mercoledì 23 maggio 2012

Per Questo Mi Chiamo Giovanni


Per questo mi chiamo Giovanni - pt. 1 (di 13), di Claudio Stassi (dal romanzo di Luigi Garlando)
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su Il Giornalino n. 20, 13/05/2012 - settimanale, euro 2,30 - Gruppo Editoriale San Paolo
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Alla San Paolo sono sempre molto gentili. Ogni tanto ci scrivono, chiedendoci se ci interesserebbe parlare di qualche loro prodotto editoriale a fumetti. Sapendo bene che non siamo esattamente degli stinchi di santo. Anzi.
Ebbene questa volta abbiamo detto di sì, per più di un motivo.

Il primo è che in quanto appassionati di fumetti siamo ben coscienti che se i bambini e i ragazzi continueranno a essere trascurati dagli editori, tra un certo numero di anni il fumetto scomparirà dalla terra in quanto scompariranno i suoi estimatori. Insomma, o si provvede a (tentare) un "ricambio generazionale", o da "nicchia" si diventerà "museo" e infine "storia"...  Fumetti di Carta per prima è colpevole di occuparsi poco, troppo poco di fumetti per bambini/ragazze. Pecca alla quale cerchiamo e cercheremo di rimediare.
Il Giornalino, che esce da circa 87 anni (gulp!...) è appunto una delle pochissime realtà editoriali italiane ad occuparsi di bambini/e e ragazzi/e, pubblicando fumetti. E di questi ultimi, e solo di essi, ci occupiamo.

Perché proprio questo numero del Giornalino?
Perché è in questo numero che comincia la serializzazione di Per questo mi chiamo Giovanni.


In un momento in cui si parla nuovamente molto di mafia, idiozie colossali comprese tipo quelle sparate da Peppegrillo o da chi ha proposto - seriamente! - che all'ex presidente del consiglio venga dato un premio per la sua lotta contro la mafia, è interessante andare a vedere come quelli del Giornalino hanno deciso di raccontare la mafia ai ragazzi.

Per far ciò il settimanale cattolico ha deciso di pubblicare a puntate a partire dal n. 20 del 2012, il racconto a fumetti di Claudio Stassi, tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Garlandi.
Il racconto a fumetti è uscito in prima edizione nel 2008 per la Rizzoli, mentre il romanzo di Garlandi è del 2004, per Fabbri.
Non si tratta quindi di una storia inedita, ma lo sarà quasi certamente per il target - ragazze e ragazzi - cui si rivolge settimanalmente Il Giornalino.
In effetti Per questo mi chiamo Giovanni è una storia inedita anche per me.

Giovanni è un ragazzino di quasi 10 anni che vive a Palermo.
Si capisce dal suo sguardo velato di malinconia che qualcosa non va. Quando suo padre, un uomo che s'intuisce gentile e sensibile, gli chiede notizie del compagno di scuola Simone, che si è rotto un braccio "cadendo dalle scale", la tristezza interiore del piccolo Giovanni si capisce ancora di più, mentre risponde che non sa, non ha visto, lui era rimasto indietro a scambiare le figurine...
Sì, purtroppo c'è davvero qualcosa che non va. Lo capisce il papà di Giovanni, lo capisce chi legge la storia, lo si capisce da quel faccino che tiene gli occhi bassi anche quando sorride, lo si capisce dal fatto che nonostante le mancette ricevute per le figurine dei calciatori, quell'album è ancora troppo vuoto.

Qualche giorno prima del suo decimo compleanno il papà di Giovanni decide di portarlo a fare un giro per Palermo: gli racconterà la vera storia di Bum, il pelouche col quale il piccolo dorme ogni notte, e gli racconterà anche perché si chiama Giovanni.
Il giro per la città comincia al numero 1 di Via Castrofilippo, casa nella quale un tempo viveva Giovanni. Un altro Giovanni. "Chi è Giovanni?" chiede il bambino. La vignetta precedente la domanda mostra una lapide in ricordo di Giovanni Falcone. "E' il protagonista della nostra storia" risponde il papà.

Comincia così la storia di Giovanni Falcone, storia nella storia che si snoderà per 13 puntate sul Giornalino.

Per raccontare Per questo mi chiamo Giovanni Claudio Stassi sceglie una soluzione che mixa piacevolmente tenerezza e spigolosità: i tratti dolci e in qualche modo rassicuranti delle persone - primi piani e particolari che comunicano intensamente gli stati d'animo dei protagonisti - fanno contrasto coi colori che, seppur delicati, rendono livido e un po' freddo il paesaggio, "freddezza" dovuta, oltre che dalla scelta delle varie tonalità di colore, anche dall'uso dell'ecoline (o sono acquerelli?).  Colori che diventano ancora più tenui e freddi, quasi una bicromia, quando cominciano a narrare il passato.
Il contrasto, oltreché soggettivamente piacevole, sembra essere il tono più adatto per raccontare sia la storia che lo stato emotivo dei protagonisti e della città. Avete presente quando ci si imbatte in qualcosa che dà la sensazione che "non-poteva-che-essere-così"? E' una sensazione molto gradevole, che permette al lettore di "affidarsi" all'autore. Sembreranno queste ultime frasi eccessivamente emotive, me ne rendo perfettamente conto.
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Nelle tavole c'è "realismo" negli edifici, negli interni, nelle automobili e nella vegetazione, mentre le figure umane sono descritte in modo un po' più "stilizzato", con un pizzico quasi impercettibile di cartoonesco. O perlomeno questa è stata la mia sensazione.

La storia comunque è appena cominciata. Dai semi lanciati in queste prime pagine mi è sembrato, questo, un modo non banale di trattare un argomento che deve essere raccontato anche ai bambini e ai ragazzi per non lasciarli in balìa di telegiornali horror o di ex-comici e delle loro sparate ad effetto, o più correttamente colossali idiozie.

Ricordiamo che nei prossimi numeri del settimanale ci saranno interviste agli autori e approfondimenti sull'argomento della storia: la mafia, i vent'anni dalla strage di Capaci, il giudice Falcone, le speranze di una città. 
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Ricordiamo infine che Claudio Stassi è anche il disegnatore, su testi di Giovanni Di Gregorio, del volume a fumetti Brancaccio - storie di mafia quotidiana uscito nel 2006 per l'editore BeccoGiallo.





2 commenti:

  1. Vorrei solo dire che il font del carattere che varia "a muzzo", interlinee "alla come viene viene", periodi che finiscono a ridosso dell'immagine e ripartono con quarantamila righe di spazio dopo di essa... beh, non sono esattamente una scelta mia.
    Mi spiace non avere una laurea in ingegneria informatica, che credo essere requisito necessario per scrivere qualcosa su questo blog senza che somigli a un esperimento di grafica futuristico-astigmatica, peraltro per niente gradevole...
    Scusate lo sfogo.
    O. Furioso

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  2. Purtroppo il nuovo editor di blogger non è il massimo, sta creando parecchi problemi anche a me. Era meglio quello vecchio, si stava meglio quando si stava peggio, l'erba del vicino è sempre più verde e qui una volta era tutta campagna.

    Ah, e non ci sono più le mezze stagioni.

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