mercoledì 29 aprile 2015

Il porto delle anime

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Il porto delle anime

di
Stefano Alghisi

 

vol. brossura con bandelle,
grande formato, 48 pag, b/n

 

euro 14

Mal Edizioni

 

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“Ciò che gli altri chiamano spazzatura
è il nostro tesoro”

 

Dopo tanta ripetitività (da parte mia), finalmente uno scritto che finirà in modo diverso dagli altri.
Avete presente, no?: “…e infine, consiglio questo albo/volume a chiunque ami il Fumetto blablabla…”

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Inoltre questa volta vi chiedo anche un favore personale e a secondo dello sforzo che proverete nel farmi – o meno - questo favore, questo scritto acquisterà un senso, o meno: prima di continuare a leggere, o mentre leggete, se volete ascoltate questi tre brani. A volume alto, che ve lo dico a fare:

The Cramps “Garbage Man” (“Songs The Lord Taught Us, 1980)

 

The Gun Club “She’s Like Heroin To Me” (“Fire of Love” 1981)

 

The Birthday Party “Hamlet (Pow Pow Pow)” (“Jumkyard” 1981)

 

Li avete ascoltati?
E’ Rock’n’Roll.
QUESTO è Rock’n’Roll, non il rockettino edulcorato che passa(va) su (e)m(p)t(y)v, prodotto dall’industria – non dalla creatività e dalla disperazione – prodotto e trattato come merce e come tale consumato.
Niente di male se vi piace “quel” rockettino, a ognun* i propri gusti, a ognun* quel che si merita (sia inteso – davvero - nel modo più positivo possibile).
Ma è bene sapere bene come stanno le cose e cosa stiamo mangiando: quello non è rock(‘n’roll); QUESTO che avete (forse) appena ascoltato E’ Rock’n’Roll.

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Avete provato un senso come di disagio?
Va bene!
Ma quel disagio vi sussurrava “oh no, io non c’entro con questa roba!”?
Va bene lo stesso; significa solamente che il Rock’n’Roll non è roba(ccia) per voi.
Niente di male.
A ognun* ciò che si merita. Sempre nel senso più positivo possibile. 
Il Rock’n’Roll, dichiarato morto ogni quinquennio circa, per qualcuno è dannazione, per qualcuno è salvezza, per qualcuno è entrambe le cose, per qualcuno è una “corrente della musica popolare” già fuori moda nella seconda metà degli Anni 50, per la maggioranza della popolazione è un genere musicale dal quale è stato incidentalmente e a malapena sfiorato.
[Per me, se non fosse chiaro a sufficienza, il Rock’n’Roll - nelle sue sfaccettature meno “commerciali” – è uno dei motivi per vivere e uno dei più importanti leit-motiv della mia vita. E’ dentro di me da quando avevo 5 anni, non mi lascerà fino al mio ultimo giorno. Pare retorica, non lo è.]

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Parliamo di nuovo di una Casa editrice con la quale negli ultimi mesi ci siamo reciprocamente coccolati molto, a ragion veduta.

Un altro bellissimo volume targato MalEdizioni. [abbiamo parlato di altri volumi editi da questa Casa editrice QUI, QUI e QUI]

Nessuno, a meno che non sia in malafede, può sostenere che il Rock’n’Roll sia “solo musica”: esso è soprattutto un’attitudine e  l’estetica Rock’n’Roll comprende, oltre alla musica, il  cinema, l’abbigliamento, il binomio “sex and drugs”, le motociclette… molte cose sono o concorrono a formare il Rock’n’Roll e tra queste non mancano certo i fumetti.

