domenica 10 novembre 2013

Il Quinto Beatle

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Il Quinto Beatle
La storia di Brian Epstein

scritto da
Vivek J. Tiwary

disegni di
Andrew C. Robinson
con Kyle Baker

traduzione di
Antonio Solinas

brossurato, 144 pag., colori

Euro 6,40

Panini Comics / 9L


“I Beatles hanno cambiato le nostre vite. Brian Epstein ha cambiato le loro.” (Andrew Loog Oldham)

Brian_Epstein_01Un volume che aspettavo da tempo perché tutto ciò che ha a che fare con la più grande band della storia del Rock mi riguarda e riguarda da vicino la mia vita.
Lascerò da parte le mie considerazioni sui Beatles [1] e nelle righe che seguono cercherò di concentrarmi sul fumetto (ma non ci riuscirò e il mio amore per i Fab Four rivestirà ognuna delle parole che seguono).

Se bisogna dare delle stelline, prima ancora di cominciare a entrar nel merito, dico subito che le stelline sono quattro e mezzo su cinque e quindi si potrebbe smettere di leggere quanto segue e correre a comprare il volume.
Mentre voi correte a comprare Il Quinto Beatle – La storia di Brian Epstein, io continuo a scrivere delle considerazioni personali. Come per esempio che non so quanto dovete tener conto di quelle quattro stellette e mezzo su cinque perché quando si parla di Beatles la mia razionalità e il mio senso della misura vanno un po’ a farsi friggere.

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Con tutto ciò, questo volume non è una storia sui Beatles, ma su Brian Epstein che fu il loro manager dal 1961 fino alla sua morte avvenuta nel 1967. Il quinto Beatle, appunto.

Tributo dovuto a una persona (per altro giudicata splendida da chiunque l’abbia conosciuto) cui i Beatles devono moltissimo, al di là delle loro proprie innegabili e straordinarie doti compositive e musicali: è indubbio che genii come i Beatles ne nascono forse quattro in un secolo, ma se il loro genio e la loro potenzialità non fossero stati scoperti da una persona come Brian Epstein, chissà se avrebbero avuto lo stesso, fragoroso e meraviglioso impatto sulla Storia?…

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Brian Epstein era ebreo ed era gay, in un Paese nel quale era ancora in vigore la galera per gli omosessuali, che per la legge dell’epoca commettevano lo stesso “reato” commesso da Oscar Wilde: quello di amare persone del proprio sesso.

Le parole con cui comincia la storia non sono dei Beatles, non di John né di Paul, ma sono quelle di una splendida canzone di Billy Fury incisa nel 1960: “A Wondrous Place”  (ascoltatela, dura pochi minuti). La canzone accompagna le prime cinque drammatiche tavole, in cui in poche manciate di secondi di lettura impariamo duramente cosa doveva essere per una persona gay vivere nella Liverpool della fine degli Anni 50 – primi Anni 60. E ci ritroviamo improvvisamente circondati di blu, e di blue inteso come malinconia del vivere, l’essere in un posto sbagliato nel momento sbagliato.

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Sembra strano dirlo per una persona come Brian Epstein, che essendo nel posto giusto al momento giusto riuscì a ottenere nella sua breve vita – che durò solo 33 anni - fama, denaro, prestigio e tutte le altre cose per le quali chi è assetato di successo sarebbe disposto a vendere l’anima al diavolo. Lui l’anima non la vendette perché probabilmente nessun diavolo, neanche il più accondiscendente, avrebbe comprato un animo così tormentato.
Pare banale dirlo, ma l’unica cosa che Brian Epstein avrebbe disperatamente voluto avere, l’amore, non l’ottenne mai. E morì solo.

Lennon

La storia del Quinto Beatle continua presentandoci un giovane Brian ventiseienne, stimato e benvoluto dalla sua ricca famiglia (evidentemente di costumi progressisti), ma insoddisfatto e in cerca di qualcosa che lo faccia sentire vivo. Dopo aver assistito a un concerto, viene completamente catturato dalla giovane band che si esibisce al Cavern di Liverpool quasi ogni sera: giovani aggressivi vestiti di pelle nera che producono un rock’n’roll fragoroso e sono già una piccola gloria locale. Nella mente di Brian è subito chiaro ciò che deve accadere: lui deve diventare il manager di quei Quattro giovanotti sboccati e con talento da vendere.

