sabato 23 luglio 2011

La Banda della Magliana: intervista esclusiva a Simone Tordi, Leonardo Valenti, Stefano Landini

La Banda della Magliana, di Simone Tordi: sceneggiatore, Leonardo Valenti: sceneggiatore, Stefano Landini: disegnatore – brossura, 144 pag. b/n – 15.00 euro – Becco Giallo (Collezione Cronaca Nera)

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La Festa dell’Unità di Roma, ormai è un barboso evento,  delle vecchie feste organizzate dal PCI per la sovvenzione del Quotidiano di partito alle quali mi portava il babbo, non è rimasto più niente, passeggiare per i vari stand delle Terme di Caracalla, è come passeggiare  a Porta Portese la domenica mattina, non c’è niente che vi riconduca davvero alla politica, a parte il solito palchetto dal quale si filosofeggia e si riduce far politica in Italia ad un continuo attacco al Berlusca.
Ad osservarli imbottiti della giusta dose di alcool, puoi tranquillamente alienarti, immaginare un sonoro aletrantivo alle loro voci, una traccia nuova, un loop remixato con qualche base acida di Aphex Twin degna dei romanzi di Irwin Welsh  che dice solo:
unz unz unz… Perche noi siamo meno peggio di loro!… Perché noi siamo meno peggio di loro! unz unz unz!
Che noia, che barba, che barba, che noia.



Quest’anno però c’era davvero qualcosa d’interessante da vedere, un evento organizzato dalla Libreria L’Eternauta, chiamato Fumetti a Mezzanotte, dove tra una conversazione e l’altra sulla cara nona arte, si presentavano al pubblico nuovi autori e nuovi fumetti italiani.
Appena Orlando me l’ha comunicato mi sono sentito un po’ come l’inviato speciale, mi sono subito fomentato all’idea di andar sul posto ed intervistare un po’ di gente.

Già mi immaginavo, il tavolino spartano in disparte lontano dalla caciara della gente, il lettore mp3 accesso con la funzione di registratore vocale, le mie belle domandine da cronista d’assalto scritte su un foglio, una birra, un panino con la salsiccia, e davanti le nuove promesse del fumetto italiano. Ero troppo fomentato, così tanto che per andarci in auto da Roma Nord ho di nuovo abbozzato l’auto,  di nuovo si, episodio che mi ha spinto a ritirarmi da solo la patente e sostituirla con l’abbonamento mensile per la metro, e piantarla così di gravare sul bilancio di una famiglia non ancora nata, ma soprattutto di sovvenzionare le ferie ed i vezzi del mio carrozziere.
Quindi niente incontro, niente faccia a faccia, dovrete accontentarvi di un’intervista che ha viaggiato sui cavi del telefono, schizzata da un modem all’altro, fino ad arrivare sui vostri monitor.  Dovevano essere situazioni simili quelle che Hunter S. Thompson in “Paura e disgusto a Las Vegas” definisce “puro giornalismo paraculo”.



