giovedì 8 maggio 2014

Marvel Comics


MarvelComics_coverMarvel Comics
Una storia di Eroi e Supereroi

di Sean Howe

saggio

prefazione di M.M. Lupoi

586 pag.

euro 29,90
(versione cartacea esaurita?)

euro 6,60 (e-book)


Panini Books

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Dedicato con affetto e stima a Francesco Vanagolli, giovane saggista, traduttore di fumetti, appassionato, fan non fanatico e il più grande esperto di fumetti supereroistici che io conosca. [1]

SteveDitko_SpiderMan

Sembra una frase retorico-pubblicitaria, eppure è vero: se si amano, o si sono amati, i supereroi Marvel non ci si può lasciar sfuggire questo libro fondamentale.

Si tratta della storia, romanzata e non autorizzata, della Marvel Comics; come dice Marco Marcello Lupoi nella prefazione: “E’ un libro più sulla Casa delle Idee, sui suoi successi, conflitti, crisi e trionfi, che non sulle vicende immaginifiche di Peter Parker, Charles Xavier o Tony Stark. […] Spiega gli ingranaggi e i meccanismi che hanno trasformato una casa editrice di fumetti di secondo piano nel leader mondiale dei supereroi […].”

Aspettavo da così tanto tempo un libro del genere che, ora che l’ho terminato, sento una specie di vuoto.
Un vuoto simile, anzi la centuplicazione di un vuoto simile, lo provai quando i supereroi della Marvel mi vennero improvvisamente a mancare: non esagero affermando che i supereroi Marvel – che conobbi nel 1970 – hanno cambiato la mia vita.

FF_Jack_Kirby

L’altro ieri, in un veloce messaggio inviato a Francesco, gli dicevo che se questo libro l’avessi letto all’età di 11 – 12 anni forse la mia vita sarebbe ulteriormente cambiata… Cosa volessi dire non so di preciso, sono solo sensazioni, ma il senso di appartenenza (e, s’intende, di fortissima nostalgia) che ho provato leggendo questo libro, come parlasse di una cosa intimamente, profondamente mia, è raro e, forse, prezioso.
Citandomi di nuovo: chiacchierando qualche giorno fa con uno dei miei più cari amici gli dicevo che sì i fumetti sono tutti belli e sono così felice di tutti quei manga che leggo (ed è la verità) e l’offerta di fumetti belli se non bellissimi è davvero vasta, grazie al cielo, e… però i supereroi sono sempre supereroi e chiudevo enfaticamente con “…però se hai cominciato coi supereroi, sarai sempre con i suprereroi!”. E lui ha riso e mi ha capito, perché anche lui è con i supereroi.

Oh, intendiamoci: è zeppo il mondo di gente che a 10 anni leggeva i Fantastici Quattro e dopo una certa età ha smesso e non ci pensa nemmeno a ricominciare (nemmeno io ci penso, ristampe a parte). Ma la fuori è anche pieno di gente che ha cominciato a leggere i supereroi a 10 anni e in un modo o nell’altro non li ha più abbandonati né mai lo farà. 
Sean Howe nel prologo al libro afferma che “Per generazioni di lettori, la Marvel ha rappresentato la grande mitologia del mondo moderno”: ebbene ha ragione e per quanto al momento non sono forse molto praticante, la mia casa in realtà sembra proprio un tempio dedicato a queste moderne, coloratissime divinità. E resterò per sempre un True Believer.

Thor_John_Buscema

Torniamo al libro.
In 18 densissimi capitoli ci viene narrata nel dettaglio e con abbondanza di particolari, talvolta scabrosi, la storia della Marvel Comics, sin da quando Martin Goodman, nell’ottobre del 1939, fa uscire nelle edicole statunitensi il primo numero di Marvel Comics, comic-book (formato per altro appena inventato) in cui apparivano la Torcia Umana e Sub-Mariner.
Per quanto l’ottica principale sia sempre quella “aziendale” (non stiamo parlando, in fondo, della storia di un’azienda?…), per quanto lo scopo ultimo sia sempre quello del profitto – o in alcuni casi della vera e propria sopravvivenza – non c’è storia che parli di fumetti (o di musica o di cinema) in cui non abbia sempre, sempre un ruolo fondamentale l’amore. Perché lo stesso martin Goodman, il primo, cominciò tutto quanto a causa dell’amore che da piccolo nutriva per le riviste, i pulp magazines.

