martedì 11 giugno 2013

Devilman


Devilman

di Go Nagai

serie di 5 tankobon

consigliato a un pubblico maturo

brossurati con sovraccoperta,
260 pag. ca., col + b/n


€ 7,50 cad.

Go Nagai Collection

J-POP


Sulla pagina dedicata, Wikipedia così recita: "E' considerato uno dei pilastri della storia del manga"

In fumetteria si trova ora il secondo volume della quarta edizione italiana di Devilman, per i tipi della J-Pop.

Ad ogni rilettura aumenta lo stupore e cresce la consapevolezza di trovarsi di fronte a un capolavoro assoluto. Senza tema di eufemismi. Stavolta ha ragione Wikipedia.



La maggior parte delle persone che ne leggeranno questa nuova, perfetta edizione non erano nate al tempo della sua prima uscita giapponese, 41 anni fa: forse oggi non è possibile comprenderne la dirompenza, la portata rivoluzionaria. Ma anche una lettura odierna, scevra da conoscenze storiche specifiche, consente di (ac)coglierne la profonda bellezza e la disperata cupezza.


Nel 1972 Go Nagai miscelando in modo originale e creativo alcuni canoni, standard e stereotipi del fumetto giapponese, arrivò a creare qualcosa di unico, che semplicemente non esisteva prima d'allora. Osò mescolare action, horror, un po' di shojo, un pizzico di erotismo, bullismo, demoni, mostri, religione e una filosofia pessimista che non comporta via d'uscita per confezionare uno sconvolgente manga a target giovanile. Che è anche, incidentalmente, una feroce e nichilistica critica sociale, anzi umana tout court, perché gli esseri umani vengono descritti senza nessuna concessione alla tenerezza o alla compassione, quasi che anch'essi fossero demoni, solo senza tentacoli  o altre forme mostruose, ma con un cuore nascosto forse non meno cupo e maligno di quello dei veri diavoli.

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In questa storia il nostro mondo si basa su presupposti occulti, ben diversi da quelli che diamo per assodati: il mondo non ha avuto l'evoluzione che crediamo, non sono stati i dinosauri i suoi sovrani prima dell'umanità, bensì i demoni

Un'orrenda genia di demoni il cui unico scopo di vita era la violenza, la sopraffazione, il nutrimento; solo i forti sopravvivevano e concetti quali pietà e amore erano sconosciuti o aborriti. Non solo, ma anche concetti quali bene e male erano definiti in modo completamente diverso dall'attuale: bene era sopravvivere a costo della vita di altri, male era finire divorati dal più forte.
...e quei demoni stanno tornando con lo scopo di riprendersi ciò che considerano loro per diritto: la Terra!
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Ryo Asuka


E' questa la sconvolgente e terrificante realtà che Ryo Asuka, figlio di un esimio archeologo di fama mondiale deceduto in modo orribile, racconta al mite e defilato Akira Fudo, orfano ospitato dalla famiglia Makimura

Mentre Akira e Miki Makimura, della quale è segretamente innamorato, stanno per essere pericolosamente molestati da un gruppo di feroci bulli del quartiere, arriva - armato - Ryo, che si disfa violentemente dei bulli e obbliga l'amico a seguirlo ingiungendogli di lasciare lì dov'è l'amata Miki.



Comincia così una vera e propria discesa all'inferno per il timido Akira che, appurata sulla propria pelle la terrificante, occulta verità sul mondo, discenderà abisso dopo abisso il sentiero senza uscita dell'uomo-demone, sino a diventare egli stesso Devilman, potentissima reincarnazione di Amon, supremo demone guerriero ricreato per combattere, a difesa dell'umanità, i demoni risorti. Akira rinuncia così alla sua umanità, e al suo amore per Miki, per servire un bene superiore e supremo, affrontando orrori senza fine e un dolore interiore che nessun altro potrebbe sopportare.
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il padre di Ryo

