lunedì 12 settembre 2011

The Boys

The Boys, di Garth Ennis e Darick Robertson - 128 pagine a colori, brossurato – 13 euro (…che io sappia, esaurito!) – Panini Comics, collana 100%
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“Signora, è una ragazzo molto intelligente, ma è svogliato, distratto e totalmente disinteressato alle attività scolastiche, deve fare assolutamente di più, e mi aspetto che anche voi da casa ci darete una mano.”
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Quante volte l’avete sentita?
Beh vi  basta sentirla una sola unica volta, e per voi è finita, come un macigno, un giudizio affrettato da primo scrutinio, magari detto da qualche vecchio rimbambito prossimo alla pensione, un nostalgico delle sacra tecnica delle ginocchia sui ceci, graverà sul vostro groppone, e vi  seguirà per tutto l’arco della carriera scolastica.
Le parole “Asino-Sovversivo” scritte con inchiostro simpatico ed indelebile sulla vostra capoccia, visibili solo a chi ha il giusto tipo di occhi, saranno il vostro biglietto di visita, l’etichetta che vi presenterà tutte le volte che vi relazionerete con i professori.


Da quel momento, potrete anche risolvere alla lavagna complessi Integrali del MIT come fossero divisioni ad una cifra, ma non cambierà nulla, per loro, sarete sempre braccia strappate all’agricoltura, l’unica speranza, sarà mettere in valigia i vostri quattro stracci ed il vostro Sussidiario e cambiare aria. Più facile a dirsi che a farsi.
Etichette, i buoni ed i cattivi.
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Questa regola, vale anche al contrario, vi basta salvare un gattino da un albero una singola volta, e per il vicinato diventerete l’eroe del quartiere, un ligio esempio da seguire, poco conta se nel frattempo, stuprate salme nel cimitero cittadino… non ci crederà nessuno, per i vostri adepti di quartiere, saranno solo voci delle solite malelingue.
Per la serie: campare sugli allori.
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Allo scrittore irlandese Garth  Ennis è successo, esattamente questo.
Brevemente: Ennis si è fatto notare con Hitman, con il  Punitore della linea MAX lo abbiamo amato, nell’insondabile  privato della nostra mente bacata, abbiamo tutti trucidato i nostri cari, per immaginarci poi motivati, spietati e cinici vendicatori come il suo Frank Castle.
Con Pro la prostituta con i superpoteri ci ha fatto divertire, unica vera satira del mondo dei fumetti in mutandoni. [vivamente consigliato ndGen]  Con Preacher, ha deciso che gli spettava di diritto, un posto nell’Olimpo dei grandi autori del fumetto contemporaneo. Meritatamente, ha lasciato la sua impronta su una BLVD dedicata alle “Star” del fumetto, grazie al capolavoro in collaborazione con Dillon targato Vertigo.
Dopodichè, purtroppo, ha cominciato a stuprare cadaveri nel cimitero cittadino.
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Ma ancora la gente non ci crede, per i lettori, e parte degli addetti ai lavori, è ancora l’uomo che ha salvato il gattino sull’albero, e gli ha insegnato a farsi rispettare nella vita, con le dritte del reverendo Cassidy.
In Italia, recita wikipedia, a proposito di The Boys: “i primi due numeri sono andati esauriti così in fretta che è stata necessaria una ristampa in tempi brevi”.
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Sul primo volume della serie edita in Italia da Panini, in quarta di copertina il volume è presentato a dovere, c’è l’esca perfetta per accalappiare quanti più nerdacci outsider sia possibile, lo zoccolo duro dei Nerd, quelli che alla maglietta con lo scudo di CAP, preferiscono quella dei System of a Down, quelli che: come canta “Freak” Antoni, “Sono un ribelle mamma”,  poche righe, sapientemente scritte, per incantare quanti più fan del cineasta Rodriguez.
Il trafiletto recita che questa serie è talmente violenta che la DC ha deciso di interromperne la pubblicazione cedendone i diritti alla Dynamite, ed è vero, niente pubblicità ingannevole, la nuova fatica di Ennis, si dice, è candidata  agli “Eisner Award” (ma candidarsi non vuol dire vincerli, aggiungerei) e a svariati progetti cinemtatografici, insomma non è roba per femminucce o  ragazzini che si ostinano ancora a leggere la Justice League e i Vendicatori, è il futuro oscuro, dei comics dei supereroi, violenza e cinismo.
