giovedì 22 marzo 2012

Le Straordinarie Opere di Alan Moore

Le Straordinarie Opere di Alan Moore, di George Khoury & friends [1] - saggio; volume di grande formato, 280 pag. con illustrazioni e fumetti b/n e col., edizione italiana a cura di smoky man  -  € 35,00 - Black Velvet

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Un classico è un'opera che non cessa mai di dirci cose, sul quale è possibile fare mille e mille discorsi, anche dopo mille anni dalla sua "uscita".
Questa è la differenza tra le opere di Alan Moore e quelle della stragrande maggioranza di autori (di fumetti e non).
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Le polemicuzze da bar virtuale del tipo "Moore è oramai bollito" o "dopo Watchmen non ha più scritto niente di buono"
o le sciocche diatribe nelle quali si vorrebbero imporre "gare" tra lui e altri autori - sempre per dimostrare, naturalmente!, quanto siano più bravi "gli altri autori" - sono niente di più che polemicuzze o sciocche diatribe.
Se c'è chi ha bisogno di una qualche dimostrazione del fatto che Alan Moore sia uno dei più talentuosi e dotati scrittori di comics attualmente in vita... beh, è un problema suo, se lo risolva!
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Mentre è un problema mio il dire qualcosa di intelligente su questo libro.
Per me potrebbe essere finita già qui con: compratevi il libro.
Amate Alan Moore? Comprate il libro. Non conoscete Alan Moore? Comprate il libro. "Non avete più letto niente di buono di Alan Moore dopo Watchmen"? Lasciate perdere il libro e andate a leggere qualcosa di buono in qualche altro blog.
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Ora, io non credo di essere in grado di dire qualcosa di particolarmente intelligente o toccante su questo libro (infatti ci ho rinunciato serenamente), su questa gustosissima mega-intervistona in 9 capitoli ad Alan Moore [2] che si legge con gioia e soddisfazione massima e lascia un sacco di pensieri belli. Anche perché le cose intelligenti le dice già Alan Moore nel libro. Bastano e avanzano.
Cosa ci si può aspettare dall'intervista a un grande autore il cui lavoro consiste nell'usare in modo sublime le parole? Quale descrizione di una casa ci si può aspettare da un meraviglioso architetto?
Ecco, appunto.

Alan Moore parla a ruota libera, sfruttando al meglio le domande di George Khoury, che talvolta sono molto generiche, talaltra estremamente circostanziate. Per chi ama Alan Moore non una sola parola risulta noiosa o di troppo, forse perché durante la lettura si spera di cogliere, di intravedere un pezzettino di quel qualcosa, di quel segreto che lo rende un autore così speciale.
L'autore si racconta in modo confidenziale e dettagliato, senza nascondere una certa dose di autocompiacimento (non snob) che deriva dalla sana e lucida consapevolezza del proprio talento, spesso usando il proprio umorismo britannico, ma non abusandone. Anche nelle interviste, ogni parola al posto giusto, proprio lì dove deve stare.
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Il signor Alan Moore ci racconta molto circa il suo processo di sviluppo del lato più creativo della sua personalità, che è poi quello che ci interessa di più.
Anche se, devo ammetterlo, la vista delle foto di Alan piccolino oltre a colmare una mia lacuna di tipo storico mi ha anche riempito di tenerezza, che non è un sentimento abusato ultimamente [3].
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Di cosa volete che parli Alan Moore in una lunghissima intervista?
Se lo conoscete anche solo un po' lo intuite già. Ma un conto è intuirlo, un conto è vederlo nero su bianco, con lui che dice le cose, che è un po' diverso dal leggere le cose su un blog che riporta voci o mezze frasi astraendole dal contesto. Per dire.
Sapete che Alan adora la sua città - Northampton - ne conosce la storia, la conosce intimamente [vedi qui e qui] quindi è logico che l'intervista cominci col racconto della città. Northampton accompagna Alan durante tutta l'intervista, anche quando non c'è direttamente, è comunque in sottofondo; anche quando lui è in America si porta appresso Northampton. Questo sì che è avere realmente delle radici!

