sabato 24 gennaio 2015

Da Braccio di Ferro a Provolino

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Da Braccio di Ferro a Provolino
Il fumetto umoristico italiano dimenticato

di Salvatore Giordano

saggio, bross. 170 pag. con illustrazioni b/n
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euro 15

Edizioni Sensoinverso

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Questo libro è molto più importante di quanto l’autore stesso, il bravo e simpatico Salvatore Giordano immagini.
Dico questo perché una delle doti di Giordano è la sua sincera e non affettata modestia, ma soprattutto perché questo saggio è un’opera unica nel panorama fumettistico italiano e ciò la rende, semplicemente e senza enfasi,  indispensabile.

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Una volta tanto lo strillo in quarta di copertina non esagera affatto:


”Quello che hai tra le mani è il primo saggio a trattare in maniera capillare l’argomento.”


L’argomento di cui tratta il libro di Salvatore Giordano è infatti uno dei più colpevolmente “dimenticati” nel panorama della saggistica nazionale sui fumetti.
Meno male che, oltre al libro, Giordano ha un bellissimo blog – Retronika – il cui sottotitolo “vecchi fumetti e altre vintagerie” spiega subito le tematiche egregiamente affrontate.
Retronika ha inoltre una pagina facebook che non è il caso di lasciarsi sfuggire.

Anche se Giordano si schernisce quando glielo si dice, lui è uno dei maggiori esperti esistenti di fumetto umoristico italiano e il fatto che l’argomento trattato dal suo libro sia decisamente poco “di moda” , e dunque poco o nulla trattato dall’informazione sul fumetto, rende l’opera importantissima e, nell’economia generale del fumetto italiano in particolare, indispensabile.

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Sembra una frase fatta e invece è verissimo: Da Braccio di Ferro a Provolino non dovrebbe mancare nella libreria di chiunque si occupi o abbia passione per il fumetto, per quello italiano in particolare.

Il saggio di Salvatore Giordano acquista ulteriore importanza e diventa ancor più prezioso proprio perché il fumetto umoristico italiano - d'ora in poi f.u.i. - è un patrimonio, sia detto senza intenzioni retoriche, davvero inestimabile.
E' quantomeno miope (e mi sto sforzando di usare un linguaggio educato...) lasciarlo lentamente scivolare nel dimenticatoio, lasciare che solo la tenacia e la volontà di piccoli gruppi di appassionati ne tengano viva e vivace la memoria. Piccoli gruppi di appassionati che, ahimè, non sono immortali.
Quindi?
Quindi tra trenta o quarant'anni se nessuno se ne occuperà più - tranne sparuti gruppi di francesi, più rispettosi di noi italiani sull’argomento in questione - il f.u.i. sarà cancellato, come non fosse mai esistito? Pessima e triste prospettiva.

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Siamo tutti dannatamente esterofili (mi ci metto io per primo, senza vergognarmene peraltro: credo di avere i miei giustificati motivi per esserlo), ma per una volta non si potrebbe guardare in modo propositivo a quello che, solo per fare due esempi, gli Americani e i Francesi stanno facendo con i loro fumetti umoristici del passato e prendere esempio?

Ristampe su ristampe, talvolta super-prestigiose, talvolta in formato economico [1], per un pubblico che mi rifiuto di credere formato solo da vecchi bacucchi nostalgici.
E attenzione: non è detto che tutto ciò che, in campo umoristico, ristampano Francesi e Americani sia di valore così "assoluto" eh, non c'è bisogno che tutto sia "capolavoro!" perché sia degno di attenzione e di piacere.

E non c'è nemmeno bisogno di pensare in termini di "orgoglio nazionale" o sciocchezze simili (specie per me che sono lontanissimo da questi tipi di ideologie): basta pensare al f.u.i. nel suo significato originale: fonte di divertimento e di piacere. Senza naturalmente escludere piccoli - o grandi - gioielli presenti in quel campo: come in ogni "genere" di fumetto, anche nel f.u.i. ci sono stati capolavori, cose molto buone, cose buone e cose così-così, come lo stesso libro di Giordano evidenzia in modo egregio.

