domenica 13 novembre 2011

Nemesis

Nemesis , di Mark Millar e Steve McNiven – 104 pp., 12 euro – Panini Comics

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Mark Millar è proprio un gran furbacchione! Questa è forse l’unica conclusione possibile e compiuta cui può giungere un lettore reduce dalla lettura del tomo in oggetto: un prodotto progettato, realizzato e distribuito con il preciso intento di vendere e di strizzare l’occhio ai gusti del pubblico.
Intendiamoci: ogni fumetto, come ogni opera proposta al mercato, ha come suo obiettivo quello di vendere, ma mai come in questo caso ci troviamo di fronte a un prodotto intimamente e geneticamente orientato a fare cassa, che tralascia qualsiasi intento, non diciamo autoriale che sarebbe troppo, ma di dire o trasmettere alcunché.
La cosa paradossale, terminato questo preambolo, è che a chi scrive la miniserie non è dispiaciuta: essa risulta divertente, come un blockbuster al cinema (infatti sembra sia stata realizzata al fine di un futuro adattamento hollywoodiano), i due autori sanno fare il loro mestiere e si vede, ma chiuso il volume rimane in bocca quel vago (se non inesistente) sapore di aria fritta.
Sapore che ha spinto lo scrivente a procedere a una seconda lettura, il cui risultato è stato aria fritta ancor più rarefatta.



Ma andiamo con ordine: il volume raccoglie la miniserie di quattro numeri Nemesis, uscita negli USA, per i tipi della Marvel (sottoetichetta Icon, dedicata a progetti slegati dal classico universo dell’editore newyorkese), tra il Maggio 2010 e il Febbraio del 2011, dalla penna di Mark Millar e dalla matita di Steve McNiven, coppia conosciuta per run quali Civil War e Old Man Logan. L’opera si inserisce in un più vasto progetto denominato Millarworld: un universo di personaggi creati dallo scrittore scozzese, in cui si inseriscono titoli già usciti come Wanted e Kick-Ass, e altri attualmente in fase di più o meno avanzata lavorazione, come Superior (di Millar e Yu) e The Secret Service (di Millar e Gibbons).
Veniamo alla storia: Nemesis è il supercriminale più temuto e ricercato al mondo. Completamente vestito di bianco, ricchissimo, abilissimo e crudele oltre ogni limite, egli semina tragedie e distruzioni in giro per il mondo, ogni volta sfidando apertamente i rappresentanti dell’ordine e della sicurezza. Dopo aver umiliato le forze dell’ordine asiatiche e sparso sangue e violenza nelle terre d’Oriente, decide di incrociare le lame con il capo della polizia di Washington D.C., il commissario Blake Morrow, da tempo oggetto della sua ammirazione.
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A questo punto l’azione di sposta nella capitale degli USA, dove i due avversari iniziano a combattersi. Da un lato Nemesi, che assolda una banda di criminali del posto e inizia a mettere a segno una serie sempre più spettacolare di attentati e di crimini. Dall’altra il commissario Morrow, coadiuvato dai suoi collaboratori, che cerca in tutti in modi di anticipare le mosse del suo antagonista. Durante questa resa dei conti si viene a scoprire l’identità del bianco flagello: si tratta del rampollo di una famiglia di facoltosi industriali, dediti a passatemi quali il rapimento, lo stupro e l’omicidio di minorenni. Fu proprio Blake Morrow, anni prima, a smascherare i genitori del futuro Nemesis. Il padre si suicidò mentre la madre finì sulla sedia elettrica. Ecco spiegati in un sol colpo l’enorme disponibilità di denaro del supercriminale e la sua fissazione per il commissario della capitale. Ma le cose stanno veramente così? Per scoprirlo, e per capire come va a finire il duello all’ultimo sangue tra i due, si rimanda alla lettura del volume.
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Passiamo ai commenti, riprendendo il discorso fatto in apertura. Millar ai testi e ai dialoghi se la cava bene, padroneggia bene la materia e di ciò non ci stupiamo, mentre ai disegni McNiven appare sottotono, soprattutto rispetto a lavori come Civil War, forse a causa delle chine o dei colori oppure per mancanza di impegno. Fatte queste debite annotazioni, non resta che tornare al punto di partenza: non sfugge al lettore la sensazione di un prodotto senz’anima, una marchetta fatta solo per soldi e sotto la cui superficie lucente c’è poca o nulla sostanza. Non resta che augurarsi che in futuro Millar metta un po’ il freno al suo io caciarone e businessman e torni a scrivere con po’ più di amore per quello che fa. Tanto se gli zeri dopo la cifra sono tre invece di quattro, lui vive lo stesso e noi ne traiamo un più sano godimento…


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