lunedì 15 settembre 2014

The Phantom

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The Phantom

L’Uomo Mascherato

di Lee Falk, testi
Ray Moore, disegni

a cura di Max Bunker

(8 storie complete dal febbraio 1936 al gennaio 1939)

vol. cartonato, b/n, 640 pag.

euro 14,99


Mondadori Comics

.

“Ma questa è una donna!”
”E anche questa! La banda aerea è formata da sottane!”
”Per poco non mi hai ucciso. Fortuna che la tua mira non è perfetta!”
”Farò meglio la prossima volta! E dica ai suoi uomini che noi siamo donne e non
“sottane”.”

 

Dunque, qual è il segreto?

Un fumetto pubblicato originariamente nel 1936 (settantadue anni fa) riesce, già alla sua terza vignetta, a catturarmi in modo così totalizzante al punto da non lasciarmi sentire nient’altro che i rumori dell’oceano, della giungla e le parole dei personaggi.
Deve per forza esserci un segreto.

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Dunque il segreto di queste storie di The Phantom, opera di Lee Falk, creatore e scrittore, e di Ray Moore ai disegni, è comune a quello di altri Grandi Fumetti: in qualche modo riescono a bypassare decenni, mode, gusti, canoni e l’erosione del tempo.
Non posso pensare che sia qualcosa di calcolato, anche perché prevedere effetti futuri su una cosa così aleatoria come una storia a fumetti non credo sia semplice o possibile. Non credo che i Grandi Maestri del Fumetto fossero, mentre creavano i loro capolavori, pienamente coscienti della potenzialità e della grandezza di ciò che stavano facendo.

Di sicuro – voglio crederlo fortemente – c’entrano amore e magia. Certo: i soldi, la professione, sbarcare il lunario, superare la concorrenza e tutte le altre cose ben poco romantiche che si accompagnano a moltissime delle grandi opere e creazioni  a fumetti (e non solo); ma l’amore deve entrarci in qualche modo, non credo sia possibile diversamente.

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Amore sconfinato per l’Avventura e per il narrare (Falk fu anche scrittore e regista per il teatro oltre che romanziere).
Pura avventura, narrata con un ritmo incalzante ed efficace ancora oggi e nonostante l’inevitabile rimontaggio delle strisce: avventura condita con suspence, continui cliffhanger, sentimento, lotta e una perfetta, sapiente dose di ironia. Tutto questo magistralmente orchestrato dalla scrittura di Falk e dai bellissimi disegni di Moore contribuisce a far calare chi legge in un’atmosfera senza tempo, esotica e sospesa tra il batticuore, la tensione e la speranza.
Parlavo di amore perché non possono essere stati solo il denaro e le necessità di sopravvivenza a far sì che Lee Falk abbia scritto ininterrottamente le avventure di Phantom dal 1936 fino all’anno della sua scomparsa avvenuta nel 1999.

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Dietro la sceneggiatura di Falk si percepiscono chiaramente il divertimento e la passione da lui stesso provati nell’ideare quelle storie, che pescano in modo originale dai fuilleton ai pulp-crimes, passando per i precedenti eroi mascherati come Zorro, mescolando tutte queste suggestioni in un’opera nuova e per l’epoca molto originale. Tant’è che il suo successo fu immediato e strepitoso, oltre che meritatissimo.

The Phantom, detto anche l’Ombra che Cammina, è una sorta di archetipo del supereroe: è probabilmente il primo in ordine di tempo ad indossare una calzamaglia come costume e pur non avendo superpoteri (ma grandi responsabilità sì!) ha caratteristiche psico-fisiche che lo rendono più forte, veloce, potente e intelligente di un comune essere umano. Eccezionale, ma restando pur sempre un uomo, anche se gli abitanti e le tribù della giungla lo considerano immortale, un Fantasma, un’Ombra.

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Una storia risalente a secoli addietro lo ha portato a un giuramento solenne e totale: proteggere gli innocenti:

“Dedico la mia vita alla distruzione di tutte le forme di pirateria, avidità e crudeltà. I miei figli e i loro figli seguiranno le mie orme”

Giuramento piuttosto impegnativo che obbliga innanzitutto ogni Phantom a essere padre e a sperare di non avere solo figlie femmine…
Le sue storie si svolgono in terre che non ha importanza identificare con precisione sul mappamondo: sono comunque archetipi di quell’esotismo occidentale che prese piede sin dalla fine del Settecento. Giungle e pagode, savane e foreste, selvaggi antropofagi, belve feroci… “naturalmente” tutto sotto l’attenta e benevolmente paternalistica guida dell’Uomo Bianco, signore assoluto sempre e comunque.

