mercoledì 4 luglio 2012

Nonnonba

Nonnonba, di Shigeru Mizuki - vol. bross. con alette, 416 pag. b/n - € 22 - Rizzoli Lizard


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"La vita è strana... la mia passione per i dipinti di fantasmi è nata senza nessun motivo particolare, e alla fine è stata la mia salvezza... per questo Dio ti ringrazio, anche se non sei mai esistito.” Shigeru Mizuki
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La prima volta che ho saputo dell'esistenza di Nonnonba è stato sul bel libro Il Manga, di Jean-Marie Bouissou (imprescindibile saggio che ho letto da poco e del quale intendo parlare molto presto): poco più che una citazione - "vincitore nel 2007 del premio alla Miglior Opera al Festival del fumetto di Angoulême" - e una piccola riproduzione della copertina dell'edizione francese. Abbastanza per colpire la mia immaginazione e desiderare di leggerlo.
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Pochissimi giorni dopo la mia "scoperta" arriva la notizia che Rizzoli Lizard sta per pubblicare in italiano l'opera di Shigeru Mizuki. Ordinato il volume nella miglior fumetteria della mia città, una volta giunto a casa l'ho divorato tutto d'un fiato. 416 pagine, anzi 412, dato che non ho ancora letto l'ìntroduzione di Paolo Interdonato.
Mi dicevo: "ancora un racconto e poi basta", per centellinarmelo un po' e prolungare il piacere. Invece l'ho fagocitato con ingordigia, ma con la consapevolezza che il godimento sarà rinverdito con la prossima lettura e con quella dopo ancora.

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La prima bella notizia, oltre a quella che il manga in questione è splendido, è che l'Autore novantenne è vivo e lotta insieme a noi e seppure tutto ciò c'entra poco col racconto in sé, il saperlo mi ha fatto un immenso piacere! In Giappone Shigeru Mizuki è un mito e una parte della sua città natale - Sakaiminato - è diventata un museo a lui dedicato. E' talmente amato che lui e la moglie sono protagonisti di una fiction televisiva incentrata sulla loro vita!
Il suo manga più famoso è GeGeGe no Kitaro ("Kitaro dei Cimiteri", edito in Italia dalla D/Visual in 9 volumetti), considerato nel 1967 - anno della sua uscita in Giappone - troppo spaventoso per il target cui era dedicato, il pubblico infantile.

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Nonnonba, che forse non è spaventoso e tetro come Kitaro dei Cimiteri, è il nomignolo con cui  il piccolo Shigeru (proprio lui, l'autore) battezza un'anziana signora - forse è la nonna stessa dell'autore, forse una sorta di "nonna adottiva" - che per indigenza e per l'improvvisa vedovanza deve trasferirsi a casa della famiglia Mizuki per lavorare come domestica.
Il tempo è quello eterno dell'infanzia, l'epoca storica gli Anni 30, "il sesto anno dell'era Showa"; il luogo un piccolo paese - proprio Sakaiminato, luogo d'origine di Mizuki, dove vive ancor oggi - lontano dalla grande città, un paese che oggi potremmo definire "arretrato". 
Nonnonba appartiene al genere di racconti yokai, ossia storie di mostri, spiriti, demoni. Sono proprio i racconti di spiriti-mostri raccontati da Nonnonba a Shigeru a fare da cornice a una storia più ampia, che coinvolge oltre all'autore, anche la sua famiglia, i ragazzini amici e nemici, le ragazze e soprattutto l'incontenibile voglia di narrare disegnando che colpisce il piccolo Shigeru come fosse una piacevole ma febbrile malattia.

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Sembrerà banale dirlo, ma in Nonnonba c'è proprio tutto: crescita, dramma, amore, morte e soprattutto vita, una vita incontenibile che compenetra tutto: umani, spiriti, animali, piante,  pietre e terra. I racconti dell'anziana Nonnonba, lungi dall'essere favolette per intrattenere il piccolo Shigeru, sono vissuti come veri, vivi e reali, come veri e propri ricordi tramandati e attraverso gli insegnamenti della nonna il bambino comincia ad apprendere i misteri di cui la vita è colma, compresi quelli più grandi di tutti, l'amore e la morte. 
Una cornice di racconti, piacevolissimi quanto spiazzanti per il lettore occidentale, che ci fa fare la conoscenza con molti degli spaventosi spiriti-mostro del folklore Giapponese. Beh, veramente non tutti sono spaventosi: Azuki Hakari, che è "uno spettro che vaga sul tetto della casa lanciando fagioli" accetta addirittura di comparire nella sua forma "fisica" - per permettere a Shigeru di disegnarlo, questo grazie al fatto che il bambino "è sempre stato rispettoso con gli spettri"

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Gli incontri/scontri con gli spiriti si intrecciano con quelli che i protagonisti fanno con gli altri abitanti del piccolo paese, coi loro vizi e la loro umanità, con un assassino in fuga, con la splendida e sfortunata Chigusa che sarà il primo, disperato amore di Shigeru.
Due bei personaggi sono la madre e il padre di Shigeru, l'una concreta e pragmatica per amore dei propri figli e della stabilità della famiglia; l'altro sognatore e innamorato della cultura e del cinema in particolare, passione quest'ultima che porterà la famiglia di Shigeru quasi alla rovina, ma porterà anche agli abitanti del paese molti piacevoli momenti, e a Shigeru interessanti ispirazioni per i suoi manga fatti in casa. Due personaggi, i genitori, tratteggiati con vitalità e affetto e che nulla hanno a che fare con concetti come "fiction".
A proposito di "tratteggiare": il tratto di Mizuki lo si può vedere dai pochi esempi che corredano queste righe; il suo è un segno espressivo che non manca mai di descrivere gli stati d'animo dei personaggi. Accurato negli sfondi quando ciò è funzionale alla narrazione, riesce comunque con pochi tratti a descrivere ogni minima espressione umana (o spettrale, se è per questo).

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I racconti scorrono l'uno nell'altro, incrociando in modo ingenuo e tenero - e talvolta spaventoso - la vita di tutti i giorni col sovrannaturale; un sovrannaturale che conseguentemente alla crescita di Shigeru sfuma pian piano e a prenderne il posto sono i sentimenti e le emozioni della vita reale. Sentimenti come quelli che coinvolgono la dolce Miwa: un racconto, questo, che al lettore del XXI secolo provoca un giusto e legittimo raccapriccio (si tratta di una bambina il cui destino, deciso non certo da lei, è quello di andare a fare la geisha in un posto lontano...) e che viene raccontato dall'autore non certo con leggerezza - tutt'altro! - ma con un senso disperato di ineluttabilità che sfugge a noi, oggi. Non per questo la storia è meno commovente.

E forse alla fin fine la "cosa" che unisce tutti i racconti, la più importante, è l'insopprimibile desiderio dell'autore di raccontare, l'esigenza di esprimere se stesso nell'unico modo a lui congeniale: fare manga.

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Shigeru Mizuki

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