domenica 21 aprile 2013

La rabbia del canarino

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La rabbia del canarino
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di Alessandra Romagnoli, Gianluca Valletta, Elisa Menini, Niccolò Tonelli, Annamaria Gentili, Beatrice Concordia, Flavia Barbera, Davide Toffolo
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10,5 x 14,5, brossura, giallo e nero, 208 pag.
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€ 10,00
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Incubo alla balena
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Nel mio mondo ideale sarebbe già uscita la dodicesima edizione de La rabbia del canarino.

Si tratta di una produzione (realmente) indipendente, è fumetto "underground" e alcuni degli stili qui rappresentati non sono esattamente "di massa".
Eppure questo libriccino, delizioso di per sé come oggetto, ha le tutte le caratteristiche per poter piacere a tantissime persone.

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Ammetto di essere il primo a "soffrire" di esterofilìa (in tutto: fumetto musica cinema letteratura; il "soffrire" è tra virgolette perché in realtà l'esterofilìa non mi provoca alcuna sofferenza, anzi), ma in questo volume ci sono molte cose italianissime eppure universali e le prime persone cui ho pensato sono state quelle appassionate di quei manga con tanta slice of life. Par banale dirlo, ma tante volte andiamo a cercare lontano ciò che abbiamo sotto casa: non so se le autrici e gli autori de La rabbia del canarino saranno felici del paragone, ma io dico che questo volume piacerebbe a moltissimi/e appassionati di manga.
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Ciò non significa che piacerebbe solo a loro (noi), tutt'altro. 

Piacerà a chi, a vario titolo, è interessato al fumetto lgbt, visto che in questo volume alcune storie sono a tema. Piacerà a chi già apprezza (anche) il fumetto non-mainstream e, molto più semplicemente, a chi ama il buon fumetto senza stare a farsi patemi sui "generi".
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Alessandra Romagnoli - In scena
Sette autrici/autori già conosciuti da chi segue Fumetti di Carta, che raccontano sette storie, ognuno/a a suo modo e con uno stile peculiare e personale; brani di vita, profondi, nei quali è presente l'intera gamma delle emozioni.


L'impaginazione e la struttura del volume è simile a quella del precedente Incubo alla Balena, ossia sette storie e tra una e l'altra, gli intermezzi, anch'essi a formare una microstoria - peraltro di difficile lettura/interpretazione - di Davide Toffolo , autore anche delle prime due tavole introduttive. (Nel primo volume a fare gli onori di casa e a inframezzare le storie con le sue tavole era stato Alessandro Baronciani).



Ma, posso dirlo?, le storie de La rabbia del canarino sono ancor più belle di quelle contenute nel già splendido Incubo alla balena. Autori/autrici che crescono, si evolvono, studiano, migliorano.
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In scena
Comincia Alessandra Romagnoli con la storia più lunga del volume.
Suggestivo il suo segno, particolare con quello sfondo nero e i contorni bianchi di cose e persone come fossero graffiati nel nero, come si muovessero sempre al buio. In scena, questo il titolo, riesce a piazzare un bel colpo al cuore di chi legge (allo spettatore). Con la bellissima cupezza dei suoi disegni e con la narrazione, a tratti lenta e riflessiva, dolorosa in certi punti, Romagnoli ci immerge in un pantano amoroso, coinvolgente e appassionante. Storia da rileggere più volte per gustarne appieno ogni sfumatura.
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Gianluca Valletta - Tempo perso

Segue Gianluca Valletta con Tempo perso, storia che con un ritmo lento e assolato e un segno essenziale e "baroncianiano" che fa risaltare gli oggetti, gli ambienti e i contorni di cose e persone, dà vertigini deja-vu e comunica un senso di profonda consapevolezza. Consapevolezza anche del fatto che una bella storia a fumetti non ha bisogno di parole. Valletta gioca molto, e bene, con le inquadrature, pur mantenendo sempre ordinatissima la costruzione della tavola. Sarà un paragone abusato, ma siccome l'ho provato sulla mia pelle lo scrivo: a leggere Tempo Perso pareva di stare al cinema, e questo vuole assolutamente essere un complimento. I disegni di Valletta sono diversissimi da quelli presenti nel primo volume Incubo alla balena. Segno di versatilità e crescita.
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Tempo perso
N.B. Se siete arrivati/e a leggere sin qui, fatevi una ragione del fatto che l'unica cosa noiosa in tutta questa faccenda è solo la mia incapacità di descrivere sensatamente queste storie, nella quali seppure nessuno vola e tanto meno si rileva la presenza di zombie cannibali, sono molto appassionanti. Dico questo semplicemente perché mi rendo conto dei grossi limiti della mia scrittura che non è in grado di comunicare adeguatamente il valore di queste storie. L'ho sempre detto che le mie non sono "recensioni" (non sono ancora in grado di scriverne), ma semplici commenti-impressioni. Prendeteli per quello che sono, ma soprattutto prendete questo volume.