Ma per carità, non andiamo a ideologizzare The Phantom ché faremmo la triste figura (e fine) dell’Hergé “razzista” e non mi pare il caso: The Phantom è il prodotto di un’epoca che stava faticosamente uscendo dal periodo coloniale e Falk un normale uomo occidentale della sua epoca (era nato nel 1911).
L’ottica stessa nella quale agisce L’Ombra che Cammina è quella paternalistica dell’uomo bianco che vuol vedere nel “buon selvaggio” le potenzialità per diventare più “civilizzato”.

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La struttura originale delle storie, una striscia formata da tre o quattro vignette che veniva pubblicata quotidianamente sui giornali dell’epoca, fa sì che testo e disegni dovessero continuamente stimolare l’attesa dell’accadimento successivo e che quindi la storia non potesse mai permettersi punti morti o parti poco dinamiche, pena l’immediato calo d’interesse da parte del pubblico.

Come ben spiega Enrico Fornaroli nell’introduzione al volume su Mandrake e L’Uomo Mascherato dei Classici del Fumetto di Repubblica (n. 15, 2003):

“Una striscia giornaliera è costruita in modo che la sua lettura non sia troppo veloce e che la situazione narrativa non risulti incomprensibile anche a chi ha perso qualche puntata o a chi, semplicemente, ha la memoria corta. L’abilità di Lee Falk in questo campo è sorprendente: anche lette una dietro l’altra le sue strisce non sono mai ripetitive.”

Dunque il risultato erano – e sono - sequenze riuscite, efficaci, divertenti, emozionanti e coinvolgenti; storie meritevoli di essere lette oggi come settantadue anni fa.
E’ evidente che per chi legge oggi quelle storie, esse appaiono in certe parti ingenue, sopra le righe (aggiungerei “deliziosamente”!) e, quando si tratta di sentimenti, abbastanza impacciate, e forse per questo ancor più tenere in quei pochi, romantici e appassionati momenti d’amore tra l’Ombra e la sua fidanzata Diana Palmer.

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E’ proprio lei, Diana, il primo personaggio a comparire nella prima vignetta della prima striscia: una donna forte che atterra con un cazzotto il suo istruttore di boxe.
E ancora, le donne sono le protagoniste della seconda storia del volume (“La banda aerea”): una gang di criminali formata esclusivamente da donne guidate da una baronessa pronta a tutto.
Ma non ci si aspetti un fumetto femminista: siamo nel 1936 ed è già “tanto” che qualche privilegiata, come Diana Palmer che viene da una ricca famiglia borghese, possa più o meno decidere della sua propria vita.

Dicevo all’inizio di queste righe che, per me, The Phantom ha un segreto, un “qualcosa” che gli permette di oltrepassare la barriera del tempo senza perdere in godibilità  e senso della meraviglia e questa non è una caratteristica che possa accomunare indiscriminatamente tutti i Grandi Fumetti del passato: ci sono Grandi Fumetti che pur non perdendo un briciolo della loro importanza storica, riletti oggi non ce la fanno a sfondare quella porta corazzata di “saputoneria”, cinismo e “ormai-ho-già-visto-tutto” che ahimè ci portiamo un po’ tutt* dietro, specie se leggiamo fumetti da un bel po’. Farne i nomi sarebbe ingeneroso (e comunque, si tratta sempre di mie opinioni personali).

Al contrario, queste prime, splendide avventure del primo super-eroe in calzamaglia  della storia dei fumetti, pur “vecchie” di settantadue anni, con disegni che anche senza l’uso di linee cinetiche pare si muovano e schizzino fuori dalla pagina, narrano avventure che funzionano ancora egregiamente, raccontano storie capaci ancora di coinvolgere e divertire tantissimo chi abbia la fortuna di leggerle.

Al solito, sono una frana coi “riassunti”, quindi fidatevi di voi stessi/e: andate in edicola o in fumetteria, prendete questo volumone in mano, sfogliatelo, annusatelo, rigiratevelo, leggetene qualche tavola e poi decidete. Decidete per il meglio: leggetevelo tutto!

