sabato 15 ottobre 2011

Uncanny X-Force

Uncanny X-Force, di Rick Remender e Jerome Opena, su X-Men De Luxe nn. 197 – 198 -  brossura, 96 pag., col. – 4 euro – Panini Comics
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Ha preso il via su X-Men De Luxe 197, la nuova X-Force di Rick Remender.
Ero a digiuno di X-Force dai tempi di Liefeld, e l’ultima cosa che mi è capitato di leggere sui mutanti è stata la run di Joss Whedon sugli X-Men, quindi mi sono dato alla lettura di questo albo abbastanza spiazzato, mi sembra di aver capito che  gli X-Men si sono trasferiti a Cisco, e continuano col supereroismo spinto a beneficio di quella raccolta di consensi tra la gente comune, per riabilitare l’immagine dei mutanti.
Mentre X-Force che ai tempi di Cable e Liefeld era fondamentalmente il gruppo che si contrapponeva al FLM (Fronte Liberazione Mutanti) di Stryfe , ora sembra invece una sorta di Justice League Elite, ossia un gruppo ombra, impegnato in tutte quelle missioni più sporche ed estreme.
.Queste, badate bene sono congetture personali che potete smentire quando vi pare, ricavate su quel che posso aver capito leggendo la storie disegnate da Bachalo ed i primi quattro numeri della nuova X-Force appunto. Su chi siano adesso i membri dei gruppi, su chi sia risorto, nel mondo mutante, come e perchè, non so dirvi assolutemente niente, Wikipedia questa volta non mi ha aiutato molto.

Che buffo, ai tempi del Commodore Amiga con “Golden Axe”, quel gioco fantasy di cappa e spada che sicuramente ricordate, perchè permetteva un team-up, tra due giocatori, ma nessuno voleva mai fare il nano, o dell’Olivetti 486, con su installati le prime versioni di Windows, quelle che quando aprivi “paint” e tiravi due righe di colore diverso con il mouse, ti sentivi un Da  Vinci futurista, dicevo a quei tempi le note e gli approfondimenti dovevi leggerteli direttamente sugli stessi fumetti, ma che strano.
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Non esisteva la rete, nè i forum, o Wikipedia e non esisteva nemmeno la formula “IMHO”, quella sorta di immunità diplomatica tipica dei forum che ti permette di entrare su un sito e di sparare cazzate a raffica. Appellandoti al sacrosanto ed abusato diritto della libertà di parola.
Insomma per via di queste lacune e precoci innovazioni tecnologiche,  siccome la natura non lascia niente al caso durante il processo evolutivo, le note a margine in quei fumetti, non solo c’erano, ma erano anche altamente esaustive.
Oggi nell’epoca cybernauta, dove tutto e più grande e più veloce, queste indispensabili piccolezze, queste accortenze al prossimo (leggi il lettore), sono sparite.

Negli albi Panini come in quelli della “defunta” Planeta, le note  a margine, sono ormai qualcosa di mitologico, superflue evidentemente se paragonate alla necessità dei redattori, di ricordare ai lettori ogni due righe cosa dovrebbero comprare… cosa sta per uscire. Giuro su Dio mi ricordavo un Luca Scatasta molto più appassionato per la nona arte in mutandoni, specie nei redazionali dell’irripetibile Crisis on Infinite Earths sui primi otto numeri di Play-Saga, ma non solo, ricordo con piacere il box “Obbiettivo su…” che inframezzava le storie dei fumetti Play Press, in cui si fornivano più informazioni di quante potesse darne la storia, riguardo a questo o a quel personaggio. Chiusa parentesi, avrete intuito subito che una delle cose che mi hanno più scocciato nell’albo, è stata una latitanza dell’assistenza al lettore, eppure il volume ospita una nuova serie, quanto meno con nuovi autori.

