domenica 13 aprile 2014

Children of the Sea

Children_of_the_Sea_coverChildren of the Sea – vol. 1 (di 5)

(海獣の子供 Kaijū no Kodomo)

di Daisuke Igarashi

serie di 5 vol. conclusa in Giappone

seinen, drama, supernatural

brossura con sovraccoperta
circa 310 pag. b/n (2 a col.)

euro 9,90

Planet Manga / Panini Comics

La lettura di questo splendido manga mi ha provocato pensieri che io stesso faccio fatica a collegare in un insieme logico. Come per esempio questo: non ricordo un momento in cui l’offerta di fumetti sia stata così massiccia e varia. Ho vissuto personalmente il dramma dei primissimi Anni 80 PdF (Prima delle Fumetterie), quando recarsi in edicola significava avere una “scelta” di fumetti pari a quattro Bonelli in croce, due porno ricalcati e qualche Disney. Ora mi sembra l’Età dell’Oro!

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Dopo l’abboffata degli Anni 70, forse oggi un tantino troppo glorificati [1] e le varie crisi(s) dei Novanta, oggi come oggi l’offerta di fumetti è massiccia, differenziata e tutto sommato la qualità è mediamente buona. In alcuni casi, come nel caso del manga di cui vado a cercar di parlare, la qualità è molto elevata e offre un’esperienza di lettura gratificante e stimolante.

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Ho tirato in ballo i mitici e mitizzati Seventies perché, per un mio personale e ingiustificato vaneggiare e vagheggiare mi sono un po’ fissato sull’idea che Children of the Sea di Daisuke Igarashi sarebbe stato perfetto serializzato su una delle rivista di fumetti degli Anni 70 o 90 [2]. Ho premesso prima: vaneggiare e vagheggiare, pensieri casuali, associazioni fortuite e probabilmente forzate, io per primo le prendo per quello che sono: un gioco. Quel bianco e nero intenso e magico, i brevi capitoli, il ritmo della storia… su una rivista italiana la serializzazione di questo manga avrebbe incantato lettori e lettrici come, spero, faranno i cinque volumi?
I “nemici-pregiudiziali-dei-manga” (quelli che li detestano per partito preso senza averne mai letto uno per intero) sono sempre in agguato per (cercare di) sminuire, banalizzare, “tifare” acriticamente per qualsiasi altra cosa non sia un fumetto giapponese, pronti ad affibbiare alla “sovrabbondanza” di questo tipo di materiale la “colpa” di sottrarre spazio ad altro, un “altro” che spesso è qualitativamente ben inferiore a opere come quella di cui parlo in questo scritto.
Chissà se la serializzazione su autorevoli e mitizzate riviste avrebbe fatto loro cambiare idea?…

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Torniamo sulla terra, anzi in questo caso sott’acqua: dalle pagine di  Children of the Sea si sprigiona un potente spirito esoterico, ben più che esotico, e le profondità marine non sono le uniche inquietanti profondità da scoprire ed esplorare. Ma sono certamente le più belle!
Non so dire quanto sia stato difficile selezionare le immagini a corredo di questo scritto (come sempre, tratte da scan inglesi: non voglio rovinare la mia copia strapazzandola con lo scanner), tante e talmente suggestive sono le tavole di questo manga: quasi ogni vignetta possiede, un’intensa capacità di trasmettere emozioni ed enigmi; ne avrei messe a decine e decine per farvele vedere.