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Outro: Fuori Tempo Massimo?

Fa sorridere me stesso questo mio grandissimo entusiasmo dimostrato solo oggi, per un fumetto pubblicato in Italia sin dal 1936, soltanto sette mesi dopo la sua prima apparizione americana.
In realtà il mio incontro con L’Ombra che Cammina è piuttosto datato: ogni tanto, quand’ero piccolo, quindi moltissimi anni fa, me ne capitava qualche albo in casa, prestato da qualche amico di famiglia (dei miei fratelli maggiori) o vinto a carte o comprato da mio papà in qualche stazione ferroviaria per alleviare l’attesa di un treno.

Ho diversi ricordi legati all’Uomo Mascherato: il suo costume rosso (questo è il colore scelto in Italia per il suo costume), i pigmei piccoli e grassottelli della tribù dei Bandar e soprattutto il Teschio, un topos ricorrentissimo, anzi direi fondante, nella mitologia del nostro eroe.

Ricordo questi giornalini spillati con coloratissime copertine e una grossa testata, ricordo che li leggevo e mi piacevano, ma poco dopo, nel 1970, arrivarono in Italia i supereroi della Marvel che mi diedero qualcosa in più: una storia che continuava albo dopo albo e non finiva mai, in cui tutto era collegato e nella quale mi era più facile, anzi mi era assolutamente naturale, identificarmi.
Inoltre c’erano i poteri, i superpoteri ossia tutti i miei sogni descritti lì davanti ai miei occhi, su carta: bastava aprire il giornaletto e la realtà si sgretolava in un istante per riformarsi, mille volte più emozionante, nella mia fantasia.

Per qualche anno nelle mie letture non ci furono più occasioni per The Phantom e la sua Giungla. Colpa mia.
Solo recentemente, grazie alla collezione I Classici del Fumetto di Repubblica col già citato n. 15 del maggio 2003 (“Mandrake e L’Uomo Mascherato”) e poi con I Classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro n. 18 del gennaio 2005 (“L’Uomo Mascherato – Il Mito dell’Ombra che Cammina”) ri-scoprii con grande entusiasmo alcune di quelle storie.
Da allora, pur non essendomi dato alla caccia di ristampe o albi antichi – che probabilmente non potrei comunque permettermi – ho riletto diverse volte quello splendido volume (e con esso anche quello dedicato a Mandrake, dello stesso Autore) e nella mia testa si è liberato un posto per eventuali e desiderate altre uscite.

Qualche anno dopo, nel 2009, l’Eura Editoriale (ora Aurea) fece uscire una nuova testata dedicata a Phantom – L’Uomo Mascherato, che però chiuse dopo solo sei numeri nell’ottobre del 2009. Comprai tutti e sei le uscite e mi dispiacque molto per la chiusura della testata.

Ma evidentemente il vero amore per l’Ombra doveva scattare con questo prezioso volume della Mondadori Comics che ristampa filologicamente le sue prime otto storie, del quale spero ardentemente ci sia presto un seguito (e poi, sognare non costa nulla, altri seguiti ancora).
Fuori tempo massimo dunque?
Probabilmente sì, ma l’amore arriva quando vuole, fregandosene di mode ed età e il tempo in cui arriva è sempre quello giusto!

Buonissima lettura!

 

Orlando Furioso

 

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16 commenti:

  1. Quando vedo il tratto a pennello resto sempre positivamente sconvolto della capacità e perizia degli autori classici. Bastava un minino errore e gettavi la tavola irrecuperabile, non c'era nessuna icona "indietro" e immagino artisti con mani leggere e calme accarezzare il foglio con l'inchiostro intinto nel pelo di qualche animale, ormai estinto. Il digitale non ti darà mai quella emozione, perchè non sai mai quanto è dato dalla capacità dell'artista e quanto dalle potenzialità di Photoshop. Quella era gente che non aveva fonti infinite come gli autori moderni nati nell'era web. Come Salgari immaginavano giungle e personaggi, e cosa più importante, "creavano". Tutto era nuovo e partorito da menti sagaci ed aperte. Questo provo quando leggo meraviglie, come il Phantom da te recensito.