Cominciamo!
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Sono molto onorato di presentarvi, nonostante io non li conosca di persona ma solo tramite Facebook: Simone Tordi, Leonardo Valenti e Stefano Landini, gli autori de “La Banda della Magliana” il volume a fumetti di  edito da Beccogiallo, che racconta la vita criminale di quegli uomini che negli anni ’80 arrivarono a dominare Roma.
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1. Prima di tutto facciamo le presentazioni, chi sono Simone Tordi, Leonardo Valenti e Stefano Landini?
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Leonardo - Sono uno sceneggiatore. Lavoro principalmente per la tv e per il cinema (Romanzo Criminale la serie, Il Mostro di Firenze, Ris delitti imperfetti, A.C.A.B.) ma ho fatto qualche libro a fumetti (per carità basta con gli anglicismi, sono diventato linguisticamente conservatore) per BeccoGiallo, Edizioni BD e ora anche per Tunué.
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Simone - Vivo e lavoro a Roma. Collaboro da anni con Mediaset come story editor e producer per le fiction TV (da Carabinieri a RIS, per citarne alcune). Nel tempo libero scribacchio. Nel 2010 è uscito nella storica collana dei Gialli Mondadori il romanzo Luna in scorpione. Ho collaborato con varie riviste, come NoirMagazine. La Banda della Magliana è il mio primo fumetto.
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Stefano – Sono un disegnatore, o comunque ci provo, che ha collaborato con varie case Editrici tra cui: Eura Editoriale, Becco Giallo, If Edizioni, Vittorio Pavesio e altre. Attualmente lavoro sulla testata storica Hellblazer (Vertigo, DC Comics), e ho da poco terminato il mio primo lavoro su Capitan America per Marvel. Inoltre insegno alla Scuola di Comics di Reggio Emilia.
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2. I gangster romani sono tornati pericolosamente in voga negli ultimi anni, complice una rivisitazione molto romanzata delle loro discutibili gesta, un “Freddo” e un “Libano” li fa venire fuor molto più “eroi” che criminali: nel vostro fumetto come emergono i ragazzi dellla Magliana?
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Leonardo - La risposta è implicitamente contenuta nella tua domanda. Pur essendo il nostro libro una versione “narrativa” della storia della Banda della Magliana, con diverse licenze legate alla comprensibilità della storia, rimane comunque un ritratto poco indulgente. Basta pensare che il tema di fondo del libro è la morte e l’inutilità delle gesta della Banda.
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3. Come mai la scelta di un fumetto che parlasse di questo argomento? Un legame particolare a questo pezzo di storia nera italiana o semplicemente avete scelto di cavalcare l’onda del successo della serie televisiva andata in onda su Sky?
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Leonardo – Nessuno dei due. Il libro nasce prima della serie tv. Io avevo fatto un altro libro con i Becchi (Il Massacro del Circeo, uscito curiosamente dopo per maggiore foliazione) e loro mi proposero di scrivere il libro sulla Magliana perché il distributore glielo aveva consigliato. Anzi ricordo addirittura che me lo chiesero anche prima di scrivere il Massacro ma all’epoca declinai perché la storia del Circeo mi interessava di più. Sicuramente, per quello che mi riguarda, è un libro che nasce con un’urgenza narrativa leggermente inferiore rispetto al Massacro del Circeo. Questo non vuol dire che poi non abbia trovato una motivazione profonda durante il processo di scrittura.
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Simone - Nel mio caso la risposta è molto semplice. La colpa è di Leonardo, che mi ha trascinato in questa bella avventura.
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4. Che fonti avete scelto per il lavoro della sceneggiatura?
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Simone – Essenzialmente Ragazzi di malavita di Bianconi, che è la Bibbia sulla Banda della Magliana.
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5. Immedesimarsi in un volume che si legge è immancabile, anche se i protagonisti sono dei criminali senza scrupoli. Non farlo, è come leggere senza passione, presumo questo conti anche per chi quel fumetto lo disegna e lo scrive, quindi a turno, chi è il vostro personaggio preferito della vostra banda? 
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Simone - Nessuno. Se parliamo della vera Banda della Magliana e non di Romanzo Criminale, posso tranquillamente dire non avere “preferenze” ma un sano distacco. Anzi sono convinto che quando si parla di fatti reali il distacco oggettivo sia auspicabile. Sono i fatti che parlano più degli stessi personaggi. Tornado però alla Banda della Magliana il personaggio più “curioso” è sicuramente Danilo Abbruciati, per le sue molteplici connessioni con mafia, servizi segreti, terrorismo eversivo. Una figura enigmatica che ha fatto una fine incongrua, ucciso dopo aver tentato di sparare a Rosone, come un killer qualunque invece di un capoccia della Banda e che si è portato nella tomba un sacco di segreti inconfessati, persino ai suoi stessi compari della Magliana. Ma da qui a dire che è il mio personaggio preferito ce ne corre…
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6. Pur non avendo ancora letto (ahimè) il vostro volume ho avuto modo di sfogliarlo in libreria e devo ammettere che il tratto nervoso e semplice di Landini è molto accattivante, ed è sicuramente uno dei motivi che può farti avvicinare alla cassa tenendolo tra le mani, per il design dei personaggi a chi ti sei ispirato?
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Stefano - Sinceramente mi sono ispirato più ad un genere che a qualche personaggio già visto in tv o da altre parti; il genere in questione è il meraviglioso Poliziesco all’italiana, che credo sia, dal mio punto di vista, il massimo che il cinema Italiano è riuscito a dare sino ad oggi. Sono partito da film come Quelli della Calibro 38, Banditi a Milano, I Bastardi , ecc ecc. In tutti questi film ci vedo quel design, non solo dei personaggi, che spero di essere riuscito a trasmettere. L’aver utilizzato quello stile, che tu hai colto essere semplice e nervoso, è nato da un’esigenza di tempistiche (tre mesi con in mezzo Agosto), e per puro esperimento artistico, che i ragazzi della BeccoGiallo mi hanno lasciato fare. Infatti è stata la prima volta che ho fatto un lavoro completamente con la big e mezzi toni.
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7. Sempre a Stefano due domandine stilistiche: mi verrebbe da dire che uno dei tuoi “maestri” ispiratori sia l’immenso Igort, ma meglio chiederlo a te, chi ispira le tue tavole, e nel panorama internazionale mi diresti il tuo disegnatore preferito?
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Stefano - Igort più che ispiratore è stato per me un insegnante, nel vero senso della parola, nel lontano ‘95 presso la Scuola di Fumetti Nuova Eloisa di Bologna, dove venne per un periodo come insegnante esterno. Per il resto il mio “vero stile” è molto più, Argentino, con Bianchi e Neri netti; infatti i miei veri ispiratori e disegnatori preferiti sono Risso, MillerMignola. Ora, sapere che da qualche anno lavoriamo (mi riferisco a Risso e Miller) nella stessa casa Editrice, DC Comics, beh, questo mi riempie di orgoglio e per me un piccolo, ma importante sogno si è avverato.
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8. Ora tocca a Simone e Leonardo, la figura dello sceneggiatore e dello scrittore in campo fumettistico ha finalmente raggiunto quella del disegnatore, convenite? Calma la domanda non è questa. Direi che questi ultimi anni, grazie sopratutto al fumetto americano, la professionalità di questa figura è stata decisamente e fortunatamente rivalutata, per scrivere lo storyboarding di un fumetto, l’impostazione di una tavola, il ritmo della narrazione, chi ritenete siano i vostri maggiori ispiratori? Ovviamente come per Stefano, voglio sapere invece il vostro scrittore preferito.