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Stefano Alghisi [1] ha prodotto un – ripeto: bellissimo! - volume di Rock’n’Roll a Fumetti.
Ci ho messo qualche minuto a ricordare dove avevo già visto, e apprezzato, quel tipo di disegni, quello stile e infine mi è sovvenuto alla mente: su una bellissima – quindi naturalmente defunta – rivista musicale che adoravo (evidentemente però non eravamo in abbastanza ad adorarla, visto che appunto defunse) che si chiamava Bassa Fedeltà, ricordo confermato infine dalla bandella della quarta di copertina. La prefazione del volume è infatti di Luca Frazzi che di quella rivista era l’anima principale.

Il quarantacinquenne Alghisi conosce bene la materia di cui scrive e disegna, visto che egli stesso è un musicista e, soprattutto, ama il Rock’n’Roll: lui per primo avrà certamente saputo che sarebbe stato perfettamente inutile, e forse anche un po’ naif, realizzare una “biografia” dei Cramps, dei Gun Club e dei Birthday Party.
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Per il volume Il Porto delle Anime l’autore Stefano Alghisi ha scelto tre band che a modo loro hanno ri-definito il concetto di “seminale” nell’ambito del Rock’n’Roll e che, probabilmente non per vocazione ma per “sfiga” ed eccessi vari, non sono stati esattamente baciati da quello che in ambito musicale viene chiamato “successo”. Tre band di culto, come si suol dire, che probabilmente hanno avuto più diffusione e riconoscimenti dopo la morte, o nel caso di Nick Cave ex Birthday Party la “conversione”, dei loro leader, che non quand’erano attive sulla scena musicale. Lux Interior dei Cramps e Jeffrey Pierce dei Gun Club hanno da tempo lasciato questo mondo (Nick Cave ha invece lasciato il Rock’n’Roll per approdare a musiche certamente più fini e signorili, buon pro gli faccia).

Per inciso: il volume contiene anche l’anima di un quarto elemento, il cantastorie italiano Sigfrido Mantovani, di cui prima della lettura del volume non avevo mai udito il nome e di cui quasi nulla so ancor oggi. Anch’egli probabilmente era Rock’n’Roll prima ancora dell’invenzione dello stesso.

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Dicevamo: no “biografie”; per avere quelle basta qualche click in rete; no “biografie” perché Stefano Alghisi ha fatto ben di meglio: ha catturato in un vero e proprio atto magico – qual è sempre il fumetto quand’è riuscito nel suo intento – le anime dei e delle (punk)rockers e le ha trasposte su carta, per la gioia di chi sfoglierà questo volume e vi ritroverà la parte oscura della propria anima.
E’ questione di scelte.

Mentre leggevo e guardavo Il Porto delle Anime – e mi commuovevo, perché per me il Rock’n’Roll è ancora e sarà sempre fonte di commozione – ho avuto l’impressione fortissima che i morti ivi disegnati avrebbero fortemente approvato.
Quando ascolto (quel)la musica ho la sensazione che chi sta cantando e suonando stia “parlando” direttamente a me e, in qualche modo, “vedo” le loro facce che si contorcono nello sforzo e nella passione del suonare: stessa sensazione provata leggendo e guardando il volume di Alghisi, brividi lungo la spina dorsale compresi.
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I neri pieni e spietati dell’autore dipingono senza veli né edulcoramenti “poetici” (non ce n’è bisogno: il Rock’n’Roll è una delle forme della poesia!) quei brutti volti e quei corpi sfatti e sensuali, sempre malinconici e pieni di passione e di disperata vitalità che fa a cazzotti con un irrefrenabile impulso di morte. Eros e Thanatos, certo. Nessuno l’ha mai negato.
Racconti di vita, descrizioni di amici, sodali o fidanzati/e, si alternano a brani di testi di canzoni malate che così spesso (sempre) parlano di sesso, droga e morte. In forme tutt’altro che banali, s’intende [2].

In “forme tutt’altro che banali” sono anche i disegni di Stefano Alghisi, dei cui neri pieni ho già detto: tutto il volume pare galleggiare in un liquido denso e viscoso, nero ovviamente, e quei volti, quei primi piani così poco indulgenti, ma dannatamente appassionati, sono quasi tridimensionali.

