martedì 20 settembre 2011

Action Comics 1

Action Comics #1, di Grant Morrison e Rags Morales – 40 pag, col., $3.99 US – DC Comics
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“Sempre meglio che pubblicare le pagine bianche”.
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L’editor che secondo la leggenda pronunciò queste parole nel 1938 non poteva immaginare che la creazione di due giovani autori appassionati di fantascienza che andava a  occupare le pagine del primo numero della neonata rivista ACTION COMICS sarebbe divenuta un’icona della cultura popolare. E invece il forzuto in calzamaglia blu che sulla copertina sollevava un’auto era destinato a una fulgida carriera tra le leggende del fumetto e non solo, proprio a partire da quel mitologico ACTION COMICS 1.
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ACTION COMICS 1, l’albo dell’esordio di Superman, irrecuperabile oggetto da collezione per chi non ha la fortuna di esser miliardario, passato per le mani di ragazzini che lo hanno letto, sfogliato, arrotolato, buttato, scambiato, ignari del fatto che la prima dimora cartacea del loro immortale eroe, pagata 10 centesimi, avrebbe un giorno raggiunto quotazioni astronomiche. Ma a loro non importava: ACTION COMICS 1 erano solo pagine tenute insieme da due graffette, pagine fatte per essere consumate in attesa di nuove letture che trasportavano l’immaginazione, almeno quella, lontano dalla miseria e dalla cicatrice della crisi economica.
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Ma quello era il 1938, giorni lontani, vite a noi sconosciute di persone che hanno avuto la fortuna e l’onore di assistere alla nascita di un genere e che oggi chissà, saranno molto anziane se non morte, e avranno lasciato l’Uomo d’Acciaio in un angolo della loro memoria dedicato ai ricordi infantili, accanto alle partite a baseball in qualche campetto brullo e ai campeggi estivi.
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Quel genere, quello supereroico, è passato attraverso alterne fortune: boom da milioni di copie, crolli delle vendite, vette qualitative lodate dalla critica, ristagni creativi interminabili.
Oggi siamo nel 2011 e i supereroi, Superman compreso, non godono di quella che definiremmo buona salute. Gli editori per restare a galla le provano tutte (tranne, chiaramente, raccontare delle buone storie), e l’ultima trovata è targata DC Comics: rilanciare, in seguito al crossover FLASHPOINT,  l’intero parco testate con decine di starting point rappresentati da decine di numeri 1. 52, per la precisione (e altri ne arriveranno).
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Ed è così che mi ritrovo per le mani una copia di ACTION COMICS numero 1. Che sarà anche un “Vol. II”, cioè una seconda serie, ma è pur sempre un ACTION COMICS 1, e la cosa un po’ di impressione la fa.
Ho sempre pensato che non sarei vissuto abbastanza per vedere un ACTION COMICS 1, e invece andrà a finire che non vivrò abbastanza per vedere il numero 1000, proprio ora che eravamo giunti al 900, a meno che io non creda davvero di poter vivere per altri 83 anni. E non lo credo.
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Non sono stati dei buoni anni per Superman, questi. Scrittori sulla carta validi non sono riusciti ad attirare l’attenzione di critica e soprattutto lettori, pertanto la DC si è affidata al solito Grant Morrison, già apprezzato sul personaggio per il ciclo di ALL-STAR SUPERMAN, per calamitare un po’ di pubblico sul primo dei supereroi con un totale reboot delle sue avventure, un’operazione che ricorda quella compiuta nel 1986 da John Byrne con la miniserie MAN OF STEEL e i due anni di storie seguenti.
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E se con ALL-STAR Morrison si era rifatto soprattutto alla versione Silver Age di Superman, quella paterna e saggia che all’alzare le mani preferisce l’uso del cervello e di una parola gentile, con questo nuovo ACTION COMICS va ancora più indietro, ai primi vagiti editoriali del personaggio, all’altro ACTION COMICS 1. Con Morrison si torna alla Golden Age, e più indietro di così non si poteva, a meno che a qualcuno non interessi leggere di un “Super-Man” calvo e nemico dell’umanità. Si torna a giorni in cui per descriverlo bastava scrivere parole come “Leaping skyscrapers, racing trains, springing great heights and distances, lifting and smashing ponderous weights, possessing an impenetrable skin… Superman uses these amazing attributes to assist the oppressed and battle injustice!”.
Parole di Jerry Siegel e Joe Shuster da una strip del 1939, e se non lo conoscevano loro che lo avevano ideato…
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Il Superman di Morrison, come quello dei creatori, è un audace nemico dei corrotti, si cura della povera gente e il suo rispetto per l’autorità non è particolarmente elevato. E’ il campione dell’uomo comune, una categoria di cui anch’egli, nelle vesti del reporter di origini contadine Clark Kent, fa orgogliosamente parte, e ha (per il momento) poteri ridotti rispetto a quelli che gli abbiamo visto sfoggiare dagli anni ’40 in avanti.
L’autore scozzese ha dichiarato di volere un Superman “socialista”, uno “working class hero” che sia il Bruce Springsteen dei supereroi. E giovane, molto più giovane di quello che siamo abituati a vedere. E, buon per noi, funziona. Morrison il Superman Golden Age deve esserselo riletto bene, prima di cominciare a (ri)scriverlo.
