giovedì 21 agosto 2014

Ultimate Comics - New Spider-Man

New_Spider-Man_cover13Ultimate Comics:
New Spider-Man


nn. 10 – 14, pubblicati in Italia
da Gennaio a Giugno 2014,
bimestrale

Brian Michael Bendis, testi
Sara Pichelli, disegni nn. 10,11
David Marquez, disegni nn. 12 - 14

albi spillati con cover rigida
48 pag., colori

euro 3 cad.
(n. 11 euro 3,30 per 64 pag.)

Panini Comics
Questa è un’autocritica pubblica.
Circa 14 anni fa arrivava in Italia l’Ultimate Universe, ossia una versione rivisitata & corretta del Marvel Universe ad uso e consumo di lettori/lettrici più giovani di quelli abituali, o presunti tali, e per, diciamo così, ricominciare a gestire “da zero” un Universo narrativo un po’ ingolfato e spesso congestionato da decenni di continuity, di contraddizioni, di mondi paralleli, dimensioni alternative, origini oramai datatissime e soprattutto scarti temporali apparentemente incongruenti [1] + [2].

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Quindi, per dirla in due parole, la Marvel si inventa un nuovo Universo narrativo mantenendo gli stessi personaggi, ma ambientando il tutto ai nostri giorni, situando le origini dei personaggi nella contemporaneità. Nasce così l’Ultimate Universe, nel quale il giovanissimo Peter Parker diventa sì Spider-Man, ma non in una scuola nerd dell’inizio degli Anni 60, ma qui e oggi (o meglio, nel 2000, anno di uscita del primo numero di Ultimate Spider-Man): ciò significa che ci saranno cellulari, computer di ultima generazione, le auto non sembreranno uscite da un museo di antichità e le persone vestiranno come vestiamo noi. (…beh, trattandosi di americani il “vestire come noi” va inteso in un’accezione non esattamente letterale…).
Zia May, l’adorabile vecchietta che cresce Peter Parker, nell’Universo Ultimate diventa un’ancor giovane signora moderna e avvezza alle nuove tecnologie, che per esempio cerca su gooogle consigli su come affrontare le problematiche adolescenziali.

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Queste sono le sciocchezze che scrivevo 13 anni fa al proposito, ma non occorre che leggiate tutto, è scritto in stile terza-elementare e pressoché senza  argomentazioni solide. Riassumo in poche righe:

“Hanno tradito il mio Uomo Ragno!
[non lo leggevo da anni, l’Uomo Ragno…]
Assurdo! Prendono i miei personaggi e li stravolgono! Ah ha, zio Ben con la coda di cavallo non si può vedere! Tradimento!” […perché invece la Donna Invisibile e Wasp hanno la stessa pettinatura degli Anni 60, no?]
E’ tutta una manovra commerciale!
[perché invece normalmente i fumetti vengono fatti per risolvere la fame nel mondo, vero?]
Tradimento! Vogliono accontentare i ragazzini!
[Orrore! le case editrici non devono attirare giovani lettori/lettrici, macché! Così quando moriremo noi Veri Credenti, le case editrici chiuderanno perché avranno cessato lo scopo della loro esistenza, che era appunto intrattenere noi vecchiacci brontoloni…].

Tra l’altro quest’ultimo punto viene confermato e sintetizzato perfettamente da Cristiano Grassi, editor di Panini Comics/Marvel Italia, sul n. 12 di New Ultimate Spider-Man n. 12:
“L’idea di base non era certo originale e lo scopo della sua creazione [dell’Ultimate Universe] era il classico “cerchiamo giovani lettori che non si trovino di fronte a un carico pluridecennale di continuity sulle spalle”.”
Comunque, in quel Maggio 2001 ero stizzito, semplicemente stizzito. Forse perché la Marvel non mi aveva consultato preventivamente prima di utilizzare i suoi personaggi come meglio credeva… [3]

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Quanto scritto finora non significa che ogni fumetto che non mi piacerà oggi mi piacerà tra una tredicina d’anni, né tantomeno che tutto ciò che ha fatto Mamma Marvel con l’Ultimate Universe sia da annoverare tra i capolavori del fumetto supereroistico.
Comunque, alla fine, anzi all’inizio, abbandonai l’Ultimate Universe al suo destino e non me ne preoccupai più. Mantenendo però ben saldi i miei pregiudizi, eh sì, a quelli non si rinuncia facilmente eh! [4]

Quanto troverete scritto d’ora in avanti e fino alla fine della pagina sarà, invece, un giudizio più che positivo ad un breve ciclo di storie dell’Ultimate Spider-Man [5] che ho appena terminato di leggere con grandissimo piacere ed emozione.
Mettete in conto anche l’entusiasmo tipico dei neo-ri-convertiti e dei figlioli prodighi e bilanciate il tutto con un po’ di sano buon senso (il vostro, naturalmente!). Ma m’è proprio piaciuto tanto.