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Il grande formato del volume facilità le soluzioni grafiche dell’autore che usa sì anche le vignette (è un fumetto baby!) ma con grande libertà e facendo spesso strabordare i disegni dell’una nell’altra vignetta, o nelle altre vignette.

Lo stile è fluido, morbido nonostante il soggetto trattato, direi lucido; certamente influenzato da Robert Crumb e da certo underground (americano) e dalle bellissime fanzine che fino alla fine degli Anni 90 erano ancora una realtà florida ora amarissimamente rimpianta.

Uno dei numerosi motivi che, da un punto di vista squisitamente grafico e del disegno, mi fa letteralmente adorare questo volume  è l’evidente - e così meraviglioso - horror vacui di cui “soffre” l’autore: ogni spazio è riempito, ogni cosa persona pensiero ha la propria nera e spessa ombra e tutto è dipinto con enorme cura, una sorta di anti-ligne claire che suscita l’effetto di incantare me lettore che mi vado a soffermare su tutti i particolari con un effetto emotivo potente e di grande coinvolgimento.

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Altre cose che amo moltissimo e che contribuiscono a rappresentare la cifra stilistica de Il Porto della Anime sono l’alternanza tra la forma grafico-narrativa didascalica e quella biografica intersecate con gli interventi “diretti” dei protagonisti e di vari personaggi, le diverse voci che si alternano, l’interpretazione delle liriche dei brani che varia graficamente di volta in volta, il simbolismo esoterico ed exoterico delle cose e della loro disposizione…

Il volume è una messe di “cose” profondamente significative sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico, è bellissimo e vibrante come se dalle pagine di carta uscissero veramente i suoni sporchi e grezzi del Rock’n’Roll è una festa per gli occhi e per le anime (punk)rock

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Ed ecco, finalmente dopo anni di “finali” tutti uguali, qualcosa di diverso.
Non consiglio Il Porto delle Anime a “chiunque ami il buon fumetto e blablabla”: anzi, anime candide e certamente più felici di me stiano ben alla larga da questo volume. Il rischio è quello di graffiarsi l’anima con un qualcosa di bellissimo, ma potente e ingovernabile e che, una volta entrato nel sangue, rischia di non uscirne più. La contaminazione da Rock’n’Roll non avviene solo attraverso l’ascolto o la musica. Il Rock’n’Roll è qualcosa di molto più grande di una canzone e una scintilla potente della sua vera essenza la si può trovare anche in questo fumetto.


Non so se Stefano Alghisi avrà modo di saperlo, ma lo ringrazio personalmente per avermi aiutato a ricordarmi chi sono davvero e per aver aggiunto un altro graffio alla mia anima.

 

Orlando Furioso

 

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Note:
[1] Il link non porta all’account fb di Stefano Alghisi e nemmeno al suo blog: Alghisi non ha un account fb né un blog né un sitotwitterpinterest o instagram o… Segno che la vita è possibile anche oltre il virtuale.
[p.s. Neppure Alan Moore, lui in persona e con tutto il rispetto, possiede un account fb né un blog. ] 

[2] E’ davvero necessario sottolineare che non è necessario essere drogati o aspiranti suicidi per amare alla follia il Rock’n’Roll?…

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12 commenti:

  1. Una possibilità gliela darò...
    Mi ricorda il fumetto underground di svariati anni fa.

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    1. Sì Marco, è vero. Il tutto filtrato attraverso la sensibilità propria dell'autore e col suo tocco di originalità. Un volume davvero bello e indispensabile per ogni (punk)rocker!!! ;-)
      Grazie e ciao!
      Orlando.

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  2. Molto, molto bravo. Ha digerito bene anche gli EC comics e parecchio altro horror anni 50, e l'ultima immagine pare un tattoo metal anni '80... Il tutto amalgamato in tavole che sembrano xilografie.