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Certo qualcosa si sta muovendo per il verso giusto, vedi l'encomiabile, eccelso lavoro di Luca “Laca” Montagliani e della sua Annexia [2] e le ristampe di Geppo di RW-Lineachiara, ma al di là di queste lodevolissime e graditissime eccezioni la situazione è tutt'altro che rosea.

Il libro di Giordano arriva dunque a soccorrerci in questa grave lacuna della saggistica “a fumetti” e personalmente spero che sia solo il primo di una serie di testi che verranno messi a disposizione del pubblico.

Da Braccio di Ferro a Provolino è strutturato come una sorta di dizionario del fumetto umoristico italiano e l’autore si concentra sul materiale edito dallo storico editore Renato Bianconi, “imprenditore del fumetto” la cui Casa editrice eponima (insieme a tutta una sotto-serie di Case editrici “satelliti”) pubblicò dal 1952 fino agli inizi degli Anni 2000 una pletora pressoché infinita di testate – umoristiche e non.

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Da Soldino a Trottolino, dalla super-forzuta Nonna Abelarda a Geppo il diavolo buono, dal gatto Felix a Pinocchio, da Braccio di Ferro a Provolino, appunto.
Decine se non centinaia di personaggi che hanno invaso le edicole per decenni, fornendo amplissimi ventagli di letture umoristiche “per bambini”, ma godutissime e apprezzate anche da ragazzi più grandi e persino dagli adulti [3]. Per quasi ognuno di questi personaggi c’è nel libro di Giordano una scheda approfondita e quasi sempre corredata da illustrazioni in bianco e nero le quali, detto tra noi, fanno venire una voglia pazza di procurarsi qualcuno di quegli albi e stravaccarsi sul divano per goderseli sghignazzando.

Il f.u.i. di Casa Bianconi non era fatto solo di personaggi, naturalmente, ma anche e soprattutto di autori e maestri come Sandro Dossi, Alberico Motta, Pier Luigi Sangalli e i compianti Tiberio Colantuoni, Nicola Del Principe, Umberto Manfrin, Mario Sbattella che fecero la storia del f.u.i. “extra-Disney” e che sono tutti ampiamente presenti e rappresentati nel saggio di Giordano.

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Uno dei numerosi motivi che mi fanno amare questo libro è il suo essere inequivocabilmente schierato, in quanto l’autore rifiuta una ambigua (quanto spesso pelosa) "oggettività" che tra l'altro avrebbe reso l'opera meno interessante e piacevole da leggere e da consultare.
Ciò non significa che il libro di Giordano sia un concentrato di pure opinioni personali: le schede sono significative, molto ben strutturate, ricchissime di informazioni e prevedono sempre dei consigli finali sulle storie migliori o che più hanno colpito l'autore.
Quando dico che il libro, o meglio l'autore, è "schierato", e s'intende che assegno a questo termine una connotazione positiva, voglio dire che Giordano non nasconde le sue simpatie così come le sue idiosincrasie e pare avere le idee abbastanza chiare su quali siano le responsabilità per la scomparsa dalle edicole di quell'enorme patrimonio che era il f.u.i.

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A questo proposito voglio dire che la mia personale stima per l'autore nonché l'immenso piacere e diletto che mi ha dato la lettura di questo saggio, oltre ai numerosissimi stimoli e curiosità che mi ha suscitato, tutto questo dicevo non mi impedisce di essere non completamente d’accordo su alcune delle idee di Giordano, come ad esempio il suo considerare Disney (inteso come azienda, non come persona/ggio) o la fantomatica “invasione dei manga” come "il nemico" principale del f.u.i. di Casa Bianconi

A mio personalissimo parere l’autore divide in modo un po' troppo manicheo la produzione disneyana da tutto il resto del f.u.i., assegnando le tifoserie in modo forse poco elastico e un po’ pregiudiziale.
Per quello che riguarda la mia personale esperienza (che ovviamente so bene non "fare statistica", così come non lo fa la personale esperienza di Giordano) il pubblico dei lettori, lo sterminato pubblico dei lettori di fumetti umoristici che affollava le edicole negli Anni 50, 60, 70 e 80 non era ferocemente schierato in Disney da un lato e "resto del mondo (umoristico)" dall'altro.
Molto più spesso di quanto oggi si potrebbe credere, i fruitori gradivano sia i fumetti Disney che quelli Bianconi, per quanto effettivamente la filosofia e il modo stesso di concepire i fumetti fossero molto diversi tra le due “scuole di pensiero”.