Da qualche tempo nell’Ultimate Universe non è più Peter Parker a indossare il costume di Spider-Man, ma un giovanissimo ragazzo afroamericano di nome Miles Morales. Un ragazzino che vive in famiglia con mamma e papà, va a scuola, si trastulla col cellulare, ha un “migliore amico inseparabile” [che si chiama Ganke ed è adorabile: è senz’altro il mio personaggio preferito] e affronta supercriminali che soltanto a vederli da lontano farebbero letteralmente svenire dal terrore la persona più grande e grossa, corazzata e cintura nera di ju-jitsu tra noi… Ha superpoteri, certo, ma non è né un dio nordico né possiede armature supercorazzate o campi di forza impenetrabili. Questo rende le storie ancora più interessanti: come farà quel ragazzino, persino esile nella sua giovinezza, a sconfiggere quel mostruoso, mostruoso e superforte e gigantesco Venom?

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A mio parere chi legge storie dell’Ultimate Universe può giocare con queste storie in molti modi, all’interno però di due, diciamo così, "macro-categorie": 1. se conosci già il Marvel Universe; 2. se non lo conosci e dunque il tuo approccio si basa unicamente sulla lettura degli albi.
Entrambe le categorie offrono spunti infiniti, come ogni storia a fumetti dovrebbe comunque fare, ma è ovvio che la prima ne offre uno in più, ossia quello di confrontare i personaggi dell'Ultimate Universe con quelli del Marvel Universe "regolare". Quest'ultima modalità di gioco, però, può anche avere risvolti negativi, proprio come successe a me - come dicevo poc'anzi - tredici anni fa, che giudicai Ultimate Spider-Man basandomi esclusivamente sul confronto col "vero" Spider-Man (concetto di base errato: entrambi sono veri; anzi di più: ogni Spider-Man creato da Marvel è vero e tanti, e tanto veri, sono gli Spider-Man "di" ogni lettrice/lettore).

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Nonostante non abbia cominciato a leggere questa nuova serie dal n. 1 non ho avuto nessuna difficoltà di comprensione (né ho consultato wiki o altro prima di leggere): sono entrato dritto nella storia e ho continuato a leggere. Ha provveduto Brian Michael Bendis a riassumermi la situazione infilando nei dialoghi sufficienti – e non troppo invasivi – riferimenti atti alla comprensione del senso di ciò che accade. Ciò non significa che ogni numero faccia storia a sé o sia autoconclusivo, non è così in quanto i cicli – le run – si dipanano per più numeri e per goderseli al meglio è ovviamente consigliabile partire dall’inizio del ciclo. 
Eppure pur non avendo potuto cominciare dall’inizio la lettura di questa serie, sono riuscito a gustarmi ugualmente la storia (sia quella generale, che le storie in itinere contenute in ogni numero).


E ora un caotico – al solito... - riassuntino di questa saga.
Il primo numero dei cinque da me letti – il n. 10 - comincia con la breve run La Guerra di Venom, all’inizio della quale trovo Miles Morales direttamente alle prese con il disperato tentativo di proteggere la sua identità segreta. Nel frattempo la spregiudicata (e antipaticissima) giornalista free-lance Betty Brant crede di aver scoperto proprio l’identità segreta di questo nuovo Spider-Man e intende vendere a carissimo prezzo la notizia. Propone “l’affare” al Daily Bugle diretto, anche in questo Universo, da un baffuto James Jonah Jameson. Senza saperlo né tantomeno volerlo Betty Brant scatena forze potenti e letali che vogliono anch’esse venire a conoscenza dell’identità segreta di Spider-Man... Soprattutto uno spaventoso nemico del defunto Spider-Man è molto interessato all’identità segreta del nuovo Arrampicamuri. Ne nascerà un grosso, grossissimo guaio dal quale non tutti/e ne usciranno vivi/e.
Con la conclusione della run nel n. 11, assistiamo a un evento così drammatico che causerà a Miles Morales un indicibile dolore e la decisione di non indossare mai più i panni di Spider-Man.