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Il fumetto si intitola ACTION COMICS, e con questo giovane kryptoniano  per protagonista il titolo non poteva essere più appropriato: Superman salta, corre, picchia, mostra una forza erculea. Potrebbe rubare a Barry Allen, il Flash Silver Age, l’azzeccato nomignolo di “monarca del movimento”, visto che lo vediamo sempre intento a fare qualcosa. Una vera forza della natura che non poteva che trovare, anche in questa nuova realtà post-Flashpoint, la sua nemesi in Lex Luthor.
Mentre Superman è un ciclone umano (e la parola ciclone, se conoscete un minimo le vicende italiane del personaggio, vi parrà adeguata), Luthor si limita a seguirne gli spostamenti per decidere come colpirlo ed eliminarlo. Superman è l’uomo che crea l’azione, Luthor quello che tenta di tenerla sotto controllo. Due opposti che, come nella miglior tradizione supermaniana, sono destinati a dar vita a scontri memorabili per portare avanti una rivalità che dura da ormai 70 anni.
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La prima cosa che salta all’occhio di questo nuovo/vecchio Superman è il look. Sin dalle anteprime iniziate a circolare a giugno lo abbiamo visto non con il suo classico costume, ma con una maglietta, un paio di jeans  e il mantello rosso. Una scelta che fa molto “fai da te”, a suggerire che questo rinnovato Uomo d’Acciaio è un personaggio in divenire, ancora non del tutto consapevole di cosa sia un vero e proprio supereroe. La cosa non ci stupisca: in questa nuova DC è lui il primo supereroe, dunque sarà proprio lui a “dettare la moda” degli eroi in costume. Questa, ovviamente, sarà anche la storia di come ci arriverà. Ma nemmeno a quel punto avremo la possibilità di vederlo con il suo abito tradizionale: abbandonati jeans e maglietta lo ritroveremo con indosso un’armatura da battaglia kryptoniana disegnata da Jim Lee che lo farà sembrare, ahilui, un barattolo di ceci con gambe e braccia.
Viene da chiedersi come sia possibile immaginare l’eroe che più di tutti trasmette calore umano con addosso una fredda corazza, ma forse questo andrebbe chiesto a Jim Lee, dopo vent’anni ancora legato a un’estetica supereroica ormai datata che lui stesso ha contribuito a generare.
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Ma tornando al presente, che poi in realtà è il passato (almeno per i primi numeri ACTION COMICS si svolgerà infatti “cinque anni fa”, all’alba dell’età eroica), non si può non lodare, dopo Morrison, anche il disegnatore, Rags Morales, ben noto al pubblico DC per le sue prove su HAWKMAN e la famosa miniserie IDENTITY CRISIS. E’ Morales a dar forma alle idee di Morrison, raffigurando un giovane Superman sempre attivo, ora impegnato a gettarsi da una finestra, ora alle prese con una rete elettrificata. E sempre con il volto soddisfatto di chi sa di avere un grande potere e non vuole usarlo per se stesso, ma per chi ha bisogno di lui.
Ne è esempio la splendida vignetta finale di pagina 16, in cui la fatica ben visibile nel volto di Superman non riesce a cancellare il suo sorriso mentre le persone che ha appena aiutato si radunano attorno a lui per difenderlo dalle forze dell’ordine.
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E’ accessibile a tutti, questo Superman post-Flashpoint. Riparte da uno per chi non lo ha mai letto e per chi è disposto a continuare a farlo ma mal tollera la zavorra narrativa che un personaggio tanto longevo finisce per portarsi dietro a ogni cambio di autori. Si propone come fumetto di massa, vale a dire quello che non è stato per anni, e per ora mantiene il suo proposito. Morrison ha il vantaggio di poter ripartire da zero, di gettare le basi per il Superman che verrà. Saranno le vendite e il tempo a dire se sarà un progetto di lunga durata e dalle basi solide. Nell’ultimo decennio Superman è stato rilanciato più volte in modo più o meno radicale, e di sicuro apparirà insolito a più di un lettore ritrovarsi a leggere i primi passi (chiedo scusa, balzi) dell’Azzurrone a circa un anno dal non più definitivo SECRET ORIGIN di Geoff Johns e Gary Frank. Ma basta ripensare a SECRET YEARS, datato 1984/85, per capire che in DC hanno un talento tutto particolare per rendere obsolete le proprie storie nel giro di pochissimo tempo. All’epoca Bob Rozakis e Curt Swan ridefinirono il momento del passaggio tra Superboy e Superman con una miniserie di quattro numeri, ma tempo un anno e mezzo e sarebbe finita fuori continuity assieme a tutto il resto della produzione pre-Crisis del personaggio.
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Oggi più che mai, nel mondo dei comics si naviga a vista. Si rilancia, si reboota, si ridefinisce, si cancella, si riscrive. Molte, troppe false partenze che non conducono da nessuna parte. Come afflitto da un castigo infernale, il fumetto di supereroi parte infinite volte per non arrivare mai a destinazione.
E forse sarà questa la missione più importante dell’Uomo del Domani di Morrison e Morales (e, sulla collana sorella SUPERMAN, di George Pérez e Jesus Merino): ripartire dalle origini del genere per condurlo, finalmente, fuori dal pantano dell’autoreferenzialità e della mancanza di idee.
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E’ più veloce di un proiettile, più potente di una locomotiva, capace di saltare i palazzi con un solo balzo. Riuscirà nell’impresa di ridare vigore a un genere fumettistico moribondo, o sarà troppo persino per lui?
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Collegamenti esterni:

- DC Comics



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