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Daisuke Igarashi è capace di trasmettere tantissimo nei/coi suoi disegni, che sono bellissimi (parola che, so bene, non vuol dir nulla: apposta ci sono qui sopra e sotto delle immagini). Il mare – sia in superficie che nelle sue profondità, nelle sue onde e nella risacca e nelle sue creature - è reso con un’espressività rara e il suo uso “acquerellato” di fondi e soggetti immerge chi legge in un’atmosfera surreale e magica, profonda, avvolgente e misteriosa. In molte immagini Igarashi esce volentieri dagli stereotipi più diffusi prediligendo una narrazione espressionista, visionaria. Pur non osando nulla di particolarmente azzardato nella costruzione delle tavole e nella sequenza, riesce a mantenersi distantissimo da qualsiasi banalità. Questo nonostante il mare sia un soggetto tutt’altro che facile da rappresentare, da raccontare in modi non triti e schematici.
Il mare, e le sue profondità, ci vengono descritti in modi che possono persino stordire e farci fermare per lunghi minuti a contemplare una tavola o che solo una vignetta.

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Non solo i disegni, ma anche la storia è affascinante, misteriosa, dolcemente contorta (quel tanto che basta a farci ulteriormente incuriosire), inquietante e con tempi e scansioni di tempo perfettamente gestiti e scorrevoli; fluidi direi, anche per restare in tema.
Ho cominciato a leggere il volume, che è ha molte pagine, pensando che non l’avrei terminato in serata. Ma una volta cominciato non sono stato in grado di interrompere perché la storia mi ha completamente catturato, assorbito sarebbe anzi il termine più giusto. E non c’è stato un solo punto in cui mi sia annoiato o abbia desiderato una velocizzazione (o un rallentamento).

E, sottolineo il concetto, ho trovato la storia parecchio inquietante. Molto più di quanto sembri a una prima lettura.
Siamo in presenza di alcuni misteri dei quali, per ora, non s’intravede granché, ma le ipotesi che legittimamente possono affiorare durante la lettura non sono necessariamente rassicuranti.
D’altronde l’acqua è una delle dei più grandi fonti di mistero: dalla mitologia alla psicologia del profondo alla magia, l’acqua è un simbolo potentissimo e terrificante, profondo e invincibile e lo è sin dai primordi dell’umanità.

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“Il Mare è abitato da creature sovrannaturali” [K.B. Sodes, ex cameramen subacqueo]

Luci nel mare. Meteoriti. Creature marine così simili agli umani. Lo shining. Fantasmi del mare…
La storia comincia – più o meno - con Ruka, una liceale (che risulterà essere alquanto diversa delle “solite liceali dei manga”) che annoiata e intristita per la sua recentissima cacciata dalla squadra di pallamano che coincide proprio con le vacanze estive, decide di recarsi a Tokyo a “vedere il mare”… desiderio ovviamente non improvviso né immotivato, ma derivato da precedenti, misteriose, antiche “visioni”. Inoltre il rapporto di Ruka col mare passa anche attraverso il mestiere di suo padre – Masaaki – che lavora nell’acquario Enokura, nel quale si susseguono degli strani quanto inspiegabili sparizioni di pesci.

Giunta a Tokyo Ruka incontrerà Umi (“mare”), un misterioso ragazzo di pelle scura, un individuo speciale che forse riesce a leggerle nei pensieri.
Poco dopo conoscerà anche Sora (“cielo”), fraterno amico di Umi che con lui condivide una particolarissima esperienza infantile con dei mammiferi marini [3]. Entrambi i ragazzi hanno un rapporto vitale col mare, un rapporto quasi di dipendenza.
Speciale e ambiguo è anche il legame che si instaurerà tra i due ragazzi – che hanno opposto carattere, oltre che opposte sembianze - e la ragazza.
Certo Kanako, la bellissima madre di Ruka, non sarà contenta di scoprire che la ragazza invece di allenarsi con la squadra di pallamano si reca tutti i giorni a trovare Umi e Sora e la punizione per Ruka sarà dover lavorare nell’acquario Enokura insieme a suo padre.
C’è anche Jim, dall’età indefinita (ma è certamente un personaggio anziano), biondissimo, tatuato e occidentale, surfista, una specie di vagabondo che, anch’egli, ha uno speciale e strano rapporto con Umi e Sora, i due “ragazzi marini”.

