venerdì 21 febbraio 2014

Tormenta Nera

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Tormenta Nera

di Yoshihiro Tatsumi

volume unico
brossurato con sovraccoperta
120 pag., colore + b/n

anno di uscita in Giappone: 1956

gekiga, dramma, thriller psicologico

euro 14.00

Bao Publishing 

.

E’ la prima volta che mi succede di leggere un fumetto la genesi del quale ho già conosciuto, perfettamente descritta in un altro splendido fumetto del quale ho già parlato in questo blog.

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Leggendo l’imponente e bellissimo manga Una Vita tra i Margini (volume di circa 830 pagine, uscito sempre per Bao nel 2012), che partendo dalla storia autobiografica a fumetti di Yoshihiro Tatsumi finisce per descrivere una “storia del manga” – e quindi del Giappone stesso - dall’immediato dopoguerra sino al 1960, si assiste alla descrizione della nascita di Tormenta Nera.
”Per la prima volta
– si legge a pag. 542 di Una Vita tra i Margini – si sentiva come se avesse fatto qualcosa di grande”;
e ancora: “Mentre lavorava alle scene di freddo intenso era così coinvolto da sentire i brividi”.
”E così questo è il brivido della creazione?”…

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Tormenta Nera è dunque il primo manga che da finalmente a Yoshihiro Tatsumi la sensazione di avercela fatta, non tanto a livello editoriale (Tormenta Nera esce nel 1956, ma l’autore pubblicava già regolarmente da diversi anni), quanto da un punto di vista suo personale: è con quest’opera che matura nell’autore la consapevolezza di aver fatto qualcosa che resterà nella storia, di aver contribuito a cambiare il concetto di manga.

Primo lettore, il fratello dell’autore, come sempre ipercritico sino quasi al cinismo, ma il cui giudizio era indispensabile per far rimanere Tatsumi coi piedi per terra e per la sua generale maturazione di artista.

“25 Settembre 1956 “Tormenta Nera” completato. Tempo di realizzazione: venti giorni”

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Per sapere di cosa parla niente di meglio che scoprirlo – ancora una volta – da quello che l’autore stesso scrive nella sua autobiografia a fumetti: “Tormenta Nera è la storia di un pianista ingiustamente condannato per omicidio. Durante un passaggio attraverso le montagne, questi si trova ammanettato a un violento criminale, e insieme architettano un piano per scappare nella terribile tempesta di neve.”

Ci tiene inoltre, l’autore, a sottolineare che il film  americano “La Parete di Fango”, il cui tema di fondo è incredibilmente simile a quello di Tormenta Nera, uscirà in Giappone solamente due anni dopo, nel 1958.

A Yoshihiro Tatsumi però basta poco per perdere la fiducia nel suo lavoro: la sua naturale modestia e il suo buon cuore fanno sì che subito dopo aver sperimentato l’immediata gioia della creazione e quella consapevolezza cui accennavo più sopra, arrivino la sfiducia e il timore del rifiuto (dell’editore, del pubblico).

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Invece l’accoglienza a Tormenta Nera fu ottima!
Sempre nell’autobiografia a fumetti dell’autore leggiamo che Koji Asaoka, un autore di gekiga (termine coniato proprio dallo stesso Yoshihiro Tatsumi), sarà così impressionato dalla lettura di Tormenta Nera da affrontare una vera tempesta  per portare una copia del libro a casa di un amico e dibattere con lui tutta la  notte sul “nuovo manga”.

Le premesse per godere della lettura di Tormenta Nera risalgono dunque a… quasi sessant’anni fa!
Questo ci fa capire subito due cose fondamentali da tenere presenti per un giudizio sull’opera: la datazione della stessa e, di conseguenza, lo stile.
Per parlare subito chiaramente: quest’opera - stupenda e fondamentale per la storia stessa del manga giapponese – non può e non deve essere giudicata con occhi concentrati esclusivamente sulla modernità (che peraltro è un concetto cangiante, in perenne mutazione), perché nulla potrebbe essere più ridicola che un accusa a questo manga di essere “datato” (cioè “vecchio” detto in forma meno sfacciata).

