venerdì 8 luglio 2011

YOUNG LIARS

YOUNG LIARS, di David Lapham (Contiene Young Liars 1-18)brossurato, 432 pp., colore -  € 32,00 – Planeta DeAgostini
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Danny Noonan è un perdente. Uno dei tanti, con il suo bagaglio di frustrazioni e sogni di successo, affidati a una scalcinata band musicale. Danny però ha anche una ragazza, bella e sexy. Ma Sadie non è una ragazza qualunque. Non solo è la figlia ribelle di un perverso e potente imprenditore locale. Un proiettile conficcato nel suo cranio – che potrebbe farla cadere in coma da un momento all’altro – ha cancellato ogni suo freno inibitore e l’ha resa dipendente dalle emozioni forti, persa in un’orgia di adrenalina che la rende sempre più selvaggia e inarrestabile. Un manipolo di amici, altrettanto problematici e sbandati, li accompagna lungo un quotidiano cui si fatica a dare un senso. L’ennesima avventura, iniziata per inseguire un sogno di ricchezza, li condannerà all’inferno. E mentre il misterioso passato di Sadie collassa travolgendo tutto e tutti, la parola “bugiardo” acquisterà nuovi, terrificanti significati.

David Lapham deve la sua fama soprattutto a Stray Bullets, opera indipendente che ha riscosso, negli anni novanta, un cospicuo successo di critica e pubblico, valendo al suo autore il premio Eisner.  Già in Stray Bullets, Lapham aveva dimostrato la sua predilezione per i racconti corali, dove la vicenda di ogni singolo personaggio era la tessera di un complesso mosaico noir, ritratto di un disperato mondo di lupi. Young Liars, miniserie in diciotto capitoli scritta per la divisione Vertigo della DC Comics, conserva la collaudata struttura a più voci, ma adotta uno stile ancora più provocatorio, pop e psichedelico, puntando su un ritmo frenetico e un costante rovesciamento dei piani temporali. Non è possibile anticipare l’intreccio di Young Liars senza svelarne anzitempo i segreti più scottanti. La trama labirintica ordita da Lapham è deliziosamente grottesca, serrata come in un racconto thriller, surreale e impudente come solo un fumetto underground può permettersi di essere.
L’incontrollabile Sadie, l’ambigua anoressica Jakie, l’intrallazzone Runco, il transessuale tossico Donnie, la bella e nevrotica CeeCee, ma soprattutto l’infame e sfigato Danny Noonan, sono icone di una gioventù squarciata dalla vita e dall’ignoranza.

Una generazione che ha fatto dell’impostura una vera regola per sopravvivere, fino alle conseguenze più estreme.  Pur nel loro disperato dibattersi, prede di bugie vorticose e miserie senza fine, Lapham sembra però osservare i suoi perdenti con simpatia. Quasi con affetto. Una punta di ammirazione colpevole per la loro follia giovane, la capacità di non arrendersi mai, mentendo spudoratamente anche a se stessi, anche davanti all’abisso più profondo. I giovani bugiardi di David Lapham, così sporchi e cattivi, sono a dispetto di tutto gli eroi di un’epica surreale, che in realtà rende omaggio allo spirito e alla fantasia umana come a una formidabile arma di resistenza.
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Denso di situazioni paradossali e colpi di scena scioccanti, Young Liars è un gioiello che piacerà agli appassionati del cinema di David Lynch. Ma potrà conquistare anche chi apprezza la commedia irriverente alla Almodovar e le fantasie pulp di Quentin Tarantino. Il personaggio di Sadie, con la sua vicenda tragica e ai limiti del plausibile che le conferisce risorse incredibili, tiene di fatto un piede nel mondo dei supereroi. Quelli più dannati e revisionisti, almeno. E anche strutturalmente, Young Liars mente per tutto il suo percorso, ingannando e distraendo il lettore con ripetuti mescolamenti di carte e generi. Il tutto rigorosamente al tempo di un rock con il volume a palla.

Superbo esercizio di stile, Young Liars di David Lapham è un piccolo capolavoro del fumetto indipendente, ricco di spunti e sperimentazioni narrative. Qualcosa di sufficientemente moderno e contro tendenza da aiutarci a riscoprire echi di un passato glorioso, come la poetica allucinata di William S. Burroughs e i primi ispirati passi della beat generation. David Lapham ha ormai una personalità inconfondibile, così come la sua caratura di autore fuori del coro, con Young Liars, è definitivamente consacrata.
E questa, certamente, non è una bugia, ma semplicemente una piacevole verità.



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