sabato 18 giugno 2011

THOR: Verità Nascoste

Thor: Verità Nascoste, di Kieron Gillen (testi) AA.VV. (disegni), apparso su Thor e i Nuovi Vendicatori n. 144-146, spillato, 80 pp. col., € 3,50 – Panini Comics
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La run “inaugurale” di Straczynski nella collana dedicata al Dio del Tuono, nell’occasione ripartita dal n.1, era quella che aveva riportato in vita il figlio di Odino, sia dal punto di vista editoriale, sia da quello propriamente narrativo: Thor era infatti scomparso (apparentemente morto) ben tre anni prima in seguito agli eventi di Ragnarok (in pratica l’Armageddon vichingo, cioè la fine di tutte le cose).

Sebbene non sia un grande fan di “Stracchino”, la sua gestione del “tonante” costituisce una delle mie letture preferite degli ultimi anni, grazie a un ben impostato accostamento tra la natura umana e quella divina di Thor (no, non sto parlando di Gesù Cristo) e a una sapiente mistura tra elementi super-eroistici e “da commedia”, ottenuta mediante un semplice, ma geniale stratagemma narrativo: il trasferimento di Asgard nei cieli del Oklahoma. Questa vicinanza forzata tra dei e uomini avrebbe, infatti, portato a situazioni sempre stuzzicanti e in continua evoluzione.
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Purtroppo lo scrittore ha abbandonato la serie dopo una ventina di numeri, ufficialmente a causa delle continue interferenze generate dai maxi-eventi Marvel (Secret Invasion e Dark Reign), costringendo la Marvel a trovare in fretta un sostituto proprio nel bel mezzo degli eventi legati ad Assedio, l’ennesima maxi-saga con cui la testata asgardiana ha dovuto intrecciare i fili.
La scelta è caduta su Kieron Gillen, giornalista-scrittore con una passato legato soprattutto a videogiochi e musica e, certamente, poco noto ai Marvel fan. Confesso che allora non nutrivo grandi speranze per il futuro della collana, ma mi sarei ricreduto.
L’inizio è stato interlocutorio: e come poteva non esserlo, dovendo prendere un titolo in corsa adattandosi a tematiche già predefinite e imposte da altri? Come osservato dal curatore della testata italiana Giorgio Lavagna, a mio parere il miglior editor in forza alla Panini, l’autore è comunque riuscito a introdurre una robusta svolta nelle atmosfere della serie, traghettandola verso un territorio decisamente più horror.
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Con il primo story-arc interamente concepito e pensato da lui, Gillen alza ulteriormente il tiro e comincia a rivelare quali siano le sue intenzioni future. Ora siamo ben lontani sia dalle atmosfere standard super-eroistiche, sia dal classico horror; direi che la dimensione che più si addice al nuovo corso sia l’Epica.
Thor e gli dei asgardiani (e non) diventano figure simboliche e ieratiche, bastioni e garanti di un certo ordine delle cose che, però, è tutt’altro che permanente e inattaccabile. Ed è proprio per difendere la nostra attuale realtà, lo status quo, che il biondo eroe deve affrontare una terribile prova: attraversare l’Inferno stesso per recuperare un manufatto, una spada, che può rappresentare la salvezza per l’universo, così come lo conosciamo.
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Novello Odisseo, più ancora che Dante, Thor affronta una sfida dopo l’altra, un orrore dopo l’altro, terribilmente conscio della gravità del momento, chiuso in un ostinato silenzio: non risponde agli allucinanti esseri che affronta lungo la via, non risponde allo stesso Signore degli Inferi, la versione marvelliana di Mefisto, che lo tenta all’inizio dell’impresa. Ma Thor non è Faust, e non degna il maligno sovrano neanche di un cenno di risposta, a parte uno sguardo infuriato e sdegnoso.
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L’accidentato cammino dell’asgardiano nei gironi infernali è accompagnato da una voce narrante. La cosa è indubbiamente da sottolineare: come sappiamo bene, questa tecnica è stata abbandonata nei comics già da diversi anni. La cosa interessante, però, è che non si tratta stavolta del narratore “onnisciente” a cui eravamo abituati, bensì un personaggio che vive nella storia stessa che sta raccontando, ma che per un godibilissimo artificio narrativo, si estranea in qualche modo dalla sua dimensione spazio-temporale per fungere anche da “cantore” per gli spettatori che verranno. Si tratta di un servo di Mefisto, e canta le gesta dell’eroe nordico con uno stile altamente drammatico, ampolloso e retorico, cosa che scatena la tagliente ironia del suo potentissimo padrone.
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Gli altri protagonisti della vicenda, i cosiddetti comprimari, assumono uno spessore e una valenza archetipica che li rende importanti quasi come il protagonista: da Tyr, il dio asgardiano della Guerra, a Hela, la dea della Morte; alle terribili Dìsir. Ma è soprattutto il già citato Mefisto a rubare letteralmente la scena al dio del Tuono: sornione, caustico, coltissimo, machiavellico e perfino dongiovanni, il Mefisto di Gillen è una delle più riuscite rappresentazioni del dio degli Inferi mai presentate nella storia della Marvel. A questo livello mi vengono in mente solo quelle di Jim Starlin e di Ann Nocenti (ma potrei dimenticarne altre: invito i lettori a dire la loro al riguardo).

In conclusione, ritengo che questa prova di Gillen, al di là del suo (notevole) valore attuale, sia motivo di grandissimo interesse in quanto schiude orizzonti narrativi dalle potenzialità pressoché illimitate. Se le mie aspettative non saranno deluse, Thor rischia di diventare una delle più imperdibili collane nel catalogo Marvel dei prossimi anni.

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Collegamenti Esterni:

- Panini Comics





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