domenica 30 ottobre 2011

Megalex

Megalex, testi di Alejandro Jodorowsky; disegni e colori di  Fred Beltran – brossurato, col. – 15 euro – Magic Press
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Gli abitanti di Megalex aspettano la manna dal cielo, per poi trasformarla in cibo. La manna può essere tramutata con il pensiero in qualsiasi sostanza commestibile. Non la consumano seduti a tavola nelle proprie abitazioni, ma in giro per Megalex, dove capita. Si iniettano pesanti dosi di SPV e campano fino a 40 anni perché così hanno stabilito il re e la regina.
Ho letto Megalex ascoltando i Kraftwerk e pensando a quanto fosse insano ciò che stavo leggendo, e non perché Megalex rappresenti una grossa novità in quanto ad argomenti trattati, ma perché si esprime per quello che è: un contenitore di lucida follia e di umanità repressa, in cui la legge ti obbliga a nascere perfetto e a morire quando lo decide lei. Le anomalie non sono ammesse, e se hai un occhio più scuro rispetto all’altro, non sei degno di Megalex. Ed è proprio da una coraggiosa anomalia che scatta quella rivoluzione quasi obbligatoria per storie come questa. Il popolo di Chem, la foresta posizionata oltre il confine di Megalex, accoglie l’anomalia nelle proprie fila, e si prepara a rovesciare le sorti del proprio mondo.


Di Megalex rimane impressa la pesantezza e la crudeltà dei dialoghi. Gli uomini di scienza al servizio dei regnanti sono persone disgustose, senz’anima, ma al tempo stesso dannatamente affascinanti. E probabilmente sono proprio loro a contribuire al fascino generale dell’intera opera. Il buon lettore sarà libero di schierarsi dalla parte che più lo attira, ma non potrà restare indifferente all’asprezza e alla codardia di tali esseri, totalmente devoti alla causa e alla droga, che ridono e scherzano davanti al massacro di chi ha raggiunto l’età della morte. 40 anni sono davvero pochi. C’è chi protesta e viene definito traditore, e chi invece sfrutta gli ultimi attimi di vita per godere.
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Di Megalex rimane quell’atmosfera artificiale di morte, di vita mai vissuta. Se per noi la normalità è altro, per gli abitanti di Megalex è sfamare i propri figli con questo dannato SPV, la droga che ti fa campare con meno amarezza in un mondo senza emozione. E’ proprio il sentimento che da la svolta alla narrazione, il colpo di grazia alla tirannia che non ha cuore. Quella tirannia alla perenne ricerca del perfezionamento della propria specie.
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Acquistando Megalex, avrete fra le mani un piccolo gioiello del 3D a fumetto, se così si può definire. Il lavoro digitale di Beltran fornisce un’anima artificiale al mondo descritto da Jodorowsky. Senza quelle linee e quei colori, probabilmente ora staremmo parlando di tutt’altra cosa. Una cosa decisamente meno intrigante. Normalmente non sono un amante dell’uso totale del computer per dare vita ad un fumetto, ma in questo caso me ne sono fatto una ragione.
Non poteva esserci altro modo per inscenare Megalex, credetemi. In alcune situazioni, quando c’è più azione e movimento, si ha la strana sensazione di una staticità quasi infinita. Probabilmente ciò è dovuto al massiccio uso del computer e dei modelli 3D, oppure è una precisa scelta degli autori.
Noterete che nel “Cuore di Kavatah”, l’ultimo capitolo, si abbandona quello stile per dare spazio a linee e a colori più rassicuranti. Più umani.
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Polverizzate le vostre indecisioni, se ne avete, di fronte a roba come questa. E’ un mondo in cui perdersi e pedere le proprie convinzioni, rifare il look alle proprie emozioni e allucinare di fronte alle sue fredde pagine. Vi scalderete pian piano, quando ce ne sarà bisogno, quando il sentimento prenderà il sopravvento allo squallore e alle pallide e insane abitudini della popolazione, sempre più schiava dello scellerato dominio dei regnanti.
Megalex è un’opera meravigliosa, e merita tutta l’attenzione che sarete in grado di darle.


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Collegamenti esterni:

- Magic Press



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