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Le cose e le opere datate sono quelle che non hanno più nulla da dire, che non sono più in grado di suscitare emozioni e che non hanno più nulla da insegnare.
Proprio l’opposto di Tormenta Nera, opera che ha contribuito a inventare un “genere” e un nuovo e originale modo di narrare coi manga. Tormenta Nera, visto con gli occhi di oggi, purché siano occhi interessati a contestualizzare e a non chiudersi in visioni di comode stereotipizzazioni acquisite e date per scontate e perenni, funziona perfettamente, emoziona, colpisce e commuove. Proprio come accadde cinquantotto anni fa. Proprio come accade sempre per le opere importanti e significative.

Certo, lo stile del disegno può non essere tra i più appetibili per chi è abituato alle svolazzature grafiche, ai mille retini e al massiccio uso di photoshop odierni. Tatsumi lavorava come sapeva, poteva e con ciò che aveva e, nonostante il suo stile grafico non verrà ricordato per la bellezza dei particolari o la perfezione delle anatomie, le sue opere sono comunque riuscite a essere traghettate al di là del tempo (e dello spazio Oriente – Occidente). 
Ciò che Tatsumi non aveva in tecnica, lo aveva in immediatezza, capacità descrittiva, abilità nel tratteggiare i sentimenti, taglio cinematografico della tavola, poesia della narrazione: doti che per importanza non sono seconde ad alcuna tecnica grafica sopraffina.
L’abilità e l’originalità di Tatsumi nello storytelling sono eccezionali e non perdono un’oncia della loro efficacia nonostante i decenni trascorsi dalla stesura dell’opera: il taglio, le inquadrature, la sequenza narrativa e le micro-sequenze, oltre naturalmente alla validità del soggetto e della storia, offrono ancor oggi un piacere di lettura altissimo e intenso.

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Tormenta Nera appartiene alla categoria dei capolavori (magari “piccoli capolavori”, ma pur sempre capolavori) che restano nel tempo e che possiedono significati che vanno al di là della semplice, immediata lettura e per questo vanno consigliati a chiunque ami il fumetto e abbia la sufficiente maturità per gustare una storia adulta piena di emozioni.

Qualche dato tecnico sul volume: la qualità di stampa e la carta sono ottime; lo splendido disegno della sovraccoperta, coi suoi colori e il suo stile a metà tra il realistico e lo stilizzato, da l’impressione di tenere in mano un manga di tanti anni fa (e, se posso dire, è una sensazione bellissima!); le prime pagine a colori e le successive pagine in “bicromia” (ossia col nero del “bianco-e-nero” sostituito da altri colori: blu, verde, marrone, viola) danno una bellissima sensazione un po’ straniante, di fumetto antico, comunque molto piacevole alla vista.
La cura generale del volume è ottima e, per quanto non ami parlare di prezzi, mi sento di affermare che 14 euro sembrano persino pochi per un volume di una tale qualità.

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Al termine del volume, un’interessante intervista all’autore, datata 2009.

Yoshihiro Tatsumi è uno dei padri del manga moderno e ci sono ancora molte sue opere che non sono mai state tradotte in italiano: spero ardentemente che questa lacuna possa essere presto colmata.

Orlando Furioso


Qui sotto due vignette tratte da Una Vita tra i Margini (Yoshihiro Tatsumi - Bao Publishing 2012) in cui si parla di Tormenta Nera:


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Una_Vita_Tra_I_Margini_Tormenta_Nera_01

22 commenti:

  1. Ho letto molte cose positive su questo volume e sono abbastanza curiosa, cercherò di recuperarlo. ;)

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    1. Ne vale la pena Nyu^^
      Come già diceva Yue nella sua bella recensione:
      http://sayadieutoyue.blogspot.it/2014/01/tormenta-nera-di-yoshihiro-tatsumi.html
      si tratta di un manga che "presenta numerose ingenuità", perché è stato scritto da un autore all'epoca (1956) poco più che ventenne"...
      Nonostante le ingenuità e lo stile ancora grezzo io ho amato questo manga moltissimo e mi ha dato un piacere di lettura enorme!
      Se decidi di provarlo, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi^^

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  2. Devo dire che prima mi interesserebbe recuperare "Una vita tra i margini", anche se il recente acquisto di Kurosagi mi ha fatto venir voglia di prendere prima titoli come Homunculus e Ikigami. Come sempre troppo spese, troppe cose interessanti e troppi pochi soldi e tempo per leggere! (Sai una cosa? Ho preso Verso una nobile morte mesi fa e non sono ancora riuscita a leggerlo ç__ç)

