sabato 7 settembre 2013

Verso una nobile morte

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Verso una nobile morte
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di Shigeru Mizuki
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volume brossurato con bandelle, 368 pag. b/n
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traduzione dal giapponese di Vincenzo Filosa
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Euro 22,00
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Rizzoli Lizard
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L'attesa per questo libro è stata ampiamente ripagata dall'intensa esperienza di lettura, un brivido forte di empatia, orrore, commozione e curiosità. Oltre a molte altre emozioni difficilmente comunicabili per iscritto.
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Verso una nobile morte, pubblicato in Giappone per la prima volta nel 1973, è "la cronaca degli ultimi giorni di combattimento dell'esercito imperiale giapponese nell'isola di Nuova Britannia, Papua Nuova Guinea, durante la Seconda guerra mondiale." [estratto dal riassunto in seconda di copertina]
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Il volume, dopo un'introduzione di Paolo Interdonato, comincia con la presentazione dei "personaggi" da parte dell'autore Shigeru Mizuki: tre pagine piene di volti, nomi e gradi dell'esercito imperiale giapponese. E' chiaro il perché del virgolettato alla parola "personaggi": perché trattasi di storia vera, di memoria e cronaca, di ricordi, di persone, dunque, che diventano per convenzione "personaggi" solo in quanto protagonisti di un racconto a fumetti.

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Si tratta di un mare di volti accennati con poche linee eppure definiti nel loro carattere in modo tutt'altro che superficiale, anzi indelebile. A chi legge viene naturale chiedersi "come farò a ricordare tutti questi volti e questi nomi?", ma questo legittimo dubbio iniziale si dissipa come nebbia non appena cominciata la lettura della storia.
E la storia comincia e racconta l'inferno che gli uomini del battaglione di Baien devono vivere e subire in quest'isola del Pacifico del Sud. Un inferno fatto di fame, violenza, sopraffazione e terrore, alternato da brevi e aleatori scoppi di "allegria", subito smorzati dalla crudele realtà della guerra. Storia di persone, trovatesi lì non per propria volontà (vale anche per chi si è arruolato volontario) a condividere quel poco di umanità che, necessariamente, resta tra i sopravvissuti.
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Tra i soldati sono numerosi gli atti di solidarietà estrema, di affetto e di eroismo; sentimenti che nemmeno la guerra riesce a cancellare, nemmeno la consapevolezza che si sta andando tutti verso la nobile morte, quel gyokusai che viene imposta come unica "scelta" onorevole. 
La "nobile morte" si rivela invece essere non un nobile veicolo per raggiungere uno scopo altamente spirituale e patriottico, ma un'ignobile scusa accampata dai gradi superiori dell'esercito giapponese e messa in atto per interessi tutt'altro che nobili.
Noi cosa pensiamo dei Giapponesi che hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale? Siamo, noi gente comune, imbottiti di stereotipi: secondo noi tutti loro erano fanatici, pronti a credere nella divinità del Tenno, a morire felici per la Patria, a diventare kamikaze: invece non era così, non è così (non fa male ribadirlo).

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L'identità nazionale, di patria, pur non svanendo del tutto neppure nella più nera disperazione, viene subordinata a un tipo di identità diversa, umana, nei sensi più nobile e talvolta peggiore del termine. L'identità comunque per questi soldati diventa meno reale, e i questo racconto a fumetti la guerra, invece, diventa reale non solo perché vissuta in prima persona, ma anche perché raccontata con verità.
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Le pagine scorrono veloci perché chi legge vuole sapere, conoscere, e spera se non in un lieto fine, almeno in un finale che possa consolare un po'. Le "gag", i momenti di ilarità tra commilitoni, affievoliscono per un momento la tensione fortissima e la violenza del racconto. L'empatia tra chi legge e quei soldati diventa sempre più forte. Shigeru Mizuki ha senz'altro raggiunto lo scopo, quello di farci sapere la verità.
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Verso una nobile morte è disegnato in diversi modi, con diversi stili tutti perfettamente integrantisi l'un l'altro, tutti leggibili, godibili, narrativamente perfetti.

Le persone, gli uomini - ché la presenza femminile è limitata a quattro vignette - sono gli elementi della storia disegnati in modo "meno realistico", mentre gli oggetti e soprattutto i paesaggi sono trionfi di dettagli; ciò nonostante, o forse proprio per questo, i segni "cartooneschi" con cui sono rappresentati gli uomini riescono a raccontare nel dettaglio interi mondi di sensazioni e di sentimenti. Ognuno ha le sua peculiari caratteristiche, come se Mizuki avesse optato per una fisiognomica hard-core, efficacissima.
Così come efficacissime sono le inquadrature, pensate e realizzate con una cura immensa; il risultato è uno storytelling che è insieme perfezione formale e profondo sentimento, grande emotività e verità nella quale chi legge può riconoscersi. 

