venerdì 5 agosto 2011

Don Camillo a fumetti

Don Camillo a fumetti, “Il capobanda piovuto dal cielo”, testi di Davide Barzi, Silvia Lombardi e Alessandro Mainardi; disegni di Werner Maresta, Elena Pianta, Federico Nardo, Italo Mattone e Ennio Bufi (introduzione di Mario Palmaro)
brossura, 128 pag. b/n, 14 € – ReNoir Comics
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Manca poco al sessantennale del primo film di Don Camillo (id., 1952, con Gino Cervi e Fernandel), il primo di una breve ma fortunata serie che terminerà nel ’65 col mitico “Il compagno Don Camillo”. I cinque film sono liberamente tratti dai racconti di Giovannino Guareschi la cui prima raccolta in volume risale al 1948. Guareschi, le sue creazioni letterarie e per estensione i film da esse tratti, sono uno di quegli argomenti che può dividere l’uditorio: l’autore italiano più venduto nel mondo era reazionario, monarchico, cattolico, fervente anticomunista (a lui si deve la geniale invenzione del “trinariciutismo” che, se non avete avuto un papà o un nonno collezionista de Il Travaso, non potete conoscere… si provi eventualmente con wiki).



Per quanto si accentui sovente la sua vena “individualista” e “non in linea col potere”, Guareschi collaborò sempre e solo con riviste e pubblicazioni beceramente retrive, quanto di più reazionario e “feudale” si potesse trovare in edicola ai suoi tempi (dal già citato Travaso al Candido) sostenendo quindi correnti politiche e ideologie che al potere sono sempre state a dir poco funzionali. Nei suoi racconti Guareschi rappresentava la visione che dell’Italia del Dopoguerra aveva una determinata fazione politica, quella che si opponeva strenuamente al comunismo e precisamente al Fronte Popolare (l’alleanza PCI – PSI), le sue armi erano l’ironia, talvolta corrosiva, e un talento letterario straordinario.
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L’estensore di queste righe è un adoratore dei film tratti dai racconti di Guareschi e quindi la notizia dell’uscita della trasposizione a fumetti dei racconti dello scrittore emiliano è stata salutata con molto piacere e molta curiosità.
Gli adattamenti a fumetti sono sempre un rischio (beh: gli adattamenti tout court sono un rischio…), ma in questo caso possiamo dire che l’operazione è perfettamente riuscita.
I primi nove racconti-episodi sceneggiati da Davide Barzi funzionano molto bene, riproducendo in modo squisitamente fumettistico le situazioni, le atmosfere, gli scontri e soprattutto l’ironia dei personaggi guareschiani. Dialoghi frizzanti, vivi, mai forzati, sicuramente scritti con un occhio particolare ad un ritmo di tipo cinematografico, ma senza mai tradire il linguaggio del fumetto.

Come accade nei migliori fumetti, i protagonisti prendono vita e si fanno amare (tutti quanti!) e un pezzettino di ognuno e ognuna di loro entra nel cuore di chi legge. L’ironia la fa da padrona, ma la commozione è sempre lì nell’angolo pronta a saltarti addosso.
Altra particolarità dei dialoghi: Barzi è riuscito a “mixare” perfettamente il linguaggio dell’Italia del dopoguerra con la lingua di oggi, capiamo così bene i personaggi anche perché ci parlano dagli Anni 50 ma con la nostra lingua. Difficile spiegare, più facile farsi un’idea leggendo il volume.
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Gli ultimi due racconti-episodi del volume – le Storie del Mondo Piccolo – sono sceneggiati da Silvia Lombardi (Il compagno Gesù) e da Alessandro Mainardi (Il vittorioso). I due racconti non vedono protagonisti Don Camillo né il sindaco comunista Peppone, ma gente comune dei luoghi conosciuti e amati da Guareschi. Storie brevi e intense, entrambe particolarmente toccanti. Gli sceneggiatori raccontano avendo dalla loro gli stessi pregi delle sceneggiature di Barzi.

Sceneggiature completate da ottimi disegnatori e ottimi disegni!
Livello veramente alto e professionale da parte di Werner Maresta, che disegna la maggior parte degli episodi ed è perfettamente a suo agio con tutti i personaggi e le loro espressioni, così come con gli ambienti, gli oggetti e gli sfondi, le atmosfere, lo storytelling in generale, molto fumettistico nel senso positivo e migliore del termine; disegni che raccontano bene e danno il giusto sapore alle storie. Un complimento particolare Maresta lo merita per come ha disegnato i bambini nella prima storia, quella che dà il titolo al volume – Il capobanda piovuto dal cielo – perché si sa che disegnare in modo non solo credibile, ma bello i bambini è compito arduo anche per disegnatori di lunga esperienza. E quei ragazzini, quel ” futuro Don Camillo” con la sua piccola tonaca e quel musetto da monello… beh, c’è da intenerirsi il cuore, a dir poco. Si merita tutti i complimenti scritti qui sopra!
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Non da meno gli altri disegnatori e disegnatrici: Elena Pianta disegna tre episodi del volume dimostrando un ottimo dinamismo e un segno bello e convincente, vivace. Anche lei perfettamente padrona della sua arte, usa magnificamente il bilanciamento tra i bianchi e i neri. Leggerla è un piacere.

A Italo Mattone, coadiuvato ai grigi da Manuela Nerolini, tocca una delle due storie del Mondo Piccolo: Il vittorioso, ultimo episodio del volume. Un racconto densissimo di cose, sia fisiche – paesaggi che cambiano ad ogni istante, milioni di oggetti, di persone, interni ed esterni tra i più disparati – che psicologiche: emozioni pesanti e tragiche – la guerra, la morte, la menzogna… Tutto ciò viene realizzato egregiamente da Mattone, che costruisce in modo molto efficace pagine non certo facili da disegnare.
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Tutti i disegni sono realizzati in toni di grigio, ma il penultimo episodio – Il compagno Gesù – disegnato magistralmente da Federico Nardo, gode di un effetto acquarellato, che si differenzia dallo stile degli altri disegni del volume. Nardo riesce a incantare il lettore non solo con le sue bellissime inquadrature cinematografiche – pare quasi di vederle muovere davvero, quelle figurine! – ma anche col suo stile fluido a metà tra un impressionante realismo e un espressionismo pieno di simboli. Un piccolo capolavoro, se l’espressione non pare esagerata (non lo è).

Questo primo, splendido volume del Don Camillo a fumetti è un’operazione coraggiosa, anche perché non ha un target specifico e ben definito di fruizione, a differenza della maggior parte delle attuali proposte a fumetti. Questo è senz’altro un pregio, ma potrebbe anche rivelarsi una difficoltà per il semplice motivo che chi ama “Don Camillo” è probabilmente una persona matura se non già anziana, mentre chi non lo conosce – facilmente a causa della giovane età – rischia di non notarlo o di non comprenderlo appieno perché le situazioni presentate e il tipo di ironia proposta non sono esattamente ciò che va più “di moda” tra i giovani, oggi.

Chi scrive, non ancora un vecchio bacucco ma già ben lontano dalla propria adolescenza, ha avuto dalla lettura di questo volume un’esperienza veramente bella e intensa, che spera – anzi è certo – di bissare quanto prima coi successivi volumi.
Buona lettura e complimenti sinceri a ReNoir.
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