martedì 11 settembre 2012

Baby's in black

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Baby's in black
La storia di Astrid Kirchherr & Stuart Sutcliffe
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volume brossurato con bandelle; pag 216, b/n
traduzione di Anna Zuliani
prima edizione italiana Ottobre 2011
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€ 16,00
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Black Velvet editrice

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Giusto per inquadrare il tipo: la prima volta che sono stato ad Amburgo l'unica cosa che mi interessava veramente vedere era il luogo fisico in cui un tempo sorgeva lo Star Club, la bettola puzzolente che ospitò le performances tedesche dei Beatles negli anni tra il 1960 e il 1962, ancora con formazione a cinque (e senza Ringo). Arrivato lì, dove un tempo c'era lo Star Club, mi sono chinato e ho baciato l'asfalto.
Non è esattamente un mio gesto tipico, ma è per far capire subito il mio rapporto coi Fab Four, ecco.
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Difficile, anzi impossibile per me, mantenere un qualunque stato emotivo anche solo lontanamente vicino a un'osservazione poco partecipata, obiettiva, neutra; quando si tratta di Beatles la mia partecipazione è totale, tutt'altro che imparziale, panciacuore pulsanti, crampi emotivi, spesso lacrime. Sono il mio punto debole; che non cambierei con nessun altro.
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E' stata un'esperienza molto intensa la lettura di Baby's in black: per la prima volta da quando amo i Beatles, per la prima volta da 47 anni cioè, riesco a vederli com'erano da ragazzi, al di fuori da quel piccolo palco tedesco in cui si esibivano tutte le notti pieni di amfetamine e alcool per quattro soldi; per la prima volta riesco a vederli e a sentirli parlare mentre, affamati, mangiano "finalmente il primo pasto inglese da quando sono arrivati ad Amburgo" e sembrano poco più che bambini con quegli occhi spalancati, mentre si sforzano - invano - di sembrare grandi e vissuti.
Un autore tedesco nato cinque anni dopo il loro scioglimento, riesce a farmi entrare per la prima volta in un pezzetto del mondo privato dei Fab Four, prima della loro fama mondiale, quand'erano solo dei ragazzi, arroganti ma certamente anche spaventati.
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I Beatles, comunque, non sono i personaggi principali, anzi sono un po' "di contorno" perché Baby's in black non è la storia dei Beatles, ma è La storia di Astrid Kirchherr & Stuart Sutcliffe.
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Astrid è la fotografa "amica dei Beatles" famosa principalmente per aver inventato la classica pettinatura "a caschetto"; Stuart è stato il primo bassista dei Beatles. Bassista controvoglia, il suo interesse era dipingere, l'arte. Poi quando conobbe Astrid ad Amburgo i suoi interessi dovennero: Astrid per prima e poi la pittura. Mesi e mesi a suonare anche dieci ore per notte pieni di pillole e birra e a dormire in una lurida stanzetta senza finestre né bagno, pagati una miseria: non era quella la vita né la strada che Stuart aveva in mente.
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Per Stu Sutcliffe, il più bello dei Cinque, quell'avventura era cominciata per stare vicino ai suoi amici di Liverpool, a John soprattutto, più che per amore del rock'n'roll, che pure c'era. Ma il suo vero amore, prima di conoscere Astrid, era la pittura. Era dotato come pittore, avrebbe fatto strada come artista. Mentre per quanto riguarda i Beatles... beh, sapeva perfettamente di essere, a voler essere teneri, "scarso" come bassista.
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Così come gli altri Quattro sapevano bene dove stavano i loro sogni, anche Stu sapeva dove voleva andare: a Parigi, con Astrid a conoscere altri artisti, magari a esporre nelle gallerie.
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Bellstorf riesce con pochi e stilizzati tratti a rendere perfettamente le differenze tra i personaggi, questo nonostante le stereotipìe usate e l'apparente semplicità del segno. A una prima, distrattissima occhiata potrebbe sembrare che i personaggi siano "molto simili": a una seconda e appena più attenta occhiata, invece, ci si ritrova stupiti di come con pochissime linee Bellstorf riesca a descrivere alla perfezione, fin nel dettaglio interiore, le persone che si muovono e agiscono lungo la storia.

