giovedì 9 giugno 2011

Giustizieri e vigilanti dopo la Guerra Civile


[Un regalo da Valentino Sergi per gli amici di Fumetti di Carta estratto ed esteso dalla postfazione del volume Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi (Edizioni XII, 2010)]

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“[…] come sottolinea Umberto Eco, sarebbe forse più corretto parlare almeno di due postmoderni: uno, artistico, inventato dagli architetti e adottato poi in letteratura, tendente a instaurare con il passato un rapporto armonioso basato sulla rivisitazione, sul pastiche, sulla citazione affettuosa ed ironica; l’altro, di natura nichilistica, elaborato da filosofi come Lyotard, Derrida, Vattimo, fondato sulla messa in questione dell’eredità del pensiero precedente.”[1]
Il Rinascimento del fumetto americano – complice la brit-invasion – ha seguito i due binari individuati da Eco, ridiscutendo i codici della narrazione consolidati in anni di immobilismo del mercato. Immobilismo che aveva messo in crisi un business miliardario a tal punto da convincere i vertici delle principali case editrici a cedere un passato glorioso, ma logoro, nelle mani di una nuova generazione di autori consapevoli delle potenzialità del medium; Frank Miller, Alan Moore, Grant Morrison, Neil Gaiman, Garth Ennis, sono solo alcuni dei nomi che hanno innescato un processo alla base di un ripensamento del significato della figura del supereroe.


L’opera più emblematica, in questo senso, è The Dark Knight Returns che:
“ha il merito di recuperare atmosfere perdute e definire un nuovo tipo di approccio tematico, psicologico e narrativo al genere supereroico. […] Batman non soltanto non è più l’eroe scanzonato e solare che prende a sganassoni i nemici in abiti carnevaleschi, ma è addirittura un anziano vigilante ormai in pensione, ossessionato dal vuoto esistenziale provocato dal suo disarmo.”[2]
Proprio Batman, prima con Miller – in tutti i cicli narrativi da lui realizzati, compreso l’ultimo All Star Batman & Robin –, poi con Moore in The Killing Joke (dove lo sceneggiatore inglese individua, nel confronto con il Joker, la chiave di un’ossessione speculare[3]), si riappropria del ruolo semantico di giustiziere, e così agisce la nuova generazione di supereroi, costretti ad adeguarsi alle minacce del terrorismo e a quelle dell’instabilità delle borse mondiali.
“Il ‘giustiziere’ è, secondo lo Zingarelli, un carnefice, un esecutore di condanne capitali o, arcaicamente, un giudice. Nei fumetti, però, ‘giustiziere’ diviene sinonimo di ‘vigilante’, ovvero colui che esercita funzioni di controllo e mantenimento dell’ordine pubblico senza appartenere a un ordine di polizia statale.”[4]
Gli (anti)eroi odierni sono, infine, giustizieri, ma alla luce di un panorama segnato dell’inevitabile deriva delle norme e delle coscienze, smarriti re delle ceneri di shakespiriana memoria, incapaci d’imporre valori universali e  spesso alla ricerca di un personalissimo riscatto o, ormai trito cliché, di un’ineffabile vendetta. D’altronde, era stato proprio Alan Moore, con il suo Watchmen, ad associare in modo indissolubile un drammatico senso relativista all’archetipo del supereroe.
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Watchmen, n. 12 p. 27 © dc Comics. Trad. it. I classici del fumetto di Repubblica serie Oro n. 26: Watchmen – Sotto la maschera, Gruppo Editoriale L’Espresso/Panini, Modena 2005, p. 391: “Sì, è esatto, e forse la creerò [la vita umana. N.d.C.]. Addio Adrian”. “Jon, aspetta, prima di andartene… ho fatto la cosa giusta vero? Ha funzionato alla fine”. “‘Alla fine?’ Niente finisce Adrian, niente ha mai fine”. “Jon, aspetta! Cosa intendi dire…”


Queste riflessioni meta-narrative hanno influenzato per anni (e ancor oggi) un certo modo di scrivere le storie, impregnando di pessimismo anche il filone opposto, quello della rivisitazione fondata sul rispetto e sul rapporto armonioso con la tradizione. Non a caso, Grant Morrison, autore capace di dirimere le contorte fila delle continuity decennali di casa dc con la costruzione di complesse narrazioni enciclopediche in grado di giustificare anche le soluzioni più bizzarre e sconclusionate adottate in passato, ha scelto di scrivere la morte di Batman[5] e Superman[6]. La fine inevitabile del vigilante che, pur se in grado di fornire una giustificazione dignitosa del proprio passato, se non un recupero addirittura glorioso[7], è incapace di confrontarsi con le proprie contraddizioni senza cadere preda dello sconforto o immolarsi per gli ideali che rappresenta (o crede di rappresentare[8]).