Gli inizi furono faticosissimi ma Goodman, insieme a Joe Simon e a Jack Kirby, ce la fece e cominciò così la costruzione di quello che diventerà un vero e proprio impero. 
Dalla fine del 1939 insieme a Goodman, e ai vari direttori, editori, manager che si susseguirono negli anni fino ad oggi, c’è sempre stata una figura, controversa, amata e odiata (chiarisco subito: io lo amo), sicuramente un personaggio non comune che risponde al nome di Stan Lee.
Fu lui, insieme agli eccelsi disegnatori Steve Ditko, l’immenso Jack Kirby, Bill Everett e tanti altri, a creare e a co-creare i personaggi che diedero vita a un modo nuovo e rivoluzionario di concepire i supereroi, la Marvel Way, un intero Universo in cui tutto si lega a tutto, un universo nel quale i nomi delle città non sono fittizi e i monumenti e i palazzi attorno cui volteggiano i supereroi sono quelli reali.
Insomma: la famigerata Continuity!

IronMan_Gene_Colan

L'idea, che oggi ci sembra così ovvia, che tutti gli eroi vivessero in uno stesso mondo, anzi ancora di più: che tutte le loro avventure fossero in qualche modo, quando tenue e quando molto stretto, collegate tra loro per formare un unico, grandioso affresco narrativo, è un’invenzione della Marvel, di Stan Lee in particolare. 
Il concetto della Continuity è stato  fondamentale per il successo della Marvel nel mondo dell'editoria a fumetti americana e mondiale in quanto ha ulteriormente facilitato la possibilità di identificazione da parte del lettore: il mondo “reale”, lo scorrere – per quanto con scansioni e ritmi diversi – del tempo, i cambiamenti che sconvolgevano gli eroi (matrimoni, nascite di bambini...). La Continuity ha “abbassato le barriere” tra mondo di carta e lettori.
“Ma era davvero un universo narrativo immaginario? Quella che si vedeva dietro la Torcia non era forse la skyline di Manhattan? Non era il fiume Hudson quello in cui il Sub-Mariner si stava tuffando?” (S. Howe, cap. 1)

Oltre alla Continuity l’altra grande trovata della Marvel – di Stan Lee e degli Altri - fu quella di creare dei supereroi dotati sì di superpoteri, ma dotati anche di problemi (da quelli di identità a quelli di mera sopravvivenza), sfortuna, malinconia; supereroi con superproblemi, proprio come recita lo slogan e proprio come piace a noi Veri Credenti.
Non fu mai tradito l’assioma iniziale che ogni appassionato/a conosce a memoria: ”Da un grande potere derivano anche grandi responsabilità!”. Amen.
Quant’è più facile per un adolescente (bianco, maschio e della middle-class, s’intende) identificarsi con un supereroe che non ha fortuna in amore, che anzi nella sua identità pubblica viene sbeffeggiato e preso volentieri di mira dalla sfortuna? I supereroi della Marvel in fondo non rappresentano altro che noi stessi come vorremmo essere (coi superpoteri) e come in realtà siamo (sfigati nerd con problemi di socializzazione e spesso presi a calci in culo).

Tutto cominciò – noi nerd lo sappiamo bene – con Fantastic Four n. 1 che raggiunse le edicole l’8 agosto 1961.
Noi nerd lo sapremo anche bene, ma Sean Howe nel libro ce lo racconta in un modo così avvincente e pieno di dettagli che forse in quel modo non l’avevamo mai letto…
E la storia continua con l’ideazione degli altri supereroi, dall’Uomo Ragno a Thor, da Iron Man a Hulk, da Ant-Man ai Vendicatori, gli X-Men ecc. ecc. frutto dell’ingegno, della tecnica e della creatività e della fantasia di tutti gli scrittori e disegnatori e inchiostratori che si sono succeduti, che a nominarli tutti qui è impossibile. Senza dimenticare i direttori e i supervisori… 

Sub-Mariner_Marie_Severin_3

Il racconto di Howe continua, sempre dettagliato e appassionato anche in quei non rari momenti in cui la prospettiva diventa, necessariamente, poco poetica e ancor meno artistica per privilegiare un’ottica di mercato, denaro, diritti, vendite. E’ così: dietro la fantasia e la creatività c’era una macchina aziendale, spesso tutt’altro che perfetta, ma che comunque è sempre riuscita a inondare il mercato di pubblicazioni mediamente di buona, con punte di ottima, qualità.
Sean Howe ha il grande pregio di raccontarci con eguale passione sia la macchina aziendale che quella creativa, sia l’amore per i fumetti che la nausea per i fumetti che prendeva chi non ce la faceva più (spesso per ottimi motivi…) e riesce a interessarci e tenerci incollati alle pagine sia quando parla di invenzioni di macchinari alieni che quando racconta di dividendi, azioni e prestiti bancari.