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    1. Per poter parlare con un po' più di cognizione di causa di Tormenta Nera, mi son riletto "velocemente" Una Vita tra i Margini che, confesso, mi è piaciuto ANCORA DI PIU' della prima e della seconda volta che l'ho letto! :-)
      Quindi Acalia sì: ti consiglio di cuore quel gigantesco volumone che considero oramai tra i "fondamentali" dei manga e dei fumetti in generale.
      Credo anche che dopo la lettura di "Una Vita..." si possa apprezzare molto di più "Tormenta Nera" :)

      Rispetto ai troppi soldi da spendere in fumetti, stendo qui un pietoso plaid a due piazze (altro che "velo"...).
      Sugli "arretrati da leggere" invece parlo solo in presenza del mio avvocato... Diciamo solo che se fino a qualche tempo fa affermavo di poter vivere senza comprare fumetti per 3 anni, vista la mole di roba arretrata che ho da leggere, oggi come oggi credo che potrei stare almeno CINQUE anni senza acquistare nulla e non mi mancherebbe mai roba nuova da leggere (oh: ho un paio di cose comprate a Torino Comics DUEMILAEUNDICI ancora da leggere...)
      Tra l'altro, abbiamo deciso di acquistare altri due Billy ikea...

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    2. Come sai a "Una vita tra i margini" è un po' che gli sto facendo il filo (anche se l'ultima volta mi dicevi che secondo te non è il mio genere ;-P) ma il suo costo me lo fa slittare di mese in mese (ma forse a febbraio c'è il bonus aziendale, quindi la speranza è l'ultima a morire) ç__ç

      PS: Perché fermarsi ai Billy quando l'IKEA produce quelle librerie mistiche dal nome Besta che tengono tre file di manga? (chissà se si può essere arrestate per maltrattamento di librerie. Se esistesse questo reato sarei spacciata. Il mio besta - doppio, con sopralzo e le vetrinette antipolvere che sono una manna dal cielo per chi, come me, odia spolverare - lo sto progressivamente staffando tutto perché temo che un giorno i ripiani cedano, uccidendomi nel sonno, da tanto che sono carichi).

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    3. Mi intrometto nella discussione (perdono!) ma...volevo unirmi ai fan di Billy XD

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    4. MIllefoglie: Sì!!! Evviva i Billy!!! :-DDD

      Acalia: sì è vero, scusa, non pensavo che Una Vita tra i margini fosse il tuo genere, perché so che il tuo manga preferito è Hime-Chan... AH AH AH AH AH!!! :-DDD
      Scherzo scherzo: sei eclettica e di vedute aperte e secondo me Una Vita... ti piacerà ^^
      Sai che se lo vuoi leggere, è a tua disposizione! ;-)

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    5. A quando una "Guida alle librerie ikea per collezionisti disperati"?

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    6. Noi in casa per ora ne abbiamo 14... penso di poter essere una specie di autorità in materia :-)

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    7. Ma a Hime-chan hai poi dato una seconda possibilità?
      Ricordo al pubblico che il mio manga preferito è e rimane One Piece, poche storie, che quando c'è da essere mainstream non mi tiro mica indietro ;-P

      @Orlando: Ma sono tutte Billy? Se è così non vale, bisogna provare nuovi orizzonti ;-P

      @Millefoglie: prova una volta il Besta e mi dirai. Dopo aver testato la tripla fila non si torna indietro XD

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    8. No, ammetto che il secondo volumetto di Hime Chan è ancora lì in una delle tante "pile" di "roba da leggere", che mi guarda, anzi mi guata... :-)))

      Rispetto alle librerie, io sono monogamo! :-)

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  3. Ammetto che quando ho visto la cover ho pensato fosse un fumetto occidentale °° forse per la grafica del titolo...
    Non sapevo che fossero stati pubblicati dei titoli di questo autore (oltre alla biografia). E' una pubblicazione recente in Italia?
    Pienamente d'accordo sul discorso del disegno. Dopotutto Tezuka non aveva, esteticamente parlando, chissà quale grande stile, ma se non è amato lui...!
    Molto spesso poi mi è capitato di apprezzare manga in cui non mi piaceva molto lo stile dell'autore. Fumetti occidentali ne ho letti pochissimi, quindi fare un discorso a parte in quel caso :)

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    1. Sì Millefoglie: il volume Tormenta Nera è uscito mi pare a dicembre 2013, se non addirittura a gennaio 2014. Recentissima pubblicazione, dunque.
      Il manga è invece uscito in Giappone nel 1956 e ha avuto un grosso impatto tra gli autori/autrici di manga dell'epoca!