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A proposito di "filosofie" e di “modi di concepire i fumetti”: Salvatore Giordano nel suo libro ci spiega perfettamente le differenze – che appunto c'erano ed erano molto significative - tra la "filosofia" sottesa alla produzione Disney e quella seguita dal f.u.i. Bianconi, e non-Disney in generale. Argomento, quest’ultimo, molto affrontato e dibattuto anche nel suo blog Retronika.

Questo tipo di “rivalità postuma”, diciamo così, è molto sentito non solo da Giordano, ma anche da altri appassionati di f.u.i. non-Disney, in quanto – secondo “l’accusa” - la Casa di Topolino & Co. nel corso dei decenni grazie alla maggiore potenza economica “strappò” al f.u.i. molti autori, e quindi energie rendendo in questo modo improba la competizione e la concorrenza. Inoltre, sempre secondo questo tipo di (benevola, s’intende) “rivalità”, dove Bianconi & Co. proponevano storie a fantasia scatenata, politicamente scorrettissime (si dice oggi a posteriori, naturalmente) zeppe di iper-violenza e con uno spiccato senso dell’assurdo, del nonsense e con molti inserimenti meta-fumettistici, Disney proponeva invece innocue storielle zuccherose e piene di buoni sentimenti, quindi del tutto scollegate dalla realtà.

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“[…]Questa volta Trinchetto si comporta da vero fetente, rapisce Pisellino per 10 miserabili dollari, poi credendo l’infante morto, sbranato da un orso, tenta il suicidio” (Pisellino Rapito, di Motta – Sangalli, pag. 39 di Da Braccio di Ferro a Provolino)

Ecco nelle righe precedenti un chiarissimo esempio della differenza di “filosofia” tra una storia Bianconi e quella che non potrebbe mai essere una storia Disney. [Ed ecco QUI e QUI un paio di esempi di ciò che una storia Disney non potrebbe né vorrebbe mai offrire…]
Divertimento scatenato versus Divertimento composto, verrebbe da dire. Bisogna però anche, per onor di oggettività, ricordare le bastonate, quando non addirittura le cannonate che Zio Paperone un tempo elargiva a man basse, spesso e volentieri, al povero nipote o ad Amelia o ai Bassotti.

Comunque la differenza tra il f.m.i. Bianconi (e delle altre Case editrici che all’epoca pubblicavano fumetti umoristici per “bambini”) non è solo nella “filosofia di fondo” e questo nelle schede del libro di Giordano è reso bene e in modo ben evidente: era l’atmosfera a rendere unici (e, io credo, irripetibili) quei fumetti; un’atmosfera completamente diversa da quella Disney o delle altre pubblicazioni per bambini/ragazzi dell’epoca come potevano essere il blasonatissimo Corriere dei Piccoli / Corriere dei Ragazzi o l’altrettanto famoso (e ancora in vita) Il Giornalino, di area cattolica.

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E’ proprio quest’atmosfera, difficile da descrivere ma facilissima da percepire - basta leggere una paio di storie Bianconi per entrarci immediatamente dentro – a rendere particolarmente interessante e unico quel tipo di fumetto umoristico italiano: anche quando venivano maneggiati materiali di origine straniera (il Gatto Felix, Tom e Jerry, lo stesso Braccio di Ferro…) veniva loro insufflata una sorta di “implicita italianità” con la quale era davvero difficile non identificarsi, nel bene e nel male.

Anche il parco uso del colore faceva sì che gli autori lavorassero giocoforza più sulle atmosfere che sulla resa visivo/cromatica con risultati spesso eccellenti e inoltre il “senso del cartoonesco” era così pregnante che contribuiva a rendere speciali e così… fumettosi quei fumetti!

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A mio parere sono queste caratteristiche di italianissima peculiarità e originalità, ottimamente spiegate da Giordano nel suo libro, a rendere ancor oggi così godibili e interessanti quelle storie. 