Fortunatamente per noi però la parte del leone la fa il mitico Bullpen, ossia la redazione della Marvel, che se non era certo come veniva descritta sulle allegre pagine della posta degli albi a fumetti, riserva comunque un mucchio di soprese e di racconti e aneddoti spesso divertenti tanto quanto spesso amari. Non c’è redattore o disegnatore o sceneggiatore, per quanto “minore”, che non venga almeno citato.
Howe ci racconta le persone dietro i fumetti e quei racconti sono preziosi, preziosissimi e forse possono, almeno in parte, contribuire a ristabilire un po’ di verità e a ridare un po’ di dignità a quelle persone che nel corso degli anni hanno subito torti e ingiustizie.
Questo libro racconta anche cose terribili, come la morte di alcune persone dovuta forse ad accumuli di stress e superlavoro associati a stili di vita piuttosto insani. L’industria produce anche questo, oltre alle merci: morti sul lavoro e l’industria culturale, o dell’intrattenimento, non fa purtroppo eccezione (sebbene i numeri non siano certo paragonabili a quelli di professioni assai più rischiose!).

Avengers30-25s_Don_Heck

A questo proposito voglio citare l’argomento – che Howe sviluppa in modo lucido e intelligente e senza cinismo - degli “autori dimenticati”: dimenticati in primis dai lettori stessi, quelli che poi piangono e si stracciano le vesti perché il tal autore è morto povero e dimenticato: ma NOI, i “fedeli lettori e lettrici”, noi così umani e comprensivi, da quanto non ci facevamo venire in mente quell'autore appena morto? Da quanto non leggevamo una sua storia? Ah già: forse perché in realtà le ultime cose di quell'Autore, appena deceduto e per cui stiamo piangendo sui social network, non ci piacevano per niente e anzi le sfottevamo allegramente sui forum.

E continuando con le ingiustizie o presunte tali, sono ovviamente molte le pagine dedicate all’ormai eterno contrasto che oppone Stan Lee ai due disegnatori che più hanno sofferto in seno alla Marvel: Steve Ditko e Jack Kirby, entrambi co-creatori di personaggi diventati oramai icone mondiali dai quali però non hanno tratto grandi riconoscimenti e vantaggi monetari. la questione è oramai diventata filosofica, diciamo così; un po’ perché purtroppo Kirby ci ha lasciati nel 1994, un po’ perché oramai è impossibile stabilire con certezza una qualche univoca “verità”.
Sean Howe mantiene una saggia equidistanza nell'annosa, e dolorosa, querelle.
Le cose, checché ne dicano brufolosi nerd che "sanno tutto loro" (anche se neppure i loro genitori erano ancora nati quando la querelle aveva inizio...) non sono affatto lineari né chiare; le prove e le controprove, se proprio uno ha ancora voglia di impelagarsi su una questione che non ha soluzione (se non, appunto, una mediata equidistanza e un umile dichiarazione di ignoranza), sono ognuna smontabile e soprattutto sono soggette alle simpatie e soprattutto alle antipatie di chi si erge a giudice.

Doctor_Strange

Il racconto continua e si sviluppa principalmente in quelle che vengono comunemente chiamate la Silver Age (1956 – 1971) e la Bronze Age (1971 – 1986) del fumetto supereroistico statunitense (naturalmente termini e periodi sono del tutto indicativi). Sono, quelli, gli anni in cui il fumetto supereroistico esce dal target usuale (infantile/pre-adolescenziale) per diventare fenomeno apprezzato dai ragazzi più grandi, specie quelli dei campus.
Insomma: le strategie utilizzate dalla Marvel funzionano e così, per esempio, il Dottor Strange   con le sue trame e i suoi disegni psichedelici piacerà agli “sballoni”, il melanconico e frustrato Silver Surfer diverrà il beniamino dei pacifisti (anche se questo non lo salverà dalla cancellazione per scarse vendite) e i nuovi personaggi neri - Black Panther e Luke Cage – non dispiacciono agli studenti simpatizzanti delle Black Panthers…
 