Chi ha letto l'intera saga conosce già il devastante e inaspettato finale - che naturalmente qui non anticiperemo - che lascia una cupezza nel cuore difficilmente raggiunta con la lettura di altri fumetti. Finale cui si giunge dopo pagine e pagine di dolore e, soprattutto, di orrore e violenza.
Akira-Devilman combatte senza tregua e senza pietà orribili mostri pronti a divorare lui e l'intera umanità in nome di una "superiorità di razza" che dà loro il diritto di governare e distruggere ciò che è "inferiore". Se ci sia o meno un supremo artefice di tutto ciò non è dato sapere, così come non è data speranza di sopravvivenza per il più debole.
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demone
Chi non abbia mai affrontato la lettura di un manga del maestro Go Nagai, sappia che non si troverà di fronte tratti perfetti, anatomie michelangiolesche e sfondi "fotografici": il segno di Nagai è sporco, non sempre anatomicamente corretto e non sempre ben definito. Ma tutto ciò si trasforma magicamente in ricchezza, perché non si può pensare a Devilman (o a un Mao Dante, altra meravigliosa e cupissima opera del maestro, che di Devilman è l'incompleto antecedente) se non disegnato da Nagai. Il suo tratto sporco è parte integrante, anzi fondante, dell'opera stessa.
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Akira Fudo e Ryo Asuka

I mostri di Nagai sono tanto più efficaci, e spaventosi, quanto meno sono precisamente definiti nelle loro forme, quasi a ricordare che il confine tra mostri e mondo esterno - cioè noi stessi -  sia labile, indefinito e perciò assai più pericoloso. Le mille forme inventate da Nagai sono frutto di una sfrenata fantasia "maligna" e ricordano le inquietanti descrizioni di H.P. Lovecraft: per Nagai ogni elemento corporeo, anche il più innocuo (o piacevole, come un seno,  una mano, le natiche, il pube ecc.), si trasforma in una orrenda congerie di putrida perversione, pronta a ghermire per dilaniare, sfregiare, tranciare, mutilare.


Pare assurdo e anche un po' scontato dirlo, ma in quegli orribili, compositi mostri si nasconde anche un'abbacinante bellezza, infatti proprio come nella storia occulta del mondo, i concetti di orrido e sublime spesso si confondono e si compenetrano, lasciando chi legge in un'agonia di dubbio, disgusto e fascinazione. E riflessione, che difficilmente si disgiungerà dagli altri sentimenti provocati dalla lettura di Devilman.
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Devilman

Paroloni grossi per un vecchio manga di mostri del 1972, vero? Eppure, per quanto mi riguarda, veri fino all'ultima, "esaltata" sillaba.

Go Nagai non sarà un gran disegnatore, ma è stato un fantastico narratore e sceneggiatore che con Devilman ha saputo costruire una storia immortale e potente, che a distanza di oltre quarant'anni non ha perso una virgola del suo smalto, del suo potenziale e della sua violenza. 
(E, incidentalmente, ricordiamo che è anche stato praticamente l'inventore del "genere robottoni" che tanto successo ha mietuto ovunque coi suoi Mazinga, Mazinga Z, Grendizer, Jeeg ecc.)
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Le storie horror attuali non temono certamente confronti col passato in quanto a efferatezze e malignità, ma la maggior parte di esse non può neppure lontanamente avvicinarsi per potenza e fascinazione a Devilman.

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Sirène


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8 commenti:

  1. Questa è l'unica opera di Nagai che amo. L'unica, fra i suoi tanti (troppi?) manga che considero un vero capolavoro.Non voglio spoilerare, ma il finale è davvero fra i più belli e struggenti che io abbia mai letto.

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    1. Concordo con te Yue.
      Il capolavoro è Devilman.
      Forse avrebbe potuto esserlo anche Mao Dante, ma il non-finale e una certa confusione generale lo escludono dal "titolo".
      Ciò non toglie che, a livello personale, amo moltissimo anche Mao Dante :-)
      Altri manga (penso al primo Mazinga Z) hanno un'indiscutibile valore storico, hanno dato il via a un vero e proprio "genere", di cui l'inventore non è stato Nagai, ma lui ha contribuito alla "canonizzazione" (diciamo così) dei robottoni. Io ci sono affezionato, ma ammetto che la formula è ripetitiva e, dopo poco, noiosa. La mia è più una questione affettiva, ecco ^^
      Altro manga suo, ma non disegnato da lui, che mi è molto piaciuto (seppur confuso e non propriamente concluso) è stato Mazinsaga, che però consiglierei solo a superappassionati.
      Grazie per la tua visita e per il tuo commento!
      O.