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    1. Capisco bene cosa intendi, Salvatore: anche a me piacciono molto le "cose vecchie" :-)
      Questo però non m'impedisce di approcciarmi senza pregiudizi (o cercando di averne il meno possibile) alle "cose nuove". Credo che nei fumetti, per limitarci a quello di cui stiamo parlando, ciò che conta sia, oltre che lo spirito con il quale vengono realizzati, anche "l'effetto finale".
      Credo che ogni tipo di creazione, che sia fatta da un Michelangelo del Fumetto o da una persona non particolarmente dotata, possa suscitare emozioni.
      Non credo, cioè, che sia solo la tecnica o la maestria a provocare emozione, e l'emozione è alla fine ciò che cerco da/in un fumetto.
      Personalmente ho visto lavori "in digitale" che mi hanno fatto venire la pelle d'oca e lavori in punta di pennino che non mi hanno suscitato nulla se non magari un'ammirazione puramente tecnica; così come ho visto vecchi fumetti che non mi hanno comunicato nulla di che e nuovi fumetti che mi hanno straziato (o deliziato, o entrambi ^___^).
      Per me il fatto che le persone, oggi, abbiano fonti infinite cui attingere non è un male, anzi.
      Certo è che non può nascere un capolavoro ogni 5 anni... magari così fosse! :-)
      Grazie per il tuo commento sentito e profondo, che ho apprezzato moltissimo :)
      Orlando

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    2. Ciao Orlando. Il fatto è che a me piace disegnare ogni tanto e mi rendo conto di quanto sia difficoltoso tecnicamente utilizzare attrezzi come il pennello, ci vuole una mano che non tutti hanno. A volte ho trasformato delle fetecchie a matita in gioiellini con gli effetti speciali di Adobe. Da appassionato più del tratto che della sceneggiatura, per i motivi di cui sopra, mi soffermo sulle tavole moderne tentando di vedere la matita sotto la profusione di colori sgargianti e quando incontro l'artista godo. Da questo punto di vista apprezzo di più i manga, che ancora utilizzano un meraviglioso bianco-nero-retino che fa vedere tutta la stoffa grafica di un fumettaro. Nello spandex-universe invece noto sempre più che sono i colori che fanno la differenza. Dei moderni apprezzo un Cho (forse per colpa del testosterone) , un Hitch e pochi altri. Per quanto riguarda le sceneggiature e le storie, concordo con te, quando una cosa è bella lo è sempre indifferentemente dal periodo storico. :-)

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    3. Non ti preoccupare, la tavola non diventava irrecuperabile al minimo errore :)
      Si usava della tempera bianca per corregere e si chinava sopra, e volià, in fase di stampa non si notava nulla .

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    4. Esatto Sam :)
      C'è un po' il mito dei "Bei Vecchi Tempi" (intendiamoci: è un mito che, pur sapendo irreale, condivido comunque anch'io, son cose irrazionali...) che ci fa vedere le cose come vogliamo, come crediamo siano andate. Conosco abbastanza disegnatori "anziani" che suffragano senza problemi ciò che hai scritto, Sam.
      ...e perdonami se il tuo commento l'ho visto solo oggi!
      Un caro saluto
      Orlando

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  2. Ricordo che da ragazzino lessi un volumone su The Phantom: mi piacque tanto per essere solo un ragazzino 8 anni :)

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    1. Anche a me da bambino piacevano quegli albetti sottili che entravano ogni tanto in casa mia!
      C'era tutto quello che fa sognare!!! :-D
      Sono molto felice di aver mantenuto questa capacità, perché leggendo oggi, mi delizio ancora come un tempo, anzi forse di più perché ho più strumenti che mi permettono di apprezzare ancora meglio certe cose.
      Grazie Marco e a presto!
      Orlando

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  3. "Max Bunker presenta l'Ombra che Cammina" è una ferita nel mio nobile cuore, come direbbe il conte Oliver, xchè è da tempo ormai che il semper voster non è che la pallida eco dello sceneggiatore che ha imposto il fattore kappa ben prima dei kappa boys e solo uno zinzino dopo le Giussani Sisters.
    Cattivi. Un messaggio subliminale vagamente orwelliano.