Leonardo (con Simone che si accoda) - Sono influenzato da tre decenni di letture fumettistiche. Adoro la scuola hardboiled, per cui ti posso dire che adoro Miller, Rucka, Brubaker, David, De Matteis, Lapham ma anche Dennis O’ Neil se vogliamo guardare al passato.  E poi, sarà scontato, ma c’è anche Alan Moore. Ma ho anche influenze nipponiche: Taniguchi, Asano, Urasawa. E in campo romanzesco amo McBain, Wambaugh (il suo “I ragazzi del coro” è folgorante), Bunker ma anche King.

9. Beccogiallo, il vostro editore, è uno delle poche alternative al monopolio fumettistico italiano, anche se la sua distribuzione è relegata necessariamente al circuito librario visto il prezzo delle sue edizioni e il target, indirizzato a tutti i lettori più grandicelli che desiderano leggere un’ ulteriore punto di vista su alcuni dei grandi eventi che hanno caratterizzato la storia italiana dell’ultimo cinquantennio più o meno, quindi cosa è nata prima? La collaborazione con Beccogiallo, con cui poi si è scelto l’argomento da trattare, o semplicemente l’editore Padovano è stata una tappa obbligata, visto che il fumetto parlava di una vicenda durata decenni che ha dipinto di rosso molte prime pagine dei quotidiani italiani?

Leonardo - Mi interessava l’idea della cronaca nera a fumetti, avevo visto i volumi BeccoGiallo in libreria e pensavo di poter fare qualcosa per loro. Dopo è venuta la scelta dell’argomento, come raccontato poco sopra.

Simone - Per quanto mi riguarda, la distribuzione libraria di BeccoGiallo è stato un plus rispetto agli altri editori. Trovare il  volume nelle principali librerie permette di raggiungere un target diverso rispetto rispetto a quello delle fumetterie. Inoltre i Becchi hanno un ottimo ufficio stampa che ha portato a diverse recensioni sulle maggiori testate giornalistiche.

10. Il fumetto in Italia sembra un pò un Idra, o una Fenice, per quanto sembri fermo, riesce sempre a riemergere, nonostante come media stia diventando con gli anni piuttosto costoso: cosa potreste dire ai molti ragazzi iscritti alle varie scuole del fumetto che proliferano e che sognano di arrivare a diventare autori, a parte la solita solfa di “impegnarsi”?