In quegli Anni la "controcultura" era affascinata da quel nuovo modo di concepire i fumetti, senz'altro più open mind e più consapevole della circostante realtà rispetto all'altra grande major del fumetto, la DC Comics, acerrima e storica rivale della Marvel.
Si potrebbe pensare che in un ipotetico arco politico la DC Comics fosse la “destra conservatrice” e la Marvel una timida più-o-meno-“sinistra liberal e progressista”... se non fosse che sempre di aziende parliamo e lo scopo di ogni azienda resta il profitto e non il cambiamento della società... e se non fosse che, a fronte comunque di una maggiore e innegabile propensione alle ideologie "liberal" in casa Marvel, qualsiasi argomento "spinoso" (dalla guerra nel Vietnam ai Diritti Civili alle droghe alle Pantere Nere) veniva evitato il più possibile e spesso alla fine di una storia la "morale", alla fin fine, era quella conservatrice e/o qualunquista. Ma chi fa una colpa a questo tipo di atteggiamento, diciamo così "fintamente progressista", secondo me giudica con la testa di oggi, in un mondo in con due click su un social si pensa di aver fatto la rivoluzione; ma per esempio negli Anni 70 era ancora vivo il ricordo dei roghi dei fumetti e delle decine e decine di chiusure di testate con conseguente disoccupazione delle maestranze e delle audizioni in tribunale da parte degli editori.

X-Men_John_Byrne

A questo proposito è molto interessante e illuminante la parte - troppo breve in verità (solo poche righe!) - sul coming-out di Northstar, primo supereroe gay della storia del fumetto mainstream, che su Alpha Flight n. 106 del 1992 rivela di essere gay: ci fa piacere pensare che "la Marvel" fosse impegnata nelle lotte dei diritti civili delle persone omosessuali, mentre invece l'iniziativa fu di un unico autore - Scott Lobdell - e che la storia in questione, semplicemente, venne supervisionata troppo in fretta per accorgersi di quella "incidentale" dichiarazione del velocista canadese. Dichiarazione che, infatti, venne più o meno dimenticata nei fumetti per svariati anni, se non proprio fino al matrimonio di Northstar col suo segretario.

Il racconto sulla Marvel di Sean Howe continua nel dettaglio, senza mai perdere verve, e arriva alla famosa (famigerata, direi) crisi degli Anni 90, quella accaduta un istante dopo che i “numeri Uno” di quasi qualsiasi fumetto uscivano in tirature da milioni di copie e venivano acquistati (ma non letti!) da altrettanti milioni di lettori le cui fantasie di speculazione vennero frustrate dalla più grossa crisi del fumetto dal Dopoguerra. (D’altronde… comprare intere casse di “numeri uno” stampati a milioni di copie non mi pare una mossa granché saggia: non ci capisco molto di economia e di mercato, ma mi pare che una cosa – qualsiasi cosa – valga maggiormente quando di quella cosa “ce n’è poca in giro”. Sbaglio?…)

Ultimates_Brian_Hitch

Infine la storia raccontata da Sean Howe in questo indispensabile Marvel Comics – Una storia di Eroi e Supereroi, giunge ai giorni nostri, nei quali i film sono diventati il primo interesse e i fumetti, che non si vendono più a “milioni di copie” ma a ben più modeste “migliaia di copie”, sembrerebbero essere un po’ meno pieni d’amore. O forse è solo la nostalgia per un epoca che non potrà tornare a farmi pensare così.
Ma questo non ha importanza perché gli eroi, i nostri eroi sempre più moderni e colorati, continueranno le loro avventure su carta e su schermo (da quello del cinematografo a quello dello smartphone) anche senza di noi, i loro fedeli lettori e lettrici, anche senza gli autori che li hanno creati. Noi non ci saremo più ma loro, gli eroi, continueranno a svolazzare per i cieli e a combattere i supercattivi che vorrebbero conquistare il mondo.
Leggete questo libro.