Ma è inutile lottare contro i mulini a vento no? Quindi lasciate che vi parli subito di questa X-Force secondo Remender.
Bella. Pensate che Remender è persino riuscito a farmi piacere Deadpool, qui smussato del suo aspetto logorroico e decisamente minchione che lo ha reso l’idolo dei dodicenni.
Il gruppo è composto da Psylocke, Angelo/Arcangelo, compaiono entrambi, e non riesco a capire perchè, sia Scatasta, che Wikipedia non mi hanno dato molto da leggere per capirci di più, l’unica è pensare che “Angelo” è in realtà un ologramma come quelli che usava Nightcrawler per uscire in pubblico, ricordate il sublime Classic X-Men di John Bolton? L’unica spiegazione che mi sono dato è questa d’altronde la schiena è unica, o hai le ali di piume o quelle di metallo, ma qui lo dico e qui lo nego.


Wolverine non poteva mancare in una squadra di potenziali assassini, d’altronde X-Force sembra stata una sua creatura. Poi c’è un certo Fantomex, del quale non so dirvi nulla, ma dai gadget che si porta dietro non escluderei si tratta dell’ennesimo mutante a spasso nel tempo, e appunto da Deadpool.
La loro prima missione li vede fronteggiare la minaccia del ritorno di un vecchio e letale nemico, la miniserie si chiama Soluzioni apocalittiche non è spoiler se vi dico che per capire di chi stiamo parlando, vi basterà concentravi sul titolo in particolare sulla seconda parola piuttosto che sulla prima.

Storia carina, certo non immune a qualche baco qui e lì, (se ne riparla nei commenti se volete, qui non vorrei spoilerare troppo), ma tutto sommato abbastanza incalzante, buoni i dialoghi e l’interpretazione psicologica che Remender fa dei personaggi, in particolare di Angelo/Arcangelo, e Wolverine, quel che stupisce di più è il mercenario chiacchierone, nelle mani di Remender si riduce ad un  killer mercenario e psicotico, svelto più con la spada che con la bocca. Insomma se anche secondo Remender Deadpool ha tre o quattro personalità che gli parlano in testa ad ogni tavola con mille didascalie, ha l’accortezza di non farlo pesare a noi poveri lettori, quindi il suo Deapool parla decisamente meno e si lascia leggere.
Il taglio della storia è più adulto, in un certo senso, essendoci di mezzo Wolverine e Co. sventramenti e amputamenti non mancano, e rimpiazzano le classiche scazzottate, che fa tanto fumetto caciarone, d’altronde anche nel mondo vero sembra che prendersi a pugni sia decisamente out, molto più in accoltellarsi o spararsi.


Alle matite un ottimo Jerome Opena, bravissimo sia nelle tavole cinetiche che in quelle più statiche, la sua matita riesce a caricare del necessario carisma tutti i personaggi e anche le situazioni, e senza offendere la suscettibilità di nessuno, molte volte mi ha fatto venire in mente il nostro talentuoso Massimo Carnevale o l’immortale Sergio Toppi, forse per il deja vu è complice il colorista, se non erro White, giustamente tra l’altro, un colorista che cognome deve portare se non quello che da il nome ad un colore?
Per la serie “un nome un destino”, a volte succede, d’altronde io alle superiori, al corso di chimica analitica, avevo  il professore che si chiamava Bismuto, giuro, e non voglio certo prendervi per il culo.
Tornando alla trama,  non ne parlo mai, perchè non sono così nerd, e perchè di solito non me ne frega niente, ma val la pena ricordare in questo caso che anche le cover delle storie sono luce per i vostri occhi, le copertine infatti sono del bravissimo Esaad Ribic, che, si vocifera, dovrebbe illustrare la prossima missione del gruppo. Stiamo a vedere.
Certo comprare un albo intero per leggerne la  metà, va contro tutti i miei principi, e contro tutto quello in cui vi ho sempre voluto educare. Adesso per lo meno so come si sono sentiti per anni sia i lettori di Devil che i lettori di Hulk.
Baci ai pupi.


Collegamenti esterni:
- Panini Comics








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