lunedì 26 settembre 2011

The Mighty

The Mighty, di Peter J. Tomasi, Keith Champagne, Peter Snejbjerg, Chris Samnee – Planeta De Agostini (vol. 1: 144 pp. 12, 95 euro, vol. 2: 144 pp. 12,95 euro)
.

Revisionismo supereroistico: sono ormai passati venticinque anni da quando, con la comparsa di opere come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons e Batman: The Dark Knight Returns di Frank Miller, è entrato in uso questo termine, indicante un ripensamento, una riscrittura, una profonda revisione della figura del supereroe.
Quest’ultimo non è più la figura netta, votata al bene, che agisce in un mondo e in scenari altrettanto netti: da una parte il bene, dall’altra il male. Egli è un essere problematico, tormentato, che si trova a compiere le proprie azioni in una realtà dove il bianco e il nero sono scomparsi, lasciando il posto a una serie di tonalità di grigio, più tendenti allo scuro che al chiaro, e dove il cosiddetto “eroe” non raramente passa il segno: uccide, infierisce crudelmente sull’avversario di turno e a tratti non è distinguibile dai propri antagonisti.
In questo rovesciamento di prospettiva i suoi poteri, le sua straordinarie abilità cessano di essere una meraviglia, ma diventano fonte di profonda inquietudine per i popoli e per i governi.



Quanto sin qui scritto pecca sicuramente di eccessivo schematismo: in realtà la revisione del concetto e della figura del supereroe non nascono così dal nulla, gli stessi Moore e Miller si nutrirono di suggestioni provenienti dal passato (già nella produzione degli anni Settanta si ritrovano tematiche e figure anticipatrici), e dell’opera di altri autori (come dimenticare Squadron Supreme di Mark Gruenwald?!), ma diedero comunque, anche grazie alla loro genialità, un primo assetto alla figura dell’eroe (e dell’eroina) in calzamaglia “revisionato”.
.
Dall’allora molta acqua è passata sotto i ponti, molti autori hanno proseguito su questa strada, producendo risultati altalenanti: da un lato opere come The Authority di Warren Ellis e Mark Millar, Rising Stars e Supreme Power di J. Michael Straczynski, le prime due stagioni di The Ultimates di Millar e la più recente produzione di Ellis presso la casa editrice Avatar Press (Black Summer, No Hero, Supergods), dimostrano che la lezione revisionistica può essere ripresa e sviluppata, dimostrando di essere un filone vivo e fertile; dall’altro lato una certa produzione, fiorita soprattutto negli anni Novanta, che contemplava personaggi muscolosi, incazzati e soprattutto dotati di innumerevoli bocche da fuoco (chi ha detto Liefeld?) ha reso evidente il rischio che la lezione revisionistica possa venire mal digerita e banalizzata, portando a risultati disastrosi.
.
Dopo questo lungo ma credo necessario preambolo, veniamo alla miniserie oggetto di questa recensione, The Mighty, che si inserisce a buon diritto nel filone sopra descritto. Si tratta di una miniserie di dodici numeri, uscita in USA per la DC Comics tra l’Aprile del 2009 e il Marzo del 2010 e recentemente presentata in Italia dalla Planeta De Agostini in due volumetti. Ai testi troviamo Peter Tomasi, apprezzato autore Green Lantern Corps, e Keith Champagne, ai disegni Peter Snejbjerg e Chris Samnee.
La storia, non ambientata nell’universo di Superman e soci, si svolge in un mondo dove nel 1952 un esperimento nucleare americano porta alla nascita di Alpha One, essere dagli incredibili poteri. Nel corso dei decenni l’onnipotente Alpha One viene affiancato da una specie di forza di polizia personale, la Sezione Omega, incaricata di fornire all’eroe supporto logistico. Quando il capitano della Sezione Omega, Micheal Shaw, muore in circostanze misteriose, viene chiamato a sostituirlo il giovane e promettente Gabriel Cole.
.
Cole riesce in qualche modo a stabilire un rapporto molto stretto, quasi un’amicizia, con l’altrimenti algido e olimpico Alpha One. I due formano una squadra perfetta, capace di valorizzare al massimo le imprese del superuomo, ma qualcosa non va: strani omicidi rapimenti iniziano a insospettire Cole, che inizia a vedere al centro di questa trama oscura proprio Alpha One. L’amicizia tra i due si incrina irrimediabilmente e presto i due si ritrovano faccia a faccia in una resa dei conti dove alcuni misteri vengono alla luce e alcune verità non si dimostrano più tali…
Meglio non rivelare il finale per non rovinare il piacere dalla lettura ai lettori. In ogni caso la storia risulta piacevole e ben congegnata. 
.
Troviamo un superumano che agisce in un mondo molto simile a quello reale e con modalità inedite, ne è un esempio la trovata molto azzeccata della Sezione Omega. Inoltre Alpha One stesso non corrisponde in alcun modo al tipo ideale di eroe in costume: egli appare sempre molto distante dalle persone che lo circondano, sembra quasi che i suoi poteri lo rendano un dio, a cui gli esseri umani non sono degni di rivolgere la parola. Non si esime dall’aiutare e dal fare il proprio dovere, ma lo fa con una freddezza che non scalda i cuori di chi salva.  Questi elementi consegnano questa miniserie alla famiglia “bene” del revisionismo supereroistico, anche se in USA e in Italia l’opera non ha forse ricevuto l’attenzione che meritava, fermo restando che comunque non si tratta di una produzione all’altezza delle opere capostipiti del sottogenere.
Tomasi e Champagne svolgono un buon lavoro ai testi e ai dialoghi, ottimamente coadiuvati dai disegni di Snejbjerg e Samnee, stilizzati ed essenziali. Le copertine di Dave Johnson, molto evocative, meritano una menzione particolare.
.
Il punto debole di The Mighty, a parere dello scrivente, risiede nel finale, che rimette troppo in discussione alcuni presupposti della storia, presupposti che sarebbe stato meglio lasciare intatti.
Per concludere si può tranquillamente affermare che in un’ipotetica biblioteca del revisionismo supereroistico The Mighty merita certamente un posticino, magari non in primo piano, ma un cantuccio comunque se lo merita.



Collegamenti esterni:
- Planeta DeAgostini

.




Nessun commento:

Posta un commento