      Devo confessarti che io ho proprio una passione per gli stili di disegno un po' grezzi (...anche più che "un po' grezzi"...); è probabilmente una passione che mi deriva dai fumetti underground, nostrani e non, che ho frequentato per molto tempo.
      Ciò non significa che non apprezzo il bel segno, ci mancherebbe^^

      Mi incuriosisce il fatto che tu abbia letto pochissimi fumetti occidentali... per quale motivo? Forse quei pochissimi che hai letto non ti sono piaciuti?
      Se hai letto dei fumetti di genere supereroistico editi recentemente (quindi non ristampe) posso abbondantemente capirti... a mio giudizio questo è uno deio momenti peggiori della storia per i fumetti supereroistici "mainstream"... (con le, poche, eccezioni, ovvio).
      Insomma, questa tua affermazione mi ha incuriosito :)

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    2. Ah! Dalla grafica mi sembrava una vecchia pubblicazione...forse hanno voluto adattare lo stile dell'edizione al contenuto :)
      Dato che hai espresso curiosità, non mi limiterò nella risposta :P
      In realtà è più una cosa casuale con, forse, un pizzico di pregiudizio. Mi spiego meglio...ho iniziato a leggere fumetti con i manga perchè, a parte Cip&Ciop, i vari Topolino, Paperino etc...non mi hanno mai entusiasmata. Mi piacerebbe leggere qualche serie classica di supereroi ma non mi piace la politica del "tutti possono mettere le mani ai personaggi". Preferisco quando un'opera è curata dai suoi autori originali, perchè da loro è stata ideata. I remake e i reboot mi lasciano sempre moolto dubbiosa. Poi con tutti quegli universi paralleli...non saprei proprio dove mettere le mani XD Di Italiani ho letto solo qualcosina di Zeccardo (online), Flavia Biondi, Ofelia di Macaione, tutto il possibile di ZeroCalcare e diverse cose di Ortolani. Mi sono tutti piaciuti molto!
      Però quando cerco titoli italiani a cui avvicinarmi mi ritrovo o cose interminabili ed episodiche alla Dylan Dog (ho letto qualcosina e...caruccio, ma dopo due-tre storie mi annoiava. Idem per Diabolik) oppure opere "impegnate" che mi sanno di puzza sotto il naso a distanza di chilometri. Complice il fatto che, quando un mio professore mi prestò il fumetto Fuochi di Mattotti e ammisi di non aver capito alcune cose a causa dell'atmosfera onirica (che non mi entusiasma ad essere sincera) mi rispose: "Eh, ma questo autore è un visionario. Va preso così e basta."
      A quel punto mi sono detta: "allora se uno ha la scusa di essere un visionario può mettere cose a caso e tanto è giustificato?" Questa cosa non mi va molto giù, quindi tendo ad allontanarmi da questo tipo di storie. Mi è capitato di vedere che molti fumetti occidentali puntano su questo effetto, soprattutto i fumetti di autori più cresciutelli, per cui ho sempre il timore di avventurarmi in letture che non posso capire fino in fondo perchè Pinco Pallino è un visionario e quindi me lo devo tenere così com'è, perchè vuole fare il filosofo e non vuole farsi capire dai comuni mortali :/
      Fortunatamente questi ultimi fumetti occidentali che ho provato, scritti da autori giovani (anche se non tutti proprio imberbi XD) e con trame un po' più con i piedi per terra, comiche o concrete che siano, mi sono piaciuti, per cui sto cercando di espandere i miei orizzonti per trovare altri titoli che potrebbero piacermi. Ho già puntato qualche altro titolo sul sito Renbooks :) Anche se ammetto che tendo a comprare o a seguire di più il panorama mangoso (con qualche manwha ogni tanto), forse anche perchè mi so muovere meglio in questo ambito.

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    3. Sì sì, la Bao ha voluto riprodurre un volume che avesse tutte le caratteristiche di un vecchio volume, compreso il bordo giallo delle pagine (che per inciso sta benissimo^^).

