domenica 14 giugno 2015

Marbles


Marbles
Mania, Depressione, Michelangelo e Me

di Ellen Forney


vol. unico
brossurato, 256 pag, b/n


euro 18


Edizioni BD - collana Psychopop



"La reazione chimica provocata dal dolore mi scorreva in tutto il corpo.
Era un'iniziazione rituale, come attraversare una porta in fiamme.

Camminavo sui carboni ardenti.
Mi trasformavo."

(Ellen Forney - Marbles, pag. 10)
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Ci sono iperboli e iperboli.
Sapete, ho una venerazione per Alan Moore e Jack Kirby, un'adorazione per Neil Gaiman, un'ammirazione sconfinata per Magnus... e via dicendo.
Personaggi importanti nella mia vita.
Anche senza averli mai conosciuti di persona, essi hanno contribuito a fare di me quel che sono.
Sono i miei Eroi, insomma.

Ma mentre leggevo Marbles di Ellen Forney, mentre le lacrime scendevano e consumavo i fazzoletti di carta, il desiderio che avevo non era (solo) quello di considerare Ellen Forney una delle mie eroine, ma era soprattutto quello di abbracciarla stretta e continuare a piangere sulla sua spalla. E questa non è una cazzo di "iperbole".
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Ci sono delle opere - fumetti, libri, musiche ecc. - che ci colpiscono così tanto, che ci penetrano così in profondità che, presuntuosamente, ci sembra quasi che l'autrice/l'autore le abbia prodotte "per noi".
"Sembra che mi conosca!"
, pare dirci una vocina interiore alimentata da quell'ego spropositato che abbiamo, fantasticando sul fatto che "siamo tutte connesse" e altri pensieri simili.
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Bello, tutto ciò è un bene, significa che l'autrice/l'autore ha lavorato bene, conosce il suo lavoro, sa come coinvolgere "il pubblico" e farlo partecipare. Per chi legge, aver speso i propri soldi per un'opera in cui sentirsi coinvolt* è davvero un'ottima cosa, che va oltre l' "intrattenimento" (termine per il quale personalmente non ho alcuna simpatia).
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In altre opere però si scende a un altro livello, più profondo e che ha meno a che fare con ipertrofie egotiche o strategie di marketing.

E' questo il livello profondo di Marbles di Ellen Forney.
Naturalmente, come sempre e in ogni cosa, è solo l'incontro tra due soggetti/vità a permettere la profondità, l'immersione, il toccarsi di due menti, la consapevolezza di una comprensione (profonda) che ha poco in comune con altre esperienze di lettura (o di ascolto, o di quel che volete).
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Una delle regole, meglio: dei consigli, più elargiti a chi scrive/disegna è quello di "raccontare ciò che si conosce", ossia di ciò di cui si ha (fatto) esperienza. E' un consiglio tra i tanti, ma è forse più vero di tanti altri.
Potrebbe capovolgersi ed essere un prezioso "consiglio" anche per chi legge: ciò che conosciamo, ciò di cui abbiamo esperienza, è l'unica cosa dalla quale possiamo riuscire a farci realmente coinvolgere, fin nel profondo.
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Certo, mi rendo conto che - detta così - risulterebbe una regola limitante; eppure la mettiamo in pratica più di quanto pensiamo: andiamo sempre a cercare istintivamente - anche nella scelta dei fumetti da leggere - ciò che comprendiamo meglio, o che crediamo di comprendere meglio.
Non so se il caso esista o meno, ma non è stata certo casuale la scelta di leggere un'opera come Marbles di Ellen Forney, la cui stessa copertina ne rivelava con simboli chiari e intelleggibili "l'argomento".
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Una donna su una barca, entrambe alla deriva: la barca ha la corda dell'ormeggio spezzata, è dunque in balia delle onde, delle quali una - altissima - sta per schiantarsi sulla barca stessa e sommergerà la donna. Questa gigantesca ondata è piena di cose e solo alcune di esse hanno a che fare con l'acqua stessa, le altre hanno a che fare con la vita, i sogni della donna. La quale, in un gesto tanto infervorato e terrorizzato quanto inutile, cerca la salvezza.
Ecco esattamente di cosa racconta Marbles.
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Marbles è una storia a fumetti autobiografica, raccontata dall'autrice con una franchezza che mi ha inizialmente imbarazzato (in realtà mi stavo imbarazzando di me stesso, ci è voluta qualche decina di pagine perché lo comprendessi...).
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Ellen Forney è affetta da disturbo bipolare, del quale Wikipedia dice: "Questa disregolazione funzionale si traduce nello sviluppo di alterazioni dell'equilibrio timico (psicopatologia dell'umore), dei processi ideativi (alterazioni della forma e del contenuto del pensiero), della motricità e dell'iniziativa comportamentale, nonché in manifestazioni neurovegetative (anomalie dei livelli di energia, dell'appetito, della libido, del ritmo sonno-veglia)."
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Non è una cosa da poco, non è un problema che può essere risolto con la "forza di volontà", con qualche affettuoso consiglio della zia o con qualche sistema fai-da-te tipo "manuale gnù-age" scritto da qualche santone americano in vena di best seller.
Il disturbo bipolare è una cosa dannatissimamente seria, stravolge completamente la vita di chi ne soffre ed è potenzialmente pericolosa (la precentuale di suicidi tra chi ne è affett* non è poi così bassa, purtroppo...) e va curata con l'aiuto di terapie farmacologiche non improvvisate e con (in genere anni di) sedute da qualche psichiatra preferibilmente molto in gamba.
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Immagino sia meraviglioso leggere tutto questo con lo sguardo dubbioso chiedendosi "che cazzo vorrà dire tutta 'sta roba?". Sì, immagino che debba essere bellissimo.
Uno dei numerosi sintomi del disturbo bipolare è la depressione.
Una "cosa" che è meraviglioso non conoscere. Almeno credo.