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Brian crede fermamente nei Beatles, è lui che prima di chiunque altro ha visto la loro splendente grandezza, la loro stella diventare la più grande dell’intero firmamento musicale. E’ soprattutto grazie a lui che Quattro talentuosissimi ragazzi innamorati del rock’n’roll vengono trasformati in uno dei più grossi fenomeni musicali, culturali e di costume del XX secolo.
Tutto va per il meglio: gli sforzi di Brian cominciano a dare i risultati sperati e i Beatles, con una gavetta che il libro riassume efficacemente in poche vignette (e che nella realtà fu di una tale durezza che nemmeno le più sfigate e scalcagnate hardcore punk band possono sognarsi…), scalano velocemente i gradini che portano al successo.
Il manager, assistito dalla deliziosa e ambigua Moxie, scala anch’egli le vette del successo e dell’abuso di psicofarmaci, che gli servono per affrontare giorno per giorno il terribile contrasto tra i suoi reali bisogni e gli spessi muri dei quali deve circondarsi e che lo tengono lontano dal suo più vero io.
E poi, dicono i dottori, le pillole servono anche a controllare quelle sbagliate, vergognose “inclinazioni intime”.

Moxie

Poi viene la conquista dell’America, l’Ed Sullivan Show, l’incontro/scontro con Elvis The King, anzi col suo orrendo manager, il “colonnello” Parker. Ma anche l’incontro con uno dei pochi veri amici che saranno accanto a Brian fino all’ultimo: l’avvocato Nat Weiss. Una figura bellissima, unica boccata di affetto e umanità in quell’ambiente di squali che è lo show businness. Purtroppo avviene anche l’incontro con Dizz, sorta di giovane prostituto che non porterà granché di buono nella vita di Brian.

… e la storia continua, splendida, divertente, drammatica e caotica come certamente fu in quegli anni sino ad arrivare, non è certo uno spoiler, alla morte di Brian. Triste, anzi tristissima, ma affrontata dagli autori con una delicatezza e un senso di rispetto encomiabili. Oltre che con grande, commovente poesia.

E’ la storia di Brian Epstein il Quinto Beatle, o comunque ci deve senz’altro somigliare moltissimo perché è più o meno così che sono andate le cose, certamente anche e soprattutto nella testa e nell’anima di Brian.

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Qualche parola sugli autori – tutti fan dei Fab Four – cominciando da Vivek J. Tiwary, produttore e scrittore per teatro e tv, qui alla sua prima opera a fumetti. Per essere la sua prima avventura nel mondo delle nuvolette direi che se l’è cavata egregiamente, in quanto la storia è leggibilissima e coinvolgente anche per chi non avesse mai sentito nominare Brian Epstein e ciò dimostra la felicità di scrittura dello sceneggiatore. E’ molto bello il bilanciamento, naturale e mai forzato, tra i momenti drammatici, anche estremamente drammatici, e quelli più leggeri, ironici e caustici. Non ho avvertito autocompiacenza né ricerca dell’effetto speciale gratuito. Forse anche perché la storia è già talmente straordinaria di suo che… E’ bene comunque chiarire, e lo fa subito giustamente anche l’autore, che questa non è “la biografia di Brian Epstein”, ma una storia nella quale, dice l’autore: “trasmettere la verità non è mai stato il mio obiettivo primario”. L’obiettivo era rivelare la poesia dietro una storia su un eroe.

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I disegni, davvero belli, sono opera di Andrew C. Robinson (autore che lavora anche per Marvel, DC, Dark Horse…) e a mio giudizio presentano un giusto e gradevolissimo equilibrio tra la modernità del segno e la Swingin’ London degli Anni 60. Ma sono altrettanto capaci di descrivere in modo molto intenso e riuscito momenti e situazioni drammatiche non necessariamente swingin’. La somiglianza dei personaggi con le persone reali è perfetta, nonostante non ci troviamo in presenza di un “fotoromanzo”, ma di un’interpretazione personale del disegnatore riuscitissima, che di quelle persone cattura molto di più della mera somiglianza fisica.

Verso la fine della storia 7 pagine sono disegnate da Kyle Baker, prolificissimo autore americano che ha lavorato e lavora per molte Case Editrici, major e non (strepitoso il suo Plastic Man per la DC Comics!). L’episodio disegnato da Baker riguarda il terrificante e pericoloso tour dei Fab Four nelle Filippine, all’epoca sotto la feroce dittatura del generale Marcos e della moglie Imelda. I suoi disegni ricordano quelli dei famigerati Beatles cartoon andati in onda sulle televisioni americane dal 1964 al 1969.

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Dei colori non è dato sapere: saranno anch’essi opera di Andrew C. Robinson? Comunque sono belli, espressivi e ben dosati nella loro brillantezza così come nei momenti di maggior cupezza della storia.

