giovedì 16 gennaio 2014

Questo non è il mio corpo

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Questo non è il mio corpo
(Shibou toiu na no fuku wo kite)

di Moyoco Anno

josei, dramma psicologico
per un pubblico adulto

vol. unico autoconclusivo
brossura, 264 pag. b/n

edizione giapponese: 2002
edizione italiana: 2006

euro 9,50

Kappa Edizioni

.

“…E’ come se indossassi uno spesso vestito di carne… che non posso mai togliermi.”

Questo fumetto mi ha fatto molto arrabbiare. Mi è piaciuto parecchio: mi ha fatto molto arrabbiare e mi è piaciuto moltissimo (e mi ha reso assai triste).

L’autrice Moyoco Anno è già nota in Italia per lavori come Jelly Beans (Play Press), Sugar Sugar Rune (Star Comics), Happy Mania (Star Comics) e Tokyo Style (Panini Comics).

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Questo non è il mio corpo racconta il viaggio all’inferno di Noko Hanazawa, una giovane “office lady”, sovrappeso secondo gli standard dettati dalla moda e dai canoni imperanti delle riviste e della pubblicità.
Le “office ladies” sono quelle ragazze, donne, signore impiegate nelle aziende giapponesi, che non hanno alcuna possibilità di carriera, sono sotto-stipendiate rispetto ai colleghi maschi e hanno funzioni servili e compiti di poco conto (servire il caffè, fare le fotocopie e altri lavoretti poco impegnativi dal punto di vista intellettivo).
Noko ha un carattere debole e sottomesso e ha un fidanzato, Saito, che sembrerebbe apprezzarla così com’è, cioè con tutti i suoi “chili di troppo”. I quali sono dovuti a una sorta di rifugio nel cibo, creazione di una corazza di carne che dovrebbe avere lo scopo di mettere un ulteriore filtro tra Noko e un mondo cattivo e pieno di insidie.

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”Se mangio mi sento bene. Finché posso mangiare, è tutto a posto” pensa Noko mentre si abbuffa di cibo in modo compulsivo e apparentemente gioioso. Il soffocante senso di sazietà offre un oblio che annichilisce e consola.
Naturalmente la bulimia e in generale i disturbi alimentari sono dei problemi tutt’altro che trascurabili e nascondono in essi pericoli così devastanti da mettere a rischio la vita stessa.
Ciò non toglie che a mio personalissimo parere Noko, anche nel momento massimo di sovrappeso, non è affatto diversa da milioni di signore al mondo, le quali indipendentemente dai loro “chili di troppo” possono essere belle o brutte. (…inutile sottolineare quanto “bellezza” e “bruttezza” siano stati soggettivi, tutt’altro che fissi e immutabili, anzi i cui “canoni” sono mutabilissimi spesso nel giro di pochi anni) [1]

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Ma, appunto, il problema di Noko non sono quei “chili di troppo”, ma la debolezza, la bulimia, l’esser grata quando qualcuno non la prende a calci, il dipendere da un fidanzato inetto e meschino oltre ogni dire, “forte” solo del fatto di essere uomo in una società maschilista. Il problema di Noko sono le strutture sociali riprodotte all’interno dell’azienda, le dinamiche di potere che fanno sì che si scatenino guerre tra oppresse in cui l’unico risultato sarà la distruzione delle “buone” e delle “cattive” e l’unica compagnia che non mancherà mai sarà quella della solitudine.

Con Questo non è il mio corpo la sensei Moyoco Anno affronta quindi, consapevolmente, un numero impressionante di tematiche delicatissime e di soluzione tutt’altro che semplice: bulimia e anoressia sono le più evidenti anzi la bulimia, è il fil rouge che è presente in tutta la storia. 
E oltre a ciò vengono crudamente – e crudelmente – affrontate le dinamiche di potere tra le persone, tra le donne e tra le donne e gli uomini, la dipendenza affettiva, la solitudine, gli stereotipi cui ci si deve adeguare per essere accettati/e socialmente e altro ancora.

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Noko Hanazawa ha contro il mondo intero (anche se bisogna dire che in questa storia chiunque pare aver contro il mondo intero…) e oltre ai suoi problemi di bulimia deve quotidianamente fronteggiare con scarsissimo successo una situazione di vero e proprio bullismo da parte delle colleghe “carine (perché magre)” e di ostilità sorda da parte dei colleghi maschi in quanto “cicciona”. L’aspetto determina lo status sociale, o meglio: l’aspetto esteriore determina la possibilità di essere accettate o meno nell’unica classe sociale tollerata per le donne, le “civette” “mangiauomini”.
E’ ovvio che ad un certo punto della storia Noko cerchi di mutare il suo aspetto esteriore cercando di perdere quei “chili di troppo”.