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Nel numero 12 - ambientato esattamente un anno dopo la drammatica decisione presa da Miles – ha inizio il ciclo dal significativo titolo di Spider-Man Addio.
Miles Morales ha tenuto fede alla sua promessa: non ha più indossato il costume, con gran dispiacere del suo migliore amico Ganke, che non solo non solo è a conoscenza del segreto di Miles, ma ne è (era) anche un aiutante, seppure “di contorno” e nutre, ricambiato, un profondissimo affetto (e ammirazione) per il giovane Miles: devo ammettere che più d’una volta, senza alcuna malizia, ho pensato che tra i due ci fosse del tenero.

Il “ritiro” di Miles – durato un anno nel tempo del fumetto – viene però messo in discussione da una serie di cataclismatici avvenimenti, provocati tra gli altri dalle versioni Ultimate di Cloak e Dagger, da Bombshell (ragazzina con devastanti poteri esplosivi) e da Gwen Stacy, ex fidanzata del defunto, ex Spider-Man, Peter Parker.

Neanche a dirlo, e non credo di fare alcuno spoiler dicendolo, il giovane Miles tornerà alle sue “antiche” responsabilità supereroistiche cominciando col perseguire la diabolica Roxxon,  azienda marcia e corrotta, fonte della maggior parte dei problemi che affliggono il nostro eroe, e non solo. Comparsate di Zia May (scordatevi la versione “regolare”: questa è una Zia May davvero, davvero diversa!) e, ben più di una comparsata, di Spider-Woman, che non è proprio una “persona”, ma…
E ora attendo di leggere il seguito della storia...

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Mal di testa?
Non è colpa della Marvel o delle storie dell’Uomo Ragno dell’Ultimate Universe, ma dei miei “problematici” riassunti, “ingabbiati” e ingessati dalla mia stessa volontà di spoilerare il meno possibile per non rovinare a nessuno il gusto di un’eventuale – e consigliatissima – lettura in proprio.
Anzi, direi che le storie di cui sto parlando difficilmente potrebbero provocare un qualche mal di testa in quanto lo scrittore Brian Michael Bendis riesce con facilità e una certa leggerezza a raccontare azione, dramma e teen-story miscelandone discretamente bene i componenti e toccando con delicatezza e sensibilità i “tasti giusti” per il coinvolgimento emotivo di chi legge. Il risultato, per quel che mi riguarda giudicando questi brevi cicli, è coinvolgente (personaggi vivi), abbastanza emozionante (action, supercalzamaglie volanti che si danno un sacco di botte), contiene anche situazioni commoventi (situazioni e dialoghi drammatici non banali e toccanti); è insomma a mio giudizio una buona “via di mezzo” tra quelle storie iper-depressive e cupe che tanto abbiamo amato (e ancora amiamo) e una certa qual “leggerezza-pop” che deve essere una caratteristica dei super-eroi.

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Nei nn. 10 e 11 ai disegni troviamo Sara Pichelli, disegnatrice eccellente che apprezzo tantissimo: trovo il suo tratto dinamico e morbido al tempo stesso, perfettamente fumettistico in ogni sua componente (dalle anatomie allo storytelling generale alle caratterizzazioni) e inoltre sfugge a quegli stereotipi così abusati quando si tratta di disegnare personaggi afro-americani e personaggi giovanissimi. Trovo sia una maestra nel trasfondere le emozioni dei personaggi non solo nei loro volti, per i quali ha un vero talento!, ma in generale nelle loro posture fisiche (così è anche nella realtà: esprimiamo il nostro essere, la nostra interiorità, soprattutto col corpo, più ancora che col viso). Le poche figure a corredo di questo scritto non possono assolutamente dare neppure una vaga idea della bravura di Pichelli, quindi consiglio – cosa che farò anch’io – di cercare altri lavori della bravissima disegnatrice marchigiana e di seguirla con attenzione in futuro.

La bravissima Sara Pichelli col n. 12 cede le matite al collega David Marquez, disegnatore senz’altro in gamba, ma a mio opinabilissimo giudizio non paragonabile alla bravissima disegnatrice marchigiana. Come disegnatore mi dà l’impressione di tendere a una certa (eccessiva) stilizzazione mi sembra usare molto certi stereotipi grafici. Comunque, al di là del mio personalissimo gusto, Marquez se la cava più che bene e il suo grado di leggibilità resta ottimo.