A tal proposito voglio fare questo esempio personale: mentre leggo e mi godo una storia, ad esempio, di Paperino degli Anni 60 vengo immediatamente trasportato in quel particolare mondo, cioè quello Disney ed è naturalmente, per me, una sensazione molto bella e apprezzabile e che ricerco spesso; ma mentre leggo una storia Bianconi dello stesso periodo mi sento catapultato con forza in un mondo che è anche il mio, solo centomila volte più divertente (anche se bisogna dire che non mancano momenti di malinconia, quando non di disperazione, in quelle storie) e gran parte del divertimento consiste anche e proprio nel ritrovarmici, nel riconoscermi, anche quando la cosa non mi fa onore intendo, e nel ritrovarmi quindi quasi dentro a un folle “manuale di sociologia applicata” in cui vengono prese in considerazione tutte le varianti della vita. E’ una sensazione difficile da spiegare, come dicevo, ma facilissima da provare in prima persona. Ed è anche tutto ciò che rende interessanti ancora oggi, non solo da un punto di vista fumettistico, quei meravigliosi, folli fumetti editi da Renato Bianconi.
Oltre al loro essere divertentissimi, ovviamente.

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Tutto quello che ho confusamente descritto fino a qui è splendidamente illustrato, integrato con un grandissimo numero di informazioni e descritto con un linguaggio chiaro che soddisferà sia gli appassionati che i semplici curiosi, da Salvatore Giordano nel suo volume Da Braccio di Ferro a Provolino – il fumetto umoristico italiano dimenticato : un libro splendido e indispensabile di cui c’era davvero bisogno; validissimo sia come testo di consultazione che come piacevolissimo saggio da leggere e gustare, magari esclamando spesso, come dice l’autore ad inizio volume “Madò, ma questo me lo ricordo! Lo leggevo da piccolo!” .
Buona lettura e soprattutto buon divertimento.

 

Orlando Furioso

 

Note:

[1] Quanto sono grato a iniziative come quelle ad esempio della Fantagraphics  per i meravigliosi volumi con le complete dailies  di Nancy and Sluggo [i nostri Arturo e Zoe] di Ernie Bushmiller! Volumi preziosissimi, nonostante il prezzo accessibile, che rileggo costantemente con sommo godimento!

[2] Ne abbiamo parlato QUI, QUI, QUI, QUI e QUI.

[3] L’uso esclusivo del maschile deriva dalla mia personale convinzione che le lettrici, sia bambine che adulte, di questo tipo di fumetti fossero… pochissime, se non quasi inesistenti. E’ soltanto un mio pregiudizio o corrisponde a un dato reale?

 

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14 commenti:

  1. Salvatore ha fatto un lavoro unico.
    Meno male che c'è :)

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  2. Vero Marco? :-)
    Io me lo sono già letto tre volte il libro, e sono andato alla caccia di ogni albo Bianconi (o simili) che avevo in cantina o imbascato in qualche libreria ^^
    Ciao e a presto!
    O.

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  3. Risposte
    1. Grazie a te Salvatore per aver scritto un libro così bello e importante :)
      A presto.
      O.

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  4. Condivido questa bella recensione, tranne per il discorso sulla Disney, dove condivido il pensiero di Salvatore.
    Le storie Bianconi trasmettono un'atmosfera più vicina al nostro passato, quanto meno perché chiusa la casa editrice non c'è mai stata una ristampa seriale se non recentissima. Disney inoltre evolve ambienti e personaggi, li attualizza, rendendoli spesso contraddittori inseguendo il pubblico del momento; Bianconi invece lo ritengo un mondo più coerente, che dice al lettore "Cresci pure, il mio mondo di fantasie allegre non ti tradirà se vorrai tornare a esplorarlo." Senza dimenticare che mentre Disney spesso puntava alla parodia, Bianconi faceva sia parodia che affilatissima (e cogli occhi di oggi coraggiosa) satira sulla società, attraverso Geppo innanzitutto.

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    1. Capisco e in parte condivido Gas.
      Personalmente apprezzo entrambe le "filosofie" di fumetto (anche se onestamente conosco molto più la Disney...) e vedo bene anch'io le chiare differenze tra le due "scuole". Tieni però presente che anche in Disney cisono moltissime storie godibilissime in qualsiasi epoca esse vengano lette. Quindi il discorso che fai secondo me è più riferito alla produzione attuale del settimanale, ma la stragrande maggioranza delle storie vecchie (o "classiche") non presenta molte tracce di questa "attualizzazione" o "evoluzione", prova ne è che storie degli Anni 70 potrebbero essere state scritte nei '50 e viceversa.
      Mentre per l'attuale impostazione del settimanale Topolino ti do ragione in pieno.
      Così come concordo in pieno sull'affilatissima e coraggiosa satira dei fumetti Bianconi.
      Grazie moltissimo per il tuo commento Gas e a presto!
      O.