Ma può essere che uscire da quella prigione che è l’adeguarsi all’immagine che gli altri hanno di noi equivalga ad un surplus di emarginazione, perché non si ha più un “posto” (sia fisico che mentale) in cui stare, e perché alla fin fine forse è meglio “stare da qualche parte” e venire calpestate e odiate, ma avere almeno un/quel ruolo, che essere invisibile e scomparire a poco a poco. Questa mi sembrava essere la filosofia dominante nel manga.

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Subire senza reagire significa essere disprezzate e patire un grande dolore; ma reagire significa essere disprezzate, odiate e contrastate con ogni mezzo patendo così un ancor più grande dolore… queste mi sembravano le idee sottese alla narrazione di Questo non è il mio corpo e sebbene la storia mi appassionasse (in un modo profondo e doloroso), più leggevo e più mi arrabbiavo.

La rabbia in me era dovuta a molti motivi: mi arrabbiavo quando vedevo Noko subire senza reagire e quando vedevo Noko reagire nel modo sbagliato; mi arrabbiavo quando vedevo a che livelli di disumanità e crudeltà possono arrivare le persone – le colleghe, il fidanzato… - ed ero consapevole di non aver nemmeno la consolazione di pensare “tanto è solo un fumetto!”. Mi arrabbiavo quando vedevo quanto le dinamiche di potere fossero così profondamente radicate da esser date per scontate, come fossero leggi divine immodificabili. Vedere poi raffigurate nero su bianco le discriminazioni che le donne subiscono nelle aziende giapponesi e non solo, non è stato affatto piacevole.

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Ammetto di aver confuso, a causa della rabbia, il racconto con il messaggio, di aver semi-consciamente pensato che l’autrice avesse un atteggiamento passivo rispetto a questo tipo di problematiche, come se narrandole le approvasse o peggio ancora come se il racconto manifestasse l’ideologia dell’autrice.
Come se il racconto di un omicidio facesse dell’autore/autrice un assassino/a.
Ho avuto, in pratica e senza mezzi termini, un attacco di idiozia e di messa in stand-by del cervello dal quale però mi assolvo per ben due motivi: il primo è che evidentemente l’autrice è stata così brava che è riuscita a farmi arrabbiare oltre misura, e sono certo che questo fosse uno degli scopi di Moyoco Anno quando ha realizzato il manga; il secondo motivo è che mi voglio bene e mi autoassolvo facilmente.

Ma dunque, infine, sta alle autrici e agli autori, di fumetti e in generale, il dare ricette per risolvere i guai del mondo? Non credo proprio. Quando, rientrando in me, ho compreso questo, la rabbia è sbollita ed è rimasta una grande tristezza…

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Non mi è possibile analizzare “tecnicamente” questo fumetto e probabilmente anche se ne fossi capace non vorrei farlo in quanto lo smottamento interiore che la sua lettura mi ha provocato mi fa decisamente uscire da qualsiasi minima pretesa di “obiettività”. E’ una manga che ha instillato in me sensazioni profonde molte delle quali non piacevoli, ma importantissime e necessarie e per questo motivo lo amo e lo amerò particolarmente, accettando (forse) anche le numerose contraddizioni dalle quali non è certo scevro.
E’ un manga durissimo che consiglio vivamente a chiunque, purché con un minimo di maturità (che è altro dall’età anagrafica, naturalmente).

Ci tengo infine a dire che le immagini che si vedono in questa pagina ben poco hanno a che vedere con l’edizione cartacea italiana di Questo non è il mio corpo, in quanto trattasi delle solite scan inglesi che nonostante la buona volontà degli/delle scanners non riproducono minimamente la bellezza essenziale delle tavole del manga. Le uso per puro egoismo, per non “rovinare”, scandendolo in casa, un volume che possiedo da pochissimo ma al quale sono già intimamente legato.

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Il segno della sensei Moyoco Anno è durissimo e pulito, spigoloso e comunica perfettamente ad occhi e mente ogni minima sensazione anche solo accennata. E’ un segno quindi estremamente espressivo, una linea chiara in cui le ombre sono quasi del tutto assenti, a tratti realistico e a tratti esasperato; non è troppo descrittivo, talvolta è minimale nella definizione delle figure e nel panneggio e gli ambienti non sono descritti con troppa cura, perché il segno è tutto concentrato sulla narrazione dei sentimenti dei personaggi. E’ un tipo di disegno che d’ora in poi amerò tantissimo.