L’iperrealismo secondo Garth… Oh yeah, pagando, mostrate il dito medio gente. Ci sta tutto.
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Invece, non vorrei darvi un colpo al cuore, è solo una colossale volgare vaccata.
Ecco l’ho detto, prendete pure i chiodi e crocifiggetemi pure adesso.
Il problema fondamentale di The Boys tuttavia non è certo la volgarità gratuita. Non cercate di farmi apparire come se fossi una sorta di chirichetto fondamentalista, se leggi Ennis vuol dire che lo conosci e ti aspetti quel genere di cose, è inutile scandalizzarsi, il problema è che oltre il volere scandalizzare,  The Boys non fa altro.
L’idea del supereroe sbroccato, è roba vecchia, “I Sette”, i superoi più rappresentativi di questo mondo, sono l’ennesima versione distorta della JLA.
The Boys, i ragazzi della CIA, che devono controllare che i superbonzi non passino la linea, potranno sembrarvi originali, ma in realtà non lo sono per niente, ecco perchè dico che Ennis ha cominciato a stuprare cadaveri.
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The Butcher, e la sua cricca di soliti disadattati, vestiti  con l’impermeabile nero, in questo caso in una via di mezzo tra i naziskin al concerto degli Slayer e quegli angeli di quel pessimo film con Meg Ryan e Nicholas Cage, suonano originali come quell’orribile pezzo di Marco Masini cantato sulle note di “Nothing else matter” dei Metallica.
Butcher è il nipote sboccato di Joe Gilmore alias Marshall Law, ma dal nonno non ha imparato assolutamente niente.
Anche I Sette sono presi direttamente dalla bellissima serie di Mills e O’Neill, supereroi solo per via del mutandone sgargiante, volutamente ridicolo ed irrealistico, come i bat-gadget del Batman della golden-age.
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Eroi creati artificialmente in laboratorio, voluti dal governo o da chi ne fa le veci, proprio come quelli creati dal Dottor Chocc.
Ennis ricicla un ‘idea vecchia di una ventina d’anni più o meno, aggiunge qualche orgia, un po di sesso spinto, e vagonate su vagonate di insulti bestemmie,  parolacce e di situazioni spostano la frontiera del cattivo gusto di qualche spanna, come la scena del funzionario C.I.A. mentre si tocca vedendo foto di ragazzine in sedia a rotelle… dài ti prego, datti una regolata.
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Si fa fatica a star dietro a tutto questo, e definirlo “grande” o “capolavoro.”
Non credete a chi vuole convincervi che ha gradito cose come “Planet Terror” o “Machete”, vuole solo infilarsi un una nicchia esclusiva del cinema contemporaneo, far parte di un club, solo per il gusto di essere identificabili con una cosa rispetto che con un’altra. Meglio quelli che il cinepanettone d’altronde no? Etichette appunto.
E chi dice bene di The Boys, è uguale, sta solo recitando la parte assegnatagli. Non si posono tessere le lodi allo scozzese, non stavolta, un tantino audace e rischioso definirlo: “quell’ abile scrittore capace, nonostante gli eccessi di restare sempre in equlibrio sull’orlo del baratro e del cattivo gusto”. A dire il vero, a leggere il primo volume di The Boys, sembra il povero Garth, sia decisamente inciampato e precipitato in quel baratro.
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Sapete chi mi ricorda Ennis in questa serie?
Un personaggio di un fumetto di Dylan Dog:  Alfred Hotchkiss.
Dylan fa la conoscenza di Hotchkiss, nell’albo chiamato Horror Paradise di Medda, Serra, Vigna e Castellini alle matite, un regista di film horror finito in disgrazia per via del fatto che pellicola dopo pellicola  anelava a spaventare il suo pubblico con scene ed effetti sempre più reali. Esagerare.
Ennis sembra uguale, disposto a sacrificare le trame sul remunerativo altare del trash, escogitando situazioni sempre più spinte, volgari ed eccessive a scapito di una storia insipida, che si perde nel gergo colorito della X-Generation.
Non ci siamo proprio, ma manco per niente.
Baci (alla francese) ai pupi.


Collegamenti Esterni:
-  Panini Comics


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