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Singole vignette o intere tavole sono minuziosamente riempite fin nei minimi particolari con gli elementi della giungla: foglie, tronchi, una vegetazione così fitta e densa da ostacolare l'accesso della luce; lo stesso per le misere capanne in cui trovano rifugio i soldati: in esse è disegnato con cura meticolosa quasi ogni singolo filo di paglia e l'effetto è spettacolare.
Anche gli aerei e le navi nemiche, e i nemici stessi, sono raffigurati nel modo più realistico possibile, quasi a voler insinuare in essi una solida concretezza opposta all'apparente vacuità, alla disperazione e alla disonorevole fame cui sono ridotti i soldati giapponesi... anche se dei nemici non si vede quasi mai il volto, che è invece la parte più vitale dei soldati giapponesi.
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Una rilevanza quasi trascendente viene assegnata alla raffigurazione del tempo atmosferico, che effettivamente può cambiare anche radicalmente le condizioni di una guerra: il tempo, pioggia, nubi e sole, viene raffigurato con tecnica quasi fotografica, tramite microscopici puntini o un fitto tratteggio o pennellate spugnose.
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Una storia di guerra che merita di essere letta, riletta, pensata e ancora riletta. Una storia di guerra nella quale la guerra non viene mai giustificata, in alcun modo, né "patriottico" né di altro tipo: la guerra è solo merda, un orrore senza scopo, il male.
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E infine si giunge alle ultime quattro crudeli e al contempo pietose tavole che mostrano senza velo alcuno la realtà ultima della guerra e, forse, della vita stessa.
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Di Shigeru Mizuki avevamo già parlato con entusiasmo in occasione dell'uscita del bellissimo volume Nonnonba
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"Dice che è per amore della patria
che da soldato stolto volontario

di quel maledetto esercito, ha lasciato
la sua amata Sue in lacrime, lontana.
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E la sveglia suona ogni mattina all'alba,
tra le urla dei folli superiori
maltrattato come un vecchio strofinaccio
che annega le giornate nel pianto."

Estratto dalla canzone di guerra giapponese Kawaii Su-Chan

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18 commenti:

  1. Come sempre bellissima recensione! E' un'opera sicuramente da leggere e da avere! Avevo già letto anteprime e pareri su di essa e l'avevo già inserita nella lista degli acquisti da fare. La tua recensione non può che confermare e aumentare il mio interesse per quest'opera
    Un caro saluto
    Matteo

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    1. Grazie Matteo, troppo gentile^^
      Verso una nobile morte è assolutamente da avere, ha davvero il carattere del capolavoro. Posso dirti che ha agitato parecchio le mie recenti giornate, è stata stimolo per approfondimenti a lungo trascurati.
      Un volume prezioso.
      Grazie Matteo per le tue parole e la tua visita!
      Orlando

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  2. Bellissima recensione!
    Questo volume sembra davvero interessante e intenso. Essendo basato su eventi realmente accaduti non poteva essere altrimenti. Questo, insieme ad Ali di Cristallo, penso siano volumi che proverò a recuperare (dindini permettendo >.<) perchè le opere ambientate nel passato (non poi tanto "passato", in effetti) mi affascinano molto. ^^
    Piccola curiosità: la canzone era citata nel volume stesso?

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    1. Grazie MIllefoglie, mi fa tantissimo piacere che il mio commento ti sia piaciuto^^
      "Verso una nobile morte" è veramente intenso, la definizione che hai usato è perfetta! Inoltre è un'opera che ho trovato utilissima per me personalmente per scardinare una serie di preconcetti e di pensieri confusi, basati sulla mia ignoranza.
      Spero che avrai modo di leggere sia questo volume sia il bellissimo Ali d'Argento, perché meritano entrambi!
      Grazie per la tua visita e per le tue parole^^
      Orlando

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    2. Dimenticavo, perdonami: la citazione della canzone appare nel volume.
      Ciao!^^

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  3. Ciao Orlando, bellissimo questo commento (so che recensione non ti piace tanto) dal quale traspare il coinvolgimento emotivo scatenato dall'opera. Mi appunto anche io questo titolo. Grazie.

    D.

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    1. Grazie Dario :)
      Sì, lo sai che non sono in grado di scrivere delle "recensioni", i miei sono solo commenti, spesso balbettii (nessuna captatio benevolentiae: è proprio così^^).
      Sai che sono un entusiasta, ma credimi: questo volume merita veramente!
      Ti abbraccio
      Orlando

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  4. Da giorni prende polvere sul comodino, ed io ho una disperata voglia di leggerlo...Ma non ho tempo!
    E' un opera che aspettavo da anni (più precisamente dall'annuncio della D/Books) e non mi va di leggerla a pezzettini nei ritagli di tempo. Mi voglio mettere comodo e gustarmela tutta, dall'inizio alla fine.
    Quindi aspetto un pomeriggio di tranquillità.
    Comunque grazie, dopo il tuo bellissimo commento, la mia voglia di leggere quest'opera è diventata ancora più spasmodica! XD