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    1. Proprio bravo, non c'è dubbio :-)
      A me però questa cosa degli EC Comics non convince molto: personalmente (quindi opinabilissimamente!) questa diAlghisi mi sembra un'estetica molto diversa da quella EC... I suoi disegni sono nel complesso molto meno "cartooneschi" rispetto allo standard più conosciuto della EC.
      Ma, come dicevo, sono solo mie opinioni.
      Dategliela una possibilità al volume, merita! ;-)
      Grazie JD LaRue e a presto!
      Orlando.

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  3. Non credo sia una buona idea tirare in ballo Bob Crumb ogni qualvolta si sia in presenza di underground comix, qualsiasi cosa significhi oggi questa locuzione, considerata la sensibilità odierna del pubblico e l'attitudine dei cartoonists, financo di quelli che cantano fuori dal coro.
    Qui vedo anch'io gli EC Comics e la roba per esempio di Spain Rodriguez e del Randall Holmes + caricaturale. Il signor Alghisi potrebbe aver visto anche il Bestiario Padano di Marco Corona
    ( Coconino Press ) , qualcosa di Daniel Clowes e naturalmente di Charles Burns ( due artisti che però hanno un maggior controllo di palla ed una cura maniacale per tutti gli elementi che devono provocare spaesamento e vertigine nel lettore ).
    14 euros per 48 pagine sono tantini, quindi immagino che dovrò cercare di sottrarlo ad una fumetteria senza lasciare il corrispettivo. O raccogliere le offerte piazzando un cappello in una pubblica piazza e producendomi in cover di Orietta Berti anni settanta ( il mio sogno proibito ). Vedremo.

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    1. Io credo che Crumb sia un "debito da pagare" conscio o inconscio per (quasi) chiunque faccia fumetti non proprio dentro il solito coro e abbia più di - diciamo - 46 anni :)
      Ma è solo una mia idea, naturalmente.
      L'estetica EC Comics invece non la trovo così presente in questo volume. Sempre idea mia.
      Grazie come sempre per le tue parole Crepascolo.
      Ciao!
      O.

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    2. ...e ti prego, TI PREGO! Facci sapere dove ti esibirai con le cover dell'Orietta nazionale, mi raccomando!!!

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  4. El Borbah e (un po' meno) Lloyd Llewellin... tutta la mattina che mi scervello per capire cosa mi ricordavano quelle graffiature di nero! Brutto invecchiare!
    Bravo imaginifico!

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  5. Echi persino del recentemente scomparso Voss. Non che sia necessariamente voluto. Le note sono sette anche quando si tratta di carta fumettata. Persino Dick Outcault e Winnie McCay avevano in mente qualche disegno liberty da cui partire. Non ti dico il mio sconforto di bimbo che contava ancora gli anni con una cifra quando ho realizzato che King Kirby doveva aver dato un'occhiata a Caniff, Sickles e Raymond. Poi ho capito e perdonato il suo non essere totalmente originale. E' stato l'anno scorso mentre festeggiavo il mio 46mo compleanno...

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  6. L'occhiata più bella Kirby la dette ad Hal Foster! (The Demon)...
    Io mi sconfortai molto più tardi, quando dopo avere amato (quasi) alla follia Winslow Scozzari Leech vidi la roba di Corben... Ma poi si arriva alla sintesi di uno stile originale e allora perdoniamo, perdoniamo tutti prima di morire (tutti meno Vasco e Ligabue che alla radio mi fregano sempre con le loro intro penosamente uguali a mille altre). Le note sono sette e questa è la magia del rock che mi fa vedere parallelismi fra Segar, Crumb, Wolverton e Jacovitti (anche da sobrio). Ciao!

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    1. Anch'io vedo qualcosa in comune tra Segar, Crumb, Wolverton e Jacovitti: li adoro tutti e 4!!! :-D

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