Splendide recensioni di questo manga si possono leggere ai seguenti link:

Acalia

Caroline

Yue

Lino

Orlando Furioso

 

Note:
[1]
“Storia della Bellezza” e “Storia della Bruttezza”, di Umberto Eco, Bompiani editore, 2004

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11 commenti:

  1. Se ha suscitato tutti questi sentimenti dentro di te vuol dire che è fatto bene e, secondo me, era proprio lo scopo dell'autrice farti cadere in certe "trappole" :-)
    A me è capitato con Dogville di Lars von Trier, ora: se lo conosci penserai "Oddio, no! Lars von Trier, no!", o per lo meno è ciò ce penso io, anche se è indubbiamente bravissimo (perché ti fa dire "Oddio, no! Lars von Trier, no!") ; se invece non lo conosci e sei scampato a quel film.. non te lo consiglierei: ti conosco poco ma mi sembri una persona troppo sensibile per sopportarlo ("Oddio, no! Lars von Trier, no!")
    XD scusa per la divagazione, era per dire che a volte gli autori lo fanno apposta a farsi odiare.

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    1. Sì Clyo, lo conosco Von Triar e, "Kingrdom" a parte, non sono mai stato un suo grande fan. In realtà i suoi film non mi hanno "colpito" particolarmente, anzi qualcuno ha suscitato in me grandi risate ("Il caos regna!" della volpe parlante m'ha fatto sbellicare!^^).
      No, ok, dico così per farmi più insensibile di quel che sono: in realtà qualche brivido profondo i suoi film me l'hanno dato.
      Ma dopo le sue esternazioni su hitler non vedrò mai più un suo film.
      Tornando a noi: sì, credo proprio che Moyoco Anno sia riuscita perfettamente nel suo intento (forse anche di più di quanto aveva previsto...).
      Questo è un manga davvero prezioso e secondo me va diffuso il più possibile.

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  2. Concordo con Clyo!
    Innanzitutto complimenti per la recensione, mi ha davvero quasi commossa! Hai davvero molto talento nello scrivere e nel far trasparire quello che provi ;)
    Tornando al manga, è probabilmente il titolo migliore della collana "Manga San" ed è anche uno dei miei volumi unici pubblicati in italiano preferiti, lo custodisco molto gelosamente e quando mia figlia avrà l'età GIUSTA e io sarò una vecchietta :p vorrei tanto lo leggesse!!!

    Proprio per il fatto che suscita emozioni cosi' forti, contrastanti, non c'è nulla di gratuito purtroppo è la dura realtà....Certo come dici tu, sembra che tutto vada per il verso sbagliato alla povera Noko...Oltre al grave problema della bulimia (e poi anoressia) ha pure un lavoro di emme, senza considerare quel simpaticone del fidanzato.
    Purtroppo però è vero che certa gente come Noko somatizza tutto, per poi rischiare di esplodere.

    Di questo manga mi è piaciuta la cruda realtà, i disegni spigolosi e unici, il fatto che parli di una tematica un po' tabu....One shot promosso a pieni voti e complimenti ancora!!!
    Vedere il mio nome li in mezzo mi fa star male xD (ma ti ringrazio come sempre)^^, specie dopo che ho letto la tua recensione e quella degli altri blogghers xD

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    1. Caroline... mi fai sprofondare in un brodo di giuggiole...^^
      Dico sul serio. Venire apprezzato dalle persone che io apprezzo è per me una soddisfazione immensa.
      Non so cos'altro dire... se continuassi scivolerei nel melensissimo... Grazie, grazie davvero :)

      Anch'io credo che sia un manga che molte persone dovrebbero leggere, purché abbiano una certa maturità, come giustamente dici tu (quindi sì, mi sa che la tua piccolina dovrà aspettare un bel po'^^), perché certe letture, visioni, ascolti, contribuiscono alla formazione di opinioni autonome e concrete, fanno riflettere...
      Io ringrazio ancora tantissimo te e le altre persone che con le loro splendide recensioni mi hanno fatto conoscere questo manga :-)

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  3. Bellissimo manga.. e bellissima recensione.
    Io l'ho letto tanti anni fa.. quando è stato pubblicato.. dovrei dargli una rispolverata per riscoprire i sentimenti che ha scatenato. ;)

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    1. Grazie Nyu, che gentile che sei^^ Grazie!
      Se deciderai di rileggerlo mi piacerebbe tantissimo che mi facessi sapere cosa ti ha fatto provare, a distanza di anni dopo la sua prima lettura...
      Chissà che effetto farà a me tra qualche anno! :)

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  4. Complimenti per la splendida recensione, davvero ben fatta :D

