venerdì 3 giugno 2011

Fantastici Quattro 200

FANTASTICI QUATTRO 200, Panini Comics, 48 pagine, £ 3900 (€ 2,01), maggio 2001, di Carlos Pacheco, Rafael Marin, Jesus Merino, Chuck Dixon, Leonardo Manco.
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Non sono mai stato il Marvel fan che compra tutto. Mi piace il Marvel Universe, e tanto, ma non ho mai sentito il bisogno di seguirne ogni collana. Ho sempre avuto un gruppo di testate irrinunciabili, con altre che andavano e venivano a seconda degli autori, e mi è sempre andato bene così.
Ricordo un periodo, un bel periodo, in cui quella manciata di collane che seguivo mi entusiasmava. Contavo i giorni che mancavano all’uscita dell’Uomo Ragno, di Capitan America, di Thor e dei Vendicatori… ma i Fantastici Quattro no, loro mi creavano qualche problema.
A me i Fantastici Quattro sono sempre piaciuti. Una famiglia di avventurieri, un gruppo di esploratori, dotati di poteri… beh, fantastici, sempre alle prese con minacce cosmiche e pericoli venuti da chissà dove. Come non amarli? Sono un simbolo della grande avventura, del gusto della scoperta.

Però in quel periodo in cui tutta la Marvel mi regalava emozioni ogni mese i Fantastici Quattro non erano granché. Lo scrittore, una vecchia conoscenza dei lettori di comics, sembrava incapace di scrivere storie degne della sua fama. Parlo di Chris Claremont, che evidentemente aveva preso FANTASTIC FOUR per uno spin off degli X-Men. Technet? Genosha? Charlotte Jones? Qualcosa non andava.
E il disegnatore era anche peggio. Salvador Larroca, che all’epoca non si aiutava ancora con le fotografie per illustrare dei personaggi realistici, cercava di copiare i manga shonen con pessimi risultati. Ricordo con orrore i personaggi biondi disegnati come Super Saiyan… e a me Dragon Ball piace, ma se voglio leggere quello… leggo quello.
Passavano i mesi, FQ era sempre il mensile Marvel Italia che compravo più svogliatamente, a peggiorare le cose ci si mettevano pure i comprimari, che non erano proprio imperdibili. Silver Surfer di un DeMatteis che dopo la prima, buonissima annata non aveva più nulla da dire. Miniserie sul Quartetto di infima qualità.
Che brutto momento.



Oh, beh, mi restavano le altre collane, alla fine una sola di qualità più bassa la potevo tollerare. Non me la sarei presa con la Marvel per così poco.
Poi arrivò un altro periodo, perché si sa, il tempo vola quando ci si diverte. Quella Marvel che tanto apprezavo cominciò a cambiare, se me lo chiedete in peggio. Oh, beh, anche se non me lo chiedete. Con l’arrivo di Joe Quesada come editor in chief al posto di Bob Harras tutte le serie che amavo cominciarono a peggiorare, sia perché la qualità in alcuni casi stava diventando pericolosamente bassa (Thor, Iron Man…) sia perché sembrava che il fumetto di supereroi, quello vero, fosse stato bandito dalle riviste marvelliane a favore di tentativi poco riusciti di imitare la realtà.
Dieci anni fa le pubblicazioni italiane erano indietro rispetto a quelle USA di circa un anno. Quindi, mentre arrivavano notizie per me un po’ sconfortanti sulla Casa delle Idee, in edizione italiana potevo ancora godermi le ultime storie della Marvel precedente, quella che gli amanti dell’here and now avevano già bollato come vecchia e fuori moda a favore di novità che ancora non si erano nemmeno viste.


A quel punto, ironia della sorte, l’unica serie Marvel che mi faceva ancora sentire a casa era proprio FANTASTICI QUATTRO.
In Italia terminò infatti la run di Claremont e Larroca e iniziò un nuovo periodo per il Quartetto, quello firmato da Carlos Pacheco, ultimo prestigioso colpo di Harras prima di lasciare il posto a Quesada, colpo con cui si fece perdonare 30 numeri disegnati da Larroca.
Con che numero del mensile? Ma ovviamente con il 200.
FANTASTICI QUATTRO 200, maggio 2001. Dieci anni fa, quando nasceva Fumetti di Carta. Ecco perché, per celebrare il decennale del nostro sito preferito, ho voluto ricordare questo albo, e come ci si è arrivati.


Com’erano belle le tavole di Pacheco, così ricche di particolari, così dinamiche. Dopo decine di numeri disegnati da Larroca (uno che tra l’altro non saltava mai una scadenza) rivedere i Fantastici Quattro disegnati in stile Marvel era una gioia per gli occhi. E la storia… un classico tentativo di Back to the basics, un buon inizio con gli elementi primari delle migliori storie del Quartetto. E Diablo, per strizzare l’occhio al John Byrne che Pacheco aveva adorato proprio sulle pagine degli FQ. In appendice, la prima parte della miniserie in tre numeri di Chuck Dixon e Leonardo Manco dedicata al Dottor Destino.
Cover metallizzata, poster, Francesco Meo che mi saluta nella posta, 48 pagine, quell’ingombrante e obsoleto logo del Ritorno degli eroi, prezzo in Lire, variant per fumetterie.
Un albo che si potrebbe definire d’altri tempi, e grazie tante, ridendo e scherzando è passata una decade.
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Presto Pacheco si sarebbe rivelato un lavativo che aveva bisogno di aiuti e rimpiazzi un numero sì e uno sì, ma a quel numero 200 che dieci anni fa mi restituiva un Quartetto più che decoroso rimango affezionato. Era un nuovo inizio che riprendeva il meglio della tradizione, in un momento in cui le news provenienti da oltreoceano facevano pensare che la tradizione fosse diventata improvvisamente ingombrante e impopolare. Proprio loro, i Fantastici Quattro, il primo mattone del Marvel Universe, spesso considerati antiquati relitti, mi ricordavano come si potessero ancora coniugare tradizione, qualità e uno sguardo al futuro. Ma lo si è già detto, i Fantastici Quattro sono esploratori: del futuro non potrebbero certo avere paura… loro lo aspettano, lo affrontano, lo creano.
Oggi FANTASTICI QUATTRO ha superato il 300, ha cambiato due editor, ha 80 pagine e se cerchiamo di pagarlo in Lire non ce lo danno. Sono passati dieci anni e le cose sono cambiate, però, buon per chi ama i fumetti, qualcosa è rimasto com’era: c’era Fumetti di Carta, quando compravo FANTASTICI QUATTRO 200 in edicola, e c’è ancora oggi.
Qualche certezza nella vita ci vuole e, per fortuna di chi legge fumetti, questo sito è una di quelle.
Auguri!
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