente coinvolt*: la storia si insinua facilmente e con delicattezza nel nostro cuore facendoci sentire Jason in un modo tutt'altro che concettuale o astratto.
Confesso che verso il finale mi sono molto commosso, intendo anche fisicamente commosso con lacrime e gran soffiate di naso e di questo sono molto grato a Munarini e a Ferrero, lo dico senza alcuna piaggeria.
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Voglio ancora dire, perché forse finora sono stato un po' ambiguo su questo punto, che al di là dell'argomento del volume, questa è una storia che può leggere chiunque e chiunque può goderne, non si tratta infine di una storia esclusivamente per "adepti/e del Fumetto" o per qualche categoria "speciale" di persone. L'amore, la passione, l'errore e la consapevolezza sono stati e sentimenti umani: davvero, non c'è bisogno di altro che di essere umani per lasciarsi andare alla lettura della storia, scritta da uno Stefano Munarini davvero in forma e ispirato.
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Un cenno, da non-specialista come sempre (mi perdonerà il disegnatore se dirò cazzate) sui bei disegni di Mauro Ferrero: per quanto mi riguarda non riesco a immaginare disegnatore migliore di lui per questa storia [tra l'altro Ferrero e Munarini non sono alla loro prima collaborazione: prima di questo volume c'è stato Winnegans Fake per Edizioni BD].
Il suo segno non aggressivo ma sicuro mi ha ricordato un po' certo (ex)underground colto (sia inteso nel migliore sei sensi) sia americano che europeo.
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Le ombre sono poco presenti, quasi assenti direi, e per questo potremmo parlare si una linea chiara che tende a narrare più che a descrivere.
Sarà banale dirlo, e mi rendo conto che ciò che segue poco aggiunge, ma trovo il segno di Ferrero gradevolissimo, mai stancante, caldo e "sentimentale".
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I disegni di Ferrero hanno un'attitudine cartoonesca anti-realistica - il disegnatore usa con attenta ed equilibrata parsimonia linee e segni - sono però molto espressivi e lasciano trasparire bene le emozioni e gli stati d'animo.
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Credo che chi abbia avuto la pazienza di leggere sin qui abbia perfettamente compreso quanto Il Gioco dell'Oca mi sia piaciuto, mi abbia "preso" dentro e mi abbia commosso. E' ovvia quindi la raccomandazione, meglio: il consiglio, di dare a questo volume di Munarini e Ferrero una possibilità, perché rischia di piacervi davvero, davvero tanto.
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Buone emozioni.
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Orlando Furioso

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4 commenti:

  1. Una bella recensione de Il Gioco dell'Oca la trovate anche nel blog Terre Illustrate:

    http://terreillustrate.blogspot.it/2015/12/recensione-il-gioco-delloca-di-stefano.html

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  2. Leggo solo ora la tua recensione, fantastica! È sempre un piacere leggere recensioni di fumetti di cui ho parlato anch'io per poter vedere in che modo una stessa opera può suscitare parole diverse in persone diverse ^_^

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    1. Ammetto che, forse scioccamente o per mie insicurezze, in genere evito di leggere recensioni su fumetti dei quali ho intenzione di scrivere qualcosa sul blog... In genere succede così: scrivo il mio pezzino e solo poi vado a vedere cosa hanno scritto, sul medesimo fumetto, i blog che seguo.
      E, nella stragrande maggioranza dei casi, vedo che il modo di lettura e il "vissuto" rispetto a quel fumetto è vario e differente per ognun* E questa mi sembra una cosa bella :-)
      Nel caso del tuo blog però ho fatto un'eccezione (cioè ho letto la tua recensione prima di scrivere il mio articoletto) per diversi motivi.
      Il primo è che sei stato "fermo" per un po' e io avevo "fame" di leggere cose tue! :-)
      Secondo me, infatti, tu hai uno straordinario dono di sintesi e riesci sempre a descrivere le cose essenziali, cosa che non solo stimo in te, ma che proprio ti invidio biecamente! :)))
      Il secondo motivo era che ero sinceramente interessato a sapere cosa ne pensavi tu de Il Gioco dell'Oca e non mi andava di aspettare a leggerti dopo aver scritto il mio articoluzzo...
      Penso che i tuoi giudizi siano sempre molto ponderati e circostanziati (caratteristiche che ritrovo, guarda caso, in tutti i blog che seguo e amo, che siano o meno presenti nella barra lì a destra) e mi sono molto utili, anche se ovviamente cerco di mantenere un mio stile personale (sì, vabbè... ^___^) e di non lasciarmi influenzare da ciò che leggo in giro.
      Infine, ti ringrazio moltissimo per le tue parole!
      A presto
      Orlando

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    2. Come al solito, veramente troppo buono :D Io son sempre tentato dal parere altrui quando devo scrivere dello stesso argomento, ma spesso ho paura di venirne troppo influenzato. Però allo stesso tempo un parere diverso fa bene perché aiuta a ragionare e porta alla costruzione di un proprio più maturo. Diciamo che la questione è ardua ahahha

      Alla prossima :D

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