    E se il ragazzo Secchi risorgesse siccome Lazzaro ( non Ledd ndr ) e scrivesse il "suo " Dark Knight Returns ? Una storia intrisa di zeitgeist con un Tony Logan anziano, provato, ma mai domo, come direbbe Grunf, che guarda il temporale nel crepuscolo dalla torre di una Madripoor rivista con l'occhio di chi ha gli uffici non lontani dalla piazza Gae Aulenti ( la Madripoor milanese ndr ) e pensa ai gg in cui era la personificazione della Morte x chi avesse l'ardire di attraversargli la strada. Qualcosa ribolle ancora nelle sue frattaglie - se fosse Geremia sarebbe pancotto, ma stiamo parlando di un tizio che ha affrontato Mr Ypsilon e la sua posse - come un seme alieno in un film nelle sale quando il suo papà lo aveva archiviato x un po' preferendogli Daniel o Cliff. Si guarda nello specchio e si conta le rughe feroci sugli zigomi, come direbbe Morandi , prima di cadere in preda ad un infarto. Lo salvano alcuni MIB che lo tuffano in un bagno chimico ricavato dalle teorie dell'oscuro alchimista Masopust. Ne emerge un Kriminal vivace e picchiatello come la Testa del Demone di Bats agli ordini di una elite che lo usa x missioni impossibili nei reami interdimensionali figli della teoria dell'Ipertempo di Waid/Morrison. Un giorno è in Bengala fittizio a stecchire un tizio in calzamaglia vioglia, il giorno dopo è a Darkwood a stecchire un altro in casacca rossa. Sistematicamente elimina il retaggio di una cultura che era vecchia quando Cino e Franco erano giovani. I suoi mandanti intendono sostituire Kipling con la Spectre, ma non sanno con chi hanno a che fare: non è mai saggio pasticciare con il cervello di un tizio che si chiama Logan ( chiedetelo ai fans di Hugh Jackman per esempio ). Il re del terrore tornerà. Brr.

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    1. Eh, però è un po' crudele rammentare sempre che le persone invecchiano...
      Voglio dire: Max Bunker non sarà più quello di un tempo (chi mai resta "quello/a di un tempo" a tempo indefinito?!?) perché così vuole la natura e comunque ci ha dato, nel corso della sua vita produttiva, parecchie belle cose da te già citate, Crepascolo.
      Cioè, tutti quei bei numeri di Kriminal e Satanik e Alan Ford e Maxmagnus ecc. non è che me le dimentico solo perché adesso (che c'ha un età) il signor Bunker è - diciamo così - meno innovativo alla scrittura. No?
      Chi sforna capolavori in continuazione? Ahimé nessuno; l'età avanza (già...) e la creatività non è inesauribile.
      Chissà che farebbero i Rolling Stones oggi se esistessero ancora?... Nessuno può dirlo, ma certamente i loro capolavori li hanno già buttati fuori tutti entro il 1974.
      Per quanto mi riguarda, rispetto al Bunker e The Phantom quasi quasi me lo preferisco presentato da lui che da qualcuno che non è lui :)

      Per quanto riguarda la tua ipotesi di Logan (quello vero, non quell'artigliuto mutante quasi-cadavere), ecco: per la prima volta mi sento di dichiarare che mi lascia dubbioso...
      Grazie e a presto! :)
      Orlando

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  4. Gli Stones sono ancora in giro. No kidding. Inaffondabili. La senescenza è un'ombra che cammina con velocità diverse ( Phil Roth non sarà lo stesso di Portnoy e della Pastorale, ma riesce ancora a scrivere in stile Roth ).
    Bunker - purtroppo - vive da parecchio in un quartiere dove il cuore non fa + bi-bim ba-bam sebbene il dente sia cariato e da cui non è possibile allontanarsi x una gita a San Guerreta ( i fans che erano giovani quando Mick Jagger era una novità avranno riconosciuto i titoli di tre albi del TNT nascosti qui e là ndr ). Il rilancio di Kriminal e di Satanik di qualche anno fa
    ( matite del johnromitaincontramagnus Dario Perucca ) era purtroppo imbarazzante. Ho una teoria al riguardo: le storie contenevano l'esploso dei tic dell'autore già negli anni sessanta -incoerenze, mancanza di controllo di palla , dialoghi imprecisi, scaleni - che , paradossalmente , negli anni del boom erano indice di freschezza e di mancanza di controllo maniacale ed ingegneristico sul plot, ma ora sono solo la prova che occorre, nella migliore delle ipotesi, un editor con la capacità di sintesi di un Richard Stark ( o Chuck Dixon x stare ai comics ) ed una visione di insieme degna di Uatu l'Osservatore Marvel. Naturalmente sarebbe sufficiente che il papà di Alan Ford lasciasse scrivere la sua creatura da un baldo giovine, x dirla con Grunf. Pazienza.

