martedì 10 gennaio 2012

One Day - di Benjamin

One Day, di Benjamin - manhua, volume unico, brossura, pp. 128, colore – 15 euro – Grifo Edizioni


Un giorno, casualmente, sono stato distratto da quell’immagine stampata. Era la copertina di One Day, firmata Benjamin.
Quel nome mi diceva un mucchio di cose, e si faceva un autoscatto nella mia testa con tanto di flash. Appurato ciò, sono tornato concentrato su quello che stavano afferrando le mie inconsapevoli mani. Incastonato su sfondo rosso, c’era un ragazzo che se la tirava, consapevole di tutto. Indossava un completo che mi ha ricordato il punk, il nazismo, i giochi di guerra, la versione dark maschile di Tank Girl e qualcosa che non era ancora stato inventato. Fortuna che c’ha pensato Benjamin.



In quel preciso istante, sapevo già che avrei tirato fuori il mio piangente portafogli e prelevato da esso qualsiasi cifra, ed è proprio così che è andata, e come non sarebbe dovuta andare (forse). Ero sperduto ed incredulo, dopo averlo aperto e sfogliato con freddezza. La prima impressione era che  fosse tutto sconclusionato, un gran calderone con tanta roba anonima di cui non avevo bisogno, non dopo quel ragazzo che mi fumava addosso, attraverso la copertina, tenendo un basso con la mano sinistra e una tanica con la destra. Poi ho letto One Day e ne ho avuto la conferma, e ora faccio fatica a ricordarmi di cosa parli.
One Day è anche il titolo della prima storia in bianco e nero che incrociamo con lo sguardo. Il protagonista è un giovane cinese che rincorre il suo sogno. Il ragazzo è innamorato, ma probabilmente non ha ancora capito che bisognerebbe amare prima sé stessi, e poi il resto del mondo (se mai sia possibile). E’ una storia che mi ha suscitato una terribile sensazione di incompiutezza, nella trama, nei disegni e nell’anima.
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Fiore che non vive d’estate, la seconda in ordine di apparizione, racconta senza l’uso della parola (sempre in bianco e nero), affidandosi ai disegni e ai suoni cartacei. Qui l’amore trionfa a modo suo, e si percepisce. Il risultato, però, è davvero lontano dal convincermi, e mi fa pensare ad un’ovvia conclusione che verrà rafforzata dall’ultima storia in scaletta, e ve la dirò fra qualche riga.
Divagazioni di pomeriggio è la terza “storia” che incontriamo. Non ho idea di come Benjamin l’abbia concepita e del perché l’abbia realizzata in quel modo, specie nelle pagine 66 e 67, con quell’orribile trama a righe che fa da sfondo alle tavole.
Le colombe planano nel silenzio è l’ultima storia del volume, che precede il pezzo forte, quello che vale il prezzo del biglietto. Qui invece, purtroppo, tornano le parole, e viene da avvilirsi nuovamente. A salvarsi sono i colori e in parte anche il tratto, decisamente più vivo.

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Ed è ora che viene il bello, la parte più forte e delicata, il motivo per cui Benjamin è un narratore del momento (inteso come attimo).
Illustrazioni, 1999 – 2005. Questo è il titolo dell’ultimo capitolo di One Day, che ci accompagna in circa 20 pagine di totale perdita dei sensi. Benjamin non è nato per raccontare a parole, ma tramite immagini. E non sono io a dirlo, ma ciò che segue.
Pag. 86, Il fumatore dal cappello di cuoio (versione originaria). Solo un volto, di profilo, che nasconde una ferita aperta, che probabilmente il tempo farà fatica a dimenticare.
Pag. 88, Una strada d’estate dopo la pioggia. Nel 2000, l’anno prima di One Day, Benjamin è in grado di assorbire un’anima nella pioggia. Il ragazzo ci guarda, ci conosce.
Pag. 89, Giovane Cinese. Anche lui fuma, come gli altri, ma è ancora più sbiadito, tanto da risultare meno giovane di quello che la vita gli da.
Pag. 90, Capelli Bianchi. Il ragazzo è sfrontato, ma più nel suo mondo. C’è distanza fra lui e noi.
Pag. 91, Il Muro Giallo. Sofferenza e soddisfazione, come se quella secchiata di giallo e arancio fosse stata curativa.
Pag. 98, Metal. Faccio un balzo in avanti (2005), perché in questa c’è qualcosa di insolito. Ci dimostra (sempre più) che Benjamin ha facoltà di annebbiarci la vista, portandoci nell’attimo.
Pag. 101, Lacrime. Ne faccio un altro, stavolta all’indietro (2001). Il campo si stringe su un viso di ragazza. C’è solo lei, pallida come una lastra di ghiaccio che ha appena iniziato a sciogliersi.
Pag. 102, Domenica. Torna il caldo, di domenica. E’ il momento di scegliere qualcosa per la giornata, e lo zaino le pesa. Qui, i colori, sono la fine del mondo.
Pag. 103, Alice nel paese delle meraviglie. La ragazza ci guarda, sembra che le sue labbra abbiano qualcosa da dirci, ma non ce la fanno. La maglia, sotto la giacca, ci sorride, perché anche lei sa che Alice ha qualcosa da nasconderci.
Pag. 104, L’intelligenza delle neve ghiacciata. Anche lei ha qualcosa da dirci, ma non dev’essere nulla di buono. Credo ci sia un demone in lei, nascosto in quei due occhi muti e brillanti.
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C’è questo ed altro, nella piccola poderosa galleria contenuta nel volume. Ci sono anche le spiegazioni di Benjamin ad ogni singola illustrazione, ma ho preferito rivelarvi il modo in cui io le ho viste e ciò che hanno smosso in me.
Ci sono anche tante altre parole interessanti, prefazioni, postfazioni e digressioni. Se spenderete quei 15 euro, potrete leggerle tutte, ma non so quanto ne valga la pena, perché, in fin dei conti, One Day è un fumetto. E’ arricchito da altro, è vero, soprattutto da quelle illustrazioni di cui vi ho parlato, ma non è un libro illustrato. E per fortuna, direi, perché il piccolo formato non da spazio a sufficienza ai nostri occhi. Quel ben di dio andrebbe visto con più chiarezza, e rubato attraverso i sensi con meno fatica.
Se volete una storia da leggere, vi consiglio di guardare altrove, perché il panorama offre di meglio.
Se invece volete viziare i vostri occhi e avete qualche euro da spendere, prendete in considerazione One Day. Io l’ho fatto, e ora so che Benjamin sa come fermare il tempo e fartelo godere. Fino in fondo.




1 commento:

  1. (Commento originariamente postato su Fumetti di Carta versione blog presso comic-soon)

    Psy scrive:
    gennaio 2, 2012 alle 9:51 am

    temo che vizierò i miei occhi ;)

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