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Elisa Menini - Venerdì sera

Venerdì sera è la storia di Elisa Menini . Sarebbe troppo semplice dire che si tratta della mia storia preferita. Non potrò comunicare qui per iscritto quanto questa storia mi abbia fatto palpitare il cuore, violentemente. Segno che certi ricordi e certe ferite sono durissime da superare, anche a distanza di decenni. Una storia godibile da chiunque, e terribile per chi abbia vissuto certe situazione emotive durante l'adolescenza, o l'immediata post-adolescenza, che comportano l'essere "diversi" senza esserselo ancora detto del tutto.

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Venerdì sera

I disegni di Menini, che ho amato particolarmente per la capacità di trascinarmi immediatamente in un'assolata e cupa vacanza estiva, sono cartoonistici, espressivi e non espressionisti, meno "underground" del solito. La scelta è quella di raccontare tramite segni chiari e immediatamente intellegibili e il segno è perfettamente funzionale alla storia (oltre che molto gradevole.
Venerdì sera mi ha molto commosso e ho provato una grandissima simpatia per Daniele, il protagonista della storia.

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Niccolò Tonelli - Ritratto di famiglia
Siamo alla quarta storia, Ritratto di famiglia, di Niccolò Tonelli . Come già successo in Incubo alla Balena, anche in questo volume Tonelli è l'autore più interlocutorio. Il suo segno è sporco e graffiato tanto quanto la sua storia è tristemente lineare e comprensibile. Un paio di schiaffi in faccia sono la sensazione più vicina a quella che ho provato leggendo Ritratto di famiglia
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Ritratto di famiglia
Tonelli ci dice che viviamo in un mondo di mostri e chi non nasce mostro non ha altra scelta che diventarlo. Una "tipica" riunione di famiglia, un pranzo, una cena, sono il pretesto per mostrare quanto l'umanità sia contraddittoria, ma anche banale e prevedibile. Persone/mostri e parole hanno la stessa importanza in Ritratto di famiglia, e riempiono la pagina fino ai bordi. Tonelli, come già in Incubo alla balena, non vuole lasciare spazi vuoti, così come non c'è spazio per le risposte che le decine di parole richiederebbero. L'unica risposta verrà, infine, con l'azione.
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Annamaria Gentili - Conseguenze

Conseguenze, di Annamaria Gentili porta chi legge dentro territori ambigui e pericolosi: amori terminati, passioni ancora accese, debolezze e dolore dietro l'angolo, anzi sotto le lenzuola. 
Con un segno netto e pulito, una ligne claire senza ombre, Gentili racconta una breve storia, dritta come una lama e chiara come la sua linea, che parla di sopraffazione mascherata da desiderio. Basta un momento di concentrazione per trovare dentro di noi situazioni analoghe e le Conseguenze, forse, per molti/e, sono ancora presenti oggi. La linea di demarcazione tra passione e sopraffazione talvolta è sottile e spesso è difficile capire e prendere una posizione netta. L'essere umano è sbattuto dalle tempeste contro muri durissimi e bagnati di lacrime. Per qualcuno, invece, un'alzata di spalle e un saluto frettoloso mettono fine a qualsiasi emozione. Sempre che la si sia mai provata.

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Conseguenze
Oppure può accadere come in Facciamo un gioco? di Beatrice Concordia, penultima durissima storia del volume, in cui i ruoli diventano più netti e definiti: vittima e carnefice... o almeno così  apparentemente sembrerebbe. 
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Beatrice Concordia - Facciamo un gioco?
Come già nel volume precedente, Concordia porta chi legge verso sensazioni ambigue, mai del tutto chiarite, misteriose e crudeli. I suoi disegni sono accuratissimi e spesso concentrati sui dettagli, quelli su cui è necessario focalizzare l'attenzione e su cui, col procedere della storia, si costruiscono emozioni via via più forti. Sino all'ultima vignetta, che lascia sbigottiti e dà l'immediata sensazione di aver perfettamente compreso. Salvo ritornarci inevitabilmente sopra qualche secondo dopo e ritornare nella confusione.
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Facciamo un gioco?
I disegni di Concordia giocano sul tratteggio, elegante oppure scarno a seconda delle sensazioni descritte o suggerite, e la costruzione della tavola con due, massimo tre vignette, contribuisce a costruire la tensione, che è sempre forte. Storia straziante e bellissima.
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Flavia Barbera - Una storia di genere

Di altro tono narrativo e grafico è l'ultima splendida storia del volume, opera di Flavia Barbera  e intitolata Una storia di genere. Anche questa storia, come esplicita il titolo, è particolarmente toccante per le persone lgbt, anche se la speranza ultima è quella che tocchi e coinvolga chi, invece, vive con mente e cuore ottenebrati dal pregiudizio.

