domenica 7 ottobre 2012

Animal Man

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Animal Man
volume 1: La Caccia


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di Jeff Lemire, testi; Travel Foreman, disegni; John Paul Leon, disegni ("Calzamaglie"); Dan Green, chine
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vol. brossurato,  pag. 144, colori
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€ 12,95
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RW - Lion Edizioni
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In ciò che leggo e amo non cerco a tutti i costi "l'originalità", so che è una merce più rara che preziosa, sempre che esista ancora; però ogni cosa narrata da Jeff Lemire in questo primo volume di Animal Man (corrispondente agli albi americani nn. 1 - 6) l'ho già vista altrove. Questo non è necessariamente un difetto; ho semplicemente l'impressione che Alan Moore (con Swamp Thing), Grant Morrison (con lo stesso Animal Man) e in misura forse più lontana Neil Gaiman (con Sandman), abbiano già mostrato tutto o quasi ciò che Lemire sta raccontando in questo ciclo. [1]  
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Lemire ha sicuramente in serbo delle sorprese: una in particolare viene anticipata in conclusione del stesso volume: "Ora solo Swamp Thing può salvarci".
Significa che l'autore conosce bene le storie, i cicli di storie, dalle quali ha tratto ispirazione. Significa che anche qualche lettore conosce quei cicli, dato che proprio lo Swampy mooriano è in qualche modo presente lungo tutta la storia, non solo nella struttura stessa, ma anche nella tipologia dei dialoghi e di certi concetti.
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Certo, per un devoto mooriano come il sottoscritto, ci si può solo pallidamente avvicinare alla maestria dei dialoghi del "Bardo di Northampton", ma queste sono solo considerazioni da fan.
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Dopo il giustamente acclamato e indimenticato ciclo ad opera di Grant Morrison e Chas Truog (1988 - 1990), non ho mai più letto nulla di Animal Man. La storia che racconta Lemire in questo suo primo ciclo per quanto mi riguarda parte esattamente da dove ne avevo interrotto la lettura: Buddy Baker è ancora un supereroe sui generis, conduce la stessa vita familiare alla periferia di San Diego con la moglie Ellen e i suoi figli, Maxine e Cliff, hanno ancora quattro e dieci anni.
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L'effetto è piacevole e straniante al tempo stesso... sono passati oltre vent'anni da quel ciclo eppure tutto pare essere rimasto come allora. Rassicurante e inquietante. Eppure, ne sono certo sulla fiducia, altri bravi autori si sono occupati di questo ex-"supereroe dimenticato", altre storie saranno state narrate mentre universi si sono scomposti e riuniti, supereroi sono morti e rinati, traditori sono stati redenti, crisi finali, notti oscure e giorni splendenti hanno riempito migliaia di pagine colorate.
L'effetto piacevole, molto piacevole, è quello di ritrovare un eroe che tanto si è amato in un periodo della propria vita di lettore: Buddy è ancora lui ed è ancora lì per noi.
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La lettura de La Caccia può essere un'esperienza un po' disturbante, specie per chi fosse rimasto/a a digiuno di fumetti horror.
Carne e Putrefazione (the Rot) sono protagoniste quasi assolute e i disegni di Travel Foreman - che ha già abbandonato la serie, tra l'altro con motivazioni drammatiche - riescono perfettamente a creare quel mix di repulsione e fascino voyeristico che devono essere presenti in un horror riuscito. Mi si perdoni l'eresia, ma un "qualcosa" di Foreman, specialmente nelle parti oniriche, mi ha ricordato il nostro grandissimo e purtroppo appena scomparso Sergio Toppi.
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Foreman crea orrendi e inquietanti mostri, difficili persino da "leggere", graficamente parlando, nel senso che per "vedere" certe forme sembrerebbe necessario capovolgere la pagina o comunque farla ruotare in vari sensi... ma che sempre ricordano in qualcosa della loro orrenda struttura, qualcosa di ognuno/a di noi. Organico = orrendo, non è una novità [2] ma Lemire e Foreman se la cavano egregiamente nell'offrirci quest'orrore.
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Protagonista, oltre ai concetti succitati, de La Caccia è l'intera famiglia Baker, con particolare riguardo a Buddy (ovvio) e (meno ovvio) alla piccola Maxine che a soli quattro anni manifesta grandi e non meno spaventosi poteri.
Per chi non avesse mai letto Animal Man: egli possiede la capacità di connettersi alla "forza vitale" di qualsiasi animale e conseguentemente ne acquisisce - temporaneamente - le abilità.
Mentre Buddy è impegnato a impedire un crimine, la bambina, che desidera tanto un cucciolo, manifesta improvvisamente un potere tanto inaspettato quanto orribile nelle sue conseguenze immediate. Contemporaneamente il suo papà manifesta inspiegabili sanguinamenti e la comparsa di misteriosi "tatuaggi" sul suo corpo. La bambina e il suo super-papà intraprendono quindi un viaggio dentro il Posto Rosso, all'interno del quale scopriranno Entità, concetti e percorsi tanto orribili quanto inevitabili e devastanti.

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Battaglie cominciano a combattersi anche all'esterno del Posto Rosso, mentre misteri quali la vera origine dei poteri di Animal Man, lo scopo sulla Terra della piccola Maxine e il pericolo che l'intera umanità sta correndo, cominciano a farsi strada nella storia e a incuriosire e affascinare chi legge.
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Buddy Baker - Animal Man oltre che supereroe, attivista animalista e padre di famiglia è anche un attore. Il volume infatti si apre con una bella e gustosa intervista a Buddy da parte della rivista The Believer, tutta da leggere.
E lo stesso volume si chiude con una splendida storia che ha lo stesso titolo della pellicola indipendente diretta da Ryan Daranowsky in cui recita Buddy: Calzamaglie. [3]
La storia, disegnata da John Paul Leon, è una parte del film ed è efficace e drammatica tanto quanto il resto de La Caccia; contribuisce anzi a far entrare maggiormente il lettore nell'atmosfera decadente, depressiva e claustrofobica in cui è immerso tutto il ciclo.
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A impreziosire ulteriormente il volume, le ultimissime pagine contengono disegni di Travel Foreman: sketches, cover sketches e pagine a colori non utilizzate nell'edizione definitiva.
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Infine: so che non è giusto, ma c'è un paragone che proprio non riesco a non fare ed è, neanche a dirlo, quello col "vecchio" Animal Man, della meravigliosa run di Morrison - Truog.
E qui mi fermo. Il passato è passato, Morrison è Morrison e in qualsiasi momento posso tornare a leggere e a godermi quelle vecchie storie.
L'Animal Man di oggi è questo de La Caccia e va benissimo così.

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 [1] Una delle differenze è che al tempo la parola avatar non era così di moda, non era così inflazionata, non ci veniva propinata in tutte le salse (tranne che nella sua vera accezione: discesa di un dio sulla terra).
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[2] E l'avevano capito bene i Manhunters e Hank Henshaw!
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[3] Ehm... si capisce, vero?, che stiamo parlando di storia-nella-storia... Nella realtà non esiste nessun The Believer (o se esiste, di certo non pubblica interviste a persone inesistenti) e nessun film indipendente intitolato Calzamaglie...
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4 commenti:

  1. Un volume che era nelle mie mire, però penso che recupererò prima il ciclo di Morrison che non ho mai letto.

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  2. Sappi che questo ciclo nuovo è comunque fruibilissimo anche da chi non conosce nulla di quanto pubblicato precedentemente :)
    Ciao!
    O.

    ...e sì: la run Morrison-Truog DEVI leggerla!

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