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…e poi la storia continua, intricata, sospesa in un’atmosfera tra il lieve, l’incantato e la sensazione di un terribile disastro incombente, con molti misteri da chiarire e intrecci tra avvenimenti anche molto distanti nel tempo e nello spazio.

Una cosa che ho apprezzato enormemente nella lettura di Children of the Sea è che non mi ha ricordato nessun altro manga e che ogni tematica o argomento trattato o solo accennato mi ha dato una rigenerante sensazione di originalità. Tutto è intenso pur senza forzature (nonostante l’indubbia presenza del sovrannaturale) e se ci sono “trucchetti del mestiere”, sono ben mimetizzati.
Inoltre ho molto apprezzato il ritmo, così lento, denso e avvolgente, visionario come i disegni, che pare seguire il flusso e il riflusso delle onde marine.

Che meraviglia.

 

Orlando Furioso

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Note:

[1] Si pubblicavano anche un bel po’ di boiate in quegli anni eh! Capisco, e molto bene, la nostalgia e l’affetto per un passato che mai più tornerà, ma non era tutto oro colato ciò che usciva all’epoca. Con occhi e cuore nostalgici, si tende a “rivalutare” un po’ troppo e a far scendere le capacità critiche sotto le ginocchia. Un conto è andare pazzi per qualcosa che abbiamo amato, che è stato importante per noi, che ha diritto al nostro incondizionato affetto e che nessuno ci può togliere; un altro è affermare che ogni cosa per la quale proviamo affetto e nostalgia fosse “un capolavoro”.

[2] 1984, per dire; o Metal Hurlant o L’Eternauta o Eureka… ma soprattutto penso a Horror di Gino Sansoni (quello non ancora intasato dalla troppa satira).

[3] …i miei “riassunti” superano abbondantemente il “pessimo”… ne sono consapevole e me ne dispiaccio…

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12 commenti:

  1. Che bella recensione *__*
    Ho adorato molto questo primo volume...Solitamente sono lenta nel leggere, non mi divoro mai un volume in un giorno (specie se ha 300 pagine LOL) in questo caso però non volevo interrompere la lettura perchè il susseguirsi di avvenimenti mi aveva molto "intrippata" e alla fine in 2 giorni l'ho finito (strana cosa per me)^^
    Sicuramente è un manga che vale i soldi spesi, senza contare che appunto offre 300 pagine. La traduzione è ottima (conosco il traduttore di fama, è un insegnante di giapponese di Torino) ed è lo stesso traduttore di "Ooku" penso che a lui affidino proprio i lavori piu' particolari ;)

    Grazie ancora alla Planet manga per aver portato un'opera del genere, perchè sono sicurissima che se non fosse stato per loro, nessun'altra casa ed. italiana si sarebbe azzardata a pubblicarlo.

    PS: io nella lettura avevo capito che Sora e Umi erano fratelli....avrò capito male io?

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    1. Grazie per le tue parole gentili, Caroline^^
      Che Sora e Umi siano fratelli, mi pare non sia (ancora?) detto o comunque definito, ma posso benissimo essermi perso il passaggio io, eh... ^^
      Per quanto riguarda il traduttore: è Massimo Soumaré, un amico (era ieri a Torino Comics, tra l'altro) che insegna giapponese e scrive splendidi racconti e romanzi fantasy per riviste italiane e giapponesi, oltre ad essere una persona di una simpatia e disponibilità uniche :-)
      Concordo infine col giudizio sull'edizione: stupenda!^^
      Ciao!

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  2. Io ancora non ce l'ho materialmente fra le maniiiii.... sofferenza!

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    1. Che ti arrivi presto Nyu, perché ne vale veramente, ma veramente la pena!^^
      Un gioiello marino! :)
      Ciao e grazie Nyu!