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E poi la sua famiglia, come nasce la passione per i fumetti e per quali fumetti, e la scrittura; i suoi primi lavori e amori, le fanzine e le riviste, e poi l'ascesa, da Swamp Thing in poi, su su fino a Watchmen, V for Vendetta, From Hell, la linea ABC, le avventure porno delle Lost Girls. Citare tutte le opere di Alan Moore è lunghissimo e poi ci pensa ottimamente la dettagliata bibliografia al fondo del volume, tradotta e integrata con quella italiana a cura di Stefano Marchesini e smoky man.
Ci sono anche Miracleman e i casini con la DC, tranquilli. E sì, certo che a me interessa sentire principalmente la sua campana, visto che le cose le ha vissute lui, mica il tuo blog pettegoloso.

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Personalmente le parti che mi sono goduto di più sono state quelle sulle sue opere meno conosciute qui da noi, le cose chiamiamole più underground. Se si ama Alan Moore questo libro è uno stimolo fortissimo, anzi è una valanga di stimoli, a scoprire i suoi lavori meno famosi, anche solo a scoprire che esistono, visto che molti di essi non sono di facilissima reperibilità (meno che mai in italiano).
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Il tutto "inframezzato" da tantissimi fumetti molti dei quali davvero degni di nota, come Lussuria (Moore - Mike Matthews) o Mr Monster (Moore - Michael T. Gilbert); molte riproduzioni di fumetti disegnati dello stesso Moore - sì, sa anche disegnare! - davvero troppi per citarli. Sappiate solo che sono moltissimi. L'apparato iconografico di questo librone, tra fumetti, disegni, fotografie, è imponente e quindi anche gli occhi saranno abbondantemente saziati e stimolati.
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Oltre a quanto sopra abbiamo anche il primo racconto mai pubblicato da Moore quando aveva circa 17 anni (racconto che sebbene mi abbia stupito per un uso della lingua sicuramente non usuale tra i diciassettenni dell'epoca, ho trovato - comprensibilmente - rozzo e pesante. Diamine, fosse stato bello anche il suo primo racconto mi sarei morso un pollice!) e la sceneggiatura originale di Judge Dredd proposta a Alan Grant per 2000 A.D., sceneggiatura che sebbene interessante e ben fatta non venne acquistata; se volete sapere perché leggetevi il libro
[4].
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[1] Per "friends" s'intendono i numerosi contributi contenuti all'interno del volume: dalla prefazione di Leah Moore (la figlia grande) alla postfazione di Amber Moore (la figlia piccola), dai disegni di Alex Ross ai fumetti "commemorativi" di Neil Gaiman e Mark Buckingham, Rick Veitch, David Lloyd, John Totleben, Dave Gibbons, Brian Bolland, Michael T. Gilbert, Chris Sprouse, Hilary Barta, Todd Klein, Kevin O'Neill, Katie Cook. Pensate possano bastare come "friends"?
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[2] "Alan Moore", a differenza di un sacco di altri nomi di autori di fumetti, si può anche "tradurre" in italiano, che è una cosa molto divertente! "Alano Moro": non è stupendo? "Alano" come la nobile e antica razza di quel gigantesco cane non a caso considerato "l'Apollo delle razze canine", per non parlare dei fieri barbari Alani, che misero in crisi persino il potente impero Unno; "Moro" come Tommaso Moro, Ludovico il Moro, uno dei Quattro Mori della bandiera sarda, l'aggettivo contrapposto a "biondo"; oppure "more" come i deliziosi frutti del Rubus ulmifolius... "Alan" anche come "Alan Mistero", delizioso fumetto western degli Anni 50 prodotto dal trio EsseGesse (per i più giovani: pron. "esse-gì-esse"). Sono certo che "Alan Mistero" piacerebbe moltissimo al signor Alan Moore!
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[3] Se volete, inventatevi una nota a piacere.
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[4] ...mentre scrivo ascolto "Stand Up" dei Jethro Tull; certo, perché è un album che adoro (e perché non credo che il signor Moore avrebbe apprezzato i miei soliti blackmetallamenti)... ma soprattutto perché... beh, perché Alan Moore mi ha sempre un po' ricordato Ian Anderson. Più di sinistra, ovvio.

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[5] ...che si scusa, tra le altre cose, per la scarsità di immagini; il librone è davvero poco manipolabile per uno scanner casalingo e non volevo certo rovinarlo per voi!

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