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    2. Questo intendevo dire... Un lettore degli anni 70 o 80 che oggi compra Topolino rimane estraniato... E anche i Classici oramai ristampano quasi esclusivamente storie tratte da Topolino 2000 in poi.

      Anche Bianconi ha tentato la via del restyling con Braccio di Ferro, con molto meno successo: a quell'epoca già non lo seguivo più ma l'aver mollato sentendomi tradito, anche se ora bramo di avere e leggere quante più storie possibile ambientate a Spinacia.

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    3. Solo una precisazione tecnica Gas: i Classici Disney, è vero, ristampa storie piuttosto recenti, ma I GRANDI CLASSICI (la mia testata di riferimento, oltre a "Uack") ristampa storie anche degli Anni 50, vedi l'ultimo numero come esempio: su 12 storie, 5 sono degli Anni 60; 2 degli Anni 50; 3 degli Anni 70, 1 degli Anni 80 e 1 dei primi Anni 90 :)
      Ciao!
      O.

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    4. Non sono informatissimo in merito: ogni tanto apro un albo in edicola di Classici o Grandi Classici e leggo le date, situazioni come quella che dici non ne ricordo. Probabilmente sono stato sfortunato in quelle occasioni. :)
      Ci si legge!

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  5. Io amavo sia i fumetti Disney ( e quelli Cenisio-Warner Bros ) sia quelli Bianconi ( oddìo, certi personaggi più di altri ), senza vederli in contrapposizione.
    I Disney-Warner - sto parlando, a scanso di equivoci, degli anni '60/70 - mi trasmettevano un senso di magia ( anche le storie umoristiche brevi ) e di avventura, i Bianconi mi divertivano ( ed ero affascinato dallo stile grafico dinamico ed essenziale ).
    Rispondevano a esigenze diverse senza 'conflittualità', insomma :)

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    1. Caro Galerius hai detto in una frase quello che io ho cercato di spiegare blaterando senza senso per righe e righe! :-D
      Che dire se non "ti quoto in pieno!" ? :-)
      Esatto, rispondevano a esigenze diverse senza "conflittualità" e infatti decine di migliaia di fruitori ne godevano senza sentirsi costretti a "scegliere".
      Personalmente frequento ancora Disney (ristampe al 90%), ma frequenterei con altrettanta gioia eventuali ristampe Bianconi. Sognare non costa nulla (e speriamo "porti bene"!)
      Grazie Galerius e a presto.
      O.

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  6. Grazie, Orlando :)
    D'altra parte tu sei l'articolista, è giusto e normalissimo che ti diffonda un po', specialmente su ciò che ti piace.

    Da decenni ormai non seguo più le pubblicazioni Disney ( quanto ai WB, credo non siano più in edicola da un pezzo ), anche perché lo stile 'cavazzaniano' che si è imposto tanto da costituire uno standard a me non piace per niente.
    E' tutto quindi diviso tra nostalgia, attaccamento più feticistico che collezionistico ai miei vecchi albi e ricerche sulla 'baia'.
    Farò però un'eccezione per il volume di Casty, che scoperto grazie alla tua recensione.

    Per quanto riguarda Bianconi, anche se non c'è bisogno di dirlo, sottoscrivo la tua chiusa :)

    Ciao Orlando, alla prossima !

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    1. Infatti ora su Topolino sono tutti cloni di Cavazzano, tranne qualche storia firmata da Luciano Gatto, bravo ma a cui non mi pare siano mai state affidate storie memorabili...

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  7. IMPORTANTE:
    L'ottimo Salvatore Giordano ha pubblicato questo articolo che chiarisce qualche piccolo refuso sul suo bellissimo libro:

    http://retronika.blogspot.it/2015/03/gli-errata-corrige-da-aggiungere-da.html?m=0

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