Orlando Furioso

 

Nota:

[1] Oh, non fraintendete: Francesco è vivo e vegeto, neh! XD
Ecco alcuni dei suoi ottimi articoli sulla vecchia Fumetti di Carta, molti dei quali riguardano proprio la Marvel:

- Marv Wolfman: intervista esclusiva

- Batman - Strane Apparizioni

- Steve Rude: intervista esclusiva

- Capitan America – L’Impero Segreto

- Max Brighel: intervista esclusiva

- Fabio Civitelli: intervista esclusiva

- Fantastici Quattro n. 200

- Ivan Reis: intervista esclusiva

- Stefi, ci si rivede, eh!

- Play Press: 20 anni di comics in Italia, parte prima

- Play Press: parte seconda

- Play Press: parte terza

- Play Press: parte quarta

- Play Press: parte quinta

- Steve Englehart: intervista esclusiva

- Creeper di Steve Ditko

- Amazing Spider-Man di Stan Lee e John Romita, Sr.

- L’uomo della strada o sulla saggezza popolare (supereroi)

- Mister No

- Zia May: la dignità della vecchiaia

- Gene Colan

- Ricordando Jim Mooney

- Il 2010 del fumetto italiano

- Capitan America è morto!

- Le rubriche della posta nell’era di Internet

- “R” come Reginella

- Uomo Ragno: il Peter Pan in costume rosso e blu

- L’Uomo Ragno: Road to Brand New Day

- L’Uomo Ragno: Road to Brand New Day pt. 2

- L’Uomo Ragno: Road to Brand New Day pt. 3

- L’Uomo Ragno: Road to Brand New Day pt. 4

- Superman: nulla di sbagliato nella…

- Batman: Hush

- Quando iniziai a tifare Inter

- Il Fan Service onesto

- Action Comics n. 1

- Da L’Uomo Ragno a Spider-Man

- All-Star Superman

- All-Star Batman e Robin

- L’altra metà del cielo: Silver St Cloud

- Quando non mi piaceva John Buscema

- Il 2009 del fumetto in Italia

- Zambot 3 di Yoshiyuki Tomino

- 500 numeri dell’Uomo Ragno

- John Romita, Jr. l’erede delle meraviglie!

- Amazing Spider-Man di H. Mackie e J. Byrne

- Spider-Man: Chapter One, di John Byrne

- Daitarn 3

- Ken il Guerriero

AmazingSpider-Man2_movieposter

16 commenti:

  1. Non sono una grande fan della Marvel (si capisce che ho una passione per i personaggi DC? Che dici? ;-P Non ci posso far nulla, il primo supereroe che ho conosciuto bene è stato Batman e rimane il mio grande amore) e non ne ho nemmeno letto tantissimo (un po' di Iron Man, Thor , Vendicatori e Uomo Ragno gentilmente prestati dalla Dolce Metà, che invece è da una vita che li legge), per cui questo saggio, nonostante sembri molto interessante non è per me (però potrei tenerlo da conto per un regalo per lui, se lo trovassi) ^^

    In ogni caso mi stupisce che siano riusciti ad esaurire un saggio che costa così caro :O

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    1. Credo che sia molto difficile innamorarsi dei supereroi in età adulta... a parte le eccezioni come te, che in età adulta t'innamori di Batman XD

      p.s. Ehi, lì fuori! Non vi fate strane idee! Acalia è una giovane - e splendida - fanciulla! "Età adulta" riferito a lei, s'intende che, diciamo, ha terminato le scuole superiori, chiaro?!?

      Tornando a noi: scherzi a parte, le persone adulte che cominciano a interessarsi di supereroi credo siano davvero pochissime: quella dei supereroi è una passione che 99 volte su 100 nasce dall'infanzia o dalla pre-adolescenza.

      Quindi capisco benissimo che tu non ti senta più di tanto attirata dagli attuali supereroi Marvel (che sono comunque, e giustamente, mooolto diversi dai "miei", quelli di "quand'ero giovane") e dunque per te un libro come questo risulterebbe senz'altro poco attraente.

      Ma c'è sempre la Dolce Metà cui poterlo regalare, appunto! :-D

      Ciao!

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    2. Io trovo inconcepibile che una donna adulta possa innamorarsi di Batman.
      Perché una donna dovrebbe infatuarsi di un uomo bello , tenebroso , intelligente, coraggioso, dal fisico palestrato e schifosamente ricco ?
      Siamo seri , che può trovarci in un fallito simie ?