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Prenderò senz’altro i prossimi numeri: sono curioso di vedere se un ex-detrattore per partito preso dell’Universo Ultimate [6] riesce, invece, a diventarne un ammiratore.
Infine: serie consigliata a chi volesse cominciare a leggere una serie di supereroi anche senza avere grosse basi “storiche” e, soprattutto, senza farsi troppi problemi.

Note:

[1] Ad esempio: se rispettassimo, o meglio “incrociassimo” il tempo reale e quello narrativo dell’Universo Marvel “classico” (chiamato 616), l’Uomo Ragno avrebbe circa 70 anni; Reed Richards dei Fantastici Quattro ne avrebbe un’ottantina; idem per Iron Man ecc. ecc.

[2] C’è però da precisare che, Continuity o no, reboot o meno, una bella storia o un bel ciclo di storie, restano  belli sempre e nessuno ce li può togliere. Questo per dire che se leggo una bella storia dei Fantastici Quattro, non sto a pensare “ah, no, non è possibile, a quest’ora Mr Fantastic dovrebbe avere 80 anni e la Donna Invisibile pure lei!”, perché se accetto senza banfare che un signore si allunghi all’inverosimile e una signora possa rendersi invisibile e circondarsi di campi di forza impenetrabili, significa che il patto di sospensione dell’incredulità tra me e la Marvel è ancora valido e funziona. E funziona pure bene, direi!

[3] Peraltro la Marvel non è nuova all’invenzione di nuovi universi narrativi: ad esempio, solo pochissimi anni prima, aveva inventato il Marvel 2099 (ambientato appunto in un ipotetico 2099) o ancora il New Universe (universo narrativo ambientato nella nostra Terra “reale”, nella quale cioè non esistono – ancora - i supereroi). Nessuno di questi universi non mi aveva minimamente stizzito, anzi avevo abbastanza apprezzato, seppure la Marvel nemmeno in casi si era degnata di consultarmi preventivamente…

[4] …tranne rinunciarci o far finta di niente per gli Ultimates (la versione Ultimate dei Vendicatori) di cui invece ho comprato, letto e molto apprezzato il ciclo di storie scritto da Mark Millar… firulì firulà… *due pesi due misure* … trallallà

[5] La wiki-pagina che linko non l’ho letta, visto che intendo procurarmi alcuni albi precedenti a quelli che ho appena letto, e non volevo rovinarmi troppo il gusto della lettura…

[6] Per non far la parte del fanatico, devo comunque dire che dell’Ultimate Spider-Man del 2000 non riuscivo proprio ad apprezzare il disegnatore: Mark Bagley, splendida persona (ci chiacchierai un minutino durante una lontana edizione di Torino Comics) che però fa parte della mia personalissima lista di disegnatori ostici. Oltre a ciò lessi, all’epoca, un paio di numeri di Ultimate X-Men e di Ultimate Fantastic Four e non mi piacquero granché…

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12 commenti:

  1. Di Ultimate Spider-Man ho letto buona parte della prima run e mi è piaciuta abbastanza, anche se, come te, non ho mai apprezzato i disegni (e le colorazioni) di Bagley. Questo nuovo Ultimate Spider-Man mi è sempre interessato ma nella mia testa c'è un brutto tarlo che mi dice sempre "Prima devi recuperare quello che avviene precedentemente!!!" e quindi mi ritrovo sempre bloccato...

    P.s.: Gli Ultimates di Mark Millar li ho adorati un casino, erano un qualcosa di incredibile.

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    1. Ti confesso che anch'io sono spesso divorato dal tarlo del "devo leggere in sequenza! devo partire dall'inizio!" e quindi ti capisco bene...
      Solo che ho capito che così facendo certe cose non le avrei mai lette e così ho deciso di buttarmi e (relativamente) fregarmene :-)

      Guarda, io per i disegni di Bagley non posso dire quel che penso davvero perché andrei sul penale :-D Però, credimi, questa cosa mi dispiace tantissimo perché lui è una persona deliziosa!

