lunedì 23 maggio 2011

JACOVITTI – Sessant’anni di surrealismo a fumetti


Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti
, di Franco Bellacci, Luca Boschi, Leonardo Gori, Andrea Sani.
Prefazione di Gianni Brunoro – cartonato, cm 19,5 x 26, 352 pp con illustrazioni in b/n e inserto a colori – Euro 35,00 – Nicola Pesce Editore [collana L’arte delle nuvole]

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“[...] Jacovitti è un autore capace  di rappresentare anche lo spirito dei nostri tempi, così vicino all’età del barocco: infatti non è forse l‘horror vacui che ci spinge a riempire la nostra vita di suoni, di rumori di notizie di immagini? Nulla di strano, dunque, che Jac voglia stipare di gente, di cavalli, di mucche, di vermi e di salami anche lo spazio bianco delle sue tavole da disegno.” - (pag. 217, capitolo ottavo “Il linguaggio di Jacovitti”)
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Prima di leggere le righe che seguono andatevi a vedere, se già non l’avete fatto, il video book trailer di Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti, perché, specie in certi casi, le immagini valgon più delle parole!


Da pochi giorni  il più importante saggio su Jacovitti è finalmente anche nelle librerie di varia.
Questa è un’ottima notizia perché un immenso talento come quello del Maestro Termolese non può e non deve essere confinato a un solo pubblico di “addetti ai lavori”, appassionati e cultori, ma deve poter essere conosciuto e fruito da quanta più gente possibile. Jacovitti è un patrimonio nazionale, insostituito e insostituibile, e in realtà – grazie ai suoi numerosissimi lavori nel campo della pubblicità – è già conosciuto da un certo, ampio tipo di pubblico, quello diciamo così “non propriamente giovanissimo”; ma i giovani rischiano oggi di vederlo come una figura “antica” e sbiadita, un eroe dei loro padri e nonni.
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Questo libro, questo vero e proprio scrigno di cose meravigliose, sarà uno degli strumenti, uno dei più importanti, che impediranno il rischio per Jacovitti di diventare un antico fumettista, buono per nostalgie e studi accademici, magari un po’ polveroso…
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Dopo la scomparsa di ogni artista c’è un periodo di oblio, che può essere breve o lungo o, in alcuni casi perenne, in cui l’artista stesso viene quasi rimosso dalla coscienza collettiva, quasi come fosse, la morte, un peccato da scontare. Dopo questo periodo in genere avviene la “riscoperta” dell’artista le cui opere tornano, finalmente, ad essere patrimonio comune e vivente.
La riscoperta di Jacovitti – scomparso nel 1997 – è cominciata da qualche anno (il suo periodo di oblio è stato in realtà inesistente, e questo qualcosa vorrà pur dire!) ad esempio con la ristampa delle storie di Cocco Bill, Zorry Kid, delle sue mitiche e spettacolari  “Panoramiche”, dei suoi fumetti del periodo fascista ecc. ecc.
Volumi che traboccano di segni e di colori così come Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti, questo poderoso saggio edito da Nicola Pesce Editore e finalmente disponibile anche nelle librerie di varia, trabocca di informazioni, aneddoti, curiosità, illustrazioni…
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Fermiamoci un momento su quest’ultimo aspetto, le illustrazioni: nel retrocopertina questo saggio viene chiamato “libro d’arte” e la definizione che può sembrar pomposa è anzi azzeccata, in quanto potrebbe essere sfogliato con estremo piacere anche da un analfabeta, tale è la quantità di disegni – e di fotografie – contenuti. Vignette, tavole, manifesti, ritagli di giornale, illustrazioni, splash-pages nelle quali c’è da perdersi: una gioia per gli occhi. In quanto a immagini il libro parte subito bene: in seconda e in terza di copertina sono riprodotte una serie di spassosissime “polaroid” (a costo di spiegazzare il volume ne ho scandita una per mostrarvela, qui a lato) che ritraggono un giovane Jac in mille diverse identità, una più buffa dell’altra! Guardando queste foto un po’ antiche si capisce, o meglio si intuisce molto dell’animo del Maestro.
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E ora, in barba alla linearità, una corsa verso la fine del volume, alla parte dell’intervista con Benito Franco Jacovitti, che è stata la prima cosa che ho letto, e sono convinto che moltissime delle persone che hanno già comprato il libro hanno fatto lo stesso.
Resistere alla tentazione di tuffarsi subito nella lettura dell’intervista-fiume è quasi impossibile, perché in fondo la voce dell’autore è sempre quella che fa più testo, quella da ascoltare con più attenzione, quella al quale più spontaneamente vanno l’affetto e la commozione dei lettori, specialmente quando, come in questo caso, l’Intervistato non è più con noi.
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L’intervista al Maestro, nella sua prima stesura, comparve nel 1992 sul saggio della Granata Press intitolato semplicemente “Jacovitti”, autori sempre i nostri ottimi Boschi, Gori e Sani; in questa nuova edizione è stata arricchita e aggiornata. E’ un’intervista allo stesso tempo “tecnica” e “confidenziale”, nella quale Lisca di Pesce (questo uno dei nom de plume del Maestro termolese) racconta moltissimi episodi, anzi riassume la sua intera vita artistica; si lascia andare, si toglie qualche sassolino dalle scarpe, si diverte e ride, facendo ridere anche noi. A leggerla si ha la sensazione che quelle chiacchierate le abbia fatte davvero volentieri, in un clima di cordialità e complicità. Confesso di invidiare molto gli intervistatori. Foto, tante, e illustrazioni, tantissime, corredano questo prezioso documento, la parte del libro che mi è particolarmente cara, che ho riletto più delle altre. Perché se è vero e sacrosanto che le parole di un autore sono e devono essere le sue opere, è altrettanto vero che – specialmente quando l’autore non è più con noi – è bello sentirlo parlare ancora.
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Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti
non è soltanto illustrazioni e intervista-fiume, ma un saggio – pare retorico dirlo, ma è vero: “che si legge come un romanzo” – analitico, che prende in esame in modo approfondito l’intera vita artistica del Maestro termolese, e lo fa in modo cronologico ripercorrendo la sua vita e le sue opere, i passaggi di rivista, le case editrici, la creazione di nuovi personaggi, le influenze avute da altri fumettisti, le controversie, anche politiche, di cui Jacovitti fu protagonista (dal ripudio del fascismo, al suo definirsi un “estremista di centro”, alla “cacciata” da Linus…). Va da sé che un autore, un Personaggio come Jacovitti abbia dalla sua un’aneddotica ricchissima che delizia, e talvolta sconcerta un po’, i lettori di ieri e di oggi.
Leggendo il libro si rilegge anche un po’ di storia: la nostra, quella di un’Italia che faticosamente si riprende dal disastro della guerra, un’Italia che spera e cerca di costruirsi.
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Avvicinandoci al termine del saggio troviamo i capitoli più analitici e specifici che riguardano il rapporto di Jacovitti con il costume, il suo linguaggio (interessante – anche se non condivisibile – l’interpretazione psicoanalitica) e ad esempio il suo rapporto col macabro e l’ultraviolenza presente nelle storie: ultraviolenza “da ridere” e proprio per questo ancora più interessante da esaminare.
Non possono mancare, infine, la cronologia delle storie a fumetti, le illustrazioni, le cartoline, i lavori pubblicitari e un’accurata bibliografia.
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Non ce ne sarebbe proprio bisogno, ma giusto due-parole-due sugli autori del libro: nessun’altro s’offenda se mi azzardo a dire che essi sono oggi il meglio che si possa trovare e sperare in Italia nel campo della saggistica a fumetti.