    Credo che il messaggio di fondo che l'autrice vuole dare sia che è assolutamente indifferente come appare il tuo corpo ma la cosa fondamentale è come ognuno lo percepisce. Per Noko cambiare peso e diventare una fighetta non è servito a nulla, sempre una donna debole e incapace di reagire (se non in modo patologico) è rimasta. Quello che io ho percepito dalle pagine di questo manga è quasi un fastidio che la Anno ha per i personaggi di questo tipo (ma non mi azzardo a fare ipotesi sull'effettiva realtà di questo pensiero, visto che non ho letto null'altro di suo). Sembra quasi che ogni sfiga che le capita sia una specie di punizione per essere la donna debole e poco carismatica che è.
    La scena più triste e scioccante dell'intero volume, secondo me, è quando [SPOILER] Noko, dopo essere dimagrita, si rende conto che la bruttona nel bagno è fondamentalmente più felice di lei e cerca di ferirla per salvaguardare il suo ego a brandelli [FINE SPOILER] ^^

    In tutto questo ho trovato la Anno un po' più scusante nei confronti del corrispondente personaggio maschile debole e infimo, al punto [ALTRO SPOILER] di fargli infine avere quello che desiderava (ovvero una donna sottomessa a lui) [FINE SPOILER].

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    1. Grazie, troppo gentile, davvero... :))

      Secondo me è come dici, concordo in tutto: la Anno punisce le tipologie di caratteri che la irritano, o che in generale giudica negativamente, facendogliene passare di tutti i colori.
      Non ho idea di quanto sia difficile per una donna giapponese uscire dagli stereotipi maschilisti di cui è impregnata la loro cultura... ma di fatto anch'io ho visto un po' troppa "indulgenza" verso l'unico personaggio maschile di rilievo della storia... Però è anche vero che non è detto che un racconto o delle caratterizzazioni veicolino necessariamente un'idea o un'ideologia...
      Comunque il fatto che un fumetto faccia riflettere così tanto è di per sé ultra-positivo! :-)

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  5. Complimenti per la recensione! :D Oltre la tua ho letto tutte quelle che hai suggerito (anch'esse molto belle!) e mi state mettendo su una grandissima curiosità verso questo titolo! Mi piacerebbe recuperarlo :)
    L'unico scoglio che devo impegnarmi a superare è quello del tratto della Anno che non mi ispira molto. Per fortuna, se tutto il resto mi attrae, metto il disegno in secondo piano.^^
    A quanto ho capito la conclusione della storia della protagonista è abbastanza negativa...?
    Però apprezzo la presa di coscienza di questi autori che si rendono davvero conto e denunciano (anche se non esplicitamente) o documentano i difetti della loro società. Essendo persone normali si possono limitare a dare qualche suggerimento, ma la soluzione per "sopravvivere" in una società del genere è una cosa molto personale e che varia in base all'indole immagino. Cambiare la società stessa è tutto un altro discorso...

    P.S: ho visto che hai citato due saggi di Eco che punto da un po' di tempo...immagino che sia un parere positivo ma...me li consiglieresti? :)

    A presto!^^

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    1. Grazie Millefoglie!^^
      Ti consiglio di recuperare questo manga, "passando un po' sopra" al tratto della Anno, che comunque, come vedrai su carta, "rende" in modo diversissimo dalle immagini che puoi trovare in rete.
      Anche per me il disegno passa un po' in secondo piano se la storia mi convince, ma in questo caso non ho dovuto "sforzarmi" perché amo molto questo tipo di segno.
      Per il resto
      [SPOILER]
      sì, confermo che questo manga non ha il "lieto fine", anche se lascia qualche spiraglio ad un eventuale "riscatto" che però possiamo solo immaginare
      [FINE SPOILER]

      Per quanto riguarda i due libri di Eco (sai che lo adoro!^^) a me hanno regalato il cofanetto con entrambi i volumazzi cartonati (pesantissimo!!!) che credo sia abbastanza costoso: i due libri infatti sono zeppi di splendide riproduzioni di opere d'arte, quindi il prezzo è, diciamo così, giustificato.
      Oltre ai saggi di Eco, comunque sempre interessantissimi, a mio parere si tratta più di due bellissimi "libri d'arte". Potresti farteli regalare per il compleanno :)

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    2. L'effetto complessivo, in fin dei conti, può apparire diverso rispetto alla singola vignetta ^^
      [SPOILER] ah almeno lascia qualche spiraglio! Io pensavo a qualcosa di ancora più cupo! ^^ [SPOILER]

      Immaginavo che sarebbero stati dei gran volumoni :/ un po' come quello sui luoghi fantastici che mi hanno regalato per Natale. Prima mi spulcio questo per benino e poi faccio un pensierino anche a questi due **

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