      Eh sì, gli Ultimates di Millar eran proprio belli!!! XD
      Anche lì, da parte mia, scattava questa cosa maledetta del "confronto continuo" col Marvel Univers "regolare", ma poi le storie mi hanno "preso" sufficientemente da smetterla di fare inutili, e controproducenti, paragoni, che mi rovinavano solo la lettura!

      Ciao Matx e a presto!
      Orlando

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  2. Nonostante tutto Ultimate New Spider-Man è una delle poche cose che mi fa ancora credere nella Marvel...

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    1. Marco, sono contento di aver "azzeccato" una buona serie! Mi sta piacendo molto anche L'Indistruttibile Hulk e Thor, ma mi aspettano ancora un bel po' di albi da leggere: X-Men, Avengers, Superior Spider-Man... Non mi sono piaciuti, invece, I Guardiani della Galassia, a parte i disegni strepitosi della grande Sara Pichelli! :-)
      Ciao, a presto!
      Orlando

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  3. A volte i commenti "a caldo" sono quelli di cui ci pentiamo più frequentemente. Alla fin fine è normale restarci un po' male se ci si ritrova qualcosa di totalmente diverso da quello a cui eravamo abituati, è un po' "la fine di un'era" XD Però se si fanno placare un po' i bollenti spiriti da appassionato, magari si scopre che le nuove versioni non sono poi così male. L'importante è ammettere di aver cambiato opinione se accade, l'autocritica non è affatto facile e va apprezzata ;)
    Mi associo al club di quelli scarsi nei riassunti! :<

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    1. Sì Millefoglie, l'ammettere i propri errori, fare autocritica e mettersi sempre in discussione per me sono dei valori imprescindibili.
      Non è facilissimo attenercisi, anche a causa delle non infrequenti figuracce XD , ma io preferisco essere sincero e far qualche figuraccia invece di arrampicarmi sui vetri (e poi fare la figuraccia lo stesso!) ^^
      A mia parziale discolpa posso dire che quei primi 15 numeri di Ultimate Spider-Man continuano ancor oggi a non piacermi per niente, ma ciò non toglie che il giudizio dell'epoca fu frettoloso e dettato più da "stizza" che non da pacate considerazioni...
      Grazie e a presto! ^^
      Orlando

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  4. De gustibus, naturalmente. Tanto x dire un'altra ovvietà , il preferire un tipo di disegnatore piuttosto che un altro dice qualcosa della personalità del fruitore. Io cerco di dare una chance a qualsiasi tipo di tratto, ma invecchiando sclerotizzo e riduco il campo delle opzioni e tendo a privilegiare il tratto sintetico e nevrotico xchè non ho il dono della sintesi , purtroppo, e xchè sono nevrotivo, purtroppo.
    Stregato dal Kirby + estremo quando avevo l'età x essere stregato, oggi scelgo Walter Simonson, Jon Bogdanove, Tony Salmons , Rick Leonardi, Giancarlo Alessandrini, Stefano Casini, Latour, Mark Badger, Larry Stroman, Scott McDaniel, Luigi Siniscalchi, Roberto Diso e... Mark Bagley.
    Spigoli piuttosto che arrotondamenti. Bags deve comunque essere servito da inkers che entrino nel solco delle sue asperità ( Larry Mahlstedt ) e che non tentino di domarlo
    ( Vince Russell ). Oltre tutto, a prescindere dal fatto che evidentemente Bags la pensi diversamente, è meglio lavori lontano da Bendis che spesso e volentieri lo costringe a ettari di faccine dialoganti. Bene lo Spider-Man non ultimate, bene i New Warriors e bene i Thunderbolts. La sua run sulla JLA non è stata memorabile, ma probabilmente il plot di Robinson era troppo dark x Bags ( troppo dark anche x il Robinson di Starman , direi ). I recentissimi Avengers Assemble sono un corollario del blockbuster al cinema e potevano essere migliori , ma le chine di Miki sarebbero state + adattate x un Pacheco o simili.
    Probabilmente la percezione della realtà "funziona" come in un fumetto di Bill Sienkiewicz o Sam Kieth con momenti cartoon che si succedono a epifanie icastiche in un alternarsi di accelerazioni e rallentamenti, ma , secondo il mio modesto e sindacabilissimo parere of course, quando si chiede ad un fumetto di portarci altrove e precipitarci nella storia, Bags è una opzione.