Leonardo - Mah non sono un fumettista navigato quindi non ho grandi consigli da dare. Penso che l’editoria a fumetti in Italia sia poco più che amatoriale. E rinasce dalle sue stesse ceneri perché c’è un folto e nutrito gruppo di appassionati che ciclicamente cerca di dare una prospettiva nuova al media. Ma non c’è un vero mercato e non penso che ci sarà mai. A meno che non si imbocchi una strada editoriale precisa, originale ed identificabile come i cari Becchi. Che hanno i loro difetti ma hanno saputo crearsi un loro mercato. Quindi il consiglio è di andare là dove il fumetto è ancora venduto, Francia ed America. Ovviamente il mio discorso vale per il fumetto da libreria. Perché in edicola abbiamo il florido colosso di Bonelli, una realtà per cui vale lo stesso discorso fatto per i Becchi: la riconoscibilità è tutto. Ed è uno dei pochi interlocutori “seri” che mi pare di vedere nel settore.



11. Aspettative, chi vi aspettate prenda il volume?

Tutti e tre - Tu per primo. Altrimenti ti veniamo a cercare con una 44 magnum in pugno… Scherzi a parte: gente che conosce già BeccoGiallo, poi chi ha visto la serie di Romanzo Criminale, anche chi ha letto altri libri sulla Magliana. Probabilmente qualche adolescente in più rispetto ad altri titoli BeccoGiallo. Il libro è alla sua seconda edizione ed ha venduto. Non pensiamo di poter divulgare le cifre esatte, ma, e si torna sulla povertà del mercato, pensare che quelle cifre lo classificano come best e long seller dell’editore non fa presagire nulla di buono per il fumetto in Italia.

12. Progetti Futuri? Come definireste il mercato italiano adesso fertile o sterile a nuove iniziative?

Leonardo - Il mercato italiano è moribondo dal punto di vista economico, ma florido di editori volenterosi che si devono scontrare con una realtà culturale miserrima, ovvero quella italiana, dove si legge pochissimo… I fumetti poi non si leggono quasi per niente… Tra le realtà editoriali più agguerrite c’è quella con cui sto lavorando ora, Tunué, per cui sto terminando di scrivere l’adattamento di un racconto di De Cataldo. Sarà una cosa completamente diversa da Romanzo Criminale, con una tematica universale e tristemente attuale. A Tunué forse manca ancora un’identità precisa ma la determinazione e la capacità di chi ci lavora col tempo la potrebbero rendere una nuova “piccola Coconino“… con una prospettiva leggermente più popolare, che non guasta… anzi.

Simone - Con Leo e Stefano abbiamo creato un bel team di lavoro, e abbiamo deciso di lanciarci in una nuova avventura. Una graphic ambiziosa che ha richiesto diversi anni di lavoro. Il peso maggiore è sulle spalle di Landini, che sta sfornando tavole stupende. Incrociando le dita, il progetto troverà presto la sua casa definitiva.

13. Come pensate leggeranno i fumetti i ragazzi prossimamente? Continueranno a sfogliare pagine di carta sniffando la colla della brossura, o finiremo per toccare tutti un freddo schermo da tablet?

Leonardo - Non sono d’accordo con il tono della domanda. Perché il tablet è per assunto peggio della carta? Confesso di aver avuto anche io un’iniziale resistenza ai fumetti e ai libri digitali ma dopo averli provati non trovo nulla di disidicevole, anzi! E poi essere su un supporto a cui le nuove generazioni saranno più avvezze, è un passaggio obbligato. Oltre che ecologicamente conveniente, aggiungerei. Mi sono goduto diversi fumetti Marvel, DC, Image e altri indipendenti sul mio iPod Touch. Anzi ho trovato la navigazione da vignetta a vignetta persino divertente… Insomma sono tutt’altro che nemico dei fumetti digitali. Anzi ne auspico la diffusione… è un mercato che esploderà tra qualche anno, ma sarà il vero futuro del fumetto. I mezzo devono reinventarsi per attirare pubblico. Vedi gli schermi piatti per la tv, il 3D per in cinema, ecc… chi si ferma, si estingue. È la triste legge dell’evoluzione…

Simone - Io sono tra quei malati che amano sfogliare e annusare i libri. Bene, da qualche mese sono un felice possessore di un Kindle (leggo almeno un saggio o due al mese sul dispositivo), e di un Ipad2 (che uso soprattutto per le riviste).
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Vi ringrazio della pazienza a vi auguro buona fortuna per  vostri progetti, in più mi riprometto di prendere il volume, ci tengo alla mia pellaccia!
Baci ai Pupi.

Collegamenti Esterni:
- BeccoGiallo editore


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