Quest’inquietudine, generata dal conflitto tra i due modelli giustiziere/vigilante, è alla base di Civil War, lo scontro epocale tra i supereroi di casa Marvel divisi in due fazioni: i favorevoli all’Atto di Registrazione e i contrari. Coloro disposti a rivelare la propria identità segreta per integrarsi nella società americana, divenendo di fatto un corpo paramilitare, e coloro che ritengono di rivestire una funzione ordinatrice extra-statale, superumana appunto. Mark Millar, la mente dietro al progetto e autore di un’altra importante opera di riflessione sulla figura del supercriminale (Wanted), sceglie due personalità emblematiche come esponenti delle opposte fila: Tony Stark, uomo politico e affarista dentro la corazza ipertecnologica di Iron Man, caratterizzato da profonde contraddizioni personali (un supereroe a capo di una multinazionale che ha prodotto armi di distruzione di massa e continua a sviluppare tecnologie militari[9]); e Steve Rogers, il Capitan America originale, paladino incorruttibile, ultimo sostenitore di un’idea di giustizia universale, del concetto più puro di vigilante.
Certo, se riprendiamo la definizione fornita in apertura del paragrafo, la condizione di vigilante, ovvero “di colui che esercita funzioni di controllo e mantenimento dell’ordine pubblico”, sarebbe più consona a Stark e compagni (pur se legalmente inquadrati), mentre i ribelli, guidati da Cap, appaiono più vicini alla condizione opposta, mossi da un’idea di bene in apparenza personale, relativista (in quanto anti-statale). Saranno la scelta di Stark di combattere i “ribelli”, servendosi di criminali assassini, e la morte dello stesso Capitan America, dopo la resa (proprio per non tradire la Causa e diventare, insieme ai propri compagni di lotta, dei meschini giustizieri) a riequilibrare l’equazione, decretando, anche qui, la fine dell’idea di un personaggio integro capace di votarsi a un Bene assoluto senza esitazioni.


Ma se Brecht al suo Galileo fece esclamare: “Felice il paese che non ha bisogno di eroi”, le grandi case editrici americane non sono dello stesso avviso e, superata la notte più profonda della fase nichilista, hanno revisionato ancora una volta i loro paladini, con resurrezioni e recuperi dal passato tanto provvidenziali quanto prevedibili. Unico comun denominatore, la chiara intenzione di: “riscrivere e ricaratterizzare gli archetipi classici inserendoli in una nuova struttura epica”[10], in piena chiave neonarrativa, per adattarsi alla nuova generazione di lettori.
Ma questa, appunto, è un’altra – nuova – storia.

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[Valentino Sergi è un carissimo amico e speriamo torni presto a collaborare (anche) con Fumetti di Carta. Nonostante la sua giovanissima età, fa un milione e mezzo di cose, e - accidenti - le fa tutte bene! Tra le altre cose scrive saggi, fumetti, racconti, cura volumi e collane per le Edizioni XII , e chissà cos'altro ancora. Seguitelo, ne vale la pena. (ndO)]