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  5. Davvero una bella e approfondita analisi.
    Di The Phantom credo di aver visto un adattamento cinematografico con Billy Zane qualche anno fa: non lo ricordo come un film memorabile, ma devo dire che l'ambientazione aveva il suo fascino...
    Grazie per la segnalazione!

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    1. Grazie mille Hana! ^^
      Oggi è venuta a casa mia un'amica carissima, ha preso il volumone in mano, ha cominciato a leggerlo e ha deciso di acquistarlo domani stesso! Queste, insieme alle tue parole, son soddisfazioni :-D
      Rispetto al film, devo ammettere che all'epoca lo trovai bruttino... ma sì, in effetti ha un certo fascino grazie all'ambientazione.
      Mi piacerebbe molto, invece, che qualcuno realizzasse dei bei cartoni animati su The Phantom! Con le odierne tecniche si potrebbero fare cose egregie ed emozionanti! Speriamo che lassù qualcuno mi ascolti :-D
      Grazie Hana e a presto^^
      Orlando

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  6. Lotta ad ogni forma di pirateria? Mi sa che questo personaggio sarebbe impegnatissimo ai giorni nostri :P

    Dopo la battuta scema, ti ringrazio per avermi fatto conoscere questo personaggio!
    Non lo avevo mai sentito nominare (e non solo per una questione anagrafica sua e mia xD ma anche perché non lo avevo mai visto in edicola a differenza di altri).

    Secondo me tra i segreti fondamentali per far rendere una storia "immortale" (o almeno molto longeva) è il carisma, non solo dei personaggi, ma della storia stessa. Non so bene come spiegarlo bene in realtà...però ci sono storie che, pur avendo difetti, mantengono sempre molto fascino!
    È sempre un piacere leggere i tuoi post! ^-^/

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    1. Ben felice di averti fatto conoscere qualcosa di nuovo, carissima! ^^
      In effetti è normalissimo che tu non abbia mai visto/sentito The Phantom: è da tanto che non bazzica più le edicole, porello... :-(

      Sono d'accordo con te: è il carisma dei personaggi e della storia a rendere quest'ultima immortale! Aggiungerei l'originalità (The Phantom è stato il primo supereroe in calzamaglia!) e la maestria di chi la crea. Lee Falk sera innamorato delle sue creazioni, visto che le ha seguite fino alla sua morte.

      Grazie per le tue parole, che mi fanno sempre molto, molto bene e tanto piacere! :-)))
      A presto!
      Orlando

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  7. Un buon fumetto rimane buono anche con il passare del tempo. Considerando io il fumetto come un mezzo espressivo alla stregua della narrativa o la pittura o altro, rimango dell'idea che ha il solo difetto di essere giovane come mezzo. Come i romanzi buoni (e i quadri belli) rimangono buoni (e belli) anche a secoli dalla loro stesura, idem penso che valga anche per il fumetto ^^
    Magari tra duecento anni non si avrà più memoria di tutte le cavolatine che vengono pubblicate al giorno d'oggi ma rimarranno solo i capolavori :D

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    1. Sono d'accordo con te, Acalia!
      Il leader di una delle band che più odio al mondo (sia lui che la sua schifida band), disse un giorno: "Di noi tra 50 anni non si ricorderà più nessuno, ma anche tra trecento anni si parlerà ancora dei Beatles!" :-D
      Appunto!
      Aveva assolutamente ragione!
      E' lo stesso per i fumetti: nella Golden Age uscirono letteralmente migliaia di fumetti (che tra l'altro vendevano straquintilioni di copie!!!), ma tra tutte quelle migliaia, sono pochi quelli che supereranno i decenni.
      Lo stesso è oggi: noi amiamo e leggiamo tantissimi fumetti, ma moltissimi di essi "non resteranno" (ahimé...).
      Beh: almeno godiamoceli qui e ora! :-DDD
      Grazie del tuo commento e a presto!
      Orlando

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