Col suo stile sgraziato, duro e ferocemente espressivo - che personalmente adoro - Barbera narra l'incrociarsi di persone che, un tempo si sarebbe detto, "soffrono di disturbi di genere". In realtà chi soffre, lo fa esclusivamente a causa dei pregiudizi e dell'incomprensione altrui, che nella maggior parte dei casi hanno sede e partenza proprio dalla famiglia di appartenenza.

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Una storia di genere

Pare banale, ma talvolta sono proprio le persone che più ami a ferirti nel modo più crudele.
Una delle caratteristiche del segno di Barbera è che non solo non nasconde, ma anzi esaspera le emozioni dei/delle protagonisti/e, conferendo alla narrazione una grandissima ed efficace potenza. Una storia di genere è quanto di più lontano esista dal lamentevole e dall'autocommiserante: anche se non propone soluzioni a buon mercato, fa riflettere sul fatto che la maggior parte delle volte il lieto fine ce lo costruiamo noi, su montagne di lacrime certo, ma anche su qualche sana, vivificante risata. E capita anche che le vittime da compatire possano essere proprio coloro che perdono l'affetto di una persona solo a causa dei pregiudizi e delle chiusure mentali.

Comprate questo volume. Godetevi dei fumetti diversi da quelli cui siete abituati/e. Meno rassicuranti, più stimolanti. Belle storie, bei disegni, autrici e autori da sostenere.
Aspetto il prossimo volume.





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una tavola di Davide Toffolo


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P.S.. [LUNGO!]
Io credo che il linguaggio influenzi, anche se in modo non immediatamente percettibile, il pensiero, e credo che il pensiero influenzi, eccome!, l'azione. Non sono un fanatico del politically correct (anche non mi fa così schifo, eh), ma trovo che dire "il lettore", "l'autore", "gli appassionati" ecc. e darlo per scontato sia non solo maschilista/sessista, ma soprattutto sbagliato in quanto non vero.

Ultimamente però trovo sempre più, come dire, fastidioso usare stratagemmi come "gli autori/autrici", "i/le appassionati/e di fumetti" o trovare escamotage tipo "chi legge" invece di "il lettore/la lettrice"

Anche usare l'asterisco al posto della vocale finale non risolve sempre il problema: certo, posso dire "ci vediamo tutt* a Torino Comics!", ma non posso dire "gli appassionat*" o "le appassionat*", tantomeno "i lettor*".

Certe volte trovo che ci si perda in questo tipo di frasi e non sono così colto da trovare sempre delle sostituzioni "neutre" o "multi-genere".Esiste una soluzione?


Per ora l'unica cosa che mi è venuta in mente è l'esperienza di un gruppo lgbt cui ho partecipato anni e anni e anni fa: il verbale delle riunioni veniva tenuto una volta al femminile e una volta al maschile. Quindi un verbale era "Ci siamo riunite... abbiamo deciso tutte... le partecipanti..." ecc.; il verbale successivo "Ci siamo riuniti... abbiamo deciso tutti.. i partecipanti..." ecc.
Ma mi sembra una cosa improponibile qui e oggi.


Dunque che fare?...

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5 commenti:

  1. Garazie per la spendida recensione e per le tue riflessioni.

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    1. Grazie a te per il tuo commento e soprattutto per il tuo lavoro (apprezzatissimo) :)
      Orlando

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Io per esempio apprezzo molto che tu ti ponga il problema e trovo molto gentile anche il tuo uso della sigla lgbt, appunto perché scrivi lgbt e non glbt come quotidianamente mi capita di leggere.

    Una formula perfetta credo non esista, il bello è che ogni testa vede la questione in manera diversa proponendo così un'idea propria, e il solo fatto di ragionarci sopra dona importanza alla problematica rendendola reale :) Ok, sembrerà una banalità idiota, ma preferisco sapere che esiste un dibattito della faccenda più che una soluzione.

    E poi, se fosse per me userei la formula femminile sempre, in special modo per quegli omaccioni che tanto vogliono sventagliare la loro mascolinità e che troverei molto più sexy a chiamarli dott.ssa al posto di dott. Napolitano come Presidentessa... non sarebbe un'altra cosa? Più giovane magari no (ahinoi!), ma di sicuro più degno di nota per me, sì!

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  4. Ti ringrazio, Orlando per avermi fatto conoscere la raccolta a fumetti "La rabbia del Canarino", una pubblicazione davvero degna di nota e stampata in un formato accattivante, tascabile e molto ben riconoscibile :)

    Alcune storie non sono riuscita a intenderle come invece hai fatto tu da subito e mi riservo di scrivere un più corposo commento solo dopo una seconda e una terza rilettura.
    Purtroppo conosci meglio di me lo sforzo che i miei tre neuroni fanno per mantenere in piedi la baracca...

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