venerdì 8 luglio 2011

Kurden People

Kurden People, di Marina Girardi
vol. unico, brossura, 80 pp (non numerate), due colori – 12 euro – Comma 22
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Ho acquistato alcuni giorni fa Kurden People di Marina Girardi, edito da Comma 22 (meglio tardi che mai!), ed è stata una piacevole sorpresa.
E’ raro che mi avvicini a titoli che mi rammentano l’attualità, non perché io viva sul pianeta Saturno, ma temo la noia come Sansone la perdita dei capelli!

E spesso, il fatto che uno parli di cose importanti, temi politici o sociali, magari relativi a qualche tragedia, autorizza il “cantastorie” a essere un po’ noioso.
Come se leggerezza e ritmo, abitassero lontani dall’impegno.
Ai lati estremi della città.
Il cantastorie “impegnato” rischia così di rimanere prigioniero della pedanteria per la troppa voglia di spiegare bene le cose, con il dovuto rispetto, e con tutti i puntini sulle “ i ”. Rendendo il suo racconto lento e pesante, e quando arriva il momento di sferrare il colpo allo stomaco e dire qualcosa che rimanga impresso nel nostro cervello (sempre distratto da mille cose), la noia ha già devitalizzato ogni nostro recettore e il corpo ormai è preda al torpore.


Un Marco Paolini invece non è mai noioso, eppure è preciso, eppure parla di cose che agitano la pancia e fanno star male la notte, e così Ascanio Celestini, che non dimentica mai che si può anche sorridere di cose terribili perché la cosa importante del suo mestiere, è che queste cose rimangano ben impresse nella nostra memoria.
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Il libro di Marina lo catalogherei però in un altro cassetto (reggetevi forte): in quello dove ci sono i libri di Hugo Pratt.
Sono davvero pochi quelli che possono stare in quel cassetto, ma per quanto riguarda questo libro, penso proprio di non sbagliarmi.

Ha molte qualità: la leggerezza, che ovviamente non significa prendere le cose alla leggera, e che scorre via come dovrebbe saper fare un buon racconto di viaggio intriso di fiaba popolare. Inoltre profuma di sincerità e verità. Con una spruzzata di spezie saputa aggiungere al momento giusto. Specie quando si fa riferimento, ancora con garbo e semplicità, alle varie leggende mediorientali. Senza bisogno di dover cambiar mestiere e fare l’illustratrice.
Lo suggerisco: Questo è un libro che farei circolare sui banchi di scuola per conoscere un pezzetto di mondo. Molto più di tanti libri fighetti, cartonati, e anche un po’ snob.
Belli anche i colori, pochi, ma perfettamente bastanti all’uso.
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Il giallo/verde/nero della copertina, che potremmo definire “Ecoline intinte con un pennello lavato male”, a dimostrazione che anche un difetto o un’indolenza, in alcuni artisti, può trasformarsi in pregio e stile, e quel canapa naturale usato all’interno che devo dire mi è piaciuto tantissimo.
Bella anche la postfazione di Elettra Stamboulis. Piena di cose intelligenti che quando si parla di fumetti non sempre sono cosa scontata (ma di lei avevo già letto altre cose intelligenti sul catalogo del 6° Komikazen).
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Mi chiedo solo: Marina userà dei pennelli ridotti all’osso come faceva Van Gogh, per reali ristrettezze economiche (da vera nomade viaggiatrice) e magari per la grande urgenza di disegnare subito, o farà come i tanti che tagliano le setole al proprio pennello per simulare un finto stato d’indigenza tipico di una vita bohémien?
Spero tanto nella prima ipotesi (fatemi sognare un po’).


Collegamenti Esterni:
-Comma 22
-Blog di Marina Girardi









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