      Tornando a noi.
      Ovviamente nessun* è obbligat* a leggere ciò verso cui non si sente attirat* (e ci mancherebbe pure^^).
      C'è da dire che il fumetto italiano, per esempio, ha un passato vastissimo e glorioso e dunque ha una tale quantità di offerta che per chiunque è possibile, in qualunque momento, scegliere di approfondire uno dieci o centomila aspetti.
      E anche di non farlo (ma facciamo che questo non lo ripeto più, abbiamo capito che c'è libertà di lettura e che, verità storiche a parte ogni mia frase di opinione è, appunto, soggettiva e opinabile XD ).

      "Fuochi" di Mattotti è considersato un capolavoro a livello mondiale, ma ciò che mi interessa qui non è la critica ufficiale, quanto la mia personale opinione, che però in questo caso coincide con la critica internazionale.
      La prima volta che ho letto "Fuochi" di Mattotti avevo poco più d'una trentina d'anni e mangiavo e bevevo supereroi (e Vertigo comics, una suddivisione "più adulta" della DC Comics, quella di Superman e Batman, per intenderci).
      Mi colpì molto, mi piacque, ma me ne dimenticai abbastanza in fretta.
      Quando lo rilessi qualche anno fa rimasi letteralmente folgorato e la prima frase che mi uscì di bocca fu "MATTOTTI E' DIO!..."
      Capii "tutto" quel che voleva dire Mattotti con questa sua opera?
      Mah... chi può dirlo? Magari io ho capito cose che lui non ha mai voluto dire con "Fuochi" e non ho capito cose che lui invece voleva dire.

      Con questo voglio dire due cose: la prima è che forse ci sono delle opere che "vanno bene" per certi momenti della vita mentre non vanno bene per altri. (Altro esempio: a scuola i Promessi Sposi mi sembrava una palla insopportabile; a 25 anni me lo divorai con un piacere immenso!).
      E l'altra cosa è che ogni opera una volta che diventa "pubblica" non è più "dell'autore/autrice", ma è di chi ne fruisce che ha il diritto (e, volento, anche un po' il "dovere") di renderla sua, di accettarla o rifiutarla.

      La "spiegazione" che ti diede il tuo professore ("Mattotti è un visionario") dimostra, secondo me, che non aveva granché voglia di discuterne con te. Forse ti ha ritenuto troppo giovane o troppo poco preparata? O forse non sapeva cosa dirti? O forse per lui "Fuochi" è stata un'opera visionaria che non ha richiesto spiegazioni ed a lui è andata bene così?

      Non ha importanza.
      Non ti è piaciuta e va bene così.
      Ma - permettimi questa innocente speranza - spero che il fatto che "Fuochi" non ti sia piaciuta non significhe che non ti accosterai mai più al fumetto italiano :)
      (segue)

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    4. Il fumetto italiano ha davvero tanto, tantissimo altro da offrire, se un* è interessat* ad approfondire.
      Intellettuali italiani di primissimo livello, come Eco, Oreste del Buono, Elio Vittorini, Dino Buzzati e tantissimi altri, sono stati innamorati di moltissimi autori italiani (ovviamente parlo di autori fioriti principalmente negli Anni 50, 60 e 70) e hanno scritto saggi, articoli, libri, approfondimenti sul fumetto.

      Altra cosa su cui volevo un momento focalizzare è la diversità di scrittura/concezione (e comprensione) dei fumetti.
      Io credo che un autore/autrice possa scrivere un'opera a fumetti con cento diversi modi, stili, motivazioni. Dalla motivazione meramente commerciale di sostentamento a quella di puro intrattenimento, da quella di urgenza comunicativa alla sperimentazione e chissà ancora quanti e quali altri modi ci sono di concepire un fumetto!
      Credo dunque che per chi legge sia più che normale sentirsi talvolta spiazzati: un'avventura western di Bonelli è tutt'altra cosa rispetto a un fumetto come "La rivolta dei Racchi" di Guido Buzzelli (altro Maestro italiano che adoro e amo!) che a sua volta è tutt'altra cosa rispetto alla Valentina di Crepax o a una storia Disney di Romano Scarpa o a un'opera sperimentale del gruppo di "Valvoline".
      Anche la fruizione (e la "comprensione") sono diversi: ovviamente non leggo un'avventura di intrattenimento come leggo un'opera, appunto, visionaria.
      Credo che se si ha voglia di "sintonizzarsi" sui diversi stili e generi (sempre, ovviamente, rispettando i propri gusti), si centuplichi la possibilità di godimento di un'opora a fumetti.

