SUPERMAN – TARZAN: FIGLI DELLA GIUNGLA, di Chuck Dixon e Carlos Meglia – € 12,00 – Bao Publishing
.Figli della Giungla (ovvero Superman delle scimmie)
Superman – Tarzan: Figli della Giungla è una miniserie appartenente alla linea DC definitva Elseworlds (Altrimondi), dove personaggi iconici sono mostrati sotto luci che divergono dalla continuità ufficiale. Snodi narrativi spesso causati da eventi storici alterati che producono ucronie più o meno suggestive, racconti immaginari (nel senso di “apocrifi”) tra i quali non mancano esempi molto popolari. Nel caso di questo Figli della Giungla, miniserie in tre parti del 2002 che la Bao Publishing propone in un unico volume, ci troviamo di fronte a un divertissement destinato a un pubblico giovane e di bocca buona, leggero e senza alcuna vera pretesa di profondità. Le matite di Carlos Meglia (disegnatore argentino oggi scomparso, che ricordiamo soprattutto come cocreatore, insieme a Carlos Trillo, di Cybersix) conferiscono alla vicenda della Scimmia d’Acciaio (o Pelle-di-Fuoco, come le stesse scimmie decidono di chiamarlo) un tocco cartoonistico che ne accentua la natura disimpegnata, basata sulla blanda provocazione di un melange letterario-fumettistico più che su una trama pensata per essere solida. Lo sceneggiatore Chuck Dixon se la cava con il mestiere di sempre, ma senza sforzarsi più di tanto, e lasciando all’espressività delle illustrazioni di Meglia il compito di condurre il gioco fino al suo prevedibile finale.
L’idea di interpolare i contesti di due personaggi cardine dell’immaginario popolare, quali sono Superman e Tarzan, fornisce lo spunto per qualche breve riflessione sull’evoluzione dell’eroe nella cultura pulp. Spesso dimentichiamo che proprio Tarzan, il signore della giungla uscito dalla penna di Edgar Rice Burroughs, è uno degli antesignani dei moderni supereroi, e ne porta incisi i caratteri fondamentali sulla sua pelle di carta, letteraria prima e fumettistica (e cinematografica) in seguito.
Tutti
gli eroi, soprattuto quelli con poteri, hanno origini traumatiche.
All’origine delle loro scelte c’è quasi sempre un dramma, la perdita dei
genitori in modo violento (Batman), lo sradicamento forzato dal
proprio contesto naturale (la distruzione del pianeta Krypton o il
naufragio dei coniugi Greystoke sulle coste dell’Africa). Tarzan, tra
l’altro, rappresentava uno dei primi esempi di ibridazione uomo-animale
con esiti eroici. Se in altra narrativa fantastica, un essere umano
con caratteristiche bestiali era sinonimo di minaccia e paura, la
Scimmia Bianca, signore della giungla, rappresentava invece una sorta
di superuomo con reminiscenze illuministe. Un essere umano potenziato
dall’apprendimento di attitudini primordiali, agile come un primate che
volteggia tra i rami degli alberi (là dove personaggi pulp successivi,
proprio a partire da Superman, avrebbe potuto direttamente volare). Un
essere che unisce l’intelligenza e astuzia umane alla forza di chi è
abituato a combattere fin dall’età più tenera, conosce rimedi e malizie
sconosciute agli uomini civilizzati, ed è persino in grado di chiamare
in aiuto altri animali.
Tarzan
è il capostipite di tutti gli eroi-bestia che sarebbero giunti a
conquistare le pagine delle riviste a fumetti. Personaggi con totem
ispirati al primitivo mondo degli animali. Uomini pipistrello, uomini
ragno, donne gatto, uomini falco e chi più ne ha più ne metta. Importa
poco che le abilità di Tarzan siano dovute al caso e al contesto in cui è
cresciuto (sorvolando sulla questione del DNA umano, che di sicuro non
gli è stato d’intralcio). Tarzan è di fatto uno dei primi, seminali,
supereroi, in grado di compiere imprese impossibili ai “normali” uomini
cresciuti in un contesto ordinario. Un supereroe descritto nei limiti
che l’immaginario della sua epoca consentiva per un’accettabile
sospensione dell’incredulità. Tra l’eroe di ieri e quello di oggi non
c’è poi tanta distanza. Superman sviluppa i suoi poteri in quanto il suo
organismo alieno muta sotto il differente sole terrestre, ed è
influenzato nelle sue scelte dalla cultura pacifica e altruista dei
coniugi Kent. Tarzan riversa il suo potenziale umano in un addestramento
estremo, legato ai misteri del mondo animale, crescendo a sua volta
come un essere fuori dal comune per entrambi i mondi di cui è diventato
la sintesi.Prendere i due eroi e far loro scambiare i posti, è pertanto un’intuizione che riconduce entrambi i personaggi alle loro radici comuni nell’immaginario collettivo, e si prestava a un gioco di rielaborazione che forse avrebbe meritato più concentrazione. L’effetto sovversivo, invece, rimane tutto in superficie, puramente formale, e il racconto si risolve in uno dei tanti Elseworlds cui siamo da tempo abituati, e da cui i lettori più maturi possono tenersi lontani senza temere di perdere alcunché. Il rimpasto di personaggi di contorno, come le fidanzate storiche Lois Lane e Jane Porter, lascia il tempo che trova, e la variazione sul tema (anzi, la contaminazione dei canovacci, alla maniera del teatro latino) scorre via per essere presto dimenticata.
Il mercato odierno, come quello di un decennio fa, in cui questa miniserie è stata originariamente pubblicata, presenta certamente prodotti molto più deludenti, ed è probabile che un pubblico di ragazzi possa apprezzare il gioco fumettistico messo in atto da Dixon e Meglia. Ma sono le matite del secondo, indimenticabile creatore di caratteri in apparenza ironici e spigolosi, eppure a tutto tondo, a tenere banco in questa realtà alternativa, tra navicelle aliene, liane, scimmie e kryptonite.
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