Bibliografia

  • Aicardi Gianluca, M for Moore, Tunué, Latina 2006.
  • Aicardi Gianluca, Sin Cinema, Tunué, Latina 2005.
  • Brubaker Ed, Epting Steve, Capitan America n. 25, Marvel Comics, New York 2007. Edizione Italiana: Supereroi le grandi saghe n. 2: La morte di Capitan America, Panini Comics, Modena 2008.
  • Cooke Darwyn, The New Frontier nn. 1-6, dc Comics, New York 2003-2004. Edizione italiana: I più grandi supereroi della terra nn. 4-5: La nuova Frontiera voll. 1-2, Planeta DeAgostini, Barcellona 2009.
  • Ellis Warren, Granov Adi, Iron Man Extremis in The Invincible Iron – Man nn. 1-6, Marvel Comics New York 2005-2006. Edizione italiana: Supereroi le grandi saghe n. 11: Iron Man Extremis, Panini Comics, Modena 2009.
  • Gaiman Neil, Kubert Andy, Batman: “Whatever Happened to the Caped Crusader?”, in Batman n. 686 e Detective Comics n. 853, dc Comics, New York 2008. Edizione italiana: Batman: Cos’è successo al cavaliere oscuro?, Planeta DeAgostini, Barcellona 2009.
  • Maio Barbara, Uva Christian, L’estetica dell’ibrido. Il cinema contemporaneo tra reale e digitale, Roma, Bulzoni 2003.
  • Millar Mark, McNiven Steve, Civil War nn. 1-7, Marvel Comics, New York 2006-2007. Edizione italiana: Civil War nn. 1–7, Panini Comics, Modena 2007.
  • Moore Alan, Gibbons Dave, Watchmen nn. 1-12, dc Comics, New York 1986-1987. Edizione italiana: I classici del fumetto di Repubblica serie Oro n. 26: Watchmen – Sotto la maschera, Gruppo Editoriale L’Espresso/Panini, Modena 2005.
  • Morrison Grant, Daniel Tony, Batman r.i.p. In Batman nn. 676-681, dc Comics, New York 2008. Edizione Italiana: Batman r.i.p., Planeta DeAgostini, Barcellona 2009.
  • Morrison Grant, Quitely Frank, All Star Superman nn. 1-12, dc Comics, New York 2006-2008. Edizione italiana: All Star Superman, Planeta DeAgostini, Barcellona 2009.
  • Straczynski Michael Joe, Coipel Olivier, Thor nn. 1-8, Marvel Comics, New York 2007-2008. Edizione italiana: Supereroi le grandi saghe n. 16: Thor – Il ritorno del Dio del Tuono, Panini Comics, Modena 2009.

Note
[1] Maio Barbara, Uva Christian. L’estetica dell’ibrido. Il cinema contemporaneo tra reale e digitale, Roma, Bulzoni 2003.
[2] Gianluca Aicardi, Sin Cinema, Tunué, Latina 2005, p. 34.
[3] “I due personaggi esistono in funzione reciproca, sottilmente consci del proprio ruolo e della loro natura simbolica.” Gianluca Aicardi, M for Moore, Tunué, Latina 2006, p. 37.
[4] Emanuele Gatti, Batman: il tema del giustiziere (I), «Fucinemute n. 78», Trieste 2005,
[5] In Batman r.i.p.
[6] In All Star Superman.
[7] È il caso di Darwyn Cooke che, con La nuova frontiera, colma, con precisione “storiografica”, il gap narrativo tra l’età d’oro e quella d’argento dei personaggi dc (ovvero il periodo tra la fine della Seconda guerra mondiale e la metà degli anni Cinquanta, poiché in quegli anni gran parte delle testate supereroistiche erano state sospese o sottoposte a un radicale cambiamento a causa dell’onda moralizzatrice dei conservatori).
[8] Neil Gaiman, in Whatever Happened to the Caped Crusader? (narrazione della veglia funebre successiva alla morte di Bruce Wayne descritta da Morrison), suggerisce l’interessante ipotesi che la carriera eroica di Batman non sia altro che un castello di menzogne confezionato ad arte da Alfred Pennyworth, il maggiordomo, giunto a travestirsi persino da Joker per curare il giovane erede dei Wayne dalla depressione successiva all‘omicidio dei genitori.
[9] Contraddizione alla base della miniserie Iron Man Extremis, scritta da Warren Ellis, in cui il personaggio rischia la morte nel confronto con un terrorista che ha rubato il progetto di un’armatura biologica proprio dai laboratori delle Stark Industries.
[10] Cfr. Valentino Sergi, Appunti sul Neonarrativismo, FucineMute.it 2011 – http://www.fucinemute.it/2011/05/appunti-sul-neo-narrativismo/

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