La loro preparazione è rigorosa, seria e documentata, frutto oltre che di una competenza acquisita e sviluppata anche direttamente sul campo, di una passione grandissima, sincera, genuina, onesta. A questo proposito non vengono risparmiate alcune motivate e rispettose critiche riguardo certe fasi del lavoro di Jac. Le critiche sono poche ed è giusto che sia così: Jacovitti non ha combinato molte “sciocchezze” nella sua vita artistica, ma mi premeva sottolineare come questo saggio non fosse un’apologia acritica su un grande maestro, ma un’opera meditata e obiettiva. Grande passione, dunque, piacere di raccontare e onestà: tutto ciò traspare dal libro ed aggiunge valore a un’opera indispensabile per chiunque ami sinceramente il Fumetto, quello italiano in particolare.
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“Jacovitti ha disegnato un po’ di tutto, e i suoi disegni hanno trovato collocazione sui più diversi supporti, cartacei e non (giornali, libri, diari, figurine, medaglie, pupazzi di gomma) e in tutti i possibili formati (dal francobollo al manifesto); gli è mancato solo il disegno tatuato su pelle umana!” (Franco Bellacci, pag. 283 – “Jacovitti: Sessant’anni di surrealismo a fumetti”)
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Collegamenti Esterni:
- Jacovitti, sito ufficiale
- Nicola Pesce Editore
- il primo capitolo leggibile online, sul blog Conversazioni Sul Fumetto
- il primo articolo sul blog di Luca Boschi



3 commenti:

  1. Mi accorgo solo ora di questa bellissima recensione!
    Grazie!

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  2. Mamma mia.
    Sono confuso: una recensione così è il massimo. Grazie, di cuore.

    Leonardo

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  3. Grazie a voi! A me ha fatto molto piacere cercare di raccontare quanto mi è piaciuto il libro :)
    Orlando

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