      Io non so se i fumetti italiani che escono ora, e che anch'io trovo deliziosi (come "Ofelia" o "Zerocalcare") sono destinati a restare nella storia e a far appassionare e divertire milioni di persone a distanza di cinquanta o cent'anni dalla loro uscita, ma so per certo che già oggi esistono capolavori del fumetto che hanno già dimostrato di "resistere" al tempo.

      (Fine pippone entusiastico sul Glorioso Fumetto Italiano! XD )

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    5. In effetti penso che, quando ho letto Fuochi, avevo ancora poca dimestichezza con i manga, figuriamoci con il fumetto italiano. Per cui penso che se lo rileggessi oggi mi farebbe un'impressione diversa (sono passati solo un paio d'anni, ma la quantità di tempo non è poi fondamentale quando si parla di letture^^).
      Tutto sommato a me non era dispiaciuto come fumetto, soprattutto per lo stile grafico, solo che mi aveva lasciata con una sensazione di insoddisfazione...
      E' anche probabile che il mio insegnante si sia reso conto di avermi consigliato un titolo che non potevo capire del tutto e ha lasciato perdere.
      Sicuramente adesso mi considero più aperta verso i consigli sul fumetto occidentale, anche se continuo a preferire titoli presentati come "di intrattenimento" (che non vuol dire di serie B, come sappiamo bene ^^).
      E, non per fare la sviolinata, ma detto sinceramente, ho trovato molti consigi interessanti sul tuo blog ;)

      Non metto in dubbio che ci siano grandissimi autori nel panorama del fumetto italiano, anzi! :) Sono contenta che se ne parli bene (quindi il pippone non mi disturba XD) si tratta solo di trovare quelli che fanno per me :)

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    6. Sono felicissimo di vederti un po' più "possibilista" Millefoglie ^^
      ...e a proposito di fumetto italiano, mi permetto un consiglio: da diversi anni non comnpravo più Rat-Man di Ortolani. Mi aveva stancato un po' (limite mio, sia chiaro; non ho critiche da fare all'autore che prosegue a fare, bene, quel che sa fare bene).
      Ebbene: ho preso il n. 100 di Rat-Man e non esito a definirlo un gioiellino!!! Godibilissimo anche da chi,. come me, non seguiva più le gesta del "Topo" da qualche anno. Mi ha davvero stupito, deliziato e fatto riflettere... Costa una miseria e te lo consiglio di cuore! :-)

      Infine: grazie - ma grazie vero, non per modo di dire - per le tue parole sul mio blog. Grazie!

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  4. Adoro il genere gekiga quindi davvero non posso esimermi da una lettura, lo recuperò al piu' presto anche grazie alle ottime recensione tue e di Yue :)

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    1. Allora ti piacerà, Caroline! :)
      Yoshihiro Tatsumi è praticamente colui che l'ha inventato, il gekiga e questo racconto ne è un esempio fulgido, per quanto ancora un po' grezzo. (D'altronde: i diamanti grezzi non sono forse bellissimi anch'essi? ^^)
      Spero che mi farai sapere cosa ne pensi.
      Ciao^^

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  5. Sembra molto interessante, grazie della segnalazione.
    Una curiosità: il lettering nei balloon è "modesto" (per non dire "bruttino") come sembra dalle poche vignette che hai postato?
    Perché nel vederlo mi sembra molto stonato, freddo, rispetto alle immagini che, come appare anche dalle note di realizzazione che hai postato, sono molto sentite e vive
    Eug

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    1. Grazie a te per il tuo commento Eug :)

      Il lettering, ti confesso, non lo trovo particolarmente bruttino... Per le onomatopee, la Casa editrice ha scelto di non "adattarle" traducendole (scelta che personalmente condivido in pieno).
      Il fatto, invece, che i balloon siano molto più ampi di quel che la nostra lingua necessita rispetto al giapponese, mi dispiace un po': quel senso di "vuoto" intorno al balloon fa sì che sembri che i personaggi spesso "sussurrino"...
      Per il resto, però, l'opera mi è piaciuta davvero, davvero tanto! ^^
      Ciao!

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