lunedì 23 maggio 2011

Ultimate Spider-Man n. 1

Ultimate Spider-Man 1, di Bendis e Bagley – 48 pp. col, 2,32 euro – Panini Comics
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[Luca Grigoli, nuovo, graditissimo collaboratore di Fumetti di Carta, festeggia con noi il Decimo Compleanno della nostra webzine preferita proponendo la recensione di un importante fumetto uscito... proprio dieci anni fa!]
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Maggio 2001: esce in Italia il primo numero di Ultimate Spider-Man, apparso negli USA nell’ottobre dell’anno precedente. Si tratta del primo titolo dell’Universo Ultimate, il più ambizioso e organico tentativo, da parte della Casa delle Idee, di rinnovare i propri personaggi più conosciuti, proiettandoli nel XXI secolo.


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.Iniziamo parlando degli autori: i testi sono affidati a Brian Michael Bendis (con la collaborazione di Bill Jemas), che nel primo decennio del Duemila diventerà uno degli autori di punta della Marvel, rilanciando e rivoluzionando i titoli della famiglia dei Vendicatori e orchestrando i maggiori eventi corali dell’Universo Marvel classico.

Senza addentrarci nella selva delle disquisizioni pro o contro tale autore, diciamo solo che Bendis risulta molto brillante nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi, ma da molti è “accusato” di indulgere troppo nella decompressione, cioè l’eccessivo diluire della narrazione. Imputazione che risulta non del tutto infondata.
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Alle matite troviamo Mark Bagley, attivo e conosciuto già dagli anni Novanta. Tra i suoi lavori possiamo citare New Warriors, The Amazing Spider-Man, dove ha raccolto l’eredità di Erik Larsen, e Thunderbolts. Il suo tratto, pulito e dinamico, rappresenta la migliore evoluzione dello stile Marvel e la sua velocità e affidabilità lo rendono la scelta perfetta per dare continuità grafica a una serie. Non sarà considerato una superstar della matita, ma di fronte alla lentezza e ai capricci di alcune prime donne del tavolo da disegno, la serietà di autori come Bagley emerge luminosa.
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A testimonianza di quanto appena detto Bagley rimarrà, insieme a Bendis che proseguirà anche oltre, su Ultimate Spider-Man fino a metà del numero 111 della serie originale americana, stabilendo il nuovo record di permanenza su di una collana, record detenuto precedentemente da Stan Lee e Jack Kirby su Fantastic Four (102 numeri).

Veniamo a questo primo numero di Ultimate Spider-Man. L’obiettivo, da parte di casa editrice e autori, è chiaro: rilanciare il proprio personaggio più famoso, creandone una versione nuova di zecca, non appesantita da decenni di continuity e in grado di attirare nuovi lettori. Dati questi presupposti era lecito e onesto aspettarsi non originalità ma la capacità di rinverdire qualcosa di già scritto, adattandolo ai nuovi tempi. Se la “mission” è questa possiamo tranquillamente dire che Bendis e Bagley si guadagnano la pagnotta.
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Per dare un giudizio più analitico ipotizziamo ora due tipologie di lettori, un vecchio marvel fan consumato, disilluso e smaliziato da decenni di letture e un nuovo lettore, giovane e tanto pazzo da volgere le spalle a consolle e videogiochi per acquistare un reperto archeologico chiamato fumetto, e alle luce di queste due differenti sensibilità cerchiamo di spiegare perché l’arrampicamuri versione Ultimate risulta convincente.
A dispetto del assunto secondo cui l’anzianità fa grado, partiamo dal lettore giovane.
Cosa ci trova un quindicenne in questo albo? Una bella storia, ben scritta e ben disegnata, che narra di un ragazzo, intelligente, timido e osteggiato da compagni e compagne, tranne che da una rossa con due grandi occhi verdi da favola che gli mostra attenzioni di altro tipo (da vedere le ultime due vignette di pagina 6, un gioco di sguardi tra due adolescenti veramente delizioso). Narra inoltre di un industriale senza scrupoli, padre di uno dei compagni di scuola del protagonista, che sacrifica sull’altare del profitto qualsiasi etica e responsabilità. Narra anche dei due dolci genitori adottivi del ragazzo, che sacrificano sull’altare dell’etica e della responsabilità qualsiasi profitto.
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Tutti questi elementi vengono messi in connessione dinamica da un ragno, non più radioattivo ma modificato con un misterioso componente chiamato OZ (qui è evidente l’opera di modernizzazione e attualizzazione rispetto alla lezione di Lee e Ditko del 1962), che durante una visita scolastica all’interno dell’azienda dell’industriale senza scrupoli punge la mano del ragazzo intelligente, timido e osteggiato. L’incidente appare inizialmente privo di conseguenze, ma successivamente esso sembra donare al giovanissimo protagonista strane e straordinarie abilità: egli riesce a scansare in anticipo e con velocità sorprendente uno scherzo crudele di un compagno di scuola, successivamente sfugge con un inconsapevole salto mortale all’indietro al tentativo di assassinio, tramite investimento automobilistico, commissionato dall’industriale, desideroso di eliminare la testimonianza dei suoi esperimenti.
Questo primo numero si chiude con il protagonista, Peter Parker se non l’avevate capito, a testa in giù e con i piedi ben piantati sul soffitto della sua camera, che inizia a prendere coscienza dei suoi nuovi poteri, pronunciando le immortali parole: «Ehi. Grande».
Cosa ci trova un trentenne/quarantenne in questo albo? Le stesse identiche cose, e a modesto parere di chi scrive questa è la migliore dimostrazione di come Ultimate Spider-Man sia riuscito nel suo intento.




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