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  2. Purtroppo infatto di comics sono davvero ignorante...ho visto solo i vari film e alcuni mi sono piaciuti abbastanza. E' un mondo che mi affascina (anche per la faccenda della continuity) però non saprei proprio da quale supereroe e filone narrativo iniziare, dato che ormai ci sono così tante versioni da far girare la testa @_@
    Probabilmente, se avessi cominciato a leggerli da più piccola mi sarei sicuramente appassionata.

    Comunque, questo saggio sembra un titolo da non perdere per gli appassionati del fumetto! A volte può lasciareun po' con l'amaro in bocca, ma è interessante capire cosa ci sia dietro il "prodotto finito" e come il fumetto (e quello che ci sta dietro) siano cambiati nel corso del tempo, anche e soprattutto in relazione alla società e al pubblico. Penso che se si vuole capire una società (o un gruppo in essa compreso) la letteratura d'intrattenimento e l'intrattenimento in generale siano una "spia" importantissima e troppo spesso sottovalutata. Potrei sbagliarmi, ma mi piace pensarla così ^^

    A presto!

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    1. Ecco, Millefoglie: tra film e fumetti, nel caso dei supereroi Marvel, c'è a mio parere una differenza abissale...
      Io essendo così legato ai fumetti Marvel, specie a quelli degli Anni 60, 70 e 80, non posso apprezzare più di tanto la loro riduzione cinematografica, per svariati motivi.
      Innanzitutto per me il fascino dei fumetti sta... negli stessi fumetti! ^^
      Io non sento l'esigenza di vedere "dal vivo" i supereroi; anzi, la cosa in realtà mi disturba abbastanza, perché nessun effetto speciale o cgi o prova attoriale (...) potrà mai avvicinarsi anche solo lontanamente alla drammaticità delle tavole di un Kirby, per fare un esempio. Quindi a me personalmente il vedere i supereroi "in carne e ossa" me li decontestualizza parecchio e me li rende irriconoscibili (e dunque non amabili/apprezzabili).
      Ho sempre, invece, sostenuto che proprio grazie alla tecnica cinematografica cui siamo giunti oggi, si potrebbero realizzare degli SPLENDIDI film di animazione! (Più splendidi, intendo, delle non eccessivamente splendide serie animate... che comunque apprezzo più dei film):

      Al di là di questo, trovo che proprio come film, la maggior parte dei Marvel-film siano delle schifezze orrende (scusa... in questo caso non ce l'ho fatta a "indorare la pillola"... e anzi, mi sono moderato nei temini ^________^).

      Tornando ai fumetti: in effetti iniziare oggi a leggere supereroi Marvel non saprei da che parte cominciare... periodicamente faccio degli esperimenti e compro qualcosa, ma a parte il capitare nel mezzo di una faida complicatissima della quale non riesco a capirci una mazzulella, quelli di oggi (scritti e disegnati benissimo, sia chiaro!) non sono più "i miei" supereroi" e dunque non riesco, oltre che a comprenderli, ad affezionarmici.
      E' vero che non mi sono impegnato granché, lo ammetto; e infatti non escludo che in futuro, magari con altra gestione, possa riapprocciarmi ai supereroi Marvel ^^

      Rispetto a quello che dici sul fatto che la "letteratura d'intrattenimento", che io preferisco chiamare "cultura pop", sia lo specchio (uno degli) della società in cui viviamo, mi trovi assolutissimamente d'accordo! :)

      Ciao!

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    2. Un po' me lo immaginavo, dato che molti appassionati dei fumetti spessissimo non apprezzano i film che ne "derivano" (almeno di nome).
      Immagino che nei film li abbiano un po' snaturati...
      E' come quando si basa un film su un romanzo: finiscono sempre per essere due cose molto diverse.