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  2. Sono quasi convinta a prenderlo (mi hai tremendamente incuriosita), fin'ora non l'ho mai letto ma cinque volumi, in fondo, non sono poi tanti (scusa blanda per giustificare un'altra aggiunta al mio già fin troppo ricco calendario di uscite mensili).
    Ti paga il mio fumettarolo? ;-P

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    1. Beh, Acalia... sì, certo che mi paga il tuo fumettaio, credevo lo sapessi! :-DDD
      Secondo me potrebbe piacerti, anche se devi tenere conto che parliamo di un manga uscito 41 anni fa.
      E' vero, ho scritto che non ha perso un briciolo della sua potenza, e lo ribadisco, ma certamente il tipo di narrazione è molto diverso da quello attuale.
      Ma ti so persona aperta e senza pregiudizi, quindi sì: te lo consiglio assolutamente! ^^
      Oltretutto questa nuova edizione è proprio bella!
      ...e poi c'è quel finale... quel finale...
      Una volta letto promettimi che mi dirai cosa ne pensi!
      Grazie per la tua visita e per il tuo commento.
      Ah: grazie anche da parte del tuo fumettaro :-DDD
      O.

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  3. Devo confessare che Go Nagai non mi ha mai attirata più di tanto. Ma devo anche ammettere che di suo non ho letto quasi nulla se non qualche "canto" della sua trasposizione a fumetti della Divina Commedia >//<.
    Le pochissime cose che so di questo autore le ho estrapolate dal saggio "Il manga" (che ho scoperto grazie aalla tua recensione)e cercando qualche trama dei suoi manga online, per vedere se c'è qualcosa che non mi traumatizzi troppo XD Sono molto restia ad iniziare queste serie abbastanza violente perchè so che di solito non sono il mio genere, anche se la trama mi attira molto (mi prometto di iniziare Berserk da secoli ma non ne ho mai il coraggio!°°).
    Però la tua recensione mi ha incuriosita, quindi penso che se dovessi provare a leggere Nagai inizierei da questo,anche perchè 5 volumi sono "fattibilissimi" ^^

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    1. Millefoglie, mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il saggio "Il Manga"! E' un libro godibile sia per i supernerd che per chi non ne sa molto e vuole conoscere un po' di più l'universo manga, e poi il fatto che l'abbia scritto quel serio professore coi capelli bianchi... e immaginarlo mentre si gode One Piece, non ha prezzo :-DD
      Tornando a Nagai: Devilman lo consiglio veramente a tutti/e (tranne ai bambini, che non mi pare il caso), perché è davvero uno dei pilastri del fumetto mondiale.
      Pur essendo innegabilmente violento, non raggiunge i dettagli ultra-splatter di molti manga odierni, quindi è, diciamo così, "reggibile" (e leggibile) anche da chi non è proprio un appassionato/a horror.
      E' una lettura per la quale vale la pena "soffrire" un po'.
      ...e poi, non sei incuriositissima da questo fantomatico finale che ha sconvolto chiunque l'abbia letto? :-D
      Grazie per la tua visita e per il tuo commento :)
      O.

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    2. Concordo pienamente! Non mi ha annoiata per nulla (cosa che con i saggi può essere facile) e il fatto che citasse serie che conosco almeno di nome mi ha aiutata molto.
      Ma soprattutto, immaginarlo mentre si gode Hanayori Dango (o un Boys' Love)! :P
      Ah, se non è molto dettagliato in quanto a "splatteraggine" si può fare!
      Devo dire che il finale è la cosa con cui mi state facendo incuriosire di più! Immagino sia qualcosa di tragico °° Un'idea me la sono anche fatta basandomi sui personaggi che hai citato, ma mi sembra troppo banale. La potrò confermare solo leggendo u.u/ (o spoilerandomi tutto, ma preferisco trattenermi XD).

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    3. No, ti prego, non rovinarti la lettura spoilerandoti il finale!!! :-(
      Se, diciamo, alla fine del terzo volume avrai capito come finisce, vuol dire che sei super-intuitiva ;-)
      Ciao!

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