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Il disturbo bipolare ci viene integralmente narrato da Ellen Forney... anzi io direi meglio che ci viene "regalato", a prescindere dal prezzo stabilito dall'Editore, perché la sua storia - Marbles - è un dono veramente prezioso, doloroso ma/e prezioso per lei stessa e per chi ha la fortuna di leggere e comprendere sino in fondo questa sua opera.
L'autrice espone la sua anima e la sua intera vita in un modo che può riuscire, in modo così sublime, solo a una persona con un'anima meravigliosa e uno scrigno di pericolose meraviglie da dare al mondo.
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Ellen passa da periodi di iper-euforia nei quali le sembra di poter fare e gestire qualsiasi cosa, persino i periodi di nera depressione che seguiranno, a periodi di - appunto - nera depressione che le impediscono di fare la maggior parte delle cose della vita.
La depressione più di tanto non si può "spiegare", eppure Ellen riesce a fare persino qualcosa di più: magistralmente - e dolorosamente - riesce a comunicare con chi legge e oltre al racconto delle ipertrofiche euforie e ai successivi periodi di cupa depressione riesce a far sentire partecipe chi legge ai suoi stati d'animo, con un grado di coinvolgimento che raramente si può trovare in un'opera che tratta di un argomento così poco "appetibile" e così poco "divertente".
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Eppure, e parrebbe incredibile date le premesse di cui sopra, ci sono pagine e pagine in cui la vita stessa fiorisce pulsante in e da quelle pagine, così disperatamente ricca e creativa e piena di desiderio, che è forse il punto focale dell'opera di cui sto parlando.
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Il libro comincia con il terribile, terribile e devastante dubbio che schiaccia la fumettista Ellen Forney: la diagnosi non lascia più alcun dubbio, soffre di disturbo bipolare che va curato con psicofarmaci i quali potrebbero anche bloccare il flusso creativo dell'autrice, ossia una delle sue più potenti e significative ragioni di vita (questo valga anche per chi pensa ai fumetti solo e sempre come a un "giochetto carino") e, non dimentichiamolo, sua fonte di sostentamento.

Il conflitto profondo tra il desiderio di guarire, connesso alle sue inevitabili regole e che cozza coi numerosi, umanissimi, altrettanto profondi desideri di libertà, creatività, vita vissuta al massimo delle proprie potenzialità, anche distruttive, è il motore pulsante, il perno attorno a cui ruotano - spesso in una spirale confusa e nichilistica - tutte le cose dentro e fuori di Ellen.
Tutto quanto è coinvolto: le amicizie, il lavoro, la famiglia, la vita sociale, la stessa sopravvivenza diventa un concetto non più così scontato.
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In questo magnifico libro a fumetti alcune pagine hanno solo testo, in altre il disegno è semplicissimo, poche linee per descrivere velocemente, o meglio per cogliere con la maggior urgenza possibile l'essenza di un discorso, un concetto, un'esperienza, uno stato d'animo.

Proprio come il disturbo di Ellen lascerebbe presagire, alcune tavole sono disegnate con una cura maniacale e sono molto serie, altre invece contengono battute ilari, flussi di comicità e sono disegnate quasi "a scarabocchio", come fossero le pagine di un diario adolescenziale.

Alcune tavole contengono ancora schemi, grafici, elenchi, statistiche... tutto quanto serve a raccontare la storia dell'autrice, tutto ciò che può essere uno strumento atto alla comprensione, e prima di tutto all'auto-comprensione dell'autrice, viene usato in questo libro. E in tutto ciò non c'è neppure una sillaba o un segno che sia meno che utile alla storia, all'autrice, a me che leggo.
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L'autrice mette in gioco diversi stili, che cambiano anche improvvisamente a seconda dello stato d'animo e/o della parte di storia raccontata. Citazioni stilistiche piacevolissime alla vista si alternano: da Kaz - fumettista che personalmente amo moltissimo - all' Hate di Peter Bagge (altro mio amore) allo stile underground di Julie Doucet solo per fare qualche esempio.
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Ma soprattutto nel libro c'è lo stile di Ellen Forney
Quell'onda gigantesca e minacciosa raffigurata in copertina mantiene tutte le promesse, la prima delle quali era quella di contenere "tutte le cose" e per traslazione "tutti gli stili" dell'autrice che mai, neppure in una mezza vignetta, risultano poco leggibili o confusi. Nonostante gli "sbalzi" la storia mantiene una sua propria leggibilità che la rende perfettamente fruibile da qualsiasi persona dotata di un minimo di umana sensibilità, dalla prima all'ultima pagina.
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Mi rendo conto dopo tutto quanto scritto finora quanto sto per dire possa sembrare "strano", ma la lettura di questo libro è così appassionante che spiace duri "soltanto" 256 intensissime pagine... fino ad arrivare alla catartica, a suo modo sconvolgente, incredibilmente commovente tavola-vignetta finale che, ovviamente, non rivelerò perché non voglio essere responsabile della mancata gioia della scoperta che spetta personalmente ad ognun* di noi.
E a scanso di equivoci, e nonostante le mie parole, un mio caro amico non depresso né bipolare ha letto Marbles e l'ha trovato semplicemente meraviglioso.
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Vorrei abbracciare forte Ellen Forney e dirle quanto l'ho compresa, quanto la sua storia e una parte della sua stessa anima mi siano entrate dentro fin nel profondo e vorrei dirle tutto ciò resterà per sempre dentro di me, come una vera e propria esperienza, non come una "semplice" lettura.












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