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    1. Infatti Yue, è così che l'ho letto e credo che un'opera del genere meriti l'attenzione e la concentrazione giuste, oltre al fatto che quando ne cominci la lettura l'ultima cosa che ti viene voglia di fare è interromperla^^
      Sono certo, non per presunzione ma perché ti so grande intenditore e appassionato, che l'apprezzerai moltissimo!
      Grazie per le tue parole e per la tua visita^^
      Orlando

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  5. Scrivo solo adesso perché ero indecisa se leggere o meno la recensione. Il fatto è che io adoro questo genere di pubblicazioni realistiche e crude e so che leggendone la recensione sicuramente mi sarebbe venuta voglia di prenderlo. Cosa che è puntualmente avvenuta ;-P
    Mi sa che in settimana passo a recuperarlo, anche se la mia spesa fumettistica è già spropositata ^^

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    1. So che lo dico (troppo) spesso, ma... questa volta la spesa vale veramente, veramente la pena!
      Penso che "Verso una nobile morte" ti piacerà parecchio. Mi dirai.
      Grazie per la visita e il commento^^

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  6. Ho letto questo post la scorsa settimana, ma non avevo ancora avuto tempo di commentare. Le scenografie mi intrigano molto, come la storia, i character per le immagini che hai messo mi sembra siano ben integrati nonostante la differenza di stile, anche se vedendo altre immagini dello stesso autore, i personaggi con quello stile "patatoso" non mi piacciono molto.

    In ogni caso ho visto che parli sempre di opere interessanti un po' fuori dalla norma, poco conosciute e con stili particolari e questo mi piace molto. Bravo!

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    1. Clyo, sei gentilissima e le tue parole mi fanno davvero molto piacere^^
      In effetti i personaggi di Mizuki, sia in questo che in altri suoi manga che ho potuto vedere, sono sempre abbastanza "patatosi" e capisco bene che possano non essere particolarmente accattivanti...
      Io però trovo molto interessante, e intrigante, lo scarto di stile tra la raffigurazione dei personaggi e quello che li circonda (o anche i "nemici", che sono invece disegnati in modo molto più realistico).
      Però, credimi, nonostante la patatosità Mizuki riesce a caratterizzare i personaggi in modo incredibile!
      Grazie ancora per le tue parole gentili Clyo^^
      Orlando

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Questo è un volume che ha vegetato un pochino, prima di essere letto: anche io aspettavo il momento giusto per potermi dedicare alla sua lettura tutto d' un fiato. L' ho trovato superbo in tutto, è una storia "piena" in ogni sua parte. Piena di personaggi, dettagli, considerazioni e riflessioni.
    Leggendo il tuo commento mi è piaciuto molto che tu abbia ribadito come non tutti i giapponesi fossero pronti a sacrificarsi per la patria senza fiatare. In fondo agli uomini interessa vivere e il proseguimento della specie e non il contrario: Mizuki ha saputo rendere al meglio questo desiderio, sicuramente ancora più forte in questi soldati, mandati invece a morire.

    Una lettura intensa che mi ha lasciato molto malinconica, ma meno di quanto mi aspettassi forse anche grazie alle gag presenti...è stato come quando si viene consolati da chi vorremmo consolare, quando ci viene strappato un sorriso o una bella risata da chi vorremmo essere noi, invece, a far ridere!

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    1. Bibiz: scrivi benissimo e le tue considerazioni sono molto ponderate e profonde, complimenti di cuore!^^
      Per quanto mi riguarda devo confessarti che in un paio di occasioni, durante la lettura, qualche lacrima l'ho versata... Mi piace moltissimo quello che hai scritto sul "venire consolati da chi vorremmo consolare" e credo che l'espressione sia calzante e molto vera!
      Grazie ancora per le tue parole, per l'arricchimento che danno a questo mio scritto :)
      ciao

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    2. Il fatto che sia riuscita a esprimermi è merito dei sentimenti che il tuo scritto è riuscito a tirami fuori, credimi! ^^
      Durante la lettura ogni tanto mi son ritrovata a commentare ad alta voce "ma che tristezza!" oppure "ma non è giusto!" ed espressioni simili (quando son particolarmente presa mi succede...certo non è il massimo se sto leggendo su una panchina o su un mezzo pubblico, circondata da persone! XD) proprio per come mi sono sentita coinvolta e colpita dalle vicende dei soldati! ^^ Però grazie alla loro simpatia le lacrime non sono venute giù "pesanti"...in fondo Mizuki non si sta piangendo addosso, ha scritto per ricordare e non dimenticare.

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    3. Sei davvero gentile Bibiz e spero che tutte le amiche e gli amici di fumetti di carta stiano leggendo i tuoi commenti, perché sono splendidi!
      Ti ringrazio di cuore.
      Orlando

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