venerdì 23 dicembre 2011

Palestina

Palestina, di Joe Sacco – 320 pp. in b/n -  9,90 euro – editoriale Repubblica/L’Espresso in collaborazione con Coconino Press


Da qualche tempo ormai proliferano le iniziative con le quali alcuni quotidiani o periodici allegano ai loro giornali svariate collane concernenti il fumetto. Negli ultimi anni abbiamo visto avvicendarsi sotto i riflettori Corto Maltese, Diabolik, Tex, I Supereroi Marvel, Alan Ford, I Classici del fumetto curati da Repubblica, I Maestri del fumetto, il Lato Oscuro di questo, le Strisce di quell’altro, etc…
A mio modesto parere una delle iniziative più interessanti in questo campo è stata quella portata avanti da Repubblica/L’Espresso in collaborazione con la Coconino Press. Il titolo della collana semplicemente Graphic Novel.
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.Dieci i titoli e gli appuntamenti con i quali il lettore, a un prezzo di soli 9,90 euro, si riusciva ad accaparrare ottime storie a fumetti realizzate da alcuni tra i migliori fumettisti sulla piazza. Il mio ritardo cronico rispetto alla lettura di tutti quei fumetti che esulano dalla serialità mi ha portato solo ora ad affrontare la lettura di alcune di queste splendide opere (splendide almeno quelle lette finora).


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Oggi volevo soffermarmi sul quarto capitolo dell’iniziativa. Palestina di Joe Sacco.
Tra il 1991 e il 1992 l’autore del libro trascorre più di due mesi nei territori occupati della Palestina. Non è alla ricerca di pura cronaca, del racconto di fatti precisi con date e minuzia di particolari. Affronta un viaggio in cerca di spiegazioni, di motivi. Principalmente un viaggio in cerca del contatto con la gente, del racconto di vita quotidiana in quel periodo in quel luogo. Il racconto di episodi di vita palestinese.
Apertamente e dichiaratamente schierato dalla parte di questi ultimi, l’autore si limita però a narrare quello che vede, quello che sente e quello che vive durante questi due mesi e rotti di permanenza sul luogo senza mai calcare la mano sul giudizio politico, che comunque e inevitabilmente traspare inequivocabile.
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Sacco darà spazio nell’ultimo dei nove capitoli che compongono l’opera, anche alla voce israeliana, piccolo scorcio su un differente punto di vista.
Il piglio è quello del reportage, le tavole sviluppate a partire da annotazioni ma soprattutto da fotografie. Per questo libro si è spesa spesso la calzante definizione di reportage a fumetti. Un reportage che muove i primi passi dal Cairo passando poi per Nablus, Gerusalemme, Kibron, Hebron, Ramallah, Jabalia, Nuseirat.
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Luoghi diversi e storie molto simili. Come filo conduttore l’ospitalità palestinese tributata  a chi si interessa della loro condizione, il reporter (ma fosse anche il semplice turista) che si sobbarca il rischio e i controlli israeliani per andare a vedere con i propri occhi le condizioni del popolo palestinese nei territori occupati.
Il rito del te, offerto continuamente agli ospiti. La voglia di raccontare di questo popolo, di far sapere. La narrazione procede per incontri, per racconti, ognuno dei nove capitoli del libro è a sua volta suddiviso in altri piccoli accadimenti. Non mancano accenni ad episodi storici legati alle vicissitudini di questa terra e degli scontri tra i popoli che la abitano: gli accordi di Camp David, l’omicidio Klinghoffer, gli attentati di Monaco, l’Intifada, etc…, ma questi sono marginali alla narrazione scelta da Sacco, come dicevamo una narrazione prevalentemente di vita(ccia).
I soprusi sopra tutto, famiglie che vedono le loro case abbattute, i loro figli spesso incarcerati senza motivo o prove a carico precise, gli ulivi che danno loro sostentamento sistematicamente abbattuti, le visite negli ospedali, nelle scuole, i coprifuoco, la convivenza dolorosa e difficile tra i due popoli, gli scontri, le retate, le torture ma anche l’estrema dignità e la grande convinzione di essere nel giusto di un intero popolo.
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Un volume necessario per non sentire problemi ormai noti come qualcosa di impersonale, come un fenomeno lontano. Spesso la storia di un popolo è difficile da recepire. Quella di un uomo, di una famiglia, di un ragazzo è più alla portata di tutti. Queste storie, tutte a loro modo terribili, diventano specchio di qualcosa di più grande, dalle storie la Storia.
Sacco racconta tutto avvalendosi di un tratto molto caricato e allo stesso tempo dettagliato nei particolari. Il suo stesso volto è sempre caratterizzato da due lenti tonde e innaturali labbroni che lo rendono il più caricaturale dei personaggi (forse per non offendere nessuno). La scansione delle tavole è assolutamente libera, senza regole apparenti. La tavola viene piegata alle esigenze della narrazione, così come i box di testo, mai lineari o relegati in un angolo della vignetta.
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Splendide le dettagliate panoramiche sui campi profughi, campi lunghi di una disarmante veridicità nonostante il tratto caricaturale. Guardando la doppia tavola in apertura del sesto capitolo sembra quasi di sentire il fango sotto le scarpe, l’odore dell’immondizia buttata a cielo aperto, il freddo che sente l’uomo seduto sul carretto, il rumore dell’aria sui tetti di lamiera.
Non manca anche un certo piglio umoristico, soprattutto nel tratto, che l’autore mischia sapientemente per mezzo delle sue matite alla tragica narrazione di turno senza che venga mai meno il rispetto per le altrui difficoltà e per le vicende narrate.
Una lettura densa e piacevole allo stesso tempo sicuramente da affrontare con una certa dose di impegno. E’ sicuramente la dimostrazione alla quale si voleva arrivare dando vita alle Graphic Novel e cioè la dimostrazione che “un altro fumetto è possibile“.

Dario Lopez


- La Repubblica – Graphic Novel
- Coconino Press




2 commenti:

  1. (commenti originariamente postati su Fumetti di Carta blog version c/o comic-soon)

    Gennaro Cardillo scrive:
    dicembre 21, 2011 alle 2:50 pm

    d’accordissimo con Dario, gran bel volume, preso in biblioteca e letto poco più di un mese fa, una delle cose più belle lette quest’anno, prende e fa riflettere bello l’inizio, in cui Sacco sembra propendere più per gli israeliani, quando è ancora in Germania, forse perchè ha la fida di parte…è proprio vero la faccenda dei peli e del carro dei buoi. Poi cambia opinione di fronte alla realtà dei fatti in Palestina, cmq bellissimo volume, ignoravo avesse visto luce anche nella collana “Graphic Novel” delle quali possiamo citare anche “Città di Vetro” romanzo di Auster illustrato da Mazzuchelli, il bellissmo volume di Igort: 5 è il numero perfetto (ambientato a Napoli NDelTERRONE), Maus di Spiegelman (inutile aggiungere altro) ed il tenero Blanketts di Thompson.

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  2. Dario Lopez scrive:
    dicembre 21, 2011 alle 3:28 pm

    Eh si, i primi quattro volumi, quelli che ho letto finora, sono tutti imperdibili.

    Maus, Blankets, Città di vetro e questo Palestina. Grande poker d’assi.

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