giovedì 9 giugno 2011

EX MACHINA

Ex-Machina -  Gli ingranaggi della politica
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Quando il caro Orlando mi ha chiesto di partecipare con un pezzo ai festeggiamenti per il decennale di Fumetti di Carta mi ha fatto un immenso piacere, soprattutto perché non sono certo stato uno dei più assidui tra i passati collaboratori del sito. Non ho esitato nemmeno un attimo ad accettare.
Restava però il problema di “cosa” scrivere. Una recensione d’epoca? Una su un fumetto più attuale? Alla fine, ho pensato che mi sarebbe piaciuto parlare di un fumetto uscito nel corso di questo decennio che mi avesse particolarmente colpito.
Qualcosa di nuovo, però, che fosse davvero figlio di questi anni e non l’ennesima riproposizione, per quanto bella, di personaggi e situazioni di mezzo secolo fa. Posti questi paletti, la scelta è stata semplice.
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Ci sono pochi fumetti di intrattenimento così calati nella realtà contemporanea, così figli dei Duemila, come EX MACHINA di Brian K. Vaughan e Tony Harris. E, spiace dirlo, ce ne sono anche meno che raggiungano gli stessi livelli di qualità. L’opera di Vaughan e Harris parte da una premessa molto semplice: e se ci fosse stato un supereroe a New York l’11 settembre 2001 (proprio 10 anni fa)? E se questo supereroe, dai poteri peraltro modesti, fosse riuscito a fermare il secondo aereo diretto verso il World Trade Center, salvando così una delle due torri? Quali scenari si sarebbero aperti per la Grande Mela, da lì in avanti?
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Mitchell Hundred, ingegnere civile, ha ricevuto in sorte dopo uno strano incidente il potere di “parlare” con le macchine. Può condividere informazioni con esse e “comandarle” come se fossero animali ammaestrati. La sua carriera di supereroe mascherato con il nome di “The Great Machine” è destinata a durare poco, appena un anno. L’attacco terroristico dell’11 settembre, da lui sventato solo parzialmente, lo convince dell’esigenza di fare qualcosa di più che arrestare spacciatori e ladruncoli. È così che decide di rendere pubblica la propria identità e candidarsi alla poltrona di sindaco di New York. La città non ci pensa due volte ad eleggere l’uomo che ha salvato una delle torri gemelle. Diventato primo cittadino, Mitchell dovrà affrontare, nel corso della serie, moltissime sfide, le più toste delle quali saranno non tanto quelle poste dall’elemento fantastico/avventuroso della storia (da dove vengono i suoi poteri? Ci sono altre persone come lui in circolazione? Quale grande minaccia si profila all’orizzonte?), quanto quelle legate al governare una metropoli come New York. Perché, sembra dirci Vaughan, fermare uno psicopatico capace di parlare con gli animali può avere una soluzione semplice come un cazzotto in faccia. Far accettare alla comunità della Grande Mela i matrimoni omosessuali è tutta un’altra storia.
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EX MACHINA è un fumetto calato nella realtà contemporanea, dicevamo. Lo è perché affronta temi che fanno parte della vita americana post-2001 in modo schietto, senza troppa retorica, ma anche senza cinismo gratuito. Il protagonista è un sindaco sicuramente progressista, ma senza estremismi, capace di parlare la lingua della gente comune e, soprattutto, dotato di grande empatia. Un personaggio credibile, che ha le sue zone d’ombra, che non è perfetto ma che ce la mette tutta, fa del proprio meglio. Il cast di supporto che gli orbita attorno, dal vicesindaco Wylie al suo migliore amico e responsabile della sicurezza, Rick Bradbury, passando per il capo dello staff Candice Watts e la stagista Journal, è molto ben caratterizzato e, come in tutte le migliori serie, rappresenta un valore aggiunto non da poco. Vaughan fa davvero un ottimo lavoro sotto tutti gli aspetti: la serie è scorrevole, coinvolgente, e se come il sottoscritto la si legge nell’edizione in volumi è sempre difficile staccarsene. Diverte e intrattiene, offrendo al tempo stesso spunti di riflessione intelligenti senza sommergere il lettore con risposte preconfezionate. Il punto di vista dell’autore è abbastanza chiaro, ma non è mai esposto in modo fazioso e/o fastidioso.

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In generale, la serie ha un ritmo e un tipo di svolgimento molto simili a quelli di una moderna serie televisiva americana, non a caso è stata definita dal New York Times “un incrocio tra The West Wing (Tutti Gli Uomini Del Presidente) e The Greatest American Hero (Ralph Supermaxieroe), ed è un’ottima lettura per tutti i suoi 50 numeri. Una vera boccata di freschezza in un panorama, quello del fumetto USA, sempre più ripiegato su stesso, sempre più teso a riciclare in eterno gli stessi personaggi, situazioni, sempre più attento a tenersi i suoi 100.000 lettori affezionati che non a cercarne di nuovi. In questo contesto, risalta ancora di più la capacità di Vaughan di darci un approccio così fresco all’idea del “primo supereroe in contesto moderno e pseudo-realistico”, ormai vecchia e stantia quanto quella del giustiziere mascherato infallibile e incorruttibile, con buona pace di alcuni fan che ancora vedono il cosiddetto “revisionismo” come qualcosa di innovativo.
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Doveroso spendere due parole anche sui disegni di Tony Harris. L’ex disegnatore di Starman fa un lavoro eccellente. Forse, a tratti è un filo troppo dipendente dai propri riferimenti  fotografici; un filo di dinamismo in più in alcune sequenze d’azione non guasterebbe, ma stiamo proprio cercando il pelo nell’uovo. La verità è che Harris è una scelta perfetta per una serie come questa, soprattutto grazie alla sua capacità di far recitare i personaggi, curandone il linguaggio del corpo, le espressioni, esprimendo tutte le loro nevrosi, insicurezze e gioie in modo impeccabile. Davanti a lunghe sequenze basate interamente sui dialoghi, Harris non si limita mai a pigri copia-incolla della stessa vignetta ripetuta all’infinito; decide invece di guidare l’occhio del lettore attraverso la scena come un consumato regista cinematografico, scegliendo sempre le inquadrature e le suddivisioni della tavola più efficaci e congeniali. Un lavoro eccelso da parte di un autore davvero maturo, meticoloso e, di nuovo, perfettamente a suo agio con questo tipo di materiale.
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In definitiva, se c’è un fumetto figlio dell’ultimo decennio che dovreste proprio leggere, beh… a mio parere è questo.
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Buon proseguimento e tanti auguri a Fumetti di Carta!
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Dario Beretta è stato redattore e amico di Fumetti di Carta, scrivendo negli anni ottimi articoli su fumetti, musica e cinema. Integerrimo metallaro, fondatore e virtuoso axeman della power-metal band Drakkar , collabora con la webzine Glamazonia. Grazie Dario di aver festeggiato con noi questo Decimo Compleanno!

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