Il bianco e nero di Baby's in black è, ai miei occhi, perfetto, puro e inevitabile, proprio come quello degli Anni 60, lo stesso bianco e nero, le stesse tonalità di grigio delle divise dei Fab Four e dei loro primi filmati... o meglio, di (quasi) qualsiasi filmato visto in quegli anni nei quali la tv era solo in bianco e nero.
[Nei miei ricordi riguardanti Loro, il colore è pressoché inesistente. Le foto dei Beatles che mia sorella, di dieci anni più grande di me, ritagliava dalle riviste e incollava su enormi quaderni, erano sempre e solo in bianco e nero. Bisognerà aspettare "Qui Giovani" per le prime fotografie riprodotte a colori]

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Lo stesso bianco e nero mi viene in mente quando penso a un ipotetico inverno in Amburgo. Un bianco e nero mentale, perché certo che i colori esistevano già anche in quell'epoca antica, inverni compresi.
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Il tratto di Bellstorf, soggettivamente piacevolissimo, ha un che di delicato, di grazioso, specialmente nelle prime vignette del libro; poche altre vignette e ci si accorge della forza del suo segno, che descrive talvolta in modo quasi spietato, comunque sempre molto lucido ancorché partecipato, le situazioni e soprattutto i sentimenti delle persone che vissero quella storia. Sempre con rispetto e pudore, però.
Preciso, e molto bravo, negli esterni, nella raffigurazione degli edifici, degli scorci della città e degli interni. Il tipo di disegno, lo stile, è una scelta consapevole dell'autore; questo dà ulteriore importanza al fumetto, è un'opera desiderata e sentita.
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Tutti i personaggi, Astrid e Stu, i Beatles (John, Paul e George; Pete Best è assente giustificato) gli amici di Astrid, la madre - dolcissima, una persona davvero splendida, sono raccontati in modo molto accattivante, cioè le loro interazioni, i loro discorsi, i loro sentimenti, raccolgono in pieno l'interesse del lettore/lettrice, l'immersione nella storia è forte, l'identificazione coi personaggi è favorita dalle doti dell'autore.
C'è solo un momento, ma si verifica soltanto all'inizio della lettura e passa subito, in cui sembra che i dialoghi siano un po' forzati. Ma bisogna anche pensare che i protagonisti di questa storia vera parlavano lingue diverse. Infatti l'edizione originale è bilingue: i tedeschi parlano tedesco tra loro e inglese con i Beatles; i Beatles parlano inglese tra loro. Scelta che, a mio parere più che giustamente, non è stata mantenuta nell'edizione italiana (decisione concordata con l'autore).
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Astrid e Stuart nel 1962

La storia, mi par quasi inutile raccontarla, è quella di un giovane scozzese bellissimo e pieno di arte e di vita, dolcissimo amico, che per un po' fece parte della band che sarebbe diventata la più famosa e importante del mondo, anche se per lui la cosa più importante restava il suo amore per Astrid e la sua pittura. E' la storia di una bellisima ragazza tedesca, bravissima fotografa, dolcissima amica, che provò il più grande dolore di una vita, quello che non si augura mai a nessuno.
Lei per fortuna è ancora con noi e ha ancora lo stesso sguardo triste e profondo che Bellstorf ha disegnato così bene in Baby's in black.

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3 commenti:

  1. Uh, me lo segno. Sembra una di quelle cose da leggere, che so, come il Blankets di Thompson.

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  2. Ah.... ugh! ...ecco... veramente... cioè... Blankets... beh, ecco, al di là di ciò che io penso di Blankets (diciamo che non ne penso un gran bene, a voler essere diplomatici), Baby's in Black è quanto di più lontano possa esserci da Blankets.
    Fortunatamente, aggiungo :-)))

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    1. Ma dai, il parallelo mi è venuto in mente per il tono un po' intimista (mi sembra di capire), Blankets a me era piaciuto davvero molto (letto qualche anno fa).

      Comunque in linea, visto che non ci piacciono mai le stesse cose :)

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