      Tranquillo, non c'è bisogno di indorare la pillola :P io alcuni film li ho trovati gradevoli per passare un po' di tempo in compagnia, ma di sicuro non mi metterei a difenderli a spada tratta XD

      Pensavo fosse un mio limite, ma a quanto pare anche chi, come te, conosce meglio la Marvel "non capisce una mazzulella" (bellissima questa espressione! XD)...la cosa mi consola in un certo senso! XD

      In effetti cultura pop è molto più azzeccato ^^

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  3. Eccomi, io ho vinto la timidezza XD
    Dunque, è un libro che tenevo già d'occhio, perche amo molto le storie di pubblicazioni ed editoria. La Marvel poi sicuramente ne avrà da raccontare! :)
    Ah, se ti interessa, domani da me è DC comics XD

    Moz-

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    1. Ciao MikiMoz!
      Se ami le storie di pubblicazioni ed editoria, qui ne hai per oltre 500 pagine! :D
      (E io non mi sono annoiato nemmeno un istante nella lettura ;-) )
      Anche se non è una "biografia ufficiale" della Marvel, diciamo che se l'autore avesse scritto ca**ate lo avrebbero amaramente fatto pentire, vista la potenza in questione...
      Quindi prendiamo per vero tutto quanto ci viene raccontato, le parti belle e positive quanto quelle (decisamente) tristi e negative.
      Una lettura appassionante!

      ...E certo che domani passo da te: oramai sono un fedelissimo del tuo blog! :-)

      Ciao e grazie! :-)

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    2. Sì, immaginavo che non potessere esserci fandonie!
      Per esempio io ho amato molto il dossier televisivo sulle sorelle Giussani e Diabolik :)
      La Marvel, che ammetto di seguire a sprazzi (ora come ora niente, amo alcune cose del passato, specie 70's) comunque è una casa editrice mica da poco... ne avranno di cosa da dire, nel bene e nel male! :)

      Moz-

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  4. Purtroppo il libro nons ono mai riuscito a prenderlo, e il Kindle non ce l'ho.
    Ho sentito che ci sono cose cattivissime su Byrne e Mc Farlane.
    Dai dammi un assagigo !

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    1. Ciao Sam!
      No, veramente questo non è esattamente un libro di gossip o di "vendette trasversali" :)
      Con questo non voglio dire che sia uno specchio di obiettività (d'altronde essere imparziali è veramente difficile quando si parla della Marvel... a cominciare dalla ignobile diatriba "Lee vs Kirby"...), ma l'autore cerca di inquadrare la faccenda da un punto di vista storico-cronologico.
      C'è da dire che nemmeno Byrne e McFarlane sono stati poi tenerissimi con i loro giudizi a posteriori sulla Casa delle Idee :)
      Ciao!
      Orlando

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  5. Sono riuscito a leggerlo e lasciamelo dire, un pò gossiparo e incentrato sulel "vendette trasversali " lo è eccome.
    Certo, l'autore ha il merito di rimanere sopra le parti e di tenersi distante da certi fatti, ma resta il fatto che è il tipico libro biografico pieno di" sesso, bugie e videotape".
    Ora, dato che sono un autore di fuemtti mancato, coem mi piace definirmi, sonos emrpe stato attento alle questioni di copyright: sapevo che Marvel e DC rubavano i personaggi degli autori e nond avano una lira su ristampe e affini.
    Ma è lo stesso incredibile come ci fossero autori che si comportavano da aziendalisti, quando poi la pensavano esattamente all' opposto ( rtipo Byrne, che difendeva in un primo momento la Marvel, ma poi era il primo a non creare nessun personaggio nuovo per la stessa per i motivi di copyright : nella sua run di F4 creò un solo supercattivo, Terminus, perché esasperato dalla critica specializzata che lo accusava di avere poca fantasia).
    Shooter è invece una figura controversa , uno che , nonostante tutte le critiche che si poteva dare, aveva capito cosa voleva il lettore moderno e glielo dava, anche quando gli altri erano scettici ( vedi quando tutti crederono che il costume nero di Spidey sarebbe stato un fiasco).
    Peccato che poi, dopo il successone di Guerre Segrete, si è creduto Dio in Terra e volesse addirittura resettare il Marvel Universe facendo partire le testae dal n1 .
    E' curioso che questa sua ardita idea , verrà poi davvero usata dalla Marvel moolti anni dopo ( e ancora oggi, ).
    Altro ci sarebbe da dire, magari in un secondo post.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh sì, la realtà delle cose spesso è un po' diversa da come se l'immaginano (o da come la vorrebbero) i/le "fans" :)
      Si tratta pur sempre di aziende che lavorano per trarre profitti e gli autori e le autrici sono persone che devono mettere insieme uno stipendio, quindi le romanticherie come "l'art pour l'art" si possono tranquillamente lasciare ai sogni :))
      Personalmente ho amato molti lavori di Byrne, ma non ne sono mai stato un fan accanito (specie da quando si è messo a esternare le sue idee politiche, che personalmente disprezzo); comunque la sua run sui Fantastici Quattro me la rileggo ancora volentieri!
      Per quanto riguarda Shooter... beh, sì, direi che è stato un personaggio molto controverso e, secondo me, ha alternato grandi cose a cose men che mediocri; ma comunque la sua direzione ancora la si ricorda, quindi nel bene e nel male ha lasciato più di un segno!
      Quando vuoi dire la tua, sei sempre benvenuto e io ti leggo molto volentieri, Sam! ;-)
      A presto!
      Orlando