Aprono il volume una prefazione di Billy J. Kramer, cantante coetaneo dei Beatles e anch’egli nel management di Brian Epstein, e una di Andrew Loog Oldham, primo manager dei Rolling Stones.

Concludono una bella postfazione di Vivek J. Tiwari e le splendide righe di Howard Cruse, l’autore del meraviglioso Figlio di un preservativo bucato (spero di parlarne prima o poi), fumettista gay che ci spiega – dato che Panini Comics non lo fa da nessuna parte…) che Il Quinto Beatle è associato spiritualmente ed economicamente all’organizzazione Freedom to Marry.


Orlando Furioso

 

dall’album “REVOLVER”, 1966

>>> Abbiamo parlato dei Beatles anche qui e qui

Nota:

[1] … se non per dire, forse per l’ennesima volta (ma certamente non per l’ultima) che i Beatles sono una delle “cose” più importanti della mia vita, da quasi cinquant’anni e lo saranno fino a che camperò. Non si tratta (solo) di essere “fan”, ma di qualcosa di molto più profondo e, se mi si permette l’azzardo, di più spirituale.

Brian Epstein

6 commenti:

  1. Uno dei volumi che mi sono fatto sfuggire a Lucca Comics, tenterò di rimediare a questa mia mancanza al più presto. Chissà perché mi ero convinto che il prezzo del volume fosse più alto.

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    1. Eh Dario, a Lucca è ben difficile fare una cernita ragionata senza sforare del 600% dal budget :-D
      Questo volume merita proprio, inoltre tu sei appassionato di musica, non puoi proprio fartelo scappare^^
      Fammi sapere!
      Orlando

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    2. Solo il 600%? Io per evitare inconvenienti lascio il bancomat a casa e mi porto dietro solo i contanti che penso di spendere (più un debito "fondocassa-imprevisti") XD

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    3. In realtà la cifra del 600% non è proprio casualissima... una Lucca (forse quella di 4 o 5 anni fa) sforai il budget del 450%... Furono un paio di mesi durissimi, quelli che seguirono XD
      Ma io sono fatto così: una volta pagate le cose improrogabili (affitto e bollette... e questo mese pure l'assicurazione dell'auto, mannaggia!), il resto va in fumetti e libri. Con gran gioia del mio Compagno e del bilancio familiare :-D
      Comunque questo è uno di quei volumi dai quali non potevo prescindere, il mio amore per i Beatles è più importante del vile denaro!!!^^
      Ciao Acalia, a presto!

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  2. I Beatles - al di là di quanto abbiano fatto e siano stati per la storia della musica pop - continuano ad ispirare comics interessanti ( come qualsiasi cosa disegnata da Kyle Baker ).
    Ricordo una vecchia storia degli anni sessanta con la Torcia e la Cosa degli altri Fab Four che cercano di fermare i ladri di un incasso di un concerto dei Beatles ( il racconto terminava con una dida di Stan Lee che diceva : se questa storia vi sembra strana, dovreste vedere quelle che finiscono nel cestino ) .
    Un John Lennon trapassato è evocato nei primi numeri degli Invisibles di Morrison - l'azione e la presentaz del futuro Jack Frost partono da Liverpool.

    Se fossi stato io a scrivere gli Eterni di Kirby ( non a caso uno dei due papà dei Fab Four più importanti per me ) , Makkari si sarebbe chiamato Makka e non sarebbe stato un altro nome per Mercurio, ma lo Spirito della Velocità Impiegata per Salvarsi da un Incidente Stradale. Makka sarebbe stato un popsinger piallato da una quattroruote sul quale i Devianti hanno sperimentato la loro scienza millenaria per farne un killer di dei dello spazio. Il Velocista sarebbe riuscito a scappare prima del termine delle operazioni x riparare a Olympia dove avrebbe strimpellato, nel crepuscolo, il suo spleen...

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    1. Conosco e ho quelle storie che citi, Crepascolo, e sono veramente assurde! :)
      Posso capire la dida di Lee, e naturalmente darei non so cosa per poter aver accesso ai passati cestini della vecchia Marvel.
      E ho ben presente anche gli Invisibles, certo. (Cioè "ben presente" per gli Invisibles è dura, ma... sì, diciamo che ricordo, ecco).
      Comunque questo fumetto parla non tanto dei Beatles quanto di Epstein, figura che meriterebbe molto più risalto di quella che normalmente ha. Al di fuori della cerchia di noi qualche miliardo di fans, intendo.
      E mi sa che però Baker disegna solo poche pagine, ma anche le altre pagine non sono male da guardare.
      Ciao e grazie!
      O.

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