giovedì 12 gennaio 2012

Brooklyn Dreams – Sogni a Brooklyn

Brooklyn Dreams – Sogni a Brooklyn, di J.M. DeMatteis, Glenn Barr;
traduzione: Giorgio Neri – € 15 – Magic Press



“Momenti che rimangono veri sotto ogni classificazione”.
Sono questi gli istanti fotografati da J.M. DeMatteis, autore noto alla maggior parte dei lettori per il suo lavoro sulle serie Marvel, soprattutto celebri cicli dedicati all’Uomo Ragno (L’ultima caccia di Kraven, Il bambino dentro). Ma anche per aver contribuito a firmare grandi successi della concorrente DC, come Justice League International, insieme a Keith Giffen e Kevin Maguire.
Un nome, quello di DeMatteis, legato per lo più al mondo dei supereroi, e dunque tanto più sorprendente quando propone un graphic novel non di genere qual è Brooklyn Dreams, oggi ripresentato in Italia dalla Magic Press in una nuova edizione in unico volume.

L’intento di DeMatteis va al di là della semplice narrazione autobiografica. Mira piuttosto a estrapolare dai propri ricordi (veri o presunti) eventi e reazioni umane codificandoli in un linguaggio formale che li renda universali, e pertanto assolutamente credibili, proprio perché vissuti nella realtà, con poche varianti, da una quantità trasversale di individui. Non sono pochi i lettori che si riconosceranno in molte delle disavventure di Vincent Carl Santini, ragazzo cresciuto a Brooklyn negli anni settanta, circondato da una famiglia disfunzionale quanto buffa, dove ogni dramma si tinge di grottesco e dove ogni personaggio è caratterizzato con una forza ironica che deve molto alla poetica di Woody Allen.



Vincent Carl Santini, figlio di un irascibile italiano cattolico e di una donna ebrea americana apprensiva e isterica. Un quadretto di complessità familiare nel quale è facile per chiunque identificarsi. Il giovane Santini non è un eroe, non è destinato a compiere imprese memorabili. E’ impacciato, confuso, dedito agli stupefacenti, e attraversa gli anni settanta con le medesime incertezze di tanti uomini e donne della sua generazione. Quella portata in scena da Brooklyn Dreams non è una vicenda di rancori irriducibili e traumi inconfessabili, ma la normale anormalità di una delle tante famiglie incasinate della storia del mondo. Non una delle peggiori. Solo una delle tante. Un paradigma talmente riuscito delle ansie giovanili da risultare come un simpatico specchio per il lettore. Un diario che, per quanto scritto da un estraneo, produce empatia, suscitando emozioni agrodolci.

La sintesi del disagio familiare e adolescenziale realizzata da DeMatteis è resa graficamente in modo molto efficace da Glenn Barr, disegnatore in grado di mutare registro come un camaleonte, passando dal realismo al pittorico e a espressive sequenze cartoonistiche. Un mix di stili che contribuisce a vivacizzare l’epica esistenzialista di DeMatteis e a conferirle quel senso di universalità che tanto preme all’autore. Forse un buonismo di fondo spunta un po’ le armi della satira sociale, e il confuso misticismo della seconda parte neutralizza qualche potenzialità eversiva del racconto. Ma Brooklyn Dreams è quello che è. Un romanzo di crescita, una storia di consuete difficoltà e ordinarie nevrosi, confezionato per colpire il cuore di tanti senza disturbare nessuno. Ed è scritto talmente bene da rappresentare realmente dei “momenti che rimangono veri sotto ogni classificazione”.
Brooklyn Dreams parla di tutti, parla di noi. Magari non dice proprio tutto. Ma per questo potrebbero esserci altri libri, altri fumetti, altri momenti veri sotto ogni classificazione.
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1 commento:

  1. (riporto qui sotto il commento originariamente apparso sul blog di comic-soon. ndOrlando)


    GiovanniMarchese scrive:
    gennaio 13, 2012 alle 10:16 am

    Accidenti! L’ho letto quando uscì la prima edizione in due volumi… gran bel fumetto, quasi quasi me lo rileggo!

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