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    2. Ti ringrazio dell' invito :)
      Una delle cose che più emergono sono l'odio davvero intenso e infantile di Byrne per Shooter : che lo odiasse era cosa risaputa già all' epoca degli albi Star Comics grazie alle note di Lupoi ( che mi hanno indottrinato al comic USA ), tanto che se ti guardi la storia di Superbman contro i Fanatici 4 pubblicata su Star Magazine 2, si vede un poveraccio che vende matite per strada ( ma il viso non si vede perché è così alto da uscire dalla vignetta) con un cartello con su scritto " sono un super ego disoccuppato".
      Un chiaro riferimento al licenziamento dalla Marvel di Shooter ( famoso per la sua altezza da giocatore di baskett ).
      Già questa battuta è pò di cattivo gusto, ma se addirittura leggo che Byrne nella sua casa, a un party, aveva fatto uno spvantapasseri con la faccia di Shooter a cui aveva dato fuoco, mi sembra davvero esagerato !
      Mi ha stupito pure come Bon Harras, in maniera veramente arrogante e senza alcun rispetto, disse a Claremont, che aveva speso 14 anni della sua vita a scrivere e far stra-vendere Xmen, che ne avrebbe scritto solo i dialoghi perché Jim Lee e Portacio, gli ultimi arrivati ne avrebbero scritto le storie.
      Una mancanza di rispetto al lavoro altrui incredibile, ed è ancora più incrediile che se X-Cris avesse resistito qualche mese, sarebbe tornato a essere lo sceneggiatore delle testate mutanti, visto che Lee e compagni avrebbe molltato da lì a poco la Marvel.
      Certo che però, anche Lee e Portacio, avrebbero potuto dire "no, guarda, io di sostituire Claremont non me la sento".
      Almeno Mc Farlane lo misero su una testata personale senza dar fastidio a nessuno.

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    3. Beh, sulle "leggende urbane" che circolano ci andrei un po' coi piedi di piombo :-D
      Francamente non so se credere al fatto che una persona adulta faccia un fantoccio con le fattezze del suo nemico per bruciarlo in effigie... Poi, per carità, tutto può essere :-)
      A me aveva invece molto colpito come, dopo il licenziamento di Shooter, Byrne e Non-Ricordo-Chi continuarono - per altro a parer mio rovinandolo completamente facendolo diventare una schifezza vergognosamente illeggibile - quel gioiellino che era Star Brand! Quello sì è un modo di "vendicarsi" davvero idiota.
      Comunque la Marvel è un azienda, e nelle aziende succedono le peggio cose, non c'è da stupirsi più di tanto :-D

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  6. Di solito sono scettico pure io su certe dicerie, ma se uno parla di una cosa vvenuta a un party, dove c'erano chissà quanti testimoni che potrebbero sbugiardarlo appensa letto il libro, mi viene da credergli.
    E Byrne ha continuato a prendere in giro Shooter un pò ovunque nei suoi fumetti, a dimostrazione di quanto lo odiasse.
    Su Stan Lee non mi pronuncio, perché ne esce veramente malissimo, specie quando dice " ehh, ma anche io non ho mai preso una lira dai diritti dei miei personaggi "... però il vecchio Stan aveva un incarico vitalizio alla Marvel con uno stipendio annuo che contava 6 zeri,+ bonus vari.
    Un pò diverso da tanti autori rimansti nell' indigenza o quasi mentre l'azienda arraffava liardi di dollari con le loro creazioni.
    Fantastico quando davanti a un video , Stan dice scherzando , ma non troppo , a Rob Liefed " questo personaggio lo stiamo creando insieme" e Rob cambiò nome e aspetto a tale personaggio per evitare brutte sorprese !

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