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    1. ...Crepascolo: non sono certissimo che sia così automatica la comprensione della personalità del fruitore in base alla preferenza del disegnatore...
      Anche perché, ad esempio, mi piacciono tutti i disegnatori da te citati tranne, appunto, Bagley (che a questo punto sentirà delle sirene da transatlantico nelle orecchie...) e credo che tu e io abbiamo modi di fruizione del fumetto diversissimi l'uno dall'altro.
      Credo che a uno/a possano piacere disegnatori diversissimi tra loro, non solo come stile, ma proprio come linguaggio "in toto", come approccio e come significato, e questo perché, se hai più 14 anni, probabilmente non cerchi le stesse cose dai fumetti. O almeno ci provi.

      Credo tu abbia perfettamente ragione nell'ultima tua affermazione (ultimo paragrafo), ma poi c'è sempre "qualcosa" che, emotivamente, t'impedisce di amare Quell'autore, e Quello e anche Quell'altro.
      E vabbeh, lo si accetta :-)
      Ciao e grazie!
      Orlando

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  5. Ho tre volte 14 anni ed un tocco ( classe ' 68 : + o meno il momento in cui King Kirby si sentiva soffocare tra le mura della Casa delle Idee ) e oggi cerco sicuramente in un fumetto altro da quello che cercavo nel 1982 ( a 14 anni ero troppo vecchio x commuovermi x E.T. e mi avrebbe fatto comodo una Vertigo che era di là da venire, ma pazienza ).

    Non capisco xchè la Marvel Comics non abbia ancora preso in considerazione la mia via alla ultimizzazione di alcune sue licenze di cui propongo alcune sintesi. Nevrotiche, of course.
    1) Dancin' in the Dark ( testi e disegni di Dan Maramotti ): Battlin' Murdock è la classica Mosca da Bar da rottamare e scambia un altro bicchierino di scotch con la storia di quando era una incipiente teppa di Hell's Kitchen fino al momento in cui fu addestrato dalla setta dei Puri ( la YMCA come potrebbe immaginarla Geo Orwell ) perchè combattesse "The Fog" Nelson, un racketeer alla prof. Moriarty che la comunità ritiene un avvocato filantropo sempre pronto alle cause pro bono. Il giovine Murdock è innamorato di Elektra Nelson, la scapestrata ( intende prendere i voti e diventare una suora guerriera alla Ben Dunn ) figlia di The Fog.
    2) Stormy Monday ( Testi e disegni di Max Semerano ): la bimba Ororo Munroe, figlia di una popstar alla Sade Adu e di uno stilista alla Jean Paul Gautier, si sente soffocare nella Casa delle Idee dei genitori dove " si canta o si cuce/ ma nessuno tace/ e non si vede una luce " ( Gato Monroe - Dancin'n the dark ) e scappa per le strade di Madripoor dove è raccolta da un lobbysta in fuga che la addestra a turlupinare i turisti con previsioni meteo addomesticate . Il suo Pigmalione è un mutante in grado di influire sulle condizioni atmosferiche e usa Ororo come interfaccia gradevole x attirare i polli. Lo Shield - una sorta di MIB al servizio degli Illuminati - crede sia la signorina Munroe ad essere dotata di capacità metaumane e cerca di catturarla. La piccola, credendo si tratti di un tentativo di recupero da parte dei genitori, scappa a zonzo x il Marvel Universe, inseguita anche dal suo mentore.
    3) Bags & Bogs ( Testi e disegni di Kyle Baker ): Mark Bagley e Jon Bogdanove sono rinchiusi nel Ravencroft Institute perchè credono di essere gli avatar di due principi creativi all'origine del Multiverso - o forse lo sono davvero, quien sabe ? - e passano il tempo creando universi sintetici e nevrotici in conflitto.

    Capisco che al momento Tom Brevoort e gli altri ragazzi irresistibili stiano contando i dollaroni ricavati dalle avventure di un pistolero procione e di un alberello sradicato, ma sono convinto che a le mie variazioni crepascolari potrebbero interessare, per esempio, i lettori che trovano Stray Toaster lisergico come Peppa Pig. O viceversa. Cattivi.

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    1. Crepascolo: le tue sintesi di ultimizzazione sono impagabili e se IO fossi la Marvel ti metterei subito sotto un contratto così di ferro, che la DC per averti dovrebbe sputare sangue! :-D

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  6. Risposte
    1. Grazie Maurizio, sono contento che tu abbia apprezzato :-)
      Un salutone, a presto.
      Orlando

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