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  3. Bellissimo, vero? Condivido con te l'impressione di qualcosa di inquietante (ed inevitabile) che si sta pian piano delineando, e che mi ha fatto andare avanti nella lettura con un senso di attesa, non scevro di timore.
    I disegni sono incredibili, e il termine "visionari" è sicuramente il più azzeccato...
    Perfetta (come sempre) anche la tua recensione ^_^

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    1. Grazie Hana, davvero troppo gentile ^^
      Ammetto di aver comprato il manga principalmente per i disegni, che mi hanno incantato immediatamente!
      Per dire: le prime vignette, quelle "acquarellate", subacquee e tutto sommato "grezze", me le sono riguardate centomila volte, tanto mi son piaciute! ^^
      Non mi aspettavo che la storia mi "prendesse" così tanto, nonostante in giro se ne parlasse bene.
      Misteriosa, inquietante e affascinante tanto da farmi attendere con ansia il prossimo volume...
      Ciao!

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  4. Leggendo a sprazzi (anzi 'a spruzzi') queste tue impressioni ho rivissuto un attimo le descrizioni più belle di 'Ventimila Leghe sotto i mari'.
    Probabilmente il mio amore per l'esotico mi porterà a leggerlo!

    Un saluto! :)
    Alessia

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    1. Ho amato molto da ragazzo "Ventimila leghe..." e queste tue considerazioni potrebbero essere uno stimolo a rileggermelo dopo tutti questi anni! ^^
      Spero che "Children of the Sea" ti piacerà come e più di "Ventimila..." :-)
      Grazie e ciao!

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    2. p.s. Alessia: bello il tuo blog, dolce e poetico^^

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  5. Complimenti per la recensione, leggendola sono riuscita a intuire benissimo le sensazioni che trasmette questo volume :)
    Devo dire che è sicuramente un titolo affascinante. Poi ho sempre trovato il mare piuttosto inquietante...sarà perchè non sono una cima del nuoto e quindi le profondità marine mi mettono sempre un po' d'ansia anche se sto guardando un documentario.

    Il disegno mi ricorda alcune caratteristiche dei manwha, ma non saprei spiegare bene perchè...forse le labbra più pronunciate....

    Concordo a pieno sull'effetto nostalgia! E' inevitabile che si "attivi" con certe letture, l'importante è riconoscerne l'influenza quando se ne parla :)

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    1. Grazie Millefoglie ^^
      Mi sembra sempre così difficile trasferire per iscritto le sensazioni provate leggendo un fumetto, che quello che mi dici mi riempie di gioia
      *cuoricini a volontà* :-D
      In compenso io ti capisco strabenissimo riguardo l'inquietudine del mare e in particolar modo delle profondità: io solo a vedere un documentario subacqueo mi sento un po' mancare l'aria...
      Amo il mare, adoro camminare lungo la riva, ma pur sapendo nuotare non mi sogno neanche di andare "dove non si tocca", sorry! (terrore!!!)
      Comunque - se mi permetti questa divagazione - il mio sogno supremo è di andare prima o poi a vivere in una città di mare... Spero tantissimo possa accadere...
      Tornando al manga: non conosco i manhwa (ne ho letti giusto tre o quattro... maledetta ignoranza...) quindi non posso fare paragoni, ma a mio parere il disegno esce un po' dai soliti stereotipi...
      Sinceramente: non vedo l'ora che escano i volumi successivi!!!
      Ciao, a presto!

      p.s. La nostalgia per me, certe volte, diventa una vera e propria malattia... :)

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    2. Con i tuoi post ci riesci spesso, è questo il bello del tuo blog! ^^
      Anche io evito di andare dove non tocco, anche perchè se mi prende il panico inizio a dimenarmi e peggioro solo la situazione! :S Andare al parco acquatico per me è un incubo!
      Però come te amo andare a mare, soprattutto quando non è "l'ora di punta" XD
      Allora una casetta in qualche isolotto minore della Sicilia farebbe al caso tuo ^^

      Anche io ho letto solo 3 manhwa, però ho visto diverse illustrazioni in giro e questo autore me li ha ricordati ^^

      A presto! :)

      P.S: